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26 Agosto Devis
natura matrigna

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21 Maggio Devis
trabiccolo

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24 Aprile Devis
el campesino

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06 Dicembre Devis
benji

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24 Novembre Devis
into the wild

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05 Novembre Devis
dolce riposo

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15 Ottobre Devis
nel campo di mais

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Il termine "ecovillaggio" e l'immaginario collettivo

Da tempo rifletto sulle reazioni suscitate nell’immaginario comune dal termine “ecovillaggio”.
Vorrei aprire qui una piccola riflessione su cosa questo termine comporta iniziando dalla definizione data dallo stesso GEN (Global Ecovillage Network) a Snyder nel 1999:
"Gli ecovillaggi sono piccole comunità rurali o urbane che integrano una struttura sociale basata sulla solidarietà con attività pratiche legate alla progettazione ecologica”

Molte persone che sono venute in contatto con Pecora Nera mi hanno trasmesso la sensazione che chi si avvicina al mondo degli ecovillaggi si trovi in difficoltà nell’intraprendere la sua iniziativa proprio per il difficile confronto tra i propri mezzi e l’obiettivo finale cui si aspira.
Ecovillaggio è sinonimo di un gruppo consolidato (una decina di membri), di case isolate nel cuore della campagna, di abilità e organizzazione atte di soddisfare gran parte dei bisogni primari.
Di fronte a questa percezione molti si trovano in difficoltà perchè per approdare ad un risultato del genere richiede grande forza interiore, la condivisione con altre persone e mezzi economici che non tutti possiedono.
Ed allora come si definisce una famiglia che coltiva un appezzamento di qualche centinaio di metri quadri soddisfando buona parte del proprio fabbisogno alimentare, che si è dotata di pannelli solari temici e fotovoltaici e più in generale è sensibile a iniziative socio-ambientali?
Non rientra di certo nella percezione comune di ecovillaggio, ma è sicuramente un’iniziativa di rilievo che può diventare una proposta concreta per molte altre persone.

C’è bisogno in un termine per definire quello che sta fra la società e gli ecovillaggi, un termine che definisca un gruppo o un singolo che si impegnano a coltivare la terra, ad utilizzare energie rinnovabili per ridurre la propria “impronta ecologica” e a sensibilizzare la collettività sulle tematiche socio-ambientali.
Un termine che funga da ponte e che porti agli ecovillaggi ma non solo. Un termine che, a mio avviso, consenta a molte altre persone di avvicinarsi a questo mondo.

E’ aperta la discussione, pubblicherò sul blog gli aggiornamenti sulla mia proposta. Per condividere le vostre opinioni scrivete a devis@progettopecoranera.it e mi curerò di pubblicarle nella sezione dedicata.
Devis

PECORA NERA E' un progetto per coltivare la terra insieme, collaborando con la natura e dividendo equamente il frutto del lavoro comune. Attualmente coltiviamo terreni per circa mezzo ettaro e la nostra direzione è raggiungere l'autosufficenza alimentare, così da ridurre la nostra impronta ecologica sul pianeta. Vogliamo coinvolgere altre persone nel nostro progetto, a diversi livelli di partecipazione, secondo le possibilità di ognuno.

Notizie archiviate nella categoria: L'orto

01 Settembre Devis

maledette Kennebec

ok, nell'orto di una pecoranera nessuno si aspetterebbe di trovare la varietà di patata più coltivata al mondo. Invece, facendosi forza delle altre magagne che mi hanno distratto in queste stagioni, la Kennebec è ancora la.

il primo anno era il primo e non si conta, il secondo c'era la scusante dela grandine, il terzo è piovuto troppo, quest'anno volevo riseminare i miei tuberi... che mi venga un accidente se il prossimo anno infilerò uno solo di questi malefici tuberi nel mio orto!
Da Wikipedia: “La patata Kennebec è una varietà di patata di origine statunitense ora prodotta anche in Europa. [...] è la "cultivar" più diffusa sul territorio italiano [...] Cresce molto bene anche in assenza di acqua ed è quindi largamente utilizzata nelle coltivazioni montane. [...] ”

cresce molto bene in assenza d'acqua? e io mi sono accorto di quanto male cresca con abbondanza d'acqua! Mea culpa, lo so. Ma un giovane contadino va al consorzio e prende in fiducia quel che prendono tutti, cosa ne sapevo allora della global-standardizzazione della patata da seme?
In questi giorni sto raccogliendo le patate, quali patate, mi chiedo! Dove sono le patate? Se le prime aiuole promettevano bene ora avanzo in un deserto di patate, peggio, escono patate marce che si spezzano e lasciano colare una pasta-colla dall'odore di vomito, non pubblico nessuna foto per decenza.

allora, dicevo, a me i contatti dell'Ersa, delle univeristà, dei produttori locali, del consorzio di tutela del non so cosa...Datemi una patata, me ne infischio che sia produttiva... la voglio come la varietà rossa che coltivo tuttora, pianta piccola, tuberi di media o piccola dimensione, scorza dura, aspetto bitorzoluto e soprattutto che renda inappettente quella mandria di insetti mangia-a-sbafo che popolano il mio terreno vergine da veleni...
Che la Kennebec se la coltivino nei loro terreni morti e arsi dal sole. Amen!


20 Agosto Devis

ospiti, lavoro e processioni

l'ospite al lavoro nei campi è un neonato che conosce per la prima volta il mondo. E' stato paracadutato a pecoranera da una realtà altra e rimane sconcertato di fronte alla caotica distesa verde, apparentemente abbandonata a se stessa.

Devis intona il sermone agri-culturale, pontifica di agricoltura naturale, indica piante di radicchio che avanzano nel prato, glorifica alcune piante di mais spontanee, accelera il passo in prossimità di certe aiuole e subito ne indica delle altre in lontananza, ci sono dei teli neri a terra, c'è il trifoglio sotto al mais, il topinambur si erge inaspettato tra le infestanti. “Ecco le patate! Dovresti intravedere pure delle carote laggiù... e quelle? oh, si quelle sono foglione di bieta, eh, ecco qua, strappo via qualche erbaccia e gli faccio posto”.

l'ospite è sempre più confuso, si aggrappa a Devis, è la sua ombra, prova a guardare con gli occhi nuovi suggeriti dalle parole appena udite, niente da fare.
Se gli ospiti sono due o più si crea una piccola processione che sarebbe interessante osservare da lontano.
E' un curioso fenomeno, quello della processione, si verifica in questo contesto dove c'è talmente tanta novità da far vacillare, pecora nera è una strada nuova percorsa camminando a testa in giù.

la processione sorprende anche me e Daniele. Di tanto in tanto, seppur consumati da tre stagioni di convivenza lavorativa, ci troviamo incolonnati sul sentiero, lui il sacerdote ed io il fedele, e viceversa.
La processione è un piccolo inconveniente causato dal crollo delle gerarchie, la tendenza a condividere tutto, la voglia di essere la mano dell'altro che strappa l'erbaccia. Un condensato di sperimentazione ed entusiasmo.
L'ultima processione si è verificata proprio ieri con Claudia e Giovanni, ci siamo sorpresi a vicenda mentre coglievamo la stessa zucchina dalla stessa pianta e ne abbiamo riso assieme.

i paesi comunisti devono aver sperimentato questa problematica e hanno risposto con la gerarchia ed i piani di sviluppo quinquennale.
Noi, che siamo degli agro-anarchici, dovremmo evitare di congelare la naturale ispirazione al lavoro con una rigida organizzazione. Piuttosto il lavoro nei campi dovrebbe essere un flusso naturale in cui corpi e menti danzano in armonia cozzando il meno possibile. Sguardi, pensieri, parole, azioni, movimenti ed infine, pratica, tanta pratica per sperimentare una nuova dimensione del lavorare assieme.


22 Luglio Daniele

mais, fagiolo, trifoglio

coltivare mais senza arare, senza erpicare, senza preparare il letto di semina, senza trattamenti diserbanti, senza trattamenti geodisinfestanti è una sfida di fronte alla quale qualsiasi imprenditore agricolo dichiarerebbe la follia del suo interlocutore, la sua inconsistenza tecnica, la sua sostanziale incapacità di gestire correttamente la coltura.

risultato: nessuna produzione, anzi nessuna pianta in grado di andare a fiore. Non dico che in alcuni momenti quest'anno io non abbia pensato le stesse cose. Ancora oggi se vedo le foglie appena appena perdere un po' di colore, passare dal verde blu dei campi irrorati di concime azotato al verde giallino, per non parlare del verde cloro dei cereali che sono i primi in assoluto a risentire anche di una minima carenza di azoto, la tentazione è forte. La tentazione di buttare nitrato ammonico a secchiate sotto le piante di mais devo dire che mi è proprio venuta.

annata difficile questa, climaticamente la peggiore possibile per una coltura come il mais, freddo, gelate, brinate e 15 giorni ininterrotti di pioggia fredda subito dopo la semina, caldo e siccità durante le fasi successive non hanno contribuito certo alla riuscita del progetto.
Se poi ci mettiamo il cervo, gli elateridi e i grillitalpa l'attacco è stato un attacco dell'esercito più potente del mondo alla nostra coltura.
Attacco aereo (pioggia, freddo, siccità), attacco di terra, fanteria pesante (cervi, caprioli, tassi, cinghiali), fanteria leggera (Arum lusitanicum, lumaca portoghese, che mangia sempre senza pagare), attacco sottoterra con mezzi semoventi dotati di trivelle (grillotalpa, elateridi, scarabeidi), una distruzione che ha preso il 60-70% del seme che abbiamo seminato.

troppo anche per il naturalista più incallito. L'esperienza servirà per il prossimo anno, bisogna trovare metodi in grado di difendere il seme alla semina, una concia naturale, una leggera disinfezione del terreno, la distruzione delle aree d riproduzione degli insetti e delle lumache, la scoperta e l'incentivazione di qualche predatore naturale degli stessi, la rete elettrica, il filo spinato, se fosse possibile anche una balestra, ma di questi tempi meglio evitare il possesso di una balestra, non si sa mai.

ciò che è rimasto pian piano è cresciuto in mezzo all'erba. Abbiamo lasciato che il trifoglio ladino (Trifoliium repens) prendesse piede controllando il resto delle infestanti con moderati interventi manuali. Da questo punto di vista un successo pieno. Con la interessante novità che le api hanno gradito e là dove faremo qualche kg di mais in meno, ci aspetta forse come premio qualche kg di miele in più.

infine il premio, concimare sul posto con il trifoglio tagliato rapidamente dal decespugliatore è stato come avere un camion di letame a disposizione senza doverlo caricare e trasportare sulle carriole, una vera pacchia. Concime dappertutto, a elevato contenuto di sostanza organica e con un otttimo rapporto C/N. Manca solo la pioggia, la cui carenza quest'anno si è fatta sentire, per liberare l'elemento blu, che come i migliori detersivi ci darà una foglia che conserverà alla perfezione i suoi colori naturali.

se, perché in agricoltura le sorprese negative sono sempre in agguato, le cose andranno come devono documenteremo il cambiamento di colore delle foglie qualche giorno dopo la prima pioggia.
Alla fine piante pacciamate alla perfezione, trifoglio che si riprenderà rapidamente, fagiolo che sembra in fase di recupero e finalmente gradisce la protezione del mais e il controllo delle infestanti.
Non raccoglieremo molto mais quest'anno, ma avremo costituito la prima base per una coltivazione in grado di mantenere l'equilibrio nutrizionale e la struttura del terreno senza l'intervento di mezzi esogeni di qualsiasi tipo.
E secondo noi non è poco,

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16 Luglio Devis

petrolio e mais

il mais sta tirando su la testa, dopo le angherie subite dal cervo e le anomalie meteo, ha assunto un aspetto promettente. Il verde sta via via scurendosi, sintomo che la carenza d'azoto è stata tamponata dagli ultimi sfalci della copertura di trifoglio.
Ma che fatiche, vero Daniele? eh si, ci pensavamo proprio stamattina, stoici sotto il sole di mezzodì, il campo di mais senza interventi petroliferi non è affare da poco. Senza petrolio? Si, considerato che il terreno non ha conosciuto lavorazioni meccaniche (aratura/erpicatura), concimazioni e diserbo chimico, possiamo dire che è un mais coltivato senza spillare una sola goccia di oro nero.

Al posto delle lavorazioni meccaiche una minima lavorazione manuale concentrando le piante in postarelle, una copertura di trifoglio per l'apporto di azoto e la santa pazienza di domare l'erba a mano e, ad onor del vero, con due passaggi di decespugliatore.
Sembra la strada giusta ma ci sono ancora molti aspetti da sistemare in questo metodo che sperimentiamo per la prima volta.

nel 1951, all'alba della rivoluzione verde e del boom della chimica in agricoltura, 42 lavoratori italiani ogni cento erano occupati nel settore primario, oggi solo 3, questo significa che ogni agricoltore produce alimenti per trenta persone. Senza il bonus petrolifero, quanta parte della popolazione dovrebbe occuparsi della produzione di cibo? Io e Daniele ci siamo accordati per una percentuale tra il 15% e il 20%, questo significa che ogni contadino dovrebbe produrre cibo per 5-7 persone.

come cambierebbero gli equilibri della nostra società in tal caso?
La prima foto di seguito immortala il nostro mais, quella successiva si riferisce ad un campo petrolifero dove, con ogni probabilità, la concimatrice s'è inceppata per un tratto.



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08 Luglio Daniele

api

partenza la mattina non troppo, destinazione Raveo. Programma: visita alveari. Sono due quest'anno, uno capitato lì per caso, uno catturato e sono l'inizio di una nuova stagione indipendente per Pecora Nera. Niente alveari in affitto da altre aziende apistiche. Le api adesso sono nostre. Regolarmente denunciate e catalogate, così come l'attrezzatura apistica.
Eravamo incerti se iniziare o meno questa nuova avventura, un po' anche perché tra Devis e gli insetti non pare ci sia una grande simpatia.

A me le punture spaventano meno, infatti ne prendo sempre qualcuna, in modo da tenere in attività il sistema immunitario e una sana resistenza al veleno. Se poi ci sono altri effetti collaterali, tipo abbassamento del colesterolo e assenza di reumatismi anche in tarda età, tanto meglio.
Ma il fatto che uno sciame casualmente abbia deciso di occupare un'arnia lasciata all'esterno in attesa di nostre ulteriori decisioni ha deciso per noi. Io non credo nel caso e nemmeno nelle coincidenze, api sì, api no, hanno deciso loro e allora api sì.

ma non è così facile. La prima visita primaverile aveva dato esito infausto. Varroa a pacchi, covata così così, una famiglia su tre, massimo quattro telaini. Insomma un inizio difficile, con uno sciame in fuga da una famiglia infestata dalla varroa.
Trattamento con mentolo, eucaliptolo e canfora, acquistati in consorzio apicoltori dopo regolare denuncia, hanno dato un primo aiuto alle api.
Ma il vero cambio di registro è stata la fioritura, inaspettata. In lontananza si vedono i colori giallo-verdastri chiari di qualcosa in piena fioritura. Le api sono in subbuglio, hanno costruito in pochi giorni favi naturali negli spazi senza telaini, sono partite come un razzo, e la cera bianca insieme al miele indica incontestabilmente che le api non hanno più ulteriore spazio, ci vogliono i melari.

detto fatto, collocati i melari, vado in esplorazione voglio capire cosa c'è che mette tanta allegria alle api.
Da lontano sembrano tigli, e invece appena arrivo sotto l'albero scopro la presenza di numerosi castagni. Raveo non si smentisce, Carnia è terreno freddo più adatto ai faggi e ai pecci che ai castagni, ma a Raveo, con la sua conca che si allarga per accogliere il sole non è così.
Il castagno riesce a penetrare, anche se con una fioritura in ritardo di un mese rispetto alla pianura, ma al momento giusto per due giovani sciami che proprio adesso stanno facendo il salto di popolazione. Il castagno sta fiorendo tutto infiocchettato di broccoli giallo-verdastri.

scendo con la macchina fotografica e constato che il lavoro delle api non si ferma ai castagni. Sono in piena attività anche sui rovi e sulle more, presto fiorirà il lampone, senza considerare i fiori spontanei nei prati. Insomma le api da qui a fine agosto ne avranno di nettare e di polline da raccogliere.
Torno all'alveare ormai protetto solo dalla macchina fotografica, tuta, guanti e affumicatore già riposti nella scatola pigliatutto. E mi metto a fotografare l'attività che con le ore più calde del giorno è diventata frenetica. Voglio fotografare più vicino, sempre più vicino, per riuscire a fermare con lo scatto le borse del polline, le ali che vibrano tutto intorno con un ronzio avvolgente, sempre più forte, sempre più forte, sempre più vicino, sempre più vicino. Ahi, bastarda mi hai punto.

Accidenti mi ha colpito in piena fronte, indispettita dalla mia noncuranza e dalla mia assoluta mancanza di ogni elementare regola di prudenza, in Carnia le api poi sono poco abituate alla presenza degli esseri umani e il raggio di pericolo in vicinanza dell'alvere è estremamente più grande che non in pianura.
E io ero praticamente a pochi centimetri dall'entrata sul davanti in piena estate. Giusta punizione, ma se ne valeva la pena giudicate voi.



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06 Luglio Devis

piante che arano la terra?

tempo fa notavo come i cumuli di fieno rimasti a lungo nel prato lasciassero, una volta rimossi, una macchia di terra libera dal manto erboso. Fin qui tutto nella norma, l'erba coperta ed impedita ai raggi del sole moriva per soffocamento.
La particolarità che mi colpì fu che quella terra sgombra da piante rimaneva particolarmente soffice, al contrario del duro manto erboso che l'aveva ricoperta in precedenza.
Una terra che si poteva scavare persino a mano.

questa primavera, complici sfuggenti porzioni di campo presto inselvatichite, ho sperimentato sui bancali (le grosse aiuole utilizzate in agricoltura sinergica) lo stesso principio. Ho coperto il terreno con un telo in nylon nero per circa due mesi.
Il risultato, al sollevamento della copertura, è quello nella foto. Un aiuola, legata due mesi prima da un fitto manto d'erba, si presentava sgombra e morbida.
Immagino che le piante morte, decomponendosi, mollino la presa sulla terra e che le radici decomposte lascino cunicoli vuoti fino in profondità.

nel proseguio dell'esperimento lavorerò, solo superficialmente, le aiuole con leggeri colpi di zappa per fa saltare le ultime radici e poi lascerò la terra esposta all'aria per capire come riparte la colonizzazione del vuoto da parte della Natura.
Che sia un buon metodo per trasformare terreni, impegnati da un duro manto erboso, in campi, senza l'ausilio dell'aratro?

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31 Maggio Devis

chi ha bagnato le polveri?

la tramontana che ha spirato questo pomeriggio (e che ricordava una giornata di ottobre appena il sole si nascondeva dietro le nuvole) mi ha fatto pensare a questa timida primavera.
La mia metereopatia mi consente di ricordare con certezza che mai, negli ultimi due mesi, ho sofferto di ansia da tempesta. Dove sono finite le nubi bianche che minacciano grandine? E quelle nere gonfie d'acqua che rombano dalle vette settentrionali? E il turbine che spettina campi e prati?

niente di tutto ciò. Una primavera con le polveri bagnate. Aria fresca e poca forza nell'aria, con una lenta crescita delle temperature a fine aprile ed una lunga parentesi bagnata ad inizio maggio.
Chi ha abbassato la temperatura? Il vulcano islandese o El Nino? Da questo balcone alpino il contadino nulla può, oppure si? Si, può seminare qualche pisello in più (pianta proveniente dall'Asia centrale) e qualche fagiolo in meno (pianta proveniente dall'America tropicale)


25 Maggio Devis

un seme, una pianta

sarchiando le aiuole per fermare le erbe infestanti si può notare come, per ogni palmo di terra, germinino decine e decine di semi. Se non fossero sarchiate tutte, quelle minuscole piantine alte pochi millimetri, crescerebbero in una competizione selvaggia ma il risultato finale sarebbe, alla stagione successiva, una copertura fatta di poche erbe uscite vittoriose dalla lotta per la sopravvivenza.

per smaltire alcune buste di semi sto facendo qualche esperimento. Ad esempio ho interrato quasi un mese fa dei semi di bieta lungo i fianchi di un bancale, ieri lavoravo appunto su questo bancale e ho notato che alcune piante erano nate e sopravvissute passando attraverso due settimane di diluvio e dieci giorni di secca totale. A occhio e croce, ha prosperato un seme su tre.
Un seme su tre ha trovato la condizione sufficente per sorpravvivere, non è stato predato dagli insetti, non è marcito per il ristagno idrico, non è stato soffocato da altre erbe e così via...

nella nostra orticoltura schematizzata tendiamo a ragionare nell'ottica di “un seme, una pianta”, non accettiamo che ci siano delle fallanze in una fila di piselli e difendiamo strenuamente ogni singola pianta trapiantata.

anni fa coltivai radicchio in un fazzoletto di terreno adiacente alla casetta di legno, una volta abbandonato a se stesso, il radicchio provvide immediatamente ad andare a seme, alzando lo stelo e fiorendo in poco tempo. Da allora il radicchio se l'è cavata da sé e numerose piante sono presenti ancor oggi, adirittura tra l'erba del prato. Penso che il successo del radicchio come la sopravvivenza della bieta sul fianco dell'aiuola siano il risultato della quantità di seme utilizzata.
Ovvero, invece di affannarci a viziare ogni singolo seme perchè non provare a inondare letteralmente parte dell'orto o del campo con centinaia di semi di specie diverse?

un'altra osservazione, le piante trapiantate fanno fatica a sopportare anche pochi giorni di secca, questo immagino per le radici che si affastellano nel panetto di terra a differenza di un seme posto direttamente a dimora che può fittonare in profondità.

nella foto: il radicchio selvaggio che prospera in barba alle attenzioni dell'ortolano.

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22 Maggio Devis

dalla tavola all'orto, dall'orto alla tavola

sabato mattina nell'orto a fare quei piccoli lavoretti goderecci che durante la settimana rimangono sacrificati alle grandi cause; insomma, stavo sarchiando le piante di fava e mi gloriavo del loro bell'aspetto.

fino a qualche anno fa neppure immaginavo che forma avesse una fava, sembrerà strano agli amici che ci seguono dal meridione ma da noi questa coltura non è poi così diffusa.
La necessità di coltivar fave non è quindi sorta per tradizione culinaria ne tantomeno per gusto personale. Per essere chiari, non è la tavola ad aver promosso questa coltivazione nell'orto ma è l'orto ad aver introdotto quest'alimento a tavola. Perchè?

quando la gente ha smesso di occuparsi della produzione del cibo ha iniziato a condizionare l'agricoltura con gusti astratti dal contesto del proprio territorio. Il cibo ha smesso di esserere necessità di vita ed è diventato puro capriccio.
Solo per fare qualche esempio:
  • mangiare molta carne significa imporre massicce monocolture di mais e soia utilizzate per “ingrassare” gli animali
  • diminuire il consumo di crucifere (cavolo verza, cavolo cappuccio, cavolo fiore...) elimina una possibilità di rotazione o consociazione delle colture
  • rilegare i legumi al ruolo di contorno diminuisce la possibilità di alternare coltivazioni azoto fissatrici ad altre che l'azoto lo consumano
prima di iniziare l'avventura contadina pure io perseveravo in una dieta ricchissima di carne e cereali e povera di ortaggi, nei primi anni trasferii queste cattive abitudini nei campi, abituandomi, anche una volta adottata una dieta vegetariana, a consumare grandi quantità di un numero ristretto di specie vegetali (mais, patate, fagioli, pomodori...)

ma l'agricoltura è tanto più facile quante più sono le specie coltivate. Per questo motivo oggi mi gloriavo delle fave, come del resto attendo con ansia che spuntino le prime pastinache o che la soia confermi il buon risultato dell'anno passato. Al contempo ho diminuito la superfice dedicata alla patata in favore della carota e quella destinata al fagiolo in favore dei piselli.

in questo senso dico che, riavvicinandosi alla terra ovvero alla fonte del cibo, possiamo dire che è il gusto a disegnare l'orto ma, al contempo, è l'orto ad imbandire la tavola. E' una reciproca influenza anziché una dittatura del capriccio e, ne sono certo, ciò che è buono per la mia terra lo sarà certamente anche per me.
(nella foto: fave e patate in consociazione)

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16 Maggio Devis

doctor jekyll and mister hyde

chi è passato a pecoranera questa primavera potrà ridacchiare ripensando alle mie ultime filippiche sull'agricoltura Naturale.
Due anni fa mi immersi nella lettura di Fukuoka che mi rimase indigesta. Non ero pronto. Oggi vago per i campi adulando il trifoglio e santificando la veccia, a volte mi capita persino di gloriarmi della presenza di qualche erbaccia.

in realtà questa è la primavera della schizofrenia agricola, della doppia personalità contadina. Intravedo l'orto da lontano tra le erbacce e sono colto dall'orrore, medito di imbracciare i mezzi meccanici e rivoltare tutto come un calzino, provo quasi invidia per gli adepti del diserbante. Guardate voi stessi le foto qui sotto, ma vi pare l'orto di una persona per bene questo?
A fatica mi avvicino alle aiuole mantenendo la calma. Mi dico: “questa chiazza verde è meraviglioso trifoglio che sta rendendo fertile il terreno, proteggendolo dall'erosione e tenendo lontane altre erbe malefiche. Questa è la vecia, altra leguminosa, e questo? Innocuo tarassaco, e che volete che sia per un po' di tarassaco, se anche da un pò di fastidio almeno ripunta il terreno”.

è dura per l'ordine mentale cui siamo stati abituati accettare questo non ordine naturale, sembra impossibile rinunciare ad imporre la nostra volontà pianificatrice ad un pezzo di terra. E' una questione prettamente psicologica, applicando canoni umani alle piante trasferiamo ad esse le nostre ansie di controllo.
Sono in cura da uno psichiatra, e questo psichiatra è l'orto, e la cura è l'agricoltura Naturale di Fukuoka, la filosofia del Mu, del nulla, della comprensione intuitiva che sostituisce quella analitica.

è una cura da choc, chi è passato di qua lo capirà bene. Dall'agricoltura stereotipata fondata su aratura, erpicatura, concimazione, semina, diserbo e raccolta al metodo della non azione, all'osservazione, all'intervento chirurgico. E' finito il tempo dei campi arati dal color marrone uniforme, spazio ai campi verdi dove migliaia di piante nascono, prosperano, interagiscono e soccombono.
Guardate le foto qua sotto, cosa ci vedete? Quale delle due verità riuscite ad accettare più facilmente?


un orto ordinato e produttivo / un'errata monocoltura


ottimizzazione dello spazio / imminente pericolo di diffusione della peronospora


promettente raccolto di cipolla / un terreno spoglio che abbisogna dell'apporto di sostanza organica per non deperire


una confusione di erbacce / una rigogliosa convivenza tra fragole, trifoglio e cipolla (cerchiata in rosso)


un campo abbandonato / un abile contadino lascia prosperare trifoglio e veccia, e permette l'inerbimento dei passaggi tra i bancali, mentre crescono patate, fave e piselli


una coltura prematuramente soffocata dalle malerbe/ patate e fave in coabitazione con trifoglio e veccia (cerchiata in rosso)


una chiazza verde ha soffocato delle piantine / la fila di piselli è stata interrotta per lasciare un po' di spazio al trifoglio


quale delle interpretazioni è più umanizzata e quale più naturale?


27 Aprile Devis

l'ammortizzatore umorale

la serra è un ammortizzatore umorale. Dovete sapere che quando piove il contadino che se ne deve stare chiuso in casa con i semi in mano diventa pazzo, provare per credere.

non rinuncerei alle mie tre serre solo per questo motivo. Oggi piove? Oh caspita, ho proprio dei lavoretti da fare nella serra. Pronti allora con il trapianto pomodori, armeggiando con semenzai, torba e bagnafiori nell'atmosera ovattata creata dal film plastico.
Se piove forte, il rumore delle gocce d'acqua che battono sul nylon è assordante, se c'è il nebbione la serra diventa un sommergibile immerso in un mare d'umidità. Mi muovo come uno spettro in un vascello fantasma con il suo carico di piante di pomodoro a bordo. Da fuori, nessuno mi può vedere, nessuno mi può udire.

oh, e quei puntini gialli in mezzo al camminamento cosa sono? Mi avvicino. Centinaia di ragnetti gialli e neri affollati su una ragnatela. Che carini che sono oggi, ma conosco il loro futuro... bestie minacciose con il sedere a righe gialle e nere, grosso come la punta del mio pollice. L'anno passato ne avevo tre dentro questa serra e non mi sono mai azzardato a passare in mezzo alle piante cui era appigliata la loro tela. Calpestarli? No, no, i ragni son carnivori, non si mangeranno i miei frutti ma contrasteranno moscerini, mosche e zanzare.

proseguo il lavoro lusingato dal fatto che i ragni abbiano scelto la mia serra; certo, questi sono bruttarelli e minacciosi, preferisco quelli di terra che affollano a centinaia la pacciamatura muovendosi freneticamente quando vengono disturbati.
(ps. sono un po' aracnofobico, se noto un ragno di quelli sopracitati mi immobilizzo per qualche istante per poi far due passi indietro; e mai più mi scordo il punto esatto dove si trova la loro tela!)

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08 Aprile Devis

il porco e il freezer

sono a pranzo dai miei. Mia nonna, ottantasettenne di buon appetito, si avventa sul cotechino come il falco sui pollastri del mio pollaio quando ancora ne avevo uno. Dall'altra parte del tavolo ci sono io che mantengo uno sdegnato contegno buddista e zompetto con la forchetta tra le patate ed i piselli nel mio piatto.

mia nonna non mangia una patata da qualche decennio. Quando a tavola ci sono le patate racconta che quando era giovane ne ha mangiate talmente tante che oggi può farne a meno. Racconta storie di fame, di fame vera.
Mentre mastica con la frenesia degli anziani sdentati, prosegue con l'ode alla vacca e l'elogio del porco, sono parole di sentita gratitudine, posso quasi pensare che abbia gli occhi lucidi dalla commozione.

torno nel campo e rimugino tutto il pomeriggio. Zappata-congettura-zappata-ipotesi-zappata-arringa-zappata-calcolo e così via per ore...
La risposta arriva mentre penso che devo passare al freezer il raccolto di mais per purificarlo dalle uova di quelle spregievoli farfalle che probabilemte apparirebbero coi primi caldi estivi.

come faceva mia nonna senza freezer? Ovvero, per me il freezer rappresenta la discreta sicurezza di mantenere intatte le riserve alimentari, come funzionava sessant'anni fa?
Qui entra in scena il porco, l'animale ingrassato era una riserva vivente (e in quanto tale si conservava perfettamente integra) di calorie. Senza un supermercato a cui bussare nella stagione del raccolto andato male (o andato a male) l'animale rappresentava un ammortizzatore alimentare che faceva la differenza tra mangiare e morire di fame.

posso allora biasimare mia nonna in estasi davanti al suo cotechino fumante? Fare a meno degli animali è una possibilità che non si è mai posta all'uomo nella sua storia, gli animali servivano eccome! E oggi? Ad un uomo hi-tech-opulento-iperteso-colesterolico si può chiedere di fare a meno degli animali? Ovvero, il vegetarianesimo è una possibilità storica di progresso anche civile o una moda?

per spiegarmi meglio:
l'autosufficenza di mia nonna
la mia autosufficenza


29 Marzo Devis

dal trattore al bancale

quando anni fa coltivai il mio primo orto avevo in mente uno stereotipo ben preciso per il mio futuro: “ogni giovane agricoltore deve possedere un trattore”, metafora della propria virilità estesa ad un corpo metallico, al pari del SUV per il manager rampante.

sarebbe stato un trattore vecchio e ansimante, in stile hippy, con qualche margherita sul cofano. Avrei cavalcato il mio destriero solcando la pianura carnica lasciando dietro di me terra nera e profumata pronta per incredibili messi.

tre anni fa mi avvertirono che del trattore ,con annessa virilità metallica, avrei dovuto farne a meno. Dei folli da diverse parti del mondo asserivano che arare la terra significava distruggerne la struttura ed impantanarsi nel circolo vizioso dell'agricoltura moderna. L'idea non mi conquistò all'istante, piuttosto mi lavorò ai fianchi.
Il sogno fatto di marmitte trombettanti e profumo di gasolio sfumò lentamente fino a quando contrassi la febbre del bancale (bancale: grossa aiula che in orticoltura sinergica viene realizzata all'impianto dell'orto e rimane perenne subendo solo lavorazioni superficiali).
Nell'autunno del bancale, in trance agonistica, ne realizzai per centinaia di metri. Giorni e giorni a pala e rastrello. Uno sforzo titanico che a distanza di tempo mi lascia perplesso sul mio equilibrio psicologico.

E' trascorso un anno e mezzo da quel pazzo autunno ed in questi giorni sto mettendo mano alle grosse aiuole per ripulirle dalle erbe “concorrenti”. La terra è morbida e facile da scavare a mano nuda. Di certo l'azione strutturante di ghiaccio e neve si è fatta sentire. Anche la regola di non calpestare le aiuole è fondamentale, basta guardare alla compattezza della terra nei passaggi. Ci sono altre pratiche virtuose che sono proprie dall'agricoltura naturale di Fukuoka e dall'orticoltura sinergica, ma andiamoci piano, posso digerirle attuandole un po' alla volta.

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28 Marzo Devis

se la zucchina fa da se...

cos'è quel cartoccio che c'è nella foto qui in basso? E' quel che rimane di una zucchina.

non ho mai avuto gran considerazione per la zucchina, non è una pianta elegante come il pomodoro o prepotente come il mais, neppure stoica come la cipolla.
Se ne sta li con una radichetta piccola piccola, protendendosi di nodo in nodo per produrre frutti a volontà; fin qui tutto bene ma perchè si ostina a gonfiarli fino allo sfinimento? Perchè tenta goffamente di nasconderli sotto le foglie?
Nel cartoccio la risposta. Lo zucchino, sfuggito all'occhio contadino, si ingrossa per scoraggiare qualsiasi appetito. Abbandonato a se stesso inizia il suo viaggio attraverso l'inverno, marcendo, seccandosi, trasfigurandosi nell'estremo tentativo di consegnare il seme alla primavera.

eccola li, sei mesi dopo, un'arca di noè vegetale con il suo dono per l'ortolano distratto che si era dimenticato di metter da parte il seme. Ne elegante, ne prepotente, ne stoica... la zucchina è una piante lungimirante!

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20 Marzo Devis

ospitalità contadina primaverile

come ogni anno, in coincidenza con il tempo della semina, organizziamo un periodo di apertura alle visite e alla condivisione delle reciproche esperienze. Per quanti mi hanno scritto tra l'autunno e l'inverno e per tutti gli altri che ci pensassero ora:

da metà aprile a fine maggio abbiamo pensato ad un periodo si scambio ospitalità-lavoro. Si alloggia in una casa molto spaziosa ed indipendente, si consuma in compagnia cibo di nostra produzione.
Il lavoro non richiede particolari abilità o predisposizione fisica, cerchiamo sempre di variare le attività per rendere l'esperienza il più significativa possibile. Si lavora intensamente la mattina e al pomeriggio si è liberi di passeggiare e riposare.
Per ragioni pratiche la permanenza minima, per le persone che vengono da fuori e non sono mai state a pecora nera, è di cinque giorni. Chi già ci conosce può anche venire in giornata o per un weekend.

se volete contattarci per passare qualche giorno da noi l'indirizzo è info@progettopecoranera.it


19 Marzo Devis

con i piedi sulla mia terra

sono a casa da qualche giorno ma lo straniamento indotto da un mese di viaggio mi ha lasciato alieno al mio contesto naturale, questo fino a ieri. Ieri, appunto, mi sono forzato a riprendere contatto con le mie vesti contadine. L'inverno della Carnia è tanto forte da far dimenticare l'esistenza delle altre stagioni.

mi sono alzato prigramente dal letto senza in testa una sola idea valida per la giornata. Mentre facevo bollire l'acqua per il tè ho aperto un libro di orticoltura, c'erano figure di agli, carote, lattughe, cavoli... c'era un calendario lunare, c'era la tabella delle temperature di germinazione... scorrevo le pagine e la mia mente ribolliva più dell'acqua sulla stufa a legna.

un quarto d'ora dopo stavo trafficando nel garage; eccoli qua i miei giocattoli preferiti... dallo scaffale, dentro all'armadietto, in una scatola, decine di semi diversi... tondi, ovali, spezzettati, punti invisibili o grani da passare tra le mani, rossi, dorati, rosa (rosa? si quelli con la concia chimica che si comprano in negozio)... ed ancora, buste luccicanti che promettono raccolti munifici.

Sono corso al vecchio stanco campo che sbadigliava sonnolento ormai libero dalla coltre nevosa. E' stato come ricascare in un vecchio vizio, assaggiare nuovamente l'ebrezza di quella sostanza meravigliosa, perdersi nelle sensazioni passate... ho piegato la mano a conchetta e scavato un po', l'odore della terra umida di primavera mi è salito alle narici e in un attimo mi sono ricordato a quale posto appartengo...

post scriptum: riportando al blog queste sensazioni ho avuto un deja vu e, scorrendo i vecchi post, ho riletto un intervento dello scorso marzo: parole diverse ma le stesse emozioni, come per le stagioni, anche per il contadino è sempre un eterno ritorno.


11 Dicembre Devis

l'assedio del cibo / 1

quando i progetti prendono forma l'ideale entra in circolo nel sangue. Due anni fa, quando avevo ancora un lavoro ufficiale, un mio collega stava per gettare nell'immondizia un mezzo panino che l'aveva saziato. Sgranai gli occhi e mi proposi di getto per ingoiarlo al posto del cestino.

il cibo è sacro perchè è vita. Il cibo è piacere. E' bene che saggiamente, ogni persona prenda dal cibo molta vita e un po' di piacere.

quando entro in un ipermercato mi gira la testa, com'è possibile che abbiamo bisogno di così tanti cibi diversi e luccicanti? La varietà è bella, mi si risponderà. No, è il cibo che, trattato solo come piacere, è vuoto di significato e ci annoia.

la domenica pranzo da mia zia. Lei mi vuole molto bene e mi prepara deliziosi manicaretti. Prepara molte portate abbondanti. Io la prego e mi invento diversi stratagemmi per avere una sola pietanza. Lei fatica ma si adatta e cerca di comprendere. Quando mi chiede cosa mangerò l'indomani e invariabilmente si sente nominare gli stessi quattro protagonisti della mia dieta strabuzza gli occhi e apre l'armadio delle meraviglie per mettermi in saccoccia qualche prelibatezza.

c'è un amico che ama cenare con me, il piacere è reciproco. Ma se s'inventa di portarmi qualcosa di pronto perchè si sente in obbligo io mi produco in vari stratagemmi per deviare la proposta.

mia madre è in ansia per me, perchè, come tutte le madri, mi vede magro e debilitato. Inputa il mio stato precario a quegli alimenti privi di sostanza di cui mi nutro, non considerando quanto corro, pedalo e lavoro nei campi senza la minima fatica. Passo a casa e trovo in agguato dolci di vario genere, colpito al fianco cedo e vado via con un peso sulla coscenza.

il cibo mi assedia. E io mi rintano nella casetta di legno. Perchè il mio Cibo ha la C maiuscola è non m'importa se non è vario, gustoso o ricco quanto quello dell'ipermercato. E' un cibo che ha significato e questo è il più grande piacere che posso mettere in tavola.
Non sono frottole quelle che vi racconto; certo, anche a me ogni tanto piace un sapore diverso e non disdegno di bere il vino e mangiare qualche boccone in più del necessario. Ma per la gran parte dei giorni della mia vita voglio essere lasciato al mio cibo con la C maiuscola.

era da molto che volevo esprimere queste sensazioni. Forse il fatto che si avvicina il grasso Natale e questo servizio di Report segnalatomi da un amico mi hanno convinto. Buon appetito!


14 Novembre Devis

l'Oro di Ernesto

nel cuore del Veneto agricolo, tra il mais Pioneer e l'autostrada, c'è un Castello. Un Castello senza mura, protetto da un fosso di campo e da una variopinta siepe di alberi. Quattro ettari di terra coperta quasi per intero da un bosco fitto ma ordinato. Dal cancello percorro la strada che porta al Palazzo del Re. Il Palazzo del Re è una vecchia casa contadina con l'edera che vi si arrapica fino al tetto. Il Re non è a Palazzo, però è come se fosse qui, anche se già sapevo che Ernesto Girotto ci lasciò un inverno di qualche anno fa.

dentro la casa tutto è rimasto come il giorno in cui se n'è andato, la tavola da sparecchiare, i piatti nel lavello, il berretto appeso al muro. Ernesto Girotto si ritirò in questo podere per quasi quarant'anni in una clausura volontaria seguita ad una delusione d'amore. Questo pezzo di terra divenne il suo Castello. Coltivava lo stretto necessario al suo nutrimento rubando al bosco solo un piccolo spazio. Beveva l'acqua dal pozzo e il succo di alcuni frutti macinati e torchiati. Non aveva elettricità e si scaldava a legna. Non usava ne sale, ne olio ne zucchero. Non allevava animali. Dai parenti, in ansia per la sua sorte, accettava solo i fiammiferi.

quest'uomo sfugge ad ogni definizione. Era un pazzo? Un visionario? Un maestro? Un custode della Natura? Era un Adamo senza Eva?
A me piace pensare che fosse un Re nel suo Castello. Certo è che la potenza dell'esperienza vissuta da Ernesto deve farci riflettere. Oltre la siepe che protegge la proprietà il Mondo è cresciuto tumultuosamente. La terra è ferita da lame trainate da centinaia di cavalli, uomini in navicelle metalliche volano sulla grande striscia d'asfalto che si staglia all'orizzonte, persone dividono freneticamente la propria vita tra lavoro e libertà.

Ernesto è ancora qui con la sua testimonianza estrema. Nonostante dentro al suo Castello non ci sia un solo pezzo di plastica la traccia che lui ci ha lasciato non è biodegradabile. Tutto qui parla di lui, tutto racconta di un rapporto simbiotico tra uomo e Natura, non il giardino dell'Eden o lo stereotipo ecologista, ma la Natura che ci è stata donata per vivere.

la mattina seguente decido di sbirciare ancora un po' in casa, vinco la paura e salgo le scale che portano al primo piano. Al centro di una grande stanza c'è una cassa di legno coperta da assi e mattoni, la apro con cautela e quasi mi sembra di scorgervi dentro dell'oro, tanto riluce il contenuto della cassa al buio della stanza. E'oro, si è oro. Ernesto morì di fame (ma forse era già debilitato) nell'inverno del 2003, a seguito della grave siccità che, nell'estate dello stesso anno, mise in crisi l'intera agricoltura padana. La “Creanza” era la semente lasciata dai contadini per la semina successiva. Ernesto, allo stremo delle forze, non ha comunque pensato di consumare il seme di una vita che sarebbe a lui sopravvissuta.
Che piacere sarebbe stato portare con me un po' di quei chicchi, ma le larve delle farfalle, in sei anni, avevano provocato danni irreparabili. Pazienza, mi sono detto, e sono uscito dal Palazzo del Re senza il suo oro ma forse con un insegnamento di più grande valore.

Di seguito alcune foto scattate da me in questi due giorni:


25 Agosto Devis

privilegi dell'esser contadini

tra i privilegi di esser contadini c'è sicuramente la possibilità di mangiarsi una bella pannocchia fresca (detta anche da latte) bollita o in padella. Per intenderci, quello che al supermercato è venduto come mais dolce in scatolette di latta e sospetti liquidi conservanti. Il concetto è lo stesso, la sostanza è altra cosa.

purtroppo siamo stupidi contadini che crescono il mais senza concimi azotati e diserbanti; compensa la nostra fatica il pensiero del povero agricoltore di pianura che se mai avesse l'idea di mangiarsi una delle sue belle spighe ibride si condannerebbe certamente all'avvelenamento.

grande piacere si prova anche quando, mentre si sta in cucina, manca una cipolla per il soffritto o due pomodori da fare insalata; è bello scoprire che il cibo fresco ed ancora vivo dista dieci (10) passi dalla nostra tavola.

se mai farò altro nella vita che il contadino, la cosa che più mi mancherà sarà sapere con certezza com'è stato cresciuto ciò di cui mi alimento. Coltivare un orto da se e portarlo in tavola è una cosa tanto personale che anche l'uomo più ricco del mondo dovrebbe per forza farlo da se.

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19 Agosto Devis

cavolo-verza VS market-power

il mio approccio all'agricoltura è cambiato molto in questi anni.
Quando iniziai avevo solo un piccolo orto ma sognavo di possedere un grande trattore (metafora di virilità agreste, ne sono vittima tutti i contadini maschi).
Scampato alla tentazione di diventare schiavo delle politiche agricole comunitarie, fui posseduto dalla febbre di riprodurre e coltivare tutte le piante edibili del pianeta.
Infine detti sfogo, fino alla scorsa primavera, all'insano desiderio di arare e seminare l'intero arco alpino italiano. Usavo le mappe del catasto comunale come planisferi per i carri armati del Risiko.

stamane ho percepito di lavorare finalmente con intelligenza. I bancali dai quali ho raccolto le patate sono ricoperti di uno spesso strato di pacciamatura di fieno. Sono arrivato ai piedi del grande campo con un plateau di piantine di cavolo-verza. Allargando qua e la lo strato coprente ho scavato la terra con le mani per trapiantarvi i panetti. Per la prima volta sento che la mia terra è protetta e la sua fertilità si manterrà intatta nel tempo.

alla radio un “fine” economista asseriva che non c'è da preoccuparsi per il peak oil e le questioni ambientali, il mercato troverà automaticamente una soluzione a tutti i problemi. Beata sicurezza. Nel frattempo ho innaffiato le piccole piantine appena trapiantate, io che non mi fido del mercato punto sulle verze che crescono d'autunno, sono un'ottima fonte di vitamine e minerali e si conservano sotto la neve.

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14 Agosto Devis

patate, pasta bianca o rossa?

le patate a pasta bianca (varietà Kennebec) sono più produttive ma mal digeriscono i terreni pesanti della piana di Raveo, una parte significativa del raccolto è inutilizzabile perchè attaccato dal marciume o invendibile, perchè traforato da qualche insetto.
Le patate a pasta rossa (varietà Desiree) hanno pezzatura abbastanza costante (ne troppo grandi, ne troppo piccole), raramente sono vittima del marciume e sembrano meno gradite agli sciacalli a sei zampe.

la patata marcia emette un puzzo terribile, nella mia esperienza di contadino, quest'odore nauseabondo è secondo solo ai resti della macellazione di un pollo che una volta dimenticai in un secchio sotto al sole e alle zucche che ammuffiscono ai primi di gennaio.
Io coltiverei solo patate rosse ma la clientela paesana non le gradisce ed insiste per avere quelle bianche. Dice una signora: “quelle rosse sono più dure e sono buone solo per fare gli gnocchi”.

sicuramente ha ragione, in ogni caso, io faccio bollire queste patate e le altre e quando sono nel piatto non discrimino di che razza sono.
Perchè? Perchè oltre a sale ed olio, non tutti i giorni, di tanto in tanto, riesco a procurarmi un ingrediente segreto.
Per reperirlo serve almeno una mattinata di duro lavoro. Non lo si raccoglie da una pianta ne lo si trasporta in un cesto. Si consuma in fretta dopo qualche boccone. Si chiama fame

Ecco, io penso che se avessimo più fame potremmo consumare con gusto il più semplice dei cibi e soprattutto non arrabbatarci in complicate maratone culinarie. Consiglierei anche ai grandi cuochi di prescrivere ai loro clienti l'ingrediente di una bella passeggiata in montagna prima di sedersi a tavola, sicuramente dopo una bella faticata troverebbero eccezionale anche una patata rossa neppure condita.

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24 Luglio Devis

la traversata del deserto è finita

finalmente intravedo agosto. E' stata lunga e difficoltosa la traversata del deserto, deserto di stimoli, dei pomeriggi di luglio.

le patate sono ormai pronte, le piante si prostrano sul terreno seccando poco alla volta. Da qualche giorno ho iniziato a scavare qua e la per interpretare i segni divini sul raccolto, se il buon giorno si vede dai primi tuberi raccolti questa sarà un'annata eccezzionale,
I pomodori, grazie a qualche aiutino verderameico, troneggiano nelle serre piegando le piante con il loro peso. Iniziano ad affacciarsi i primi clienti vogliosi di assaggiare qualche ortaggio non velenoso.
Il mais ha sparato in aria il pennacchio e le pannocchie fanno capolino dagli steli. L'esercito di fagioli è stato ridimensionato da un colpo di fuoco batterico ma le piante sopravvissute basteranno per una buona produzione.

così il torpore che mi ha avvaolto nell'ultimo mese inizia a diradarsi mentre raccolgo i frutti del duro lavoro primaverile. E quando i frutti sono così belli e sani mi sento sempre un po' lusingato dalla generosità della terra.


01 Luglio Devis

attenti a schiacciare le dorifere

tra le speranze della semina e le gioie e dolori della raccolta c'è un mare, un mare verde, un mare di erba.
Erbacce, malerbe, erbe infestanti o, con un termine più politically correct, erbe in competizione (Daniele dixit). Da qualche parte ho letto che la Natura ha terrore del vuoto, se così fosse, gli spazi liberi tra una patata e l'altra devono averle messo tanta paura addosso da farle produrre quantità industriali di giavone, amaranto, ranuncolo ed ortica.

questo lavoro di estirpare l'erba a mano potrebbe spegnere gli animi più rivoluzionari, ogni nobile ideale mi è sembrato lontanissimo quando il sole picchiava sulla schiena e mi stavo sciogliendo in una pozza di sudore. Quando poi, schiacciando una dorifera tra due pietre, il succo arancione di quest'immondo insetto m'è schizzato sulla fronte stavo per capitolare. Poi ho pensato che la vera cifra di un contadino vien fuori nei momenti difficili, non quando c'è da raccogliere le fragoline dall'aiuola sotto casa, e mi sono chinato nuovamente.

ho continuato aspettando la pacciamatura che verrà, nell'altra metà del campo la prima copertura si è dimostrata un valido freno al prolificare dell'erba. Nel frattempo, in questa metà, faccio selezione di validi alleati lasciando in piedi al mio passaggio trifoglio e vecia (leguminose che arricchiscono il terreno e non pretendono di metter i piedi in testa alle mie patate).


21 Giugno Devis

l'inganno della chimica (?)

tornando a casa in bicicletta mi è caduto l'occhio su un campo di mais di quelli ad uso zootecnico, utilizzati per far silati per le vacche da latte.
Naturalmente in queste coltivazioni ci si sbizzarisce in sementi ibride, diserbanti e concimi chimici.
Questi campi hanno sempre un aspetto tra il militaresco, per il serrarsi perfetto delle fila vegetali, e il paradisiaco, tanto sono rigogliose e uniformi le piante che vi dimorano.

in questo campo però c'era un'anomalia cromatica, alcune file erano di un verde molto più chiaro delle altre. Le piante di mais solitamente sono tanto più verdi tanto più il terreno è fertile, forse la concimatrice meccanica si era inceppata ad un certo punto della lavorazione lasciando parte del campo a secco di concime (chimico) azotato.

ecco allora che si svela l'inganno: un terreno che ha subito anno dopo anno la medesima coltivazione viene portato allo stremo delle forze e solo grazie al concime chimico può reggere ancora il gioco. Quelle piante asfittiche ci dovrebbero far riflettere su come ormai la terra venga utilizzata come una spugna sulla quale piante aliene possano piantar radici e assorbire qualsiasi veleno serva allo scopo.

ps. non riesco dal trattenermi dal far notare una cosa: mais, mais e ancora mais, per vacche e vitelloni, per carne, latte e formaggio; se solo fossimo un po' più parchi nei consumi di questi alimenti avremo sicuramente un sistema agricolo meno folle.

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17 Giugno Devis

la grande paura

ieri una grandinata record ha sfiorato pecora nera, fermandosi a 2 km da Raveo. Solo lievi danni alle colture ma guardando la devastazione dei paese limitrofi possiamo star contenti. Ma prima o poi arriverà anche il nostro turno.

prima di avere sulla testa quanto hanno già ricevuto gli altri annoto due insegnamenti sul grande manuale dell'autosufficenza alimentare:
  • per esser certi di raccogliere 100 chilogrammi di patate occorre pianificare e lavorare come se ne dovessero produrre 150
  • nell'annata buona occorre far granaio contro le avversità del futuro, mais e fagioli possono esser conservati per qualche anno senza difficoltà


13 Giugno Devis

pecoranera vista dalla luna

è giugno e ancora nessun grande castigo divino ha colpito seriamente i nostri campi. La siccità, gli animali selvaggi, le malattie funginee, la grandine... tutto preso a piccole dosi, nulla apparentemente ha compromesso lo sterminato esercito di migliaia di piante accampato nel nostro mezzo ettaro di terra...

seduto sulla luna, ovvero la collinetta che sovrasta la spianata dove abbiamo messo radici, guardavo ammirato tanta generosità. E pensavo alle centinaia di ore di duro lavoro che separano aprile da giugno, un campo che pigramente si risveglia a primavera dalla distesa brulicante di attività e di piante in rapido sviluppo...

questi pensieri erano accompagnati dalle immagini dei momenti condivisi con gli amici che si sono alternati qui a pecora nera. Per quelli che son stai qui solo di passaggio (eros, toni, marco, giovanni, claudia, moira, pamela, simone) ho fatto una bella fotografia di parte del campo (è impossibile inquadrarlo tutto) e di pubblicarla sul sito. Ringrazio ancora tutti per l'enerigia che han portato in dono.

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08 Giugno Devis

confessione...

mi autodenuncio e confesso di fare uso di verderame (o solfato rameico). No, non per stordirmi il sabato sera ma per fronteggiare la peronospora; si tratta di un fungo che attacca le piante di pomodoro per cui non trovo altro rimedio, rimedio peraltro consentito in agricoltura biologica anche se non è certo una legge a rendere una pratica corretta o meno.

nel 1845 la peronospora comparve in Irlanda colpendo le vaste coltivazioni di patata (appartenente alla stessa famiglia del pomodoro) e causando una prolungata e gravissima carestia.
L'anno scorso la peronospora colpì me, la mia serra e la mia aspirazione a fare a meno anche del verderame. Anche se la parte aerea delle piante rimane all'asciutto, le foglie che presentano sintomi della malattia vengono prontamente rimosse e si asportano i rami più bassi per creare una buona areazione non si è mai al sicuro.

Purtroppo quando si giunge al confine tra mangiare biologico e non mangiare la maggior parte dei contadini alternativi, e tra questi io, si calano le braghe e chiedono qualche aiutino agli amici chimici.
Con tutte le attenuanti del caso dato che il rame è stato utilizzato ben prima della nascita dell'agricoltura chimico-industriale dai nostri nonni. Un'altra magra consolazione è data dal fatto che io pratico metà dei trattamenti che utilizzano i professionisti del settore.

E così quest'anno le mie piante avranno qualche bella venatura di blu, colore caratteristico della copertura creata del verderame (perchè non blurame?) nebulizzato sulle foglie di pomodoro.
Eccomi qua, in barba a tutti i proclami sulla vita frugale, con un “bussolotto” attaccatto alla schiena mentre spruzzo una minestra un po' velenosa sulle mie amate piantine di pomodoro.

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03 Giugno Devis

zoo pecoranera

la sezione Cervidi ha chiuso i battenti da qualche giorno. Mi spiace di non aver potuto immortalare il simpatico erbivoro che scorazzava per il campo nottetempo, alla prossima occasione cercherò almeno di registrarne il concerto che offre al chiaro di luna.

oggi abbiamo visitato la sezione rettili. Stavamo spostando le canne di mais accumulate all'inizio di questa primavera e al loro riparo abbiamo trovato due serpenti e un draghetto in miniatura (ti prego Daniele soccorrimi con i nomi propri delle specie).

quel che posso dire di questi animali è che sono certamente utili perchè come tutti i predatori contibuiscono a tenere sotto controllo le popolazioni di certe specie; lumache e roditori? (ti prego Daniele soccorrimi ancora con dati certi)
In agenda allora la costruzione di qualche muretto a secco e di qualche generico cumulo di sassi all'interno dell'area coltivata per creare degli habitat favorevoli ai nostri alleati a sangue freddo. Parola d'ordine: Biodiversità.

qui sotto tre immagini degne di un numero di national geographic.

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27 Maggio Devis

finalmente la pioggia

non pioveva dal primo maggio. Qualche scroscio di mezz'ora o poco più alternato a lunghi giorni assolati con temperature che qui il termometro segna solo al culmine dell'estate.

la Carnia di maggio è soltimente una risaia. Non avevo mai visto la terra tanto asciutta in profondità. Ancora qualche giorno di sole e avremmo iniziato a contare le prime perdite tra le file di patate e fagioli, il mais ne ha già sofferto.

alle prime gocce scese dal cielo ho pensato che la nostra sopravvivenza è sospesa tra la generosità di una stagione e la miseria di un'altra. Nonostante tutta la tecnologia di cui disponiamo un repentino cambiamento climatico potrebbe farci soccombere molto prima della più debole delle erbe del prato che calpestiamo.


21 Maggio Devis

fame di erba

grandi lavori di pacciamatura, con il primo dei tre sfalci stagionali dell'erba e con l'aiuto di Simone, che rimane qui con me tutta la settimana.
Pacciamare significa coprire il terreno con uno strato di sostanza organica (paglia, erba, fieno, cartone, trucioli di legno). Lo scopo è quello di creare una coperta che protegga il terreno dal dilavamento e dal compattamento causato dalla pioggia, fermare le erbe infestanti e limitare l'evaporazione diminuendo il consumo d'acqua per l'irrigazione.
Si può dire che il Vegano nutra il suo terreno direttamente con l'erba del prato facendola digerire ai batteri decompositori piuttosto che ad un vitellone.

questo è il secondo capitolo di una storia iniziata l'autunno scorso quando con uno sforzo fisico, storico ed irripetibile, ho creato i bancali su una superficie di quasi tremila metri quadrati.
I bancali sono delle grandi aiuole larghe 120cm e alte 40cm che per essere realizzati richiedono un gran lavoro di pala e rastrello.

Il grande campo così strutturato dovrebbe rimanere un monumento negli anni con un buon lavoro di manutenzione e miglioramento di stagione in stagione.
Daniele avanza qualche dubbio sulla tenuta delle grandi aiuole contro l'erosione causata dalle abbondanti piogge carniche, per cui porta avanti un metodo gemello ma su superficie completamente piana.
Sento che una o l'altra strada di porteranno comunque ad un'agricoltura più intelligente e meno impositiva nei confronti della Natura.

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16 Maggio Devis

dividi et impera (la lotta logica e biologica)

mentre stavo ripulendo un'aiuola dell'orto ho notato alcune piante infestate dai pidocchi, pidocchi a loro volta allevati dalle formiche (forse uno dei rari esempi di allevamento non praticato dall'uomo).

nell'allegro quadretto bucolico si erano però intruse le feroci coccinelle che, in barba alle proteste delle formiche, stavano banchettando con i pidocchi. Altre coccinelle più appartare stavano copulando avendo intuito un futuro prospero per la propria progenie.

cosa fare? se avessi estirpato pianta e burattini avrei lasciato le coccinelle a bocca asciutta e le formiche avrebbero salvato in quache modo il loro pidocchioso allevamento; probabilmente lo avrebbero trasferito sui fagioli appena questi fossero cresciuti a sufficienza.
Ho quindi lasciato tutto come stava augurando alle coccinelle di figliare a più non posso e presentarsi in forze al momento di difendere i fagioli.

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11 Maggio Devis

la mia (personale) ricetta per l'autosufficenza

quanta terra serve per nutrire una persona? non c'è una risposta unica a questa domanda perchè i fattori in gioco sono tanti: consumo o meno di carne e/o prodotti di origine animale, agricoltura convenzionale o biologica, latitudine e altimetria delle coltivazioni, qualità del terreno ecc. ecc.

per quanto riguarda la mia personale esperienza di contadino questo è quanto farei se mi venisse chiesto di ricominciare da zero un esperimento di autosufficenza all'90% delle calorie totali.

seminerei 150 mq a mais calcolando, nella peggiore delle ipotesi, di ricavarne 60 Kg di farina, sufficenti a mangiare polenta per un anno intero. Nella dieta il mais fornirebbe almeno 600 calorie giornaliere.
Pari superficie destinerei alla patata, scommetto di poter ricavare almeno un kilogrammo di tuberi per metro quadro e quindi, sempre secondo calcoli che tengono conto della percentuale edibile del prodotto, questa coltura fornirebbe 350 calorie giornaliere.
Per le proteine, e per una buona consociazione delle colture, servono i legumi. Per semplicità faccio riferimento ai fagioli secchi che coltivo in grande quantità e sui quali posso dire la mia. Supponendo di consumare 35-40 kg di fagioli secchi all'anno abbiamo circa 350 calorie giornaliere dai legumi. Approssimando per difetto, la superfice necessaria a soddisfare questa necessità è di circa 150 metri quadrati.

La base dell'alimentazione dovrebbe essere quindi garantita da circa 450 metri quadri di campi. Per quanto riguarda contorni, sapori e vitamine serve un orto bello grande. Qui i calcoli sono praticamente impossibili per il numero delle variabili in gioco. Posso però dire che con un bell'orto di 300 metri quadri ben coltivato non dovrebbero mai mancare gli ortaggi, freschi nella bella stagione e conservati in vario modo durante l'inverno.
Pianterei anche qualche albero da frutto, a seconda della zona. Non ho grande esperienza in merito, ma, supponendo 10 mq ad albero per cinque piante servono altri 50 metri quadri.
Un ultimo suggerimento, con gli scarti della lavorazione del mais è possibile allevare una o due galline senza spendere un soldo in mangime e riciclando intelligentemente gli scarti della cucina.
rimangono da acquistare sale, olio, zucchero e quei prodotti a cui non si vuole rinunciare del tutto, prodotti cui affiderei il completamento della dieta per il 10% delle calorie totali.

Riepilogando:
150 mq a mais per 600 kcal giornaliere
150 mq a patate per 350 kcal giornaliere
150 mq a fagioli e altre leguminose per 350 kcal giornaliere
300 mq a orto per 200 kcal giornaliere
50 mq a frutteto per 200 kcal giornaliere
un pollaio per qualche uovo
altre 200 kcal da condimenti e prodotti acquistati

tirando le somme sono circa 800 metri quadri che possiamo approssimare a 1000 per stare comodi e compensare qualche grandinata primaverile...


07 Maggio Devis

la battaglia entra nel vivo

sottolineo che stanotte non me la sono data a gambe, verso le undici mi sono incamminato nei prati e quando la bestiaccia (ovvero il cervo) ha iniziato il suo concerto gliene ho dette quattro e ho avanzato trionfale mentre i versi del marrano si udivano sempre più flebili e lontani tra i boschi.

verso le tre di notte la bestiaccia mi ha svegliato con il suo passo pachidermico, dato che in tenda dormo con un orecchio a terra alla maniera degli indiani. Sono zompato fuori dalla tenda e gli ho urlato che era un maleducato a venire a far cagnara la notte mentre un povero contadino dorme accanto al suo campo.
ma il vero imputato, il cinghiale, rimane latitante.


06 Maggio Devis

l'erba del mio campo è forse la più verde?

maledetti animali selvatici, devono aver saputo che sono diventato vegano; non mi so dare altra spiegazione al fatto che stanno alzando il tiro nelle loro scorribande notturne. Ora che sono certi che non posso trasformarli in spiedini o chiuderli in un recinto per mungerli scorazzano per le mie terre facendosi beffa di me!

ieri, alla seconda notte brava delle care bestiole, mi sono deciso a presidiare le piantagioni di patate. Nel pomeriggio ho montato la tenda e preparato una scorta di legna per accendere un bel fuoco.
La sera, verso le undici, mi sono avviato al fronte. Dovete sapere che il grande campo dista non più di trecento metri dalla mia casetta e quindi dalla strada.
Giunto a metà della lunga marcia ho udito un movimento nel prato, o meglio, una sorta di pachiderma che si stava muovendo nell'erba appena alta. Subito mi sono bloccato. Poi il pachiderma ha iniziato a fare un gran baccano probabilmente innervosito dalla mia presenza. Ho optato per una ritirata strategica, tornando lentamente sui miei passi per mantenere intatto il mio onore.

la bestiaccia continuava a insultarmi e ho udito i suoi versacci fino all'ingresso del paese. Recuperata l'automobile a casa dei miei sono passato al contrattacco, imboccando la strada dei campi a tutta velocità e strombazzando con il clackson.
Evidentemente il nemico è arretrato perchè spenti motore e fari la notte era serena e tranquilla.

con successive indagini notturne ho incastrato il colpevole che risponde al nome di Cervo. Ma al signor Cervo posso fare al massimo una multa per schiamazzi notturni, l'indagato principale per i misfatti compiuti nel campo rimane il signor Cinghiale.
E che dire allora dei signori Capriolo e Tasso dei quali ho accertato la presenza sulla collinetta antistante, nelle stagioni precedenti? E che diamine, ho uno zoo sopra casa?

stanotte sarà un'altra battaglia, spero in un arretramento delle bestiacce assortite in modo da poter attestarmi sulla tenda e non cedere la posizione.


18 Aprile Devis

le patate, i legumi e le nevrosi

oggi la giornata è iniziata nel peggiore dei modi, il telo di copertura della serra si è danneggiato a causa del vento mentre lo stavamo installando. Tempo perso e soldi buttati. La seconda serra deve decantare per almeno una settimana prima che mi riaffacci dalle sue parti.

mi sono allora buttato sulle patate, per fortuna quest'anno non stanno germogliando come dannate e questo mi lascia più tranquillo. Sto comunque lavorando intensamente.

stavo pulendo i bancali (o grandi aiuole, o porche) dalle prime erbacce e seminavo patate a scacchiera, due file con i tuberi a un metro l'uno dall'altro. Pensavo: ecco, qua consocierò le fave quando sarà il loro momento di entrare in terra, la invece sarà la volta dei ceci... eureka (!) patate e legumi, ovvero, patate consociate di volta in volta con fagioli, fagiolini, piselli, ceci e fave. Ovvero carboidrati e proteine, il campo specchio perfetto del piatto. Tutto ordinatamente coltivato sulle grandi aiuole.

è questo che stavo anelando da mesi, la disposizione modulare ottima per le piante e perfetta per organizzare al meglio il lavoro. Qualche zucca qua e la per dare un tocco di caos artistico e rasenteremo la perfezione.

poi sono corso sulla collinetta e dall'alto ammiravo le perfette geometrie create. Ho pensato: si, questo è il metodo giusto anche per compensare le mie turbe psichiche; l'ordine e il controllo contro le nevrosi. Il caos ci spaventa, a noi umani.
spero che le patate non se la prendono quando noteranno che formano geometrie perfette con le loro vicine.


15 Aprile Devis

far, faba et caecitas

qualche giorno fa avevo un foglio di carta in mano e stavo disegnando la forma del campo, dividendola in settori e assegnando a ogni porzione una coltura singola o qualche consociazione.

qui a pecora nera le specie più presenti nel campo sono il mais, la patata, il fagiolo e la zucca, quattro piante arrivate in Europa dalla scoperta dell'America, quattro piante che fanno più pensare ad una civiltà precolombiana che al vecchio continente. Caspita, mi sono detto... sono un piccolo maya trapiantato nel cuore delle Alpi. Se a questo aggiungo il fatto che sono noto ai miei compaesani per i miei pomodori il quadro è completo.

per porre rimedio a questa dicotomia tra storia e territorio mi sono attivato in qualche ricerca. Lo stesso giorno in cui sono spuntate le prime piantine ho scoperto che il farro era il più importante cereale agli albori dell'Impero Romano. Ottimo mi sono detto, anche perchè furono gli stessi romani a inventare la polenta miscelando orzo e farro, polenta che si trasformò in prodotto a base di mais quasi duemila anni dopo.

ma i legumi? fave e ceci. Lo sospettavo. Procurati anche questi. Il prossimo sarà proprio uno hiems romanicum. Un'idea, creare un orto diviso per settori, coltivato con gli alimenti base di ogni civiltà. spero di non aver scritto una bestialità, anche nel titolo


07 Aprile Devis

il mese della pazza semina

la Carnia ha due stagioni agricole, una lunga primavera dove si coltiva tutto e un lungo inverno, dove non si coltiva nulla; da aprile ad ottobre e da novembre a marzo.
da un giorno all'altro si passa dall'ultimo mese di letargo al mese della semina. Trenta giorni, che vanno approssimativamente dal 15 aprile al 15 maggio di follia pura. Decine di specie sotto forma di migliaia di semi e tuberi reclamano a gran voce la libertà da cantine, stipetti e bustine.

sono giorni di tensione, si maledice la pioggia per ore intere da dietro una finestra mentre la zappa freme. Poi esce il sole e si lavora senza sosta, la settimana sparisce, non ci sono più sabati e domeniche, tutti i giorni sono fagocitati dalla lunga maratona sementifera.

Occorre però anche essere bravi giocatori d'azzardo. E' il 23 aprile, può andare giù il mais? Cosa dice il meteo? Promette una settimana di sole, bene allora lo seminiamo il 25 aprile e con 5-6 giorni per la germinazione sarà quasi fuori dal rischio di una gelata tardiva.
Non scherzo, c'è una tale varietà di fattori di cui tener conto e di lavori da incasellare da perderci il sonno.

una volta nevicò la notte tra 30 aprile e il primo maggio, solo qualche centimetro ma ho rischiato l'infarto affacciandomi la mattina alla finestra.
Un'altra piantavo patate sotto una pioggia torrenziale perchè quelle si erano ribellate buttando fuori germogli di 15cm già ai primi del mese.
Un'altra ancora il matto che mi ara i prati per trasformali in campi si presentò due ora prima dell'inizio di una settimana di pioggia, se avesse ritardato quei prati sarebbero rimasti intonsi fino alla stagione successiva.

per fortuna questa periodo prima o poi finisce, infatti allo spuntare delle prime piantine il lavoro inizia a scemare, si ha allora, il tempo di pregare quando, all'orizzonte, qualche nuvolone minaccia grandine...

qui sotto riporto la prova della famosa nevicata, la serra appena ricoperta custodisce miracolosamente le piccole piantine di pomodoro.

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02 Aprile Devis

ma mangi solo polenta?

se all'affermazione “sono vegano” segue la domanda/escalmazione “ma mangi solo verdure!?”, alla successiva affermazione “per quanto riguarda il cibo sono autosufficente all'ottanta percento” segue “ma mangi solo polenta!?”.

rispondo allora, con la stessa enfasi, “ma tu mangi solo grano!?”, cosa sono altrimenti pasta, pane, grissini, crackers, biscotti, fette biscottate? Se tralasciamo la concessione al gusto dal punto di vita nutrizionale non siamo poi molto distanti.

L'interlocutore allora aggrotta le ciglia e prova a rintuzzare il colpo, “ma come fai a non mangiare carne, latte e formaggi?”. Sottolineo allora che con la stessa sorpresa io potrei chiedergli “ma come mai releghi i legumi (fagioli, ceci, fave, piselli, lenticchie) al mero ruolo di contorno nel tuo piatto?

proseguo poi, “io guardo ai miei campi, amo il mais che è la pianta più potente del pianeta nel nutrire l'uomo, poi vedo il fagiolo (o legume) che è prezioso a me per le proteine e alla terra per la sua capacità di fissare l'azoto. Poi vedo le patate, la coltura da campo che passa in minor tempo e con minor fatica dalla terra alla tavola. Poi ci sono le zucche.
Maya, Inca ed Aztechi fondarono i loro imperi su queste piante, loro non conoscevano animali da allevamento ad eccezione di cani e lama, forse avrebbero aggrottato le ciglia alla stessa maniera del mio interlocutore se messi davanti ad un pezzo di formaggio o ad un bicchiere di latte.

Riempita la pancia o passato l'inverno guardo all'orto che è specchio dei gusti di ognuno e da cui si ricavano preziosi sapori e vitamine. Poi, quando l'estate mi sveglio di buon mattino e vedo i caprioli nei boschi sopra i campi mi rendo conto di come la terra di diecimila anni fa fosse popolata da miliardi di miliardi di piante a fronte di pochi milioni di animali di media taglia e poche migliaia di gruppi umani.

dov'è allora il paradosso? in una società fatta di milioni di uomini con al seguito eserciti di animali da allevamento? oppure in un contadino il cui piatto è allo stesso tempo immagine della sua terra e garanzia per il suo futuro?

nb “quanto appena scritto non è polemica contro l'allevamento di animali ma solo contro il costo ecologico del largo consumo dei prodotti derivati da tale attività”


20 Marzo Devis

una lezione sul "non fare"

poco alla volta riprendo confidenza con la terra, dopo la lunga parentesi invernale. Oggi giornata di bancalatura, ovvero, pala e rastrello al seguito, ore passate a impostare grandi aiuole a panettone che rimarranno indelebili negli anni (e nella schiena!)

mi sono accorto che involontariamente abbiamo applicato il principio del non fare, espresso da Fucuoka nella sua Agricoltura Naturale. Le zolle erbose arate lo scorso autunno erano diventate soffice terreno con le radici e i ciuffi delle varie erbe di prato quasi del tutto scomparse (decompostesi in un prezioso bonus di sostanza organica)
abbiamo lasciato fare all'invero e alle nevicate straordinarie dei mesi passati, un'incredibile azione strutturante sul terreno che mi ha fatto risparmiare almeno mezza giornata di motocoltivatore.

è così difficile per il mio spirito occidentale, determinista e scientifico lasciar fare le cose alla Natura, per la nostra cultura il CONTROLLO è tutto e il “non fare” non è contemplato tra gli strumenti di lavoro anche se a volte è proprio rimanere fermi la miglior scelta...


08 Marzo Devis

fermento

è stato un inverno tanto inverno da far dimenticare le altre stagioni.
sono tornato da pochi giorni e avvertivo la stranezza di percorrere il vialetto che affianca la serra, finalmente sgombro dalla neve.
per quasi tre mesi orti, campi e prati sono rimasti sepolti sotto una spessa coltre bianca, cosa che, dicono, non succedeva da almeno trent'anni.

poco fa, con l'emozione di quando si sta per ritrovare una persona cara che non si vede da tempo, ho percorso le poche centinaia di metri fino al grande campo.
La terra era nera come mai, le aiuole scavate quest'autunno parevano barrette di cioccolato fondente spruzzate, ancora qua e la, dall'ultima panna non ancora sciolta.
di colpo sono stato investito da immagini, profumi e sensazioni della stagione che è ormai alle porte; terra rivoltata, semi, piantine di pomodoro, erba bagnata di rugiada, pomeriggi assolati... un calendario improvvisamente fitto di appuntamenti. Sono tornato a casa con la testa invasa da idee, progetti, aspettative, ho preso un foglio bianco e ci ho disegnato sopra la forma aprossimata del campo. La primavera sta per tornare.


07 Dicembre Devis

la forza della polenta

devo ammettere che questa storia della polenta mi ha un po' preso la mano. Domenica scorsa ho seguito un corso accellerato dalla zia Aura.

poi ho iniziato gli esperimenti in proprio. Accendere il fuoco, riempir d'acqua il paiolo, calarlo sul fuoco vivo, versare la farina, mescolarla ed infine rovesciare la polenta calda sul tagliere. La sensazione di un gesto antico la cui potenza vitale si rinnova ogni volta , una sensazione che viene da qualcosa di innato, qualcosa di già sperimentato, già vissuto, non da noi ma da un'umanità che ci ha preceduto.
fino ad oggi non avevo compreso ancora il giusto valore di questo alimento, perchè l'ho sempre vissuto da spettatore, come il pane della domenica, il pane della festa, di una festa moderna in cui si onora il passato ma niente più.

ho sempre pensato che la patata potesse fornire una solida base all'alimentazione, la penso ancora così; ma la forza della polenta è incredibile, ha un quacosa in più, non è solo mero sostentamento ma sazietà, energia per il nuovo giorno e riserva per il futuro.
di seguito alcune foto di una delle polentate di questi giorni. grazie al nostro amico Eros che presta la sua passione per la fotografia all'illustrazione di questa bloggata!

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01 Dicembre Devis

lamentele sul clima

non è mia abitudine lamentarmi del tempo ma il mio umore è messo in questi giorni a dura prova dagli eventi meteorologici degli ultimi giorni.

venerdì è nevicato abbondantemente, tanto da tenermi una giornata e una nottata inchiodato a vegliare sull'integrità della serra ripulendola, a intervalli di poche ore, dalla neve che andava pericolosamente accumulandosi.
sabato e domenica la neve si è trasformata in pioggia e a tratti ho potuto rilassarmi. Domenica sera, poco prima di coricarmi, la pioggia si era trasformata nuovamente in neve. Ne è seguita una nottata di veglia, vana, perchè è nuovamente piovuto. Non bastando tutto ciò, s'è scatenato un temporale, tuoni e fulmini, perfino forte raffiche di vento. Infine qualche chicco di grandine.

inutile dire che non s'erano mai visti eventi simili. Solitamente alla nevicate seguono giornate tranquille, fredde e serene, mai tempeste d'acqua.
mentre scrivo ha smesso di piovere e s'è levato un forte vento. Vorrei scavare un a tana sotterranea, infilarmici dentro e uscirne solo quando farà nuovamente capolino il sole.


27 Novembre Devis

finalmente la farina!

oggi è un giorno da ricordare. La storia del nostro mais è iniziata un anno e mezzo fa con un sacchetto di seme arrivato da un paese poco distante da Raveo. La scorsa primavera abbiamo seminato circa duemilacinquecento piante (cinquecento metri quadri a cinque piante per metro quadro).

le abbiamo viste nascere, le abbiamo difese dall'erba, abbiamo tremato ogni volta che una tempesta si intravedeva all'orizzonte, l'abbiamo raccolto, steso ad asciugare e sgranato.

poi il mulino, l'emozione di veder la farina appena macinata scivolare dentro ad una canaletta di legno e riempire il sacco di carta. A quando la prima polenta?

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07 Novembre Devis

sidro di mele

pubblico con qualche giorno di ritardo questo collage fotografico relativo al sidro di mele, ai vari passaggi e ai diversi strumenti della produzione di questo naturalissimo succo.

fatto e bevuto con gli amici, come sempre. Semplice mela tritata e spremuta. Non mi risulta però che nel resto d'italia sia una tradizione conosciuta.

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30 Ottobre Devis

tormento notturno

notte insonne passata a maledire il vento che turbinava incessante. Dopo un mese senza pioggia la Carnia non poteva non scatenarsi. Un temporale durato un'intera notte.

stamattina avrei giurato di non ritrovare nemmeno un bullone della serra che invece è risultata miracolosamente illesa. Un pò meno illesi i campi, questa volta solo solleticati dal solito ruscello che si materializza quando piove così.

ma un altro piccolo tarlo tormentava la mia mente stanca, quella muffetta bianca apparsa su alcune pannocchie nella mansarda, si estenderà fino ad avvilupparle tutte rendendo vano il lavoro di mesi? La mail apocalittica di Daniele faceva temere il peggio.

risultato: mattinata passata a disporre le pannocchie in ordine militaresco l'una accanto all'altra ma senza possibilità di contatto. Speriamo sia sufficente a preservare in buona salute il raccolto.

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28 Ottobre Devis

all'improvviso l'uomo aratro

dopo un lauto pasto mi stavo avviando verso il campo, cielo plumbeo e inconscia speranza nella pioggia per collassare nel letto e riavermi dalle fatiche ciclistico-agrarie del weekend...

suona il cellulare, uno scocciatore? no, è lui, attesissimo, invocato da giorni e giorni, il messia, il salvatore... è l'uomo-aratro (al secolo Maurizio Il Cognome Non Lo So).
conciso colloquio telefonico come nel suo stile (M: sei nei dintorni? D: si certo M: aspettami che arrivo), a momenti mi viene un infarto, corro a misurare-segnare-rettificare, poi, giusto in tempo, spunta all'orizzonte, a bordo del suo SAME 90 con aratro con doppio orecchio (o come diavolo si dice), si butta nel prato, mi raggiunge.

segue la mia estasi totale mentre con occhio e mano esperti solca il terreno vergine, il verde dell'erba si trasforma istantaneamente in un marrone terra di campo, sale il profumo delle zolle rivoltate. A momenti arranca, coglie anche un masso (imprecazioni assortite) ma poi via, sicuro alla meta.
salto sul trattore per meglio guidarlo, estendiamo l'orto, rettifichiamo il campo, ne apriamo uno nuovo... il tempo vola,

infine una birra e quattro chiacchere. Grazie al cielo che ha retto e grazie a te che sei arrivato in tempo, domani diluvierà ma ormai è fatta!

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27 Ottobre Devis

emergenza domenicale

dopo un mese di straordinari cieli sereni si sta annunciando l'arrivo della stagione della piogge, la cappa di nubi è già arrivata e prima di sera pioverà.

ieri, domenica passata a raccogliere le pannocchie in tutta fretta e metterle al riparo dalla pioggia imminente e dalle cornacchie che hanno già pasteggiato a sufficenza a nostre spese.
ora il raccolto è al riparo e speriamo di mangiarci presto una bella polenta fatta con la nostra farina!

volete vedere una pannocchia bella, sana e biologica? eccola qua, alla faccia di chi dice che senza chimica in agricoltura non si mangia!

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22 Ottobre Devis

bancalatura

stiamo lavorando per la prossima stagione.

per affrancarci dall'aratro ci avviciniamo ai principi dell'agricoltura naturale e dell'orticoltura sinergica. In quest'ultimo mese, prima che il terreno geli, lavoriamo alla bancalatura.

si tratta di costruire grandi aiuole larghe 120 cm e alte, a seconda delle possibilità, da 35 a 50 cm. Queste aiuole rimangono stabili negli anni. Evitando di calpestare il terreno dei bancali e proteggendolo dal compattamento/dilavamento, causato dalle piogge, con uno spesso strato di pacciamatura le lavorazioni successive interesseranno solo lo strato superficiale.

di seguito una foto dei primi 500 mq lavorati in una settimana faticosissima. Purtroppo l'immagine non rende bene le geometrie ma la spirale al centro s'intravede comunque.

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15 Ottobre Devis

anche il mais sta per giungere a destinazione

il mais stenta ad ingiallire o forse siamo noi ad avere troppa fretta. Io, Meris e Daniele ci siamo dati alle prime operazioni nel campo per la selezione del seme: presi i dati sulle piante e fatta una prima selezione di massima, con Daniele che ha fatto il prof. mentre io e Meris prendevamo appunti...

poi siamo passati al campo per la produzione vera propria recuperando le spighe dalle piante stroncate o piegate, tanto per fare un pò di pulizia in vista della raccolta generale. Sempre che tassi e cinghiali se ne stiano al loro posto...

cielo terso e temperature decisamente settembrine, situazione anomala per l'ottobre carnico che prevede piogge torrenziali. Nel bel mezzo delle canne di mais l'atmosfera era particolare, una serenità provata rare volte, forse un residuo di un non lontano passato, quando i nostri avi vedevano in quelle stesse piante l'auspicio di un inverno lontano dalla fame.

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09 Ottobre Devis

dopo un lungo braccio di ferro ho convinto mia madre a fare la marmellata di pomodori verdi, Sono stato costretto a chiedere aiuto ad una gentile vicina che mi ha dato un vasetto della sua per avere la prova che si, la marmellata di pomodori verdi esiste ed è anche commestibile!

altrochè se è commestibile, il vasetto è finito nell'arco di quattro o cinque colazioni. Così mia madre ha davuto cedere all'evidenza e mettersi all'opera...
di seguito riporto una ricetta scopiazzata da internet http://www.cortonaweb.net. Suggerisco però di ridurre lo zucchero dai 6 etti consigliati a 4 o 5, la marmellata non ne risente e il nostro futuro da diabetici si allontana un pò.

" Lavare i pomodori e sbollentarli per 1 minuto così da poter togliere meglio la buccia. Pelare i pomodori, tagliarli a pezzetti non troppo piccoli e privarli dei semi.
Sbucciate il limone e tagliatene la buccia a striscioline sottili; spremetene il succo. Mettete i pomodori in un’insalatiera, coprite con zucchero, versate all’interno dell’insalatiera il succo del limone e lasciate macerare per circa 8 ore.
Versate quindi i pomodori in una pentola, aggiungete la scorza di limone, vaniglia e lasciate cuocere a fuoco moderato per circa 1 ora e mezzo.
Versate la marmellata ancora calda in vasetti di vetro sterilizzati, chiudete ermeticamente e capovolgeteli; riponete in dispensa dopo circa 10 ore."


Un altro prodotto che si aggiunge alla mia dieta autarchica.


30 Settembre Devis

varietà di fagioli

continua l'indagine sulle varietà di fagioli coltivate quest'anno. Avendo raccolto il seme qua e la tra i produttori locali continuo ad avere una certa confusione in testa.

questo il punto della situazione:

  • Fagiolo Borlotto
  • : su questo non ci sono dubbi, seme dalla Val Pesarina, coltivato da quelle parti da più di cinquant'anni;
  • Fagiolo Coccineus bianco
  • : o Fagiolo di Lima, seme grande e piatto di colore bianco, originario delle Americhe;
  • Fagiolo Coccineus colorato
  • : qualche dubbio per il seme che presenta diverse colorazioni (viola, marrone...) ma il fiore sulle piante è lo stesso del Fagiolo Coccineus bianco;
  • Fagiolo di Spagna
  • : seme bianco e piatto, qualche somiglianza con il cannellino che dovrebbe essere però di forma più allungata;
  • Fagiolo Zolfino
  • : nessun dubbio, seme minuscolo di colore giallo;
  • Fumui
  • : dovrebbe essere il fagiolo coltivato in Carnia prima dell'avvento del Borlotto (anni cinquanta), seme medio-piccolo di colore beige, non riesco a risalire al nome ufficiale.


A questo di aggiunge il Lamon che è anch'esso un Borlotto e dal prossimo anno il fagiolo dal santissim (di colore bianco con una macchia nero sull'ilo). Se qualcuno s'intende di fagioli o ha qualche suggerimento sulle varietà in foto ogni commento è benvenuto!

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22 Settembre Devis

pazze carote

non sono mai andato molto d'accordo con le carote, dal punto di vista orticolo. Il primo anno le avevo sistemate in serra e ne avevo fatta una piccola produzione, poi, negli anni successivi, le avevo perse di vista, considerandole un'inutile scocciatura.

il seme è lentissimo a germinare venendo subito aggredito dalle erbe infestanti, occorre inoltre togliere alcune piantine a mano per evitare che l'aiuola risulti troppo affollata. Inoltre non si capisce mai se sono in salute e stanno proliferando oppure, se sotto al livello del terreno, qualche insetto sta banchettando.

quest'anno, da diligente contadino, ho seminato la mia piccola aiuola di carote e ci sono stato dietro togliendo prima le erbacce e diradando, poi, le piantine.

Oggi, quattro mesi dopo, mi sono ricordato della loro esistenza e forcone alla mano le ho tolte dalla terra. Bene, la Natura che spesso si diverte a vedermi imprecare contro l'onnipotente per le brutte sorprese che trovo al momento della raccolta, aveva deciso di farmi un regalo. Un'aiuola di 4 metri quadri con 37 (!) kilogrammi di carote, praticamente c'erano più tuberi che terra!

lusingato dal risultato ho promesso solennemente che dalla prossima stagione la carota avrà un posto d'onore nel mio orto... (sotto la foto del cestone ricolmo!)

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06 Settembre Devis

fermo immagine

ultima fotografia prima che il mais inizi a ingiallire. Speriamo maturi presto perchè gli animali selvatici potrebbero compiere delle scorribande notturne.

sarà meglio ricominciare con qualche visita di mezzanotte alle colture e fare un pò di baccano per scoraggiare eventuali ospiti indesiderati.

Incrociamo le dita per il mese a venire!

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05 Settembre Devis

rapa friulana VS daikon giapponese

stagione duemilaotto, la rapa friulana batte nettamente il daikon giapponese, con un diametro di circa dieci (!) centimetri.

Viceversa il daikon (rapa giapponese di cui Fukuoka fa vanto nei propri orti) ha prodotto solo dei piccoli aborti di cui non pubblico le foto perchè troppo avvilenti. In compenso è andato a seme ed il prossimo anno ci riproveremo...

la rapa invece sta talmente bene che non sembra aver proprio intenzione di andare a seme. Di seguito una foto, da cui non si evince al meglio la straordinaria dimensione, quando estrarremo i tubero pubblicherò un altro scatto.

povero Daikon, cosa gli sarà successo? Forse il terreno dove l'abbiamo messo era troppo duro e sassoso anche per lui? Forse la Carnia non è il Giappone?

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04 Settembre Devis

follie della moderna economia global

questo pomeriggio sono entrato in un supermercato LIDL,con sorpresa ho notato che per i prodotti del comparto frutta e verdura era indicato il paese d'origine:

Aglio dalla Cina
Pomodori dal Belgio
Peperoni dalla Spagna
Cavolo dalla Germania
Melanzane dalla Spagna
Patate dall'Olanda
Cipolle dal Sudafrica
etcetera etcetera....
non cito i prodotti esotici, come ad esempio le banane, che non crescono alle nostre latitudini.

è possibile porre una tassa sull'inquinamento prodotto da questi alimenti che, provenendo dall'estero, hanno costi di trasporto/imballaggio altissimi? Ma gli affari sono affari, le patate che arrivano dall'Olanda fanno bruciare petrolio, fanno muovere l'economia, stiamo tutti meglio. Non vi venga mai in mente di seminarle nel vostro orto, provochereste un danno al benessere nazionale, il PIL colerebbe a picco!

concludo con una citazione di Beppe Grillo che esprime al meglio le contraddizioni del nostro sistema(?) economico: “La Danimarca ha importato dall'America 250.000 tonnellate di biscotti. L'America altrettante dalla Danimarca. Ma non possono scambiarsi la ricetta?”


23 Agosto Devis

i fagioli della zia

da qualche giorno, nel campo, è iniziata la raccolta dei fagioli. Secchi, da sgranare e conservare durante l'inverno, freschi, da consumare subito oppure da congelare.

almeno una volta al giorno me ne esco dalla piccola foresta di leguminose con un sacco colmo di bacelli. I primi giorni l'attività era noiosa, a causa del tempo impiegato a cogliere i frutti ma soprattutto per l'attenzione che serve a valutare quali bacelli contengono frutti maturi o sono abbastanza “pieni” per poter essere venduti.

Oggi mi sono ricordato di quando, da bambino, seguivo la vecchia zia nel campo. Ogni giorno salivamo il sentiero al pomeriggio, subito dopo l'ora del te, tornando a casa con le tasche pieni di bacelli. Era una sorta di rito, un rapporto giornaliero con l'orto che serviva non solo a scalare la raccolta ma anche a visitare le piante, valutando di giorno in giorno il loro stato di salute.

Con questi pensieri in testa, ho lasciato da parte la frenesia della giornata per perdermi tra le piante per poi accorgermi, con sorpresa, di esser già all'ultima pianta dell'ultimo filare...

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12 Agosto Devis

attesa...

il lavoro del contadino non ha eguali nel governare l'animo umano, ogni periodo ha un suo sentimento.

Qualche mese fa, dopo il lungo sonno vernino, assaporavo la speranza della primavera mentre interravo i primi semi.
Poi la gioia di vedere le piccole piantine fare capolino e disegnare meravigliose geometrie nel campo.
Giugno può essere il mese dell'ansia perchè, come un genitore apprensivo, scrutavo preoccupato le nubi minacciose all'orizzonte e mi svegliavo di notte al primo sbuffo di vento.
Ora siamo nell'attesa, tutto sta maturando, giorno dopo giorno i frutti del nostro lavoro vengono raccolti e messi al sicuro. E allora speriamo che il tempo passi in fretta, che le piante di mais resistano al vento, che i fagioli secchino il prima possibile, che gli animali selvatici se ne stiano al loro posto...

è il conto alla rovescia che precede le raccolte settembrine e la ritrovata serenità che porta l'autunno, quando il contadino potrà dormire sogni tranquilli anche se fuori piove o tira vento!


14 Luglio Devis

septoriosi

nella serra son dolori, una settimana fa ho notato delle macchie grigiastre sulle foglie delle piante di pomodoro, ho così deciso di potare le parti malate e attendere. Quattro giorni dopo le macchie grigiastre avevano invaso la serra e compromesso già molte piante.

E' un brutto colpo. Spero di salvare almeno i pomodori che stanno maturando, con l'aiuto della poltiglia bordolese. Fortuna che c'è l'altra serra altrimenti quest'anno c'era poco da stare allegri.

Prendiamolo come un insegnamento, dalla rotazione delle colture non si può prescindere, in nessun caso. Questa lezione me la ricorderò bene. Guardiamo avanti.

Per non intristirmi non ho fotografato la situazione, di seguito un link per chi fosse interessato a scoprire questa pericolosa avversaria: Septoriosi


28 Giugno Devis

allarme dorifora

è arrivata, in lieve ritardo rispetto agli anni scorsi. Oggi, passeggiando tra le file di patate, ho notato le prime giovani dorifore che attentavano all'integrità delle patate.

questa antipatica ospite è un coleottero che si muove goffamente e vola solo in caso di estrema necessità. Il suo unico passatempo è divorare le parti verdi della patate e delle melanzane deponendo le uova nella parte inferiore delle foglie.

è importantissimo intercettarle immediatamente perchè si riproducono a centinaia. Non c'è altro rimedio che la raccolta manuale e la rotazione culturale. Sembra che la dorifera, originaria del Colorado (Stati Uniti) sia un gentile regalo dell'esercito americano che l'ha importata in Europa per affamare la Germania nazista che basava le sue scorte alimentari appunto sulla patata!

ecco una foto della prima raccolta, queste erano le dorifore prima di essere trasformate in marmellata...

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19 Giugno Devis

api e arnie

ecco sistemati i due sciami che "il Prof." ha portato al pascolo qui sulle Alpi Carniche. Per quest'anno ci limitiamo a questo esperimento ma come dice Daniele (e dice bene) non c'è agricoltura biologica senza le api perchè proprio loro svolgono al meglio il lavoro d'impollinazione...

per altre considerazioni sull'argomento lascio la parola all'esperto ma se cercate un pò sul web i problemi che stanno avendo le api con l'agricoltura convenzionale (con relative morie) ne scoprirete delle belle!!!

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03 Giugno Devis

cara amica

quest'anno sei proprio dappertutto, tra il mais, sui fagioli, sotto le piante di patata. Per molti sei un portafortuna ma per me sei soprattutto un utile alleato.

Si, perchè al di la del tuo aspetto così docile, io so che sei una gran predatrice, con la tua attività instancabile tieni sotto controllo le popolazioni degli insetti dannosi.

e allora lanciati all'attacco dei maledetti afidi e non farti scoraggiare dalle formiche che, per proteggere il loro prezioso allevamento, tentano di disturbarti!

in cambio ti prometto di non vaporizzare mai una sola goccia di pesticida sul nostro campo!

buon lavoro, cara coccinella!

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19 Maggio Devis

le 7 piaghe del contadino (di montagna)

l'agricoltura non è certo solo rose e fiori, oggi, mentre ponevo riparo ad una punizione divina, riflettevo sulle peggiori catastrofi che potrebbero colpire le nostre coltivazioni da qui all'autunno. L'umore non era certo dei migliori...

  1. grandinata: distrugge qualsiasi cosa non sia protetta da una serra
  2. vento forte: stronca il mais, getta a terra i fagioli rampicanti
  3. pioggia infinita: inzuppa il campo e crea pericolosi ruscelli
  4. gelata tardiva: punisce il contadino che ha troppa fretta di seminare in primavera
  5. animali voraci: cinghiali, caprioli e cervi per il campo, volpi, faine e donnole per il pollaio
  6. malattie funginee del pomodoro e della patata
  7. insetti voraci: dorifera della patata, lumache e grili talpa

negli ultimi due giorni abbiamo avuto la piaga n.3, non finiva più di piovere, un ruscello formatosi sul pendio prospicente il campo è entrato tra un'aiuola e l'altra, c'è mancato poco che si portasse via tutto.

per fortuna stamattina è smesso di piovere e ho potuto porre riparo realizzando un canale che intercettasse il ruscello accompagnandolo fin sotto il campo. Una giornata di lavoro a pala e piccone. Almeno stanotte potrò dormire sogni tranquilli, forse.

ps. tra le 7 piaghe non è inserita la siccità, forse l'unica che davvero ci manca qui in montagna; speriamo che il buon Dio si dimentichi di aggiungerla all'elenco!


16 Maggio Devis

consociazione mais fagioli

oggi ultima semina primaverile. i fagioli nella consociazione con il mais. Il legume fornisce azoto alla graminacea ricevendone in cambio un sostegno sul quale arrampicarsi. Si è sempre fatto, tempo addietro, penso che la tecnica sia stata abbandonata perchè non compatibile con la meccanizzazione di queste due colture.

mi sembra di aver fatto le cose per bene, il mais seminato il 28 aprile ha acquisito un vantaggio di circa 18 giorni sui fagioli interrati oggi. Due fagioli ogni pianta di mais, distanza di 70cm tra le file, 50cm sulla fila.

se l'esperimento funziona questa tecnica potrebbe semplificare e potenziare molto la coltivazione di entrambe le specie.

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12 Maggio Luca

Patate

Oggi sono stato di nuove a ripulire le "cugnieries" delle patate dalle malerbe. E' un lavoro noioso, ma veramente vitale per le piccole piantine che finalmente hanno fatto capolino da sottoterra e che sembrano godere di ottima salute. L'intento di quest'anno è di avere il campo, l'orto e le serre in perfette condizioni per tutta la stagione....ambizioso, ma possibile.


10 Maggio Devis

sorgo o son desto?

caro daniele, il sorgo ibrido non aveva il gene killer (cioè quello che provoca la sterilità del seme alla seconda generazione) come disperavamo qualche giorno fa.

oggi ero a bordo campo e mentre fotografavo il mais ho notato delle piantine nei due solchi dove abbiamo seminato il sorgo a spaglio. Così il nostro campo di mais avrà la bordura antivento che volevamo.

controlla la foto qui sotto, spero di non aver preso un abbaglio!

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09 Maggio Devis

et voilà, ecco il mais

ecco una foto del mais spuntato ieri (10-12 giorni dopo la semina, 7 giorni dopo la prima pioggia). Fra qualche giorno inizieranno già a intravedersi le file da una certa distanza. Le malerbe sono ancora molto indietro, questo ci fa ben sperare perchè se la coltura prende il soppravvento ci risparmieremo un bel pò di lavoro.

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04 Maggio Devis

serra artigianale

in Carnia non c'è pomodoro che non abbia un tetto sopra la testa, altrimenti la pioggia e l'umidità non permettono al frutto di maturare senza macchiarsi irrimediabilmente.

la serra era ormai stipata all'inverosimile, 220 piante di pomodori strette strette l'una all'altra quasi abbracciate. Allora ho incaricato il papà, ex muratore senza pace da quand'è in pensione, di approntare una serra artigianale.

ed eccola qua, 70 mq coperti e preziosissimi ottenuti mettendo assieme un orto di cui non sapevo che farmene, vecchi tubi idraulici e il telo della serra appena sostituito da quello nuovo. 90 piante, anch'esse strette strette quasi abbracciate l'una all'altra.

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30 Aprile Devis

cereali...

abbiamo terminato la semina del mais, la lieve pioggerella di ieri ci fa ben sperare per una rapida germinazione. Nell'attesa iniziamo a parlare di cereali invernali, colture abbandonate da tempo in questa zona per ragioni di mercato e globalizzazione delle colture.

dato che io e Luca siamo digiuni sull'argomento, Daniele se ne sta interessando cercando prima di tutto di reperire, presso i centri di conservazione e riproduzione delle sementi, le varietà che meglio si potrebbero adattare al nostro clima.

nella foto sono con Daniele (detto il professore, dato che insegna materie agrarie) mentre interriamo gli ultimi semi di mais.

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27 Aprile Luca

Patate e mais

Finalmente le patate previste per la semina sono tutte nella terra. Questo lavoro faticoso è stato completato venerdi. In parallelo è stato seminato il mais e oggi abbiamo continuato, fino a terminare tutta l'estensione prevista. Il sole splendeva forte, è stato davvero meraviglioso raggiugnere questo primo traguardo in questo scenario, e constatare il netto miglioramento rispetto all'anno precedente, sia in termini di quantità, che in termini di organizzazione e aspetto finale del campo.

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25 Aprile Devis

pecoranera al quadrato

oggi prima semina del mais dopo le piogge senza fine dei giorni scorsi. Per l'occasione ci hanno raggiunto anche Daniele e Meris che condivideranno con noi questa parte del progetto.

per me e Luca questa è una delle note più liete della stagione, perchè Pecora Nera non è solo agricoltura ma è anche condivisione del lavoro e del rispetto per la Natura.

Pecora Nera al quadrato perchè il lavoro e l'entusiasmo condivisi valgono molto di più che la semplice azione, per quanto testarda e motivata, di un singolo. domenica si replica (!)

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22 Aprile Devis

trapianto di pomodori

due settimane di pioggia senza tregua. Questo pomeriggio è uscito il sole; poco prima che perdessi definitavamete ogni equilibrio psico-fisico... dovrò abituarmi presto alle tribulazioni del contadino!

l'oracolo metereologico da speranza per i prossimi giorni e allora via con le prime piantine di pomodori nella serra. Quelle cresciute da noi (un pò palliducce) e quelle acquistate al vicino vivaio (decisamente più vigorose).

una pianta, un pò di terriccio per accoglierla al meglio nella nuova dimora, il bastone di sostegno (messo da subito per non danneggiare le radici poi) e naturalmente la pacciamatura, quest'anno fatta di segatura o fogliame.

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13 Aprile Luca

Maledetta primaveraaaaa

Oggi la pioggia ha scombinato tutti i nostri programmi. Avremmo dovuto piantare la prima tranche di patate, ma il campo era davvero troppo bagnato...Però, dopo aver comunque squadrato il campo, giusto per dire "abbiamo almeno fatto qualcosa", ce ne siamo andati per boschi, e, seduti sul ciglio di un burrone, ci siamo goduti il panorama (in particolare P.N. dall'alto!!!) e parlando a lungo. Non dico che mi piacerebbe che tutte le domeniche fossero così...perchè le piante non si seminano da sole, ma che relax...


06 Aprile Devis

la serra torna come nuova

oggi cambio del telo di copertura della serra, quello vecchio era in pessime condizioni soprattutto per le nevicate e i temporali che ha subito in questi tre lunghi anni.

con qualche altro restauro fatto in questi giorni la serra è tornata come nuova, chissà che non si avvii a diventare la pietra miliare di Pecora Nera, finora è stata veramente il centro e il simbolo del progetto regalandoci anche tante soddisfazioni orticole.

per l'occasione c'era anche Eros, perchè, per dirla tutta, avevamo veramente bisogno delle sue abilità manuali, un ringraziamento speciale.

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05 Aprile Devis

fresatura

forse era l'ultimo giorno utile prima che cambi il tempo. siamo stati fortunati e tempestivi.

nella foto qui sotto il nostro amico Mic a bordo del New Holland (serie 56, 55 CV) con fresa al seguito, davvero un gran bel lavoro. Grazie di cuore. Peccato per un dente della fresa sacrificato contro un sasso bello grande e ben nascosto sotto la terra.

Il pensiero che ho avuto oggi per tutto il giorno è che a volte sottovalutiamo quanto le persone siano felici di condividere con te alcune esperienze e quanto siano disponibili ad aiutarti.

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03 Aprile Devis

aratura

negli ultimi giorni non dormivo la notte, la primavera avanzava a grandi passi ed il prato era ancora intonso. Oggi finalmente è arrivato il trattore e tempo due ore il bel prato verde s'è trasformato in campo.

3000 metri quadrati di ottima terra (anche a giudizio del "trattorista"), mai avuto tanto spazio a disposizione. Ancora qualche giorno di pazienza e poi si potrà iniziare con la semina. Di seguito una foto, la forma particolare è dovuta alla frammentazione fondiaria.

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20 Marzo Devis

compost toilet

considerato il tempo che passerò nell'orto ho approntato una compost toilet spartana e portatile. Ingredienti: una vecchia sedia, un piano in legno con apposita sagomatura, un secchio di segatura, qualche rotolo di carta igenica altamente biodegradabile e una pala.

inaugurata oggi, splendido il panorama che si gode dalla posizione che ho scelto, un pò troppo frizzantina l'aria di queste mattinate di marzo. Alle sue spalle il cumolo per compostare il tutto. Speriamo che non mi segnalino all'Azienda Sanitaria Locale...

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20 Febbraio Devis

day one

con l'allestimento del semenzaio inizia ufficialmente la stagione agricola 2008.
i primi vasetti sono pronti: 48 pomodori e 9 melanzane. Uso vasetti piuttosto grandi e non lascio più d'una pianta per vaso per non dover più modificare nulla fino al momento del trapianto di inizio maggio.
i tempi: mancano circa 10 settimane ai primi di maggio, il trapianto dei pomodori non è possibile prima perchè a fine aprile potrebbe verificarsi qualche gelata tardiva. Lo stesso vale per le melanzane che vanno di pari passo. Quando spunteranno le prime piantine prepareremo altri vasetti (fra una settimana circa) mentre per le curcubitacee (zucche, zucchine e cetrioli) aspettiamo i primi di marzo perchè hanno uno sviluppo più rapido.

nella foto si vedono anche alcuni vasetti più piccoli che uso per testare la germinazione di sementi vecchie o di cui non ho certezza della varietà, tra queste, mais e melanzane del 2006, tabacco e qualche seme di zucca.

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18 Febbraio Devis

dai diamanti non nasce niente, dal letame...

nascono i fiori, almeno così diceva De Andrè. Forse dopo due rimorchi caricati a pala il cantautore genovese sarebbe stato un pò meno poetico.

sabato abbiamo aperto il conto in banca (della fertilità) qui a Pecora Nera. Ci siamo procurati due camioncini di letame prontamente depositato su un terreno che è stato appunto destinato ad accogliere concime animale, compost e quant'altro possa giovare alla fertilità della terra.
il letame in questione è fresco di stalla quindi lo lasceremo invecchiare almeno un anno prima di utilizzarlo.

questa prima fornitura è arrivata gratuitamente, ringraziamo quindi l'allevatore che ci ha fornito la materia prima; prossimamente dovremo però trovare una forma di scambio visto che vogliamo far crescere i nostri depositi!

ecco un collage delle immagini della giornata.

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11 Febbraio Devis

appunti climatici

va di moda lamentarsi del clima, lo facciamo anche noi,

niente neve finora, come l'anno scorso.
ai margini del bosco ci sono bucaneve e primule, ieri è stata una giornata meravigliosa, al sole si stava in maniche di camicia.
forse dovremmo rivedere le nostre convinzioni in agricoltura, sfruttare questi invermi miti per trarre almeno qualche beneficio dal riscaldamento globale.

quest'inverno non è stato mai freddo, il mese scorso pioveva per giorni interi, non s'era mai visto, in gennaio o c'è un gran sole o nevica, pareva d'essere in autunno.

speriamo che arrivi la neve, magari per marzo. Il gelo limita la riproduzione degli insetti nocivi, poi la neve ricopre tutto e quando se ne va la terra è come burro, pronta per essere lavorata.


28 Gennaio Devis

fagioli rampicanti

in Carnia le cose funzionano al contrario, il cielo l'unico sistema di irrigazione e pensa a tutto lui... il fagiolo significa pianta rampicante perchè le varietà nane lasciano marcire i frutti a causa delll'elevata umidità e dei frequenti temporali.
Così durante l'inverno (senza guardare alla luna...) si va a “raclis” o “araclis”. Cosa sono? Bastoni di nocciolo lunghi dai 2 ai 3 metri, usati come sostegno appunto per il fagiolo.

Prima spedizione, due orette di lavoro, 25 “raclis” trascinati a casa e diversi calli alle mani!

Di seguito la classica fotografia che celebra il momento.

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10 Gennaio Devis

pattern (trama) orticola

in questi giorni sto pensando a un pattern (trama) per coltivare superfici abbastanza estese riproducendo sistematicamente lo stesso modello.

voglio includere abbastanza varietà di ortaggi per garantire la sinergia tra le diverse specie e un controllo naturale delle malattie e degli insetti nocivi. terrò conto anche delle particolare esigenze che hanno alcune piante se coltivate nel nostro territorio e anche delle geometrie tradizionali dei campi un Carnia.

nelle specie da includere c'è sicuramente il fagiolo, che nella nostra zona è sinonimo di pianta rampicante (date le precipitazioni abbondanti). Come supporto si utilizza tradizionalmente un bastone di nocciolo che se abbinato ad un solido filare potrebbe costituire un'ottima barriera frangivento. Ai fagioli intervallerei qualche pianta di mais che si possa avvalere dei filari per resistere meglio ai forti venti, magari lo stesso mais potrebbe fungere da sostegno per i fagioli.

poi ci sono le patate da intervallare al fagiolo per garantire una buona insolazione, metterei due file di fagioli e due di patate dividendo queste ultime con una fila di zucche e di altri ortaggi che non necessitino di grande cura.

al centro della trama un filare di pomodori intervallati da melanzane e peperoni (più bassi) per garantire migliore insolazione dei frutti.
In Carnia questi ultimi ortaggi hanno problemi per via dei temporali e dell'elevato tasso di umidità, sto pensando di inserirli tra due filari di fagioli da utilizzare come pareti di una piccola tettoia in nylon. Ovviamente occorre provvedere, almeno per i pomodori un'irrigazione a goccia, facile da realizzare soprattutto se il terreno è in lieve pendenza.

di seguito una prima bozza della mia idea, sono ben accetti i consigli!

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30 Novembre Devis

seed savers

dalla prossima primavera faremo più attenzione alle sementi utilizzate nei nostri orti. Finora infatti abbiamo acuistato sementi per lo più da vivai e negozi del settore.

Mi rendo conto che, un progetto come il nostro, non può prescindere dalla salvaguardia della biodiversità. La standardizzazione delle colture e il business degli OGM rischiano di trasformare il contadino in un burattino in mano a banche e multinazionali.

Noi vorremo essere contadini responsabili delle nostre interazioni con la terra ma, per essere responsabili, bisogna anche essere liberi perchè altrimenti qualcun'altro decide al posto tuo.

Penso inizieremo dal fagiolo, prodotto principe di questa terra... semineremo e conserveremo alcune varietà locali grazie all'aiuto di un amico che di queste cose se ne intende.

Per i profani dell'argomento:
Definizione di Seed Saver da Wikipedia
Civiltà Contadina - Riferimento per i seed savers italiani

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29 Ottobre Devis

fine stagione

con la raccolta delle pannocchie, sabato, si è chiusa la stagione agricola. L'arrivo dell'inverno non permette altre coltivazioni, l'unica eccezione la si fa per lattughe, cicorie e verze.

Il bilancio è sicuramente positivo, nonostante il clima pazzo che ci ha regalato ben tre grandinate!

Ora, con calma, si guarda avanti, alla prossima annata.

ps. speriamo che l'amico con l'aratro si sbrighi a fare il suo lavoro, qui piove un giorno si e l'altro anche. Se ritardiamo ancora, con il terreno che prima o poi gelerà, rischiamo di non poter "aprire" il nuovo campo prima della prossima primavera


24 Ottobre Devis

il Daikon

grande ravanello bianco, dalla consistenza carnosa e dal sapore piccante, proviene dal Giappone ma si adatta benissimo a tutte le zone climatiche della nostra penisola

ho trovato i semi su ebay per qualche euro, li ho seminati in pieno agosto (un pò in ritardo rispetto a quanto consigliato) prima in vasetto e poi in aiuola, nello spazio lasciato libero da alcune piante di fagioli nani deperite precocemente

quasi tre mesi dopo le 10 piante sono tutte in salute e penso che con la prima nevicata mi deciderò a cogliere questi tuberi di cui ho sentito un gran bene

mi piace avere qualche "chicca" che i vicini non hanno nel loro orto ma soprattutto penso sia fondamentale coltivare quante più varietà e piante possibili, per tentare di imitare quello che fa la natura quando è libera di fare da se.

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07 Ottobre Devis

I frutti dell'autunno

Le pannocchie stentano a seccarsi forse perchè abbiamo seminato in ritardo, bisogna aspettare ancora due settimane perchè si colorino di un bel rosso fuoco e si possano cogliere. Intanto ne abbiamo presa qualcuna solo per fare un bel cesto con le noci della zia.

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26 Settembre Devis

Pioverà?

Era aprile e guardavo il cielo terso, non veniva giù una goccia d'acqua da tre settimane e sembrava piena estate. Con le patate appena messe sotto terra già si malediva il cambiamento climatico e si pensava a come far arrivare l'acqua alle piante.
Quattro mesi dopo son qui a dire che son venute poche patate perchè è piovuto troppo. Le canne del mais piegate dai temporali e le orti distrutte dalla grandine.

Ce la siamo cavata, come sempre... ma è stata la peggiore stagione della mia breve carriera di contadino...

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