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26 Agosto Devis
natura matrigna

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21 Maggio Devis
trabiccolo

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24 Aprile Devis
el campesino

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06 Dicembre Devis
benji

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24 Novembre Devis
into the wild

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05 Novembre Devis
dolce riposo

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15 Ottobre Devis
nel campo di mais

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Il termine "ecovillaggio" e l'immaginario collettivo

Da tempo rifletto sulle reazioni suscitate nell’immaginario comune dal termine “ecovillaggio”.
Vorrei aprire qui una piccola riflessione su cosa questo termine comporta iniziando dalla definizione data dallo stesso GEN (Global Ecovillage Network) a Snyder nel 1999:
"Gli ecovillaggi sono piccole comunità rurali o urbane che integrano una struttura sociale basata sulla solidarietà con attività pratiche legate alla progettazione ecologica”

Molte persone che sono venute in contatto con Pecora Nera mi hanno trasmesso la sensazione che chi si avvicina al mondo degli ecovillaggi si trovi in difficoltà nell’intraprendere la sua iniziativa proprio per il difficile confronto tra i propri mezzi e l’obiettivo finale cui si aspira.
Ecovillaggio è sinonimo di un gruppo consolidato (una decina di membri), di case isolate nel cuore della campagna, di abilità e organizzazione atte di soddisfare gran parte dei bisogni primari.
Di fronte a questa percezione molti si trovano in difficoltà perchè per approdare ad un risultato del genere richiede grande forza interiore, la condivisione con altre persone e mezzi economici che non tutti possiedono.
Ed allora come si definisce una famiglia che coltiva un appezzamento di qualche centinaio di metri quadri soddisfando buona parte del proprio fabbisogno alimentare, che si è dotata di pannelli solari temici e fotovoltaici e più in generale è sensibile a iniziative socio-ambientali?
Non rientra di certo nella percezione comune di ecovillaggio, ma è sicuramente un’iniziativa di rilievo che può diventare una proposta concreta per molte altre persone.

C’è bisogno in un termine per definire quello che sta fra la società e gli ecovillaggi, un termine che definisca un gruppo o un singolo che si impegnano a coltivare la terra, ad utilizzare energie rinnovabili per ridurre la propria “impronta ecologica” e a sensibilizzare la collettività sulle tematiche socio-ambientali.
Un termine che funga da ponte e che porti agli ecovillaggi ma non solo. Un termine che, a mio avviso, consenta a molte altre persone di avvicinarsi a questo mondo.

E’ aperta la discussione, pubblicherò sul blog gli aggiornamenti sulla mia proposta. Per condividere le vostre opinioni scrivete a devis@progettopecoranera.it e mi curerò di pubblicarle nella sezione dedicata.
Devis

PECORA NERA E' un progetto per coltivare la terra insieme, collaborando con la natura e dividendo equamente il frutto del lavoro comune. Attualmente coltiviamo terreni per circa mezzo ettaro e la nostra direzione è raggiungere l'autosufficenza alimentare, così da ridurre la nostra impronta ecologica sul pianeta. Vogliamo coinvolgere altre persone nel nostro progetto, a diversi livelli di partecipazione, secondo le possibilità di ognuno.

Notizie archiviate nella categoria: Società

26 Agosto Devis

animali in cattività

mattinata in sella, furiosamente in bici, mi sono sorpreso con un'espressione ferina mentre divoravo la salita e l'asfalto avanti a me. Qualcuno potrà dubitarne ma vi assicuro che è proprio così, non posso osservarmi da fuori ma dentro di me quello che vedevo era proprio un animale primitivo all'inseguimento della sua preda.

da li al successivo pianoro una cascata di pensieri brulicavano nella mia testa. L'uomo oggi animale in cattività, luci al neon, campi elettromagnetici, cibo velenoso, protesi del movimento.
Il palliativo della scienza medica per corpi morti perchè privati della loro funzione originale: camminare, correre e respirare forte, sopportare il freddo, patire la calura, scurire la pelle sotto il sole, immergersi in acque gelide, sviluppare calli, sentire la fame, avere sete.

oggi il nostro corpo si trova in una camera iperbarica di conforti, chi crede che la speranza di vita proseguirà il suo incremento esponenziale si sbaglia di grosso. L'ottantenne di oggi è il risultato di una giovinezza nella pietra e di una vecchiaia nel cotone, e rimarrà forse un unicum nella storia umana.
L'ottantenne di domani è già nato e sarà il risultato disastroso di un corpo mai utilizzato pronto a farsi intubare e collegare a svariati macchinari.

i bagni di fieno, i lunghi respiri, le pietruzze colorate, le diete colorite... sono tutte pratiche auspicabili ma che valore hanno di fronte ad una giornata nei prati e nei campi, ad una puntura d'ape, ad un tuffo nel torrente, ad addomesticare una montagna e respirarne l'aria a pieni polmoni?

scopro un Fukuoka vero anarchico quando propone un'umanità senza nazioni e mi torna alle mente l'ardore di qualche anno fa. Loro, gli anarchici, lottavano contro la tirannia del potere economico, oggi occorre aprire gli occhi e vedere una nuova realtà, ci stiamo privando (e non “ci stanno”) del bene che viene prima ancora dell'aria che respiriamo, ovvero di un corpo degno di vita capace di donarci una vita che sia solo nostra e non dipendente da una serie di professionisti del malessere.


07 Agosto Devis

welfare contadino

pulisco il radicchio con immenso senso di gratitudine per questa pianta che, da fine aprile, va avanti a ricrescere, io taglio e lui ricresce e c'è ne sempre in abbondanza.
A causa dell'ultima esagerazione ciclistica la caviglia mi fa maluccio, però mal che vada potrei restarmene fermo e tagliare il radicchio che cresce da solo e magari cucinare qualche polenta con il mais che s'è accumulato dall'annata precedente. Da questo punto di vista il futuro fa meno paura.

l'interlocutore ,cui racconto il mio vivere, storce naso e bocca, aggrotta le ciglia e scocca la freccia: “e come fai con la pensione?”. Possiamo subito correggere la domada riferendola a tutti i servizi assistenziali dello stato sociale.
I miei amici sono preoccupati, mia madre non ci dorme la notte ed è arrivata al punto di proporsi di iscrivermi alla coldiretti e di pagarmi i contributi di tasca propria.

certamente Thoreau suggerirebbe di non optare per una vecchiaia serena a scapito di una giovinezza vissuta pienamente. Da buon anarchico inorridisco pure alla prospettiva di essere schedato come una vacca da latte pronta ad anni di onorata mungitura. In prima battuta risponderei che, con tutta probabilità, la pensione come noi la intendiamo sarà un lontano ricordo all'epoca della mia vecchiaia.

però una risposta vera va data. Cosa c'era prima dello stato sociale? Il welfare contadino era costruito attorno alla famiglia o, in senso lato, alla comunità. L'individuo maturava un credito produttivo informale negli anni del vigore fisico e riscuoteva l'assistenza dagli altri membri al momento del bisogno. Probabilmente il welfare come lo conosciamo oggi è maturato con la sostituzione del binomio comunità-contadino con famigliamononucleare-operaio e proseguirà in futuro con single-impiegato.
Molti anziani e gran parte dei cinquantenni cresciuti nel mito del diritto acquisito non possono capire che nessuna sinecura può essere garantita vita natural durante per volontà divina e che presto o tardi qualcosa dovrà venir meno pure dalle loro tasche. Ma qui si sconfina nella politica.

che la risposta e le controargomentazioni siano logiche o no, l'interlocutore rimarrà aggrappato alla sua situazione contributiva ed io alla mia utopia di comunità di mutuo soccorso. Se, tra cinquant'anni sarò un pachiderma solitario con le zanne consumate dal radicchio allora spero di trovare con dignità il mio cimitero degli elefanti altrimenti farò abiura ed elemosinerò le briciole alla nazione opulenta.


29 Luglio Devis

acqua, alberi, sassi...

tre anni fa percorrevo questa strada sterrata che conduce al torrente, oggi, che la vegetazione l'ha stretta fino a quasi diventare un sentiero, corro mangiandomi le ragnatele. Ripenso a quel pomeriggio in cui mi godevo la frescura del bosco che costeggia il torrente, allora lavoravo ancora in ufficio, ero sinceramente strabiliato dal benessere che avvertivo mentre l'ambiente circostante, fatto di legno, pietre ed acqua, mi avvolgeva proteggendomi dalla vampa estiva.

com'è possibile che possa godere di questa meraviglia poche volte all'anno? e perchè sono qui solo? Dove sono i miei amici, quegli stessi ragazzi che correvano a fianco a me solo pochi anni fa? Queste sono domande da ragazzo della via Gluck, ironizzai fra me e me, ricordo quei momenti come fosse oggi.

salii alla cascata, lasciai asciugare il sudore, feci un paio di tuffi nell'acqua gelida e mi stesi al sole a pensare... pensavo alla mia sedia in ufficio, agli ultimi colloqui telefonici avuti con i clienti, problemi informatici, computer accaldati che non volevano funzionare, persone tese e sudate... qualcosa non mi era chiaro.

era questo vero progresso? quello che mi teneva otto ore sudato ed inchiodato ad una scrivania mentre la Natura esplodeva di colori e vita? Perchè l'umanità non s'era fermata un attimo, a cavallo dei decenni appena trascorsi, per conquistare quel margine e vagliare un'altra strada? Un treno senza stazioni questo PIL che cresce sempre. Chi non ci sta provi a buttarsi dal finestrino.

oggi mi sento con un piede sulla carrozza e uno che sta roteando in aria in attesa di cogliere l'attimo, certo “non son tutte rose e fiori sul fronte hippy”, ma difficilmente baratterei queste meraviglie, a patto di poterle condividerle con qualcuno.

PS. “Thoreau: Io non vorrei che nessuno adottasse il mio modo di vita […]; perché […] desidero che ci sia al mondo il maggior numero possibile di persone diverse; ma renderei ciascuno molto attento a scoprire e perseguire il suo modo

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24 Giugno Devis

rapporti forzati, di necessità e prossimità

il rapporto con i miei genitori ha spesso sofferto a causa del mio stile di vita alternativo. Negli ultimi tempi s'è andato stabilizzando in una pacata collaborazione quotidiana.
Se il rapporto non è definivamente esploso qualche tempo fa è stato grazie anche a quel che oggi chiamerei: rapporto di prossimità e di necessità, situazione che trapela sempre dalle parole di mia nonna quando racconta della vita di paese di una volta.

prossimità e necessità: vivere in un contesto fisicamente “di vicinato” ed avere l'interesse a sviluppare rapporti di collaborazione.
Quanto per il piccolo centro rurale quanto per la mia famiglia, prossimità e necessità, funzionano da coach nei rapporti interpersonali.
Se il rapporto con i miei genitori è stato spesso sfilacciato e consumato dagli attriti sicuramente la passata di pomodoro ha dato una mano a salvarlo.
La passata? Si, mentre mia madre non metterebbe mai mano ad una pianta di pomodoro, io proprio non ce la faccio a chiudermi in casa a fine agosto a pelare, scottare e cucinare...
Da qui la collaborazione che normalizza i rapporti tesi, gli restituisce una quotidianità fatta di piccole cose e riempie i vuoti con il racconto del fatto concreto.
Ho intuito spesso muratori, veri montanari poco avezzi alla comunicazione, parlare per ore di cemento e cazzuole e travi, prima di arrivare al dunque di una conoscenza più intima.

ovvio, questo crea o salva un rapporto, fornendo solo una base per la sua costruzione o ricostruzione. Cosa sarebbe successo in un contesto urbano dove prossimità e necessità sono affievolite o inesistenti? Il rapporto con i miei genitori si sarebbe perso dentro lo spazio vuoto della metropoli (non-prossimità) e nel tempo nullo dell'indipendenza formato moneta (non-necessità)?

In un paese, anche oggi, gli amici non te li scegli, quelli sono e con quelli farai il tuo viaggio, in questo senso la prossimità forzata spinge a tirar fuori il meglio dalle persone che ci circondano.
In un paese d'altri tempi, se il mugnaio era un tipo strano, te lo facevi piacere per necessità pur di non camminare un'ora col grano in groppa fino al prossimo mulino.


17 Aprile Devis

quanto vale un chilo di pomodori?

mi chiedo spesso se sarà possibile, in un prossimo futuro, che il progetto Pecora Nera poggi le proprie basi economiche sull'agricoltura, ovvero, vale la pena oggi di guadagnarsi il pane facendo il contadino?

in questi anni sono passato da momenti di entusiasmo a giorni di disillusione. Da par mio, ho verificato cosa significhi produrre e vendere cibo. Sono orgoglioso che i miei pomodori siano considerati squisiti e che, di bocca in bocca, arrivino persone da altri paesi per rifornirsi da me.

nel bel mezzo dell'estate (quando fiumare di pomodori invadono i supermercati) vendo i miei Cuori di Bue a 2€ al chilo, un prezzo molto superiore allo standard e di poco inferiore al biologico. Non è mai successo, ma a chi mi chiedesse ragione del prezzo risponderei così:

quanta importanza diamo alla professionalità del nostro medico? Quanta fiducia dobbiamo riporre in lui dato che consegnamo nelle sue mani la nostra salute? Quanto è rispettabile e remunerata questa professione? Eppure, anziani ed ipocondriaci a parte, la persona media si mette nelle mani di un medico non più di tre-quattro volte l'anno.

non dovremmo allora tenere in ben più alta considerazione chi produce ciò che immettiamo nel nostro corpo almeno tre volte al giorno, ogni giorno della nostra vita? Eppure, quasi sempre, non sappiamo neppure che faccia abbia chi ha raccolto il pomodoro che abbiamo nel piatto o chi ha deciso come coltivare il grano di cui è fatto il pane sulla nostra tavola. Potrebbe avere la faccia di un bracciante chino da ore sotto il sole, in un campo del meridione o di un imprenditore che decide del nostro grano da dietro il freddo monitor di un computer.

se non vogliamo o non siamo in grado di prenderci cura del nostro cibo in prima persona, non dovremmo almeno avere dei fiduciari che lo facciano al posto nostro? Quanto è importante il cibo? Pensateci bene, per molti è più giustificato il prezzo di un cellulare da cinquecento (500!) euro che un chilo di pomodori a 2€!

per fortuna ho incontrato persone che riconoscono il valore dei miei pomodori ed è questo che mi consola, ma solo se sarò certo che in un prossimo futuro il ruolo di “produttore di cibo” verrà tenuto in maggior considerazione allora si, sarò pronto a vivere di agricoltura.


10 Febbraio Devis

è l'inizio della colonizzazione?

la prossima primavera vedrà la semina del primo campo di mais OGM in Italia. Da giovane retrogrado quale sono preparo le barricate e pongo quattro domande.
  • (il politico marionetta visionaria) "gli OGM ci aiuteranno a risolvere il problema della fame nel mondo", peccato che la fame sia quella dei manzi nei feedlot modello USA dato che a loro è destinata la quasi totalità della produzione di mais e soia; chi ha mai visto servire polenta e germogli di soia da MacDonald?
  • (l'agricoltore speranzoso) "gli OGM aumenteranno la produttività e ridurranno le spese per i prodotti chimici", alzi la mano chi, da quando è stata lanciata la rivoluzione verde, ha mai visto un contadino lavorare di meno e vendere i suoi prodotti più cari. Da ragazzo, passavo qualche settimana all'anno nell'azienda agricola di mio zio, ho visto con i miei occhi come il benefico aumento della produttività, apportato dalla tecnologia, finiva regolarmente nelle tasche dei soliti noti, mentre a mio zio rimaneva il mutuo da pagare e dodici ore filate di lavoro al giorno
  • (lo scienziato stregone) "le nuove varietò biotech possono essere “progettate” per essere più ricche di proteine, amminoacidi o vitamine prevenendo così alcune carenze alimentari." cosa ne dirà il povero e malnutrito ultracentenario sardo quando la nazione più grassa del mondo arriverà, in una missione civilizzatrice, ad imporre il suo “cibo superiore”?
  • (il venditore di fumo) "dev'essere garantita la libertà agli agricoltori di utilizzare le nuove tecnologie". E a me, contadino montanaro che non capisce il progresso, chi la garantisce la libertà di non vedere il proprio seme inquinato dall'impollinazione del vicino OGM? Con il rischio poi di essere accusato di aver violato il copyright del biotech. E il copyright della Natura a chi appartiene?


05 Ottobre Devis

non è mia abitudine postare link a documenti o video. Anche perchè amo scrivere in prima persona più che citare.

Ma devo fare un secondo strappo alla regola in pochi giorni. Ero già a conoscenza della problematica OGM ma questo documentario mi ha gelato il sangue nelle vene. Ero già consapevole dell'importanza di conservare il seme delle varietà locali ma ora so che nei prossimi anni questa sarà una vera e propria guerra.
Controllare i semi significa controllare il cibo e quindi controllare la gente e i popoli. Dal piccolo contadino sudamericano all'agricoltore di casa nostra, nessuno escluso.

Ecco il link della prima di undici puntate, alla fine di ogni video c'è il link al successivo. http://www.youtube.com/watch?v=rR8-cj_j5qQ&feature=related


01 Ottobre Devis

il futuro secondo BBC

di seguito i link ad un documentario della BBC in sei puntate da dieci minuti che immagina l'agricoltura e lo stile di vita in uno scenario post petrolifero. Trovo quanto detto dalla giornalista molto equilibrato e condivisibile, senza estremismi ed eco-terrorismo, ottimo per informare chi ancora ignora, più o meno volutamente, certe tematiche.


29 Settembre Devis

il futuro secondo me

sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo“ Mahatma Gandhi.
ovvero il futuro secondo me, cosa risponderei se malauguratamente il genere umano mi interrogasse: “ehi tu, che la sai tanto lunga, dicci che dobbiamo fare!”. Ecco qua:

sentite: abbiamo una bella scocciatura per le mani, mi riferisco a questo sistema elefantiaco di produzione, distribuzione e consumo di beni che abbiamo costruito dannandoci l'anima. Occorre dimenticare il mantra che ripetiamo ossessivamente: “salvare l'economia”. No, questa economia non è da salvare, al diavolo il PIL!

si ritorni ad abitare le campagne e le montagne. Gente, fuori il naso dalle scatole di cemento! Con la fine dell'era petrolifera produrre il cibo è un grosso lavoro, che impegna almeno un terzo della popolazione (e non il 3-4% di oggi). Senza le illusioni chimiche dell'agroindustria servono braccia robuste e schiene chine sui campi.
Ma non tutta la fatica viene per nuocere: autoproducendo il cibo, l'energia elettrica, l'acqua calda e la legna per il riscaldamento mandiamo al diavolo molte oligarchie.
Sementi OGM? No grazie, il seme lo abbiamo e lo conserviamo;
Spesa compulsiva all'ipermercato? Esco nell'orto e vedo che cosa offre oggi la Natura;
Energia elettrica prodotta a partire da petrolio o nucleare? Ma abbiamo il nostro pannello solare, certo è piccolo, ma può bastare;
Gas da riscaldamento russo? Goodbye Putin.
con buona pace di politici ed economisti il bubbone del PIL dovrà sgonfiarsi rapidamente.

E lo Stato? Niente rivoluzione, i comunisti si mettano l'animo in pace. Il sistema rimane in piedi, non ci sono più molti soldi da intascare ma dei servizi da amministrare si, necessità a cui piccole comunità rurali o città spopolate non possono dare risposta. Lo Stato sociale per intenderci, ma più piccolo: ad esempio, una sistema sanitario responsabile ma ridimensionato da una popolazione rurale ruspante, che non è assuefatta a pillole di ogni sorta, più rimedi naturali e meno dottori.

e delle automobili che si fa? Produrre localmente significa anche vivere localmente, meno spostamenti. Segnamo una bella striscia verde dividendo a metà le strade: di qua le biciclette, di la i motori.
Se, in una bella giornata di sole, il vigile ti ferma in auto e hai meno di sessant'anni ti prendi una bella multa per aver inquinato senza motivo. Con un po' di buon senso eviteremo ovviamente ambulanze a pedali o i triremi mossi a forza di schiavi remanti delle flotte greche.


questo “il futuro secondo me”, e secondo voi?


10 Luglio Devis

un pallone troppo gonfio?

in questi giorni i grandi (?) della terra banchettano e producono qualche generica dichiarazione di intenti da dare in pasto a chi ci vuol credere. Ridurremo le emissioni inquinanti: Cina e India giustamente non firmano, avete inquinato voi fin'ora, adesso è il nostro turno. Risolveremo il problema della fame nel mondo: continuiamo forse a dare un tozzo di pane ma ci guardiamo bene da insegnare a coltivare il grano (OGM), si sa mai che ci mettano i piedi in testa fra qualche decennio.
nel frattempo molti giovani volenterosi (e un po' incazzati) producono colorati striscioni e rumorose manifestazioni.

premesso che i politici non decidono un accidente ma sono la somma delle lobby che li hanno creati, questi personaggi sembrano comunque essere seduti sopra il grande pallone del libero mercato globale.
Il pallone potrebbe scoppiare da un momento all'altro. Dovremmo sgonfiarlo un pò. Dato che il pallone è pieno del danaro che abbiamo stampato dalla notte dei temi suggerisco a quei volenterosi che citavo prima di mollare gli strisiconi e iniziare qualche attività di autoproduzione (cibo, energia solare, case di legno ecc).

togliamo un po' di danaro al sistema (non tutto), sgonfiamo il pallone facendo un po' di baratto che giova solo alle due parti dello scambio e non a terzi banchieri singoraggiatori. Forse a quei piccoli personaggi seduti su un grande pallone rimarrà solo una sedia made in china dove sedersi a parlar d'altro.


25 Giugno Devis

appunti sulla vita frugale / il trasporto pubblico

la corriera in Carnia sono frequentate da tre categorie fondamentali di persone: gli studenti, i vecchi e i matti. La frequenza dei collegamenti è simile a quella delle carovane che univano gli avamposti dei visi pallidi, ai tempi della conquista del west.

dovendo portare la bicicletta al meccanico non ho trovato soluzione migliore che andare pedalando e tornare a casa comodamente seduto su di un mezzo pubblico.
Seduto alla stazione, aspettando l'ultima corsa per Raveo, ho incontrato un mio paesano che ha subito tenuto a commiserarmi scherzosamente per il fatto che io mi fossi avventatamente privato dell'automobile.

mentre parlava ho pensato appunto che il lusso dell'automobile è precluso agli studenti, per limiti di età, ai vecchi, che non sono nati all'epoca buona per conquistarsi la patente, e ai matti, che all'arte della guida sono interdetti.
Ma la scelta di utilizzare un mezzo pubblico viene spesso scartata, anche se logica, da molti dei miei coetanei che, tagliato il traguardo del possesso di quattro ruote, si comportano come se le loro prospettive dovessero cadere in disgrazia se salissero ancora una volta su una corriera.
Poco importa se ,a volte, i mezzi pubblici siano la soluzione più comoda, economica, ecologica e sicura.


18 Giugno Devis

appunti sulla vita frugale / il corpo

dopo sei mesi di stenti in questa avventura frugale, dopo aver dormito per lunghe settimane a quattro-cinque gradi centigradi, dopo aver lavorato ogni giorno esposto alla furia degli elementi, dopo aver condotto una dieta di soli alimenti vegetali, dopo aver pedalato per centinaia di chilometri...

... eccomi qua, così derelitto da non saper più cos'è uno starnuto o un colpo di tosse, talmente deperito da sfogare le energie in eccesso pedalando sulle salite delle Alpi Carniche, consumato a tal punto dal poter passare delle ore piegando schiena e gionocchia contro le erbe infestanti.

le possibilità di adattamento del nostro corpo sono inimmaginabili, se stimolate. Certo, stando chiusi in una scatola climatizzata d'inverno come d'estate appena ci avventuriamo fuori dalle quattro mura amiche, con i bronchi avvelenati dall'inquinamento o dal fumo di sigaretta, l'unica meta possibile è l'ambulatorio medico. Alcuni mi dicono: non tutti possono fare il contadino, tu sei giovane e forte; io rispondo, cinquantanni fa non tutti facevano i contadini, ma molti si.

personalmente mi sono vergognato con me stesso per la paura che mi pervade nell'affrontare un bosco la notte, un albero rimane un albero anche al buio; ma siamo troppo lontani dal mondo dei sensi, e troppo vicini alla finzione cinematografica.
Se improvvisamente tutte le luminarie del pianeta si spegnessero, la cosiddetta civiltà sprofonderebbe in un caos tale da mettere in pericolo la propria sopravvivenza.
viviamo una realtà astratta dal Pianeta che ci ospita, chiusi in un mondo ovattato, dovremmo riappropriarci almeno un po' del nostro essere animale prima che ci infilino una tuta da palombaro anche per andare in giardino.


29 Maggio Devis

quel che ero...

con il sole dell'ultimo mese che mi ha cotto il cervello mi sono ricordato da dove ho iniziato per arrivare fin qua.
No, non sono mai stato ne un comunista ne un rivoluzionario.
C'erano però due principi che mi hanno sempre affascinato.

Le patate si raccolgono in autunno e si possono conservare fino alla primavera successiva. Quel che non s'è mangiato d'inverno si semina ad aprile ed il resto è sprecato. Se la Natura è stata generosa nell'offrirmi un raccolto oltre i miei bisogni devo essere a mia volta generoso con qualcun'altro che patate ne ha avute poche. Le patate non si possono cumulare di stagione in stagione, per questo abbiamo inventato il danaro.

Che tutti abbiano un fazzoletto di terra, grande quanto ognuno, solo con le proprie forze, riesce a coltivare. Che nessuno abbia un fazzoletto in più con il quale speculare sul lavoro di un altro che un fazzoletto non possiede.

Poi si inizia a comunicare attraverso le proprie azioni e le parole iniziano a perdere di significato; e le definizioni iniziano perfino a dar fastidio.

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09 Aprile Devis

il letame e il PIL

con tutta questa primavera che viene avanti mi manca il tempo per pensare.
ho aprofittato allora di un bel lavoro pomeridiano per riflettere un pò.

stavo “spandendo letame”, un'espressione un po' dialettial-maccheronica che sta a significare che stavo distribuendo il letame sul terreno. Forse si capiva comunque.
ho meditato a lungo sull'attività che stavo svolgendo. “Spandere letame” è un'operazione che si divide fondamentalmente in quattro fasi: si carica la carriola a piacimento, si conduce il mezzo attraverso il campo, a destinazione si svuota il contenuto, per ultimo si provvede a spargere ulteriormente i mucchietti disposti ordinatamente.

avrei potuto attardarmi fino a sera in quest'attività che svolgevo senza fatica apparente e senza percepire il disagio della ripetitività delle mie azioni.
per lo status quo questo mestiere di maneggiare la merda bovina è considerato quasi come la peggiore delle punizioni divine inferte a uomini indegni o appartenenti ad una casta inferiore.
evidentemente, in quel momento, non mi sentivo tanto sfortunato.

se fosse passato di la un economista avrebbe compianto la mia situazione: un matto con i capelli arruffati appena uscito da una baracca di legno che con mezzi arcaici (la carriola e la forca) stava tentanto di ottenere con tecniche arretrate (il letame e l'uso della propria forza bruta) un minimo reddito (in moneta sonante) da un minuscolo pezzo di terra (non conoscendo suddetto cavernicolo la regola delle economie di scala e del calcolo della produttività); forse mi avrebbe segnalato alla locale unità sanitaria affinchè inviassero presso di me un operatore sociale.

purtroppo per l'economista in quel momento non stavo guidando un'automobile, non stavo sviluppando patologie fisiche da sedentarietà moderna, nessuna nevrosi da curare presso costosi specialisti, non fumavo, vestivo abiti semplici, mi abbronzavo sotto il sole e non in un solarium, non stavo lavorando per produrre beni da immettere sul mercato, non intrattenevo rapporti di natura finanziaria... insomma, ai fini del PIL non esistevo.

ma io in quel momento esistevo con certezza per la terra che calpestavo, esistevo ed ero impegnato nella primordiale attività dell'uomo agricolus, ovvero cercare di ottenere dalla terra il giusto sostentamento per la vita.

ps. nel frattempo la radio gracchiava qualcosa a proposito di un'abberrante necessità sorta dagli ultimi tragici eventi: un'assicurazione per la propria casa contro le calamità naturali! ragazzi, non assicuratevi! è un'estorisione legalizzata e fondata sulla paura!


25 Marzo Devis

freccia rossa

tento sempre di tenermi alla larga da questioni troppo lontane dai miei affari agricoli, non solo perchè l'erba del vicino, spesso ogm, è più verde ma anche per non snaturare le ragioni di questo blog.

oggi però non ce la faccio. Stavo zappando e ascoltando la radio quando sono stato fulminato dalla notizia, un treno stava percorrendo la tratta milano – roma in sole tre ore, con fanfare al seguito e taglio del nastro come quando s'inauguravano le prime ferrovie ottocentesche.
tre ore da milano a roma, se Annibale avesse potuto caricare i suoi elefanti su un mezzo del genere per i Romani sarebbero stati guai...

niente da eccepire sulla celebrazione del genio umano. Vorrei però fare un appunto: che sistema è quello che ci rende necessario viaggiare a trecento all'ora? ovvero, se la ruota di un carro non gira a dovere forse è meglio oliarla prima di aggiungere un cavallo da tiro.

l'enorme impiego di uomini, mezzi e intelletto impiegato nella costruzione della nuova linea ferroviaria non poteva essere impiegato per studiare come evitare di dover spostarci tanto velocemente (conseguenza diretta del “tanto frequentemente”)? non dovremmo forse lavorare sulla sostanza (il significato, la bellezza, il sentimento, il valore) del viaggio piuttosto che sulla sua forma (la velocità, la frequenza).

Io in bicicletta ci metterei una settimana, in un viaggio dal ritmo medievale, infine visiterei la città eterna o un carissimo amico e forse questa mia esperienza varrebbe molto più che cento viaggi fatti da un manager o da un politico chiuso dentro una navicella spaziale sparata dal nord al sud della penisola.

l'economia di mercato non contempla purtroppo i principi della permacoltura, citando Grillo: “gli stati uniti esportanto mille tonnellate di biscotti in danimarca, la danimarca esporta mille tonnellate di biscotti negli stati uniti, ma non possono scambiarsi la ricetta?”. Ma forse, in un treno che vola a trecent'allora non c'è la possibilità di fermasi per riflettere...


15 Marzo Devis

non possiamo vivere tutti come te

mi capita, di tanto in tanto, di scambiare qualche battuta con qualche profano in merito a quest'affare che ho intrapreso recentemente e che ho definito come “vita frugale”. Soltiamente il profano è un paesano di vario ordine e genere.

al momento di congedarmi dal mio interlocutore o mentre si scivola verso altri argomenti rimango assorto (anche se cerco di non darlo a vedere) sul non detto nella comunicazione appena avvenuta. Percepisco che manca un assunto di fondo, un dato di partenza accettato, una verità comunemente riconosciuta dalla quale partire per ragionare.
le smorfie di disappunto che leggo sul volto di chi mi parla hanno insinuato un dubbio che, dopo lungo rimuginare, sono riuscito a sintetizzare. Posso dire, con un certo grado ci sicurezza, che questo è, più o meno, quel che passa per la testa a chi ho davanti:

“questo ragionamento (della vita frugale ndr) è proprio convincente, sembra pieno di buon senso; ma perchè allora viviamo agli antipodi rispetto a questi semplici principi? Forse il nostro sistema di vita crollerebbe se applicassimo queste idee... ci dev'essere qualcosa sotto. Si, non potremmo mai vivere tutti come lui (ovvero come me ndr).”

così mi sento trattato come un tipo un po' stravagante, un po' dandy e un po' naif, un animale raro, un grillo parlante...
Ma sono forse un censore del malcostume consumistico? Uno che si permette, dalla sua baracca di legno, di lanciare strali contro il consorzio umano? Io non predico l'apocalisse e non invito a redimersi chi ha un'impronta ecologica più estesa della media. Non invoco la punizione divina.

il dogma che non riesco a scalfire è questo: non potremmo fare tutti come fai tu, è un muro invalicabile anche al più abile dei predicatori, e io non sono tra questi.

vorrei allora prendere per mano chi mi sta davanti, avete presente la novella “Canto di Natale” di Dickens, e portarlo davanti al prodotto del nostro sistema di produzione del cibo, che ne so, un feedlot negli Stati Uniti, un campo di mais nella pianura padana con le crepe nella terra secca o un campo di pomodori in Cina dove qualche schiavo moderno raccoglie frutti velenosi per tre quarti della sua giornata...

come cambierebbero, o come cambieranno? le cose se, in un prossimo futuro saremmo messi di fronte, uno per uno, al risultato dei nostri comportamenti? costretti dalle circostanze ad adottare uno stile di vita parsimonioso?


18 Febbraio Devis

appunti sulla vita frugale / gli inganni

"e qualcosa negli anni terminò per davvero / cozzando contro gli inganni del viver giornaliero" Francesco Guccini / Che Guevara

quando s'intraprende una nuova impresa le emozioni hanno quell'aura di novità che le rende migliori, in quei momenti ho spesso guardato indietro vedendo un passato di un bianco e nero sbiadito. Tutto in quei momenti è meraviglioso, anche la più grande privazione o il peggior disagio si sopportano con allegrezza.

Poi quel futuro sognato diviene presente vissuto ed è proprio allora che si fanno avanti gli inganni del viver giornaliero. Mi riferisco ai compromessi, proposti od imposti, che tendono, giorno dopo giorno, ad erodere la redicalità di una scelta. "ma dai fai uno strappo alla regola", "ti prego lasciati aiutare", "Dai, non fare stupidaggini".

Accanto a questo continuo lavoro di erosione anche i più nobile intento sembra perder il suo significato puro e primitivo. Poco alla volta, allora, ci si può lasciar andare alla guarigione che il mondo civile si augura.

Ritornano quindi le vecchie abitudini che erano sembrate vinte in un baleno con tanta facilità.
"Se un uomo non marcia al passo dei suoi compagni, magari è perchè ode un tamburo diverso; lasciatelo marciare al suono della musica che sente, non importa ne quanto lontana essa sia, ne quale ne sia la cadenza" Henry David Thoreau / Walden

è per marciare al nostro ritmo che dobbiamo rinnovare ogni giorno i nostri scopi più alti, e il modo migliore per farlo è trovare qualcuno con cui condividerli, qualcuno che oda la nostra stessa musica


12 Febbraio Devis

appunti sulla vita frugale / god, gold and guns

Dio, oro e armi, questo il vademecum di alcuni catastrofisti nel caso in cui, un repentino cambiamento climatico, sprofondasse la civiltà umana in un nuovo medioevo.

god, gold and guns... and grounds, aggiungo io... terra! compratevi un pezzo di terra e imparate a coltivarlo perchè sfido chiunque, in caso chiuda qualche supermercato, ad addentare un lingotto d'oro o una pistola (per non parlare del buon Dio!)
lungi dal augurare sventura penso che, dato che da qualche mese si predica la crisi economica globale, liberarsi di qualche foglio di carta straccia in cambio di qualcosa di più concreto è considerato un buon consiglio anche dagli irriducibili delle stock options (qualcuno sa cosa sono?).

ad una prima analisi , comperare la terra in una montagna in abbandono, potrebbe sembrare facile, ma non è così...
qui in Carnia un ettaro di terreno ha mediamente dieci propietari diversi, quindi sul fazzoletto di terra adocchiato a malapena ci manovra sopra un trattorino.
se il proprietario non è emigrato alle isole Mauritius in tempi non sospetti, ci si può imbattere nella classica eredità irrisolta dai fratelli coltelli.
altrimenti, in nove casi su dieci, il proprietario è un vecchietto con pochi anni di vita avanti a se che ha giusto il filo di voce necessario per dirvi “no, non te lo vendo”.
se non si rientra in una delle situazioni sopracitate il proprietario potrebbe discendere dalla famiglia che fu acerrima nemica della vostra e quindi addurre un cauto rifiuto nel rispetto degli antenati.
con un Si pronunciato a denti stretti occorre comunque rintracciare gli atti della Serenissima Repubblica di Venezia o del Patriarcato di Aquileia, pagare tasse salate e far buon viso di fronte al notaio che vi spilla qualche centinaio di euro per una firmetta.

ed infine ecco che l'agoniato affare va in porto, attenzione però... siete sicuri che sul terreno che avete appena acquistato non gravi una servitù di passaggio, gasdotto, acquedotto, elettrodotto o che altro ancora? e ricordatevi, lo stato italiano non vi concede la proprietà ma solo il diritto di sfruttamento, e ora al lavoro!


22 Gennaio Devis

appunti sulla vita frugale / Il valore del cibo

Michael Pollan in Dilemma dell'onnivoro dichiara che ”mangiare è un atto agricolo, ma è anche un gesto ecologico e politico. Nonostante tutti i tentativi di occultare questa semlice verità, il nostro mdo di alimentarci determina in larga misura l'uso che noi facciamo del mondo – e ciò che sarà di esso”.

se mi affaccio alla finestra, il paesaggio prevede una fitta trama di prati e pascoli destinati alla fienagione e al nutrimento del bestiame, quando attraverso il Friuli al verde dell'erba si sostituiscono i colori dei campi di mais, nelle loro varie stagioni; mais in gran parte destinato al settore zootecnico. In minor misura, questo vale anche per orti, campi e frutteti.
Michael Pollan ha pienamente ragione.

ma il legame che porta, attraverso la catena alimentare, dal campo alla tavola è spesso invisibile, nascosto o difficile da scorgere. Questa mediazione riduce il rispetto che noi abbiamo per il cibo e di consegueza per la terra che lo produce.

da quando ho inizato la mia carriera da contadino, il mio rapporto con il cibo è cambiato, dalla noncuranza a una sorta di sacralità nell'atto del nutrirmi.

sprecare il cibo non è più possibile quando lo si produce in prima persona, perchè dietro a ogni pezzo di pane (o polenta nel mio caso) si intravede la zolla di terra e l'amore profuso nel coltivarla.


06 Gennaio Devis

appunti sulla vita frugale

da qualche giorno ho intrapreso quel che potrei definire un nuovo affare. dopo che le ultime resistenze razionali sono crollate ho dato spazio all'emozione ed eccomi qua, ad abitare questa casa.

le ultime letture hanno lasciato il segno, specialmente “Walden Vita nel bosco” di Henry David Thoreau, è incredibile come un libro possa dare inizio ad una nuova avventura.
quant'è la distanza tra una vita immaginata e una vita vissuta? in questo preciso istante, seduto qui davanti al fuoco, mi sembra che questa distanza si sia di colpo azzerata.

il mio intento, in quest'anno appena cominciato, è di intraprendere una vita frugale, di smettere questi mille abiti che indossiamo, di capire quanto si può essere ricchi in proporzione alle cose di cui riusciamo a fare a meno.
e non condurrò questo esperimento con le sole parole ma queste parole si faranno oggetti, momenti, visioni, sentimenti e vita quotidiana. E così riporterò le mie vicessitudini dentro a questo blog, perchè credo che Pecora Nera sia anche questo, sia immagine che prende la forma della realtà.

ogni volta segnalerò questi interventi con il titolo “appunti sulla vita frugale”


02 Gennaio Devis

un messaggio da Daniele

di seguito le riflessioni e gli auspici di Daniele per l'anno appena iniziato.

Nel presepe che ho tentato di allestire quest'anno mi ha aiutato un vecchio falegname e i ragazzi della parrocchia. Io ho fatto poco. Il ponte e un dettaglio: il mais di Pecora Nera e la farina di Pecora Nera. Gli antichi offrivano sempre agli dei una parte del loro raccolto. Essi erano coscienti di quanto la vita fosse un soffio e i raccolti abbondanti un dono del cielo.

Oggi si confida nella tecnologia, nella scienza, e soprattutto nei tubi dell'irrigazione e non in Dio che manda la pioggia come mi ha detto bestemmiando un "coltivatore diretto" di pianura.
In pianura è sempre più difficile e costoso coltivare il "mais". La tecnica permette ancora il raccolto, ma tre irrigazioni o anche meno a seconda dei metodi fanno spendere in gasolio l'intero guadagno. E' come se il gasolio risucchiasse ogni cosa. Per ogni 100 calorie prodotte da un campo di mais altre 110 vengono divorate da concimi, diserbanti, trattori, lavorazioni.

Tanti bambini e tanti adulti guardando il presepe mi hanno chiesto se la ruota stesse davvero macinando il grano.
E' una domanda che mi ha fatto sorridere ed è anche una domanda che mi ha fatto capire quanto lontani siamo nella vita reale dalle dimensioni di un presepio, che è sempre fatto dai lavori di sempre: il contadino, il fabbro, il pastore, il mugnaio, il maniscalco e dalla terra di sempre, la nostra terra.
Non possiamo rappresentare un faccendiere o un impiegato nel presepio, nemmeno un professore o un capo di stato. Se lo facessimo, qualcuno lo fa, sarebbero caricature di un mondo effimero, destinate a finire nel bidone nel giro di uno o due anni. Ma non un pastore, un pastore è antico come la pecora che porta, il fiume che attraversa, la montagna che valica. Esso sembra passato, ma è l'unico possibile futuro.

Un fiume a letto intrecciato, bianco e azzurro, fatto con le pietre e l'acqua limpida della nostra terra, una catena montuosa articolata e una fattoria tra due valli, sono il Degano e il Tagliamento con una pecora nera sperduta inseguita da un pastore, ma sarà già sulla cima del monte, oltre il Volaia, su nel Cielo e nei pascoli eterni preparati per lei dal buon Dio, che non dimentica nessuna creatura che abbia servito l'uomo e la natura del creato nella sua breve vita.

E tutto questo me lo ha concesso Devis, un ragazzo che è più saggio del Vecchio della Montagna e Pecora Nera una fattoria dove il lavoro è come il riposo e il riposo è come una pianta che mette solide radici.
BUON ANNO CARI AMICI, nella speranza che tutto ciò che dovrà succedere passi oltre le nostre teste e le nostre braccia intente a coltivare la terra, per trarne con un sapere antico il sapore nuovo dei giorni in cui la terra era un giardino profumato, limpido, verde e azzurro come il nostro pianeta quando era giovane e bello.

Per conoscere la fine dobbiamo tornare all'inizio,

Daniele


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17 Ottobre Devis

da dove cominciare

molte persone alla ricerca della loro via ad una vita più semplice, rispettosa dell'ambiente, del prossimo e di se, mi scrivono per conoscere Pecora Nera, per avere risposte alle tante domande che affollano la loro mente, per sapere “da dove cominciare”...

molti mi chiedono se faccio agricoltura biologica, sinergica o naturale, se applico la permacoltura, quali sono i principi che mi ispirano, cosa penso a proposito di sviluppo sostenibile, decrescita felice, biocapitalismo...

la risposta che vorrei dare è questa: l'uomo ha vissuto migliaia di anni in totale simbiosi con il pianeta e, solo negli ultimi decenni, si è dato alla follia. Non viceversa. Tutto quello che ci serve sapere non si trova sui libri, non c'è bisogno di coniare nessun concetto nuovo o di elaborare chissà quali modelli di sviluppo.

tutto quello che ci serve sapere sta nelle zone rurali della nostra penisola, qui ci sono orti che aspettano di essere riscoperti, casolari abbandonati, attrezzi coperti i polvere, alberi da frutto dimenticati, boschi rigogliosi e soprattutto persone anziane che non desiderano altro che trasmettere la loro “civiltà contadina” alla prossima generazione.
Quindi la prima cosa da fare è riabitare le campagne e le montagne, il resto, ne sono certo, verrà da se.

posso testimoniare come, nel giro di pochi anni, si trovi la sintonia con l'ambiente che ci circonda ed ogni attività diventi intuitiva, come se riaffiorasse dalla nostra mente una memoria sopita ma mai dimenticata.


04 Ottobre Devis

dollaratura

sembra impossibile, ma l'ansia da crisi economica mi ha raggiunto fin nei campi, tra una canna di mais e un fagiolo rampicante... tutta colpa della radiolina che mi porto appresso e che mi tiene compagnia.

subdolamente ha instillato nella mia mente il panico da crack finanziario, la sindrome da recessione, la depressione da inflazione galoppante...
sono stati giorni di apatia, mi trascinavo stancamente tra un lavoro e l'altro chiedendomi, nel silenzio della campagna, ma se crolla Wall Street chi mai potrà salvarmi dalla miseria? Se l'amica America vedrà ridursi il suo PIL chi mai ci guiderà nella corsa al benessere infinito? Fanny Mae, Freddy Mac, AIG perchè ci avete abbandonato?

quando avevo perso ogni speranza ecco, all'improvviso, la visione... se le montagne di dollari diverranno presto carta straccia potremmo utilizzarli come pacciamatura per l'orto, sarà davvero una signora pacciamatura (la dollaratura potremmo chiamarla)!

scherzi a parte gente, questi discorsi sulla crisi economica, vera o presunta che sia, mi spingono a investire i miei denari in terre fertili e strutture agricole ed il mio tempo in conoscenza e nel saper fare da me. Perchè se vien fuori qualche casino ricordo che in Argentina, qualche anno fa, per una crisi finanziaria, la gente prendeva d'assalto i supermercati.

quindi, ecco qua, subito una nuova serra pronta per la prossima primavera, manca solo la copertura. La prossima settimana interpellerò ancora qualche vecchio coriaceo per farmi mollare un nuovo terreno ;-)

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26 Agosto Devis

patate 0.07 €/Kg - follia

caro Daniele,

ho ancora qui sulla mia scrivania il foglietto con le quotazioni al produttore delle principali colture orticole e da campo.

Quei 7 centesimi di euro al kilo delle patate non mi sono ancora andati giù. Proprio in questi giorni ne sto raccogliendo parecchie, da vendere fresche. A 7 centesimi al kilo io non mi pagherei neppure la colazione abbondante che faccio prima di andare in campo.

e poi, perchè arrivano al supermercato con un prezzo decuplicato? se mai mi venisse in mente di mettermi in combutta con qualche commerciante fermami, ti prego. Primo comandamento: “Solo vendita diretta”

e poi, come fanno quelle benedette patate venete a essere così perfette? La mia terra brulica di vita, in cento metri quadri ci sono almeno 20 piccoli formicai. Come fa un tubero che cresce sotto terra a non avere qualche imperfezione? Forse loro coltivano una terra ormai morta? Priva di insetti? Forse la terra serve loro solo come una spugna che assorba tutti i veleni e i concimi chimici che usano? Se dovessi rispettare lo standard di qualità (visiva) delle patate da supermercato ne potrei scartare l'80%, e non sto scherzando.

caro Daniele, io ne voglio restare fuori, fuori da tutto questo, a costo di patire la fame. Le mie patate saranno per sempre forellate da qualche insetto!


16 Agosto Devis

ecco la risposta

qualche minuto dopo aver scritto la notizia precedente a questa (leggetela...) cercando tutt'altro mi sono imbattuto nella risposta alla mia domanda, perfetta la sintesi, era proprio quel che avevo in mente. Cito quindi per intero questo scritto di Mario Cecchi, voce narrante del Popolo Elfico.

"Questo brano è stato scritto per fare capire la dimensione del contadino.

Non del coltivatore diretto che è un’altra cosa. E’ una figura istituzionalizzata, che paga le tasse, ha la pensione e pratica un’agricoltura redditizia, si può paragonare quindi all’operaio della fabbrica in quanto lavora per un padrone: il mercato. E’ soggetto alla speculazione degli intermediari che determinano il prezzo dei prodotti esercitando di fatto un potere ricattatorio nei suoi confronti, quindi è costretto a produrre in funzione di una richiesta esterna alle proprie esigenze e alla terra su cui vive, ma funzionale ad sistema economico privo di scrupoli e di coscienza…

Assoggettandosi a questo egli ha perso la propria identità, è diventato macchina all’interno di un ciclo produttivo capitalista, che lo sfrutta e lo controlla imponendogli le scelte colturali, economiche,sociali. Indebitandosi per l’acquisto dei terreni e macchinari per fare gli impianti, per le sementi, i concimi, gli antiparassitari, egli ha creato la propria dipendenza dal denaro e dalle banche,in fin dei conti dalle multinazionali dell’agrobussines che hanno fatto del contadino un dipendente, uno sfruttato, un alienato.

Il contadino di cui parlo io invece è quell’individuo un po anarchico e un po sognatore, libero ed indipendente, che non ne ha mai voluto sapere di padroni e padrini, che coltiva il podere con passione ed amore sentendosi parte di quel microcosmo, di quell’ecosistema equilibrato dove lui è semplicemente il custode ed agisce nel rispetto della terra, della fertilità del suolo e dei cicli naturali usando solo prodotti naturali e sementi che si rigenera da solo. E’ tutt’uno con la propria terra, con gli alberi ed il selvatico, con gli animali che popolano il luogo poiché con essi ha una relazione di empatia, di reciprocità quotidiana. Nei momenti in cui è stanco si ferma ad osservare la natura e dialoga con essa percependone il mistero, ovvero la spiritualità che è alla radice di tutte le cose, della vita.

Questo è quel mondo che la globalizzazione vorrebbe fare scomparire, vorrebbe eliminare perché è imprendibile, incontrollabile, non soggiace a regole, non lo si può comprare, mercificare, catalogare, manipolare…E’ qualcosa che sfugge alla loro ambizione di potere, che non si piega alle loro leggi perchè è il contrario dell’omologazione, dell’appiattimento e della morte dell’anima che è alla base della società industriale, di quel fantomatico progresso che adesso si vede quel che ha generato: una”civiltà” di macchine, denaro, inquinamento ed alienazione che mette a repentaglio la vita stessadell’uomo sulla terra.

Ma si sta risvegliando nella coscienza collettiva una nuova sensibilità verso i problemi dell’ambiente e dell’uomo in relazione,che fa si che non sia più l’uomo al centro della terra ma l’ecosistema e quindi 1e attività umane dovranno tener conto di tutte le relazioni per poter preservare la vita, affinchè ci sia un futuro possibile anche per i nostri figli. Si stanno creando le condizioni permettere in pratica un diverso stile di vita basato sul ritorno alla terra,sulla decrescita consapevole, sul risparmio energetico, sull’alimentazione sana e naturale da ricercarsi in loco, piuttosto che lo sviluppo insostenibile, lo spreco delle risorse, il cibo spazzatura, modificato geneticamente che non si sa da dove proviene e cosa provoca…

Questa è quella figura che vorrebbero eliminare con un atto buracratico-amministrativo dicendo che sono scomparsi, non pagano le tasse e non producono per il mercato, dunque non esistono.

Tant’è vero che oggi, all’anagrafe non compare più la categoria del contadino agricoltore ma solo il coltivatore diretto.

Non si può più tenere animali e mangiarseli, devono essere tutti censiti all’anagrafe veterinaria e bollati con tanto di numero appiccicato l’orecchio. Devi comunicare loro le nascite e i decessi, e qant’altro ancora! Pur sapendo che nella maggior parte dei casi sono loro la causa del contagio di possibili malattie con le loro siringhe infette e cibo modificato ecc ( Mucca Pazza, Aviaria e lingua blu insegnano ).

Loro Signori, padroni della terra, politici corrotti, finanzieri, scienziati, dottori e professori, con tutto l’apparato che ci sta dietro creato per mantenere in piedi questa “civiltà” dell’usa e getta, delle macchine e della guerra, sappiano bene che hanno costruito sì un’ impero, ma di carta, che scomparirà presto dalla scena come una comparsa fugace e non voluta dall’album del tempo e della storia, poichè è una” civiltà” senza futuro, mentre la civiltà del contadino è destinata a durare nel tempo,è imperitura perché possiede un’anima ed una spiritualità che è quella della terra e dell’amore che sono alla base della vita nella sua molteplicità infinita di relazioni , nella sua unità di base all’origine della materia. In simbiosi con il mistero della vita.

Mario Cecchi"


da tatuare nella propria mente!


15 Agosto Devis

agricoltore o contadino?

c'è una domanda che mi faccio da quando ho seminato il primo pomodoro:

è possibile coltivare la terra per mestiere ottenendo un tenore di vita dignitoso senza vender l'anima al diavolo?

il diavolo in questione è la politica agricola europea, i lacci e laccetti imposti all'agricoltore in cambio di infidi finanziamenti. Infidi perchè legati alle logiche di mercato e a interessi di settore. Un esempio: in paese c'è un allevamento zootecnico che occupa a tempo pieno una sola persona, ebbene questa micro azienda possiede tre trattori. Come fa una persona a guidare tre trattori? Tutti acquistati grazie ai contributi dell'Unione Europea...
invece di promuovere il buonsenso e la condivisione delle attrezzature, indirizzando i fondi verso l'occupazione di persone, si pensa a promuovere il business dei costruttori di macchine agricole!

dovremo scendere a patti con queste logiche di mercato per realizzare il nostro progetto? Ma se cediamo a queste logiche realizziamo un progetto chiamato Pecora Nera o diventiamo dei semplici burattini agricoli?

propongo una distinzione di termini:

agricoltore: persona impegnata in agricoltura al fine di produrre derrate alimentari per il mercato e nel rispetto delle politiche agricole comuni. (occupazione del tutto simile a: operaio, impiegato, manager...).

contadino: persona di buon senso che trae dalla terra il necessario per vivere e un surplus produttivo da vendere o scambiare per ottenere ciò che non riesce a produrre da se. Rispetta la terra perchè fonte di sostentamento, promuove il rispetto della Natura nella società intera Figura ormai scomprasa nel nostro paese anche dal punto di vista legislativo.


02 Luglio Devis

considerazioni dai campi alle borse finanziarie

stamane mi sono recato al campo di mais, mentre ero chino ed intento a strappare le erbacce ascoltavo le notizie di un giornale radio che parlava della probabile/prossima-ventura crisi economica mondiale.

... aumentano i pignoramenti di case per la classe media americana, le scorte mondiali di cereali diminuiscono, il petrolio sale alle stelle, la borse che bruciano miliardi di dollari in capitalizzazione eccetera eccetera ...

crisi, panico, inflazione, stagnazione, stagflazione, recessione, speculazione

mi è tornata alla mente la crisi argentina di qualche anno fa, un paese che è praticamente una miniera alimentare si trovava d'improvviso con persone alla fame che assaltavano i supermarket. questa è l'economia globale?

com'è possibile che, se in una banca o in una piazza finanziaria cambiano degli insignificanti numeri, le persone si trovino da un giorno all'altro senza cibo? Forse queste persone non sanno o non vogliono più lavorare? Forse queste persone sono menomate o depresse? Non sono forse queste, le persone che ieri vivevano nella prosperità? cosa cambia da oggi a domani? cosa può cambiare? nulla, in un economia reale, tutto in un'economia fatta di numeri astratti, in un economia dove domina la finanza.

io semino il mais, lo curo, lo raccolgo e lo lavoro. Poi lo mangio e lo vendo o lo scambio per procurarmi quello che non so autoprodurmi. Questa è l'unica economia che riesco a capire.


09 Giugno Devis

compromesso e mediazione

Pecora Nera è nata come un progetto dentro la realtà quotidiana che ognuno di noi vive. Questa scelta è stata dettata dalle circostanze ma anche dalla volontà di testimoniare le nostre idee confrontandoci con il mondo che ci circonda senza rinchiuderci in un'isola felice.

Il compromesso non è sempre facile, la mediazione con la realtà riduce, a volte, l'entusiasmo e l'impeto del momento creativo. Ogni piccola conquista verso uno stile di vita a bassa impronta ecologica è frutto di ponderazione, volontà e applicazione. Il pericolo di perdere le buone abitudini adottate è sempre imminente. Il confronto con persone che non condividono i nostri medesimi ideali rischia di svilire il nostro lavoro.

fra poco più di un mese sarò presso la comunità degli Elfi (in occasione del convegno nazionale degli ecovillaggi) per capire, osservando l'esperienza di altri, quali pro e quali contro comporta una scelta più radicale, una scelta di distacco e autonomia totale dal nostro sistema di vita.


14 Maggio Devis

di necessità virtù

sarà il prezzo del petrolio alle stelle, sarà la paranoia sulla quarta settimana del mese, sarà il terrore dell'inflazione ma finalmente, negli ultimi mesi, ho notato con piacere che s'inizia a discutere di filiera alimentare.

alla radio qualcuno si azzarda a parlare di costo di trasporto dei prodotti alimentari e di stagionalità di frutta e verdura, un telegiornale azzarda adirittura un servizio sulla crisi mondiale dei cereali mettendola in relazione con la produzione di biocarburanti!

sarà un fuoco di paglia? oppure qualcosa inizia a filtrare in direzione della pubblica opinione sopita da anni di tranquillanti?


14 Aprile Devis

crisi agricola mondiale

volevo segnalare che, negli ultimi giorni, anche alcuni telegiornali nazionali riportano la notizia che ,la crescita della produzione di biocarbranti fa diminuire la superfice agricola destinata all'alimentazione umana.

Questo, unito alla corsa del prezzo del petrolio e al cambiamento climatico, porterà ad una crisi mondiale dell'approvvigionamento alimentare nei prossimi anni. Lo dice l'ONU.

E' positivo che queste notizie (che circolano da anni nei canali alternativi) vengano portate all'attenzione dell'opinione pubblica ma penso proprio che si dovrà arrivare molto vicini al baratro prima di rivedere l'intero sistema produttivo su base regionale, eco-compatibile e autonoma.

Segnalo un documentario andato in onda qualche giorno fa su rai 3 a cura del programma Report, ecco il link: report.rai.it


25 Marzo Devis

voto utile?

scorrendo alcuni appunti scritti qualche anno fa ritrovo le idee di cui Pecora Nera è figlia. E ritrovo anche una mail nella quale, sintetizzato in poche precise parole, è espresso il motivo per cui oggi sento forte più che mai il rifiuto di partecipare al voto.

"sono più propenso a credere in minoranze responsabili che in maggioranze dominate"

in prosa si tratta di un rifiuto del voto di delega e di una visione della società organizzata in piccole comunità responsabili che si reggono sulla democrazia diretta.
comunità interconnesse e solidali. comunità sufficentemente ristrette da responsabilizzare gruppi ed individui nei confronti delle persone e dell'ambiente che li circonda.
la democrazia della delega è diversa, chi prende le decisioni non ne subisce mai le dirette conseguenze: chi decide una guerra non la combatte mai in prima persona, chi decide di distruggere una foresta probabilmente possiede una villa con un grande parco, chi decide una politica economica non ne subisce l'imposizione.
se ognuno dovesse conservare i rifiuti nel proprio giardino in quanto tempo troveremmo il modo per riciclarne il 100%?

qualcuno la chiama Anarchia, io non so come chiamarla perchè a volte le parole spaventano più dei fatti...


11 Marzo Devis

l'orto, proposta alternativa alla protesta

ode all'orto, panacea di tutti i mali della nostra società. Di seguito sette motivi per cui ci incazziamo, sette motivi per rispondere "mi faccio l'orto"

  • non vogliamo le discariche, gli inceneritori ci fanno paura / produrre autonomamente il cibo riduce di circa il 50% i rifiuti domestici perchè si eliminano tutte le confezioni e gli imballaggi da supermercato / MI FACCIO L'ORTO
  • i TIR sono pericolosi e inquinanti / iniziamo a togliere qualche camion dalle strade producendo il cibo localmente / MI FACCIO L'ORTO
  • gli alimentari aumentano al doppio dell'inflazione, la spesa diventa insostenibile / iniziamo a risparmiare e ad essere autonomi dalle paturnie dei mercati / MI FACCIO L'ORTO
  • le multinazionali del settore agricolo creano disastri sociali e ambientali nei paesi in via di sviluppo sfruttando selvaggiamente le risorse / riduciamo il loro potere non dandogli i nostri soldi / MI FACCIO L'ORTO
  • il nostro tempo è caratterizzato da guerre per il controllo del petrolio / il sistema agricolo/alimentare consuma circa un quarto del fabbisogno energetico di un'intera nazione perchè fertilizzanti, diserbanti e pesticidi sono derivati del petrolio - promuoviamo il biologico a casa nostra / MI FACCIO L'ORTO
  • la nostra salute è messa a rischio da ciò che mangiamo / possiamo veder crescere quello che ci finisce nel piatto / MI FACCIO L'ORTO
  • il terreno e il territorio sono minacciati dall'agricoltura industriale che risponde solo a leggi di mercato / diventiamo responsabili di un pezzo di terra, di un pezzo di pianeta e garantiamo la sua sopravvivenza / MI FACCIO L'ORTO


alcuni di noi abitano in montagna, in campagna o in provincia e non è difficile in queste situazioni trovare un pezzo di terra (500 mq) per fare già un passo significativo. Per chi ha la sfortuna di abitare in città, se proprio non si decide a fuggire, riunisca un gruppo di persone e trovi un agricoltore con cui stabilire un rapporto di sostegno e fiducia reciproci! (sono graditi suggerimenti per ampliare questo piccolo mantra...)
Qui sotto una foto di un simpatico orto cittadino abusivo

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04 Marzo Devis

il ritorno alla Natura

riflessione stimolata dalla visione del film "Into the wild" ("Nelle terre Selvagge") http://it.wikipedia.org/wiki/Into_the_Wild_-_Nelle_terre_selvagge

la critica al nostro stile di vita sfocia spesso in un'invocazione quasi mistica del ritorno alla Natura, alle origini della storia, al ripristino di quel rapporto che molti sentono interrotto nel nostro tempo.

il termine Natura è inteso come luogo idilliaco, come sinonimo di paradiso terrestre e di giardino dell'Eden.

l'opera che ho citato all'inizio di questo thread induce invece ad una riflessione profonda sul significato di natura, di fuga e di vita selvaggia. Il protagonista (Chris McCandless) perde la vita proprio in un disperato tentativo di ripristinare l'autentico legame con gli Elementi.

Questo perchè Natura è sinonimo di lotta per la sopravvivenza, di vita e di morte per tutti gli esseri viventi. Quando abbiamo deciso di essere uomini ci siamo opposti a questi principi, ci siamo fatti forti in gruppo e protetti con le nostre abilità dominando gli Elementi e fuggendo il pericolo che da essi deriva. Abbiamo iniziato a rifiutare la morte come evento naturale e inevitabile.

Quale deve essere allora l'autentico ritorno alla Natura? Nessun ritorno è possibile perchè nel nostro essere uomini non saremmo mai capaci di accettare le regole della lotta per sopravvivere e useremo ancora una volta la nostra intelligenza per dominare e difenderci dagli Elementi.

Accettiamo allora i nostri limiti e viviamo il nostro quotidiano conflitto con la Natura non per sopraffarre gli altri esseri viventi ma con l'intelligenza di capire che da soli su questo Pianeta non potremmo mai esistere.


27 Febbraio Devis

sulla questione rifiuti

due mesi di bombardamento mediatico, dibatti, proposte, provocazioni. C'è chi osanna gli inceneritori, chi predica la raccolta differenziata quasi fosse un voto di penitenza e chi protesta (sport nazionale in cui eccelliamo tutti).

vorrei segnalare un altro punto di vista sulla questione: cosa riempie il nostro cestino dei rifiuti? Qualche ricerca sul web conferma i miei sospetti: il 40% del peso e il 60% del volume dei rifiuti solidi urbani (RSU) è composta da confezioni alimentari (http://www.relisys.it/Anno2/2UD_Contenitori%20alimentari.pdf)

nessuno può negare che le confezioni degli alimentari siano sempre più straripanti, voluminose, colorate, inutili e soprattutto sproporzionate rispetto al loro contenuto. Per incontrare (o creare) le esigenze dei clienti si studiano distribuzioni mono-dose e mono uso in pacchetti che sono vere e proprie opere d'arte (ultime fra queste nobili invenzioni le insalate pronte in vaschetta di plastica).

il consumatore può fare qualcosa certo ma serve soprattutto una regolamentazione che introduca il principio del costo ambientale di un determinato packaging. Occorre stabilire dei parametri peso prodotto / peso imballaggio, ad esempio: il mais dolce, venduto in barattoli di alluminio deve avere confezioni unitarie di almeno 450g e non 3 barattoli da 150g tenuti assieme da un cartone patinato come succede per molte marche,
ed ancora i tetra-pack e le bottigliette di plastica per bevande devono avere una capacità minima, lo stesso deve valere per l'acqua in bottiglia. Un impulso va dato anche al sistema delle confezioni ricaricabili e del vuoto a rendere.

così facendo si potrebbe ridurre la quantità di rifiuti nel momento stesso in cui essi vengono creati sotto forma di prodotti.


14 Gennaio Devis

farmers market

riporto di seguito un articolo sui "farmers markets", letteralmente "mercati degli agricoltori" dove possiamo acquistare direttamente dai produttori: http://rispendo.corriere.it/2008/01/nei-farmers-market-si-risparmi.html

anche a Pecora Nera, da giugno a settembre facciamo vendita diretta, anzi direttissima visto che i clienti colgono i pomodori direttamente dalla pianta.

iniziative del genere vanno sostenute perchè:
  • il tragitto che effettua il cibo dal luogo di produzione al consumatore è breve, quindi si abbattono i costi economici e ambientali del traporto e della conservazione
  • si riducono i rifiuti utilizzando meno confezioni e imballaggi
  • il buon contadino può sopravvivere ed essere sostenuto direttamente dai clienti che hanno fiducia in lui
  • il potere dei grandi attori del settore alimentare viene ridotto, catene di supermercati e grossisti di prodotti alimentari (ricordo a tal proposito che il mercato mondiale dei cereali è in mano a poche multinazionali)


11 Gennaio Devis

sparirà prima l'inqunamento o gli inquinatori?

riporto di seguito la mail che ho scritto ad Amanda, mia sorella, che mi ha gentilemte segnalato questo articolo: http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/ambiente/rumiz-ecologico/rumiz-ecologico/rumiz-ecologico.html

grazie per l'articolo, è divertente ma allo stesso tempo induce ad una riflessione... penso che prima di una presa di coscienza sul problema dell'inquinamento da idrocarburi arriverà la scarsità/fine degli stessi e quindi saremo "costretti" a scegliere le energie alternative.

la scorsa settimana ad esempio i giornali riportavano le seguenti notizie:
  • il petrolio raggiunge quota 100$ al barile
  • Stati Uniti a rischio recessione
  • aumenti per i carburanti (ovvio) e per tutti i generi alimentari
  • OPEC (l'organizzazione dei paesi produttori di petrolio): "nei prossimi tre mesi il prezzo è destinato a salire, sicuramente non torneremo più ai 60 $ al berile, da qui si può solo salire"

100$ al barile non sono nulla rispetto agli scenari futuri, come reagiranno le economie occidentali a nuovi e più cospicui aumenti?
il petrolio è un bonus di cui l'umanità (o parte di essa) ha tratto giovamento nell'ultimo secolo per uno sviluppo che sembrava senza fine.

penso che, senza dipingere l'apocalisse, ci siano delle previsioni che difficilmente saranno smenite:
  • il cibo tornerà ad essere un bene di primaria importanza perchè il suo prezzo salirà di molto (fine dell'agricoltura chimica/industriale basata sul petrolio)
  • fine della globalizzazione delle merci, spostare un pacco di biscotti dall'Europa agli USA non sarà più economicamente vantaggioso, sviluppo delle economie su scala regionale
  • riduzione degli stessi problemi di inquinamento derivati dal petrolio (rifiuti e Co2 su tutti, ma anche deperimento/inquinamento dei suoli causati dall'agricoltura chimica)
le nostre abitudini cambieranno, se in maniera traumatica o consapevole dipende esclusivamente da ognuno di noi


05 Dicembre Devis

contadini o agro-imprenditori?

cambiano i termini, cambia la realtà:

  • il contadino è diventato imprenditore agricolo
  • la fattoria è diventata azienda agricola (che io chiamerei agro-industria per quanto i campi di oggi assomigliano a fabbriche di cibo)
  • la terra è un fattore produttivo, si vende, si compra, la si consuma (nel senso di impoverirla)
l'agro-imprenditore deve dir grazie alle banche (che lo finanziano), venera chi produce le sementi hi-tech (magari OGM) e si prostituisce al mercato (nel senso che produce in base agli umori del mercato e a ciò che viene propinato al consumatore finale).

Verrebbe la tentazione di parlare del solito grande complotto architettato da chissà chi... non voglio cadere in provocazioni fini a se stesse. I commercianti fanno il loro mestiere, comprano al prezzo migliore che riescono a spuntare e vendono al miglior offerente. L'ex-contadino (ora imprenditore) deve pur campare e accetta il compromesso per sopravvivere. Il consumatore ha ben altri problemi cui pensare.

Propongo allora che contadino e consumatore fossero vicini di casa, che si conoscessero, che fossero magari amici, che il primo pensasse al bene dell'ambiente e alla salute di chi mangia quel che lui produce, che il secondo s'accontentasse di una mela non perfetta o di mangiare le verdure soltanto durante la stagione giusta, che fosse disposto a pagare un pò di più per un prodotto sano, che non ha costi (ambientali) di conservazione e trasporto e che ha contribuito a mantenere un ecosistema equilibrato.
Per fortuna qualcosa si muove grazie ai gruppo di acquisto.

Qui sotto trovate una rappresentazione dell'ex-contadino oggi trasformato in agro-imprenditore.

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23 Novembre Devis

conto alla rovescia...

quando finirà il petrolio? secondo Hubbert e la sua teoria questo succederà tra il 2006 e il 2020
si discute molto su queste previsioni, ma che arrivi prima o poi poco importa, c'è di sicuro che accadrà e molto probabilmente la maggior parte di noi sarà li...

a cosa serve il petrolio? trasporti, ma non solo: agricoltura, industria chimica (plastica), generazione di energia elettrica, riscaldamento e molto altro.

Con cosa possiamo sostiuite il petrolio? oggi abbiamo molte alternative ma nessuna che risulti così a buon prezzo come l'oro nero
Possiamo dire con certezza che il nostro attuale stile di vita non sarà sostenibile in un mondo senza petrolio...

Nel frattempo il greggio si avvicina ai 100$ a barile... meditiamo sul da farsi!

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14 Novembre Devis

il PETROLIO nel PIATTO

Riprendo la notizia del 26 ottobre: Quanto ci costa il cibo in termini petroliferi? Tanto, troppo.

Sembra che per produrre 1 caloria di alimento vegetale ne servano 0,6 di combustibile fossile, peggio ancora fa la carne, una caloria forniteci dall'amata (?) bistecca ne costa ben 3,84 in termini di petrolio!

Ecco il link all'articolo: http://aspoitalia.blogspot.com/2007/11/linsostenibile-pesantezza.html

Mangiare meno carne e mangiare meno in generale, la misura a tavola serve sia alla nostra salute che all'ambiente. In un prossimo post spiegherò meglio la mia posizione a riguardo, sostenendo con forza che la dieta alla quale siamo abituati è sovradimensionata rispetto al nostro fabbisogno energetico!


09 Novembre Devis

One Laptop Per Child .org

da Lunedì su http://www.laptopgiving.org/ sarà possibile acquistare un laptop (un piccolo notebook) del progetto One Laptop Per Child di Nicholas Negroponte e del MIT di Boston

Per 399$ (circa 280€) ne acquistiamo due, uno per noi e uno da donare ad un ragazzo del terzo mondo. Ci sto pensando, l'oggetto in se non è tecnicamente valido come un notebook tradizionale però è molto "naif".

Avevo pubblicato una notizia anche a settembre, clicca qui per leggerla


08 Novembre Devis

decrescita felice!

Cosa c'è dietro Pecora Nera, quali oscuri moventi animano il Progetto e soprattutto (!) quali scopi perseguisce?

Mi sono sempre trovato in difficoltà nell'articolare una risposta completa a questa domanda... oggi che Pecora Nera ha da poco compiuto 4 anni posso dire che si trova molto in sintonia con il Movimento per la Decrescita Felice

Se volete capire meglio cosa ci anima, ecco due link interessanti da visitare (non spaventatevi per la corposità dei testi, leggeteli fino in fondo!)

Manifesto del Movimento per la Decrescita Felice - tratto da UnMondoPossibile.net
Maurizio Pallante illustra i principi della Decrescita Felice - tratto da decrescitafelice.it


26 Ottobre Devis

petrolio e fertilizzanti in agricoltura

per chi non si preoccupa dei veleni che ingoiamo ogni giorno assieme al cibo che consumiamo voglio dare un dato in più per ricredersi delle sue idee.

l'agricoltura industriale cosuma più petrolio di quanto non si pensi, non solo per muovere enormi macchine agricole ma soprattutto per il massiccio ricorso a fertilizzanti e pesticidi chimici che, per chi non lo sapesse, sono derivati del petrolio!

"Negli USA, la produzione agricola in senso stretto costituisce il 20% del fabbisogno energetico nazionale"
Le principali voci di consumo sono:
  • 28% produzione di fertilizzanti
  • 34% carburante consumato dai macchinari agricoli
  • 7% sistemi di irrigazione
Fatte le dovute proporzioni la sola produzione di fertilizzanti incide sul bilancio energetico nazionale per almeno il 5,6%
Qui un link sull'argomento: http://www.ilmanifesto.it/terraterra/archivio/2005/Maggio/428b591919961.html

A voi le conclusioni...

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27 Settembre Devis

Bio ? Fuel

Nel titolo la parola "Bio" è seguita da un punto di domanda non a caso.

Considerando il fatto che convertendo tutte le aree agricole del pianeta a coltura da bio-fuel riusciremmo a sostituire solo per il 10% l'uso del petrolio, per il restante 90% cosa si fa? Si cerca di trasmettere il concetto che sono combustibili poco inquinanti quando garantiscono emissioni solo di poco inferiori ai combustibili fossili.

Dal questo sito (http://www.agrimodena.it/biblioteca/cd%20biomasse/start.htm) apprendo che 1000 lt di bio-fuel sono il prodotto di un ettaro coltivato a colza. Un ettaro! Per chi non fosse pratico delle misure agricole un ettaro rappresenta un quadrato con il lato di 100 metri (10.000 mq).

Un ettaro può produrre il cibo per sostentare 4/5 persone oppure il carburante che consuma una macchina di media cilindrata in un anno.
Il fatto che l'Unione Europea punti molto sui bio?carburanti non sarà solo una mossa per il rilancio del settore agricolo comunitario?

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27 Settembre Devis

Notebook per il terzo mondo

Un progetto per dare uno strumento informatico ai paesi del terzo mondo: www.laptop.org
Sarà venduto ai governi per 100$ (83€) con il vincolo di donarlo ai ragazzi. Al momento sembra che non si muova nulla dopo tante strette di mano.

Si può acquistare anche in Europa ma ad un prezzo maggiorato (perchè con il ricavato ne viene donato uno in un paese sottosviluppato). Interessanti le caratteristiche tecniche, se Microsoft & Co. non puntassero al nostro portafoglio avere un pc costerebbe la metà ma se per far girare bene Windows Vista servono 1,5GB di RAM....

Interessanti anche i consumi, se si ricarica a manovella si sposerebbe bene anche con il mio impianto fotovoltaico!

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00 Devis


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