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22 Gennaio Devis
polenta alla pizzaiola

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12 Maggio Devis
pecoranera

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06 Dicembre Devis
benvenuto generale inverno

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26 Agosto Devis
natura matrigna

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21 Maggio Devis
trabiccolo

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24 Aprile Devis
el campesino

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06 Dicembre Devis
benji

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24 Novembre Devis
into the wild

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05 Novembre Devis
dolce riposo

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15 Ottobre Devis
nel campo di mais

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Il termine "ecovillaggio" e l'immaginario collettivo

Da tempo rifletto sulle reazioni suscitate nell’immaginario comune dal termine “ecovillaggio”.
Vorrei aprire qui una piccola riflessione su cosa questo termine comporta iniziando dalla definizione data dallo stesso GEN (Global Ecovillage Network) a Snyder nel 1999:
"Gli ecovillaggi sono piccole comunità rurali o urbane che integrano una struttura sociale basata sulla solidarietà con attività pratiche legate alla progettazione ecologica”

Molte persone che sono venute in contatto con Pecora Nera mi hanno trasmesso la sensazione che chi si avvicina al mondo degli ecovillaggi si trovi in difficoltà nell’intraprendere la sua iniziativa proprio per il difficile confronto tra i propri mezzi e l’obiettivo finale cui si aspira.
Ecovillaggio è sinonimo di un gruppo consolidato (una decina di membri), di case isolate nel cuore della campagna, di abilità e organizzazione atte di soddisfare gran parte dei bisogni primari.
Di fronte a questa percezione molti si trovano in difficoltà perchè per approdare ad un risultato del genere richiede grande forza interiore, la condivisione con altre persone e mezzi economici che non tutti possiedono.
Ed allora come si definisce una famiglia che coltiva un appezzamento di qualche centinaio di metri quadri soddisfando buona parte del proprio fabbisogno alimentare, che si è dotata di pannelli solari temici e fotovoltaici e più in generale è sensibile a iniziative socio-ambientali?
Non rientra di certo nella percezione comune di ecovillaggio, ma è sicuramente un’iniziativa di rilievo che può diventare una proposta concreta per molte altre persone.

C’è bisogno in un termine per definire quello che sta fra la società e gli ecovillaggi, un termine che definisca un gruppo o un singolo che si impegnano a coltivare la terra, ad utilizzare energie rinnovabili per ridurre la propria “impronta ecologica” e a sensibilizzare la collettività sulle tematiche socio-ambientali.
Un termine che funga da ponte e che porti agli ecovillaggi ma non solo. Un termine che, a mio avviso, consenta a molte altre persone di avvicinarsi a questo mondo.

E’ aperta la discussione, pubblicherò sul blog gli aggiornamenti sulla mia proposta. Per condividere le vostre opinioni scrivete a devis@progettopecoranera.it e mi curerò di pubblicarle nella sezione dedicata.
Devis

PECORA NERA E' un progetto per coltivare la terra insieme, collaborando con la natura e dividendo equamente il frutto del lavoro comune. Attualmente coltiviamo orti per circa mille metri quadri, lavoriamo nel tempo libero, la nostra direzione � raggiungere l'autosufficenza alimentare cos� da ridurre la nostra impronta ecologica sul pianeta. Vogliamo coinvolgere altre persone nel nostro progetto, a diversi livelli di partecipazione, secondo le possibilit� di ognuno.

ULTIME NEWS DAL PROGETTO

05 Febbraio (l'orto) Devis

Phaseolus vulgaris

Chi mangia più fagioli al giorno d'oggi?
«E' la carne dei poveri», dice l'uomo a braccetto della sua signora – lui che mangia la carne dei ricchi misura il suo quarto di nobiltà nel dolore al piede e in tasca si ritrova le pastiglie per la gotta. «Sono una pietanza indiscreta», pensa l'occhialuta donnetta al suo fianco. Dice al marito: «gli preferisco il seitan guarnito con l'alga wakame».
Tra prosperità e cibi eco-chic, ci siamo dimenticati dei nostri legumi. Negli anni ottanta gli yankee ci convinsero che manzo è bello e la dieta iperproteica un toccasana. Poi arrivò la moda dei polpettoni vegan dall'oriente a insegnarci come si fa.

un po' d'amor patrio, signori! Il cibo è anche questione d'onore. «La forza di una nazione si misura nei suoi campi», sentenziava solenne la vecchia zia Dirce, palesando un'antiquata concezione geopolitica.
A me è sempre piaciuto dar retta ai vecchi. All'apparenza dicono cazzate fuori dal tempo, ma poi si scopre che non han proprio tutti i torti.

in Carnia dici legume, dici fagiolo. Nessun campo manca di verghe piantate dure nella terra a tener su il groviglio del rampicante. Patata, fagiolo, patata, fagiolo, patata, fagiolo: è la tappezzeria classica della campagna dei dintorni di paese.
I fagioli freschi sono più ambiti perché, appunto, meno indiscreti. Ma è da secchi che sviluppano colori e consistenza ben definiti. Nonna Eugenia non va volentieri a messa però sgrana baccelli secchi come rosari. Ai primi freddi dell'autunno accompagna la funzione con una litania di storie sulla vita di una volta.

io ascolto l'ennesimo «si stava meglio quando si stava peggio» e aiuto l'anziana trebbiatrice, un poco maldestro. Lei siede diritta e sgrana, io sto sghembo per aver sott'occhio il baccello e non duro un momento. Nella ciotola finiscono grani di mille colori. Guai a mescolarli perché han tempi di cottura diversi. Rosso rubino o bianco screziato. Bianco screziato di rosso o marrone. Ma se fosse il beige ad esser screziato? O addirittura il viola?
Viola, non ci potete credere. Sono i più grossi. Si tratta del phaseolus coccineus grande quanto una nocciolina. Cotto, lasciato raffreddare e scaldato un attimo fino a crepare la pellicina, denuncia la consistenza e il sapore della castagna. Ad occhi chiusi l'inganno è servito.

Siedo dunque con i commensali: il convitato di pietra di questo pasto invernale è proprio il fagiolo. Polenta e fagioli – prendere o lasciare. Fagioli con cipolla e, quando s'esagera, cipolla con fagioli. Un cibo irriverente per il quale serve buona fame, non i languorini dei tempi moderni.
Nella foto, nove varietà diverse coltivate nelle stagioni passate.

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30 Gennaio (societ�) Devis

petizione per l'agricoltura contadina

contadino è colui che coltiva la terra per sostentarsi e commerciare l'eccedenza del raccolto per integrare il proprio reddito. L'agricoltore invece rappresenta solo un fattore produttivo immerso fino al collo nell'economia di mercato.
La figura del contadino è stata abolita perchè non asservibile alla grande crociata per l'aumento del PIL globale. Gli hanno messo alle calcagna commercialisti, notai e astrusi regolamenti UE per metterlo letteralmente: fuori legge.

la possibilità di coltivare un fazzoletto di terra e trarne sostentamento deve essere un diritto inalienabile dell'uomo ma tutto fa supporre che si stia lavorando in direzione contraria.
Il contadino fa paura, è potenzialmenente distruttivo perchè le sue sono attività su piccola scala, economie di prossimità difficilmente assimilabili al grande agri-business, impossibili da tracciare, sottomettere o perseguitare. Il contadino è un attore della descrescita perchè proprio dalla crescita è stato alienato. E' un sabotatore di PIL e la sua stessa presenza è testimonianza che un modo di produrre e consumare diverso è perfettamente possibile.
Di seguito riporto l'incipit della campagna popolare per re-istrituire questa figura:

campagna popolare per una legge che
RICONOSCA L’AGRICOLTURA CONTADINA
E LIBERI IL LAVORO DEI CONTADINI DALLA BUROCRAZIA


ESISTE
un numero imprecisato di persone che praticano un’agricoltura di piccola scala, dimensionata sul lavoro contadino e sull’economia familiare, orientata all’autoconsumo e alla vendita diretta; un’agricoltura di basso o nessun impatto ambientale, fondata su una scelta di vita legata a valori di benessere o ecologia o giustizia o solidarietà più che a fini di arricchimento e profitto; un’agricoltura quasi invisibile per i grandi numeri dell’economia, ma irrinunciabile per mantenere fertile e curata la terra (soprattutto in montagna e nelle zone economicamente marginali), per mantenere ricca la diversità di paesaggi, piante e animali, per mantenere vivi i saperi, le tecniche e i prodotti locali, per mantenere popolate le campagne e la montagna.

Per quest’agricoltura che rischia di scomparire sotto il peso delle documentazioni imposte per lavorare e di regole tributarie, sanitarie e igieniche gravose,

per ottenere un riconoscimento che la distingua dall’agricoltura imprenditoriale e industriale, per ottenere la rimozione degli ostacoli burocratici e dei pesi fiscali che ostacolano il lavoro dei contadini e la loro permanenza sulla terra, [Leggi tutto >>]

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22 Gennaio (societ�) Devis

ora civile e ora solare

sono disoccupato e avulso partecipe di quel quarto di giovani italiani che stanno alla finestra, fuori dal mondo dell'istruzione e del lavoro. In realtà sono sempre molto impegnato in attività non monetizzabili che rispondono al vecchio adagio: «ogni soldo risparmiato è un soldo guadagnato.»

qualche giorno fa, per recarmi a Venezia dall'editore, mi è toccato di svegliarmi con l'ora civile. Alle sette faceva ancora un freddo boia e il sole stava risalendo la collinetta che condanna il paese a un'ora buona di aurora supplementare.
Viaggiando in corriera e in treno ho incontrato il resto del mondo, quello di chi si alza la mattina presto, quale che sia la stagione, e va a lavorare o a studiare. Quella devianza dal sorgere del sole, lo svegliarsi quand'è ancora buio, ha rappresentato per me una piccola violenza a cui non ero più abituato.

da tre anni non lavoro più in ufficio e avevo dimenticato quale sgomento comporta per il corpo levarsi dal letto quando il Pianeta averebbe ancora da ruotare un pochetto.
Ogni mattina mi sveglio quando i primi incerti raggi del sole battono sulla parete sud di casa mia. Mai prima, ma neppure dopo perché perdere il passo della giornata è altrettanto fastidioso. Passando dalla camera da letto alla cucina vengo investito dalla luce che in un lampo si è fatta più decisa e fa sentire la stanza meno fredda.

con l'approssimarsi della primavera, quando il lavoro nei campi torna poco alla volta e la buona stagione mi chiama a vivere i giorni pienamente, anche il sole si accorda con il contadino che si sveglia, alba dopo alba, qualche minuto prima.
A questo mi riferivo nel titolo. Da disoccupato ed estraneo al sistema, da contadino, ho il privilegio di sintonizzarmi con la vera ora solare, l'unica che sento biologicamente compatibile con il mio corpo.

postilla: al ritorno ho fatto visita a mia sorella fermandomi da lei a dormire. La mattina successiva, ore sei e trenta, ho potuto assistere al traumatico risveglio della mia nipotina che frequenta la prima elementare. Mi ha fatto tenerezza, buttata giù dal letto come una piccola recluta del grande ingranaggio formativo. Non credo che per molti adulti questo sia un problema, ma potremmo almeno risparmiare ai bambini queste piccole storture?

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12 Gennaio (l'orto) Devis

polenta e latte

qualche tempo fa, in occasione della manifestazione gastronomica Sapori di Carnia, col petto gonfio d'orgoglio e nelle vene solo sangue friulano DOC, e qualche scoria di Cabernet dalla sera prima, proposi solennemente una colazione a base di polenta e latte.
I commensali di allora acconsentirono, si trattava in fondo di un esperimento . La polenta (serve dirlo?) fu la nostra. Il latte lo fornirono valenti mucche pezzate alpine che prestavano servizio presso una locale stalla.

non ricordando l'esatta combinazione degli ingredienti – polenta calda e latte freddo o polenta fredda e latte caldo – mi rivolsi pieno di fiducia a San Google e non a Nonna Eugenia che era dalla zia.
Ed ecco che accadde il fattaccio. Il quarto risultato fu (ed è ancora) un articolo del Corriere della Sera dal titolo: “Cibo e tumori: i veri rischi di polenta e latte.

trasalii sgomento dal torpore mattutino. Lessi l'articolo che avverte dei rischi delle micotossine mai prese in seria considerazione sino ad oggi. L'esimio prof. Veronesi ci avverte del rischio di prenderci tutti un canchero a causa di queste muffe.
Il problema si riscontra nella quasi totalità delle produzioni vegetali e ha numerosissime cause: stress idrico della pianta, virus, carenze minerali del terreno, cattivo stoccaggio dei raccolti per umidità e temperatura. Una iattura universale, il castigo divino.

possibili soluzioni? Va detto che si potrebbe intervenire con l'irraggiamento solare - però è troppo complicato, con le microonde - però è difficile applicarle su larga scala, con il bisolfito e l'uso di ammoniaca - peraltro vietati in Europa, con la lotta biologica - ma è complicato e costoso.
Per fortuna Veronesi ci ama e può dunque illuminare noi bifolchi di campagna su cosa fare per scansare il canchero assicurato: coltivare varietà OGM opportunamente progettate.
«Ma certo!» pensai, «come posso essere stato così sciocco da espormi a tali rischi! Quelle pannocchie appese in serra, quella robaccia la brucerò oggi stesso per coltivare del cibo sicuro. Sissignori, OGM – il cibo del futuro, il cibo pulito!»

questa è la logica con cui un giorno si presenteranno al nostro campo e, carte alla mano, diranno: «Signor Pecoranera, questo che lei coltiva, questo mais, è merda, è sporco, neppure ai porci lo deve dare. Altrimenti l'additeremo a pubblico untore. Si affidi a noi, noi che ci adoperiamo per un cibo pulito e certificato.»
Bene, dicevo più o meno queste cose agli sciagurati commensali di quel giorno quando convenimmo che polenta e latte assieme non sono proprio il massimo. Ma tutto il resto rimane eh! Non facciamoci fregare dai cancheri!

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05 Gennaio (varie) Devis

ho scritto un libro

già sento uno strano ronzio alle orecchie. ”Ecco, l'abbiamo perso.” Ebbene si, le sirene dell'editoria mi hanno chiamato al naufragio contro gli scogli dell'autocompiacimento.
Mi vendo, canterebbe Renato Zero. Quando, un anno fa, fui contattato dalla Marsilio, casa editrice con sede a Venezia, non ebbi dubbi.

non vi annoierò con le storielle sull'importanza di comunicare certe tematiche su media che non siano internet. Non mentirò proclamandomi santo e immolato sull'altare dei buoni propositi.
dichiaro la mia prostituzione intellettuale! Come per il video di MTV, confesso che ho tradito senza remore; mai mi sono chiesto: è il caso di farlo?
Mi sono prostituito con passione e veemenza. Adoro scrivere più di quanto ne sia capace. Così, ho scritto. Nonostante il peccato originale che macchia la mia opera, ho raccontato la piccola storia di pecoranera cercando di far intendere la forza e la convinzione della mia scelta.

non è dunque un manuale di orticoltura, non è una guida all'ecovillaggio fai da te, non è un compendio di cose già scritte su questo blog, non sarà una pietra miliare della letteratura moderna.
Ho cercato di parlare con sincerità di come ho provato, e provo tuttora, a vivere altrimenti. Con note tragiche e comiche – a volte epiche. Ci ho messo tutti gli errori che ho commesso, non per evitare ad altri di sbagliare, ma per rappresentare la dimensione del viaggio che a volte ci costringe a tornare sui nostri passi. Di certo non ho spiegato come si fa.

il libro esce il 7 marzo. Dopo devo piantar patate!, dissi a quelli della Marsilio quando si parlò di tempi e modi. Se ho peccato, almeno in questo sento di essermi redento: i campi – prima di tutto!
Qui c'è il link alla scheda del libro sul sito dell'editore e qui la pagina facebook.
E qui sotto, ecco la copertina:

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02 Gennaio (gli attrezzi del contadino) Devis

casa mia fatti capanna

mio padre non ci vede un accidente. Prende il filo nero al posto di quello blu e il cacciavite gli scappa di mano perché ha il cuoio al posto della pelle. Io non ci prendo con l'elettronica, ma almeno ci vedo bene e ho le manine del piccolo lord.

papà, torna a piastrellare che qua finisco io. L'ottuagenario progenitore si allontana borbottando. Sta (stiamo) ristrutturando un vecchio fienile in centro. E' pure sordo, così gli grido che la prossima volta che riattacca la corrente senza avvertirmi, mollo l'impianto elettrico a metà e non torno più.

vengo a giorni alterni, tre no e uno si. Sono qui con una missione palese, impadronirmi del saper fare. Mio padre conosce tutto ciò che ha a che fare con la costruzione di una casa. La missione segreta, invece, è quella di recuperare un rapporto col vecchio, ma qui andiamo sul personale.

il mio stage si prolunga da parecchie ore e mi pare che l'impianto elettrico vada disvelando i propri arcani. Cioè, è una monata. Per di più è tutto materiale nuovo e funzionante: le scatole e i tubi sono grandi abbastanza e i fili si sa da dove partono e dove arrivano – non come quando si fulmina qualcosa a casa e ci impiego un giorno per decriptare le fantasiose disposizioni di un mio padre ventenne alle prime armi.

mi ricordo che, un'estate fa, partecipai alla posa delle travi del tetto e scrissi qualcosa di romantico (se aprite il link scorrete fino al terzo intervento) sul fatto di partecipare alla costruzione della propria dimora. Era una cosa normale fino a poco tempo fa. Mentre avvito un portalampada rifletto che oggi ci è fatto mistero di qualcosa che è perfettamente alla nostra portata, che la casa è diventata complicata e ingestibile dai suoi abitanti. Ma se la vedeste ora, in cantiere, con i tubi dell'acqua e gli scarichi per aria, senza piastrelle e intonaci, la casa, per così dire nuda, pare molto meno complicata di quanto si possa immaginare.

Per oggi ho finito con il rame. Di solito scivolo via silenzioso ma ho una curiosità impellente .
Che c'è da fare dopo? (urlo)
Piastrelle. (borbottando)
Passo. (dico ma non mi sente)
Quello dopo ancora? (parlo un po' più forte)
Il caminetto. (infastidito da domande superflue)
Ci sarò. (lo penso solamente per non prendere impegni ufficiali)

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22 Dicembre (varie) Devis

il Natale del Sole

stamattina, alle cinque e qualche minuto è nato il sole. Solitamente il solstizio cade il ventuno ma, a causa del prossimo ingresso in un anno bisestile, è ritardato di qualche ora. Minuto più, minuto meno, da oggi la luce avanzerà inesorabilmente sulle tenebre.

per i Celti, che abitarono anche queste valli, il solstizio d'inverno rappresentava un momento cruciale dell'anno. Per me che abito queste valli oggi è difficile ricordarmene. Per gran parte dell'umanità che mi circonda il solstizio passa totalmente inosservato.

la natura ci è aliena e i suoi cicli di conseguenza. Non è una critica ma un'amara constatazione. Tra le buone intenzioni per l'anno nuovo, iniziato oggi, metto anche la voglia di sottolineare questi passaggi cruciali con un momento di pagana riflessione. L'appuntamento è allora fra tre lune per l'equinozio di primavera. Ho detto lune? Scusate, volevo dire mesi ;-)

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17 Dicembre (societ�) Devis

Milano

una comunità di santi o alienati dimora negli abitacoli di questo immobile a cielo aperto che è la melassa di veicoli nel giorno dello sciopero del trasporto pubblico. Prima, seconda, semaforo rosso. Motori sfibrati come belve in gabbia senza una preda da inseguire. Vedo facce scorrermi accanto appena scatta il verde. Le ritrovo all'incrocio successivo e ammiro la compostezza dei volti o inorridisco per l'inespressività degli sguardi.

il mio corpo giace immoto nel sedile del passeggero e ringrazio che almeno l'ingrato movimento compulsivo mi sia risparmiato. Ma le articolazioni stridono e il muscolo è asfissiato dall'innaturale compressione. Mi chiedo se sia io, il solo a soffrire così intensamente di questa forzata immobilità amplificata dalla parallela stasi del mezzo dentro al quale mi trovo costretto.

queste persone in lenta processione sono arrivate a sopportare la violenta soppressione della propria vitalità poco alla volta? Siamo tutti fermi. Apro al portiera e scendo. Dico: ora siete tutti fermi. Cammino lento muovendo un poco le braccia, non voglio alimentare lo sdegno tra la folla di automobilisti ordinati: ma cosa fa quello? E se scatta il verde? Lo riprenderanno a bordo i suoi compagni? Lo salveranno dalla fiumara del traffico solo momentaneamente cristallizzata?

mi dissocio. Scendo fisicamente e metaforicamente dal treno di un progresso che proprio oggi ho la fortuna di vedere al culmine della propria caricatura. Ho ancora un corpo io! - vorrei gridare a tutti. Ma comprenderebbero quelli, sedati nel torpore dell'abitacolo, la mia tragica necessità di movimento vitale?

corpi morti per gente morta, in una camera iperbarica di conforti. Una lenta eutanasia se ci si abitua poco a poco. Il semaforo è di nuovo verde. La mia ora d'aria è finita. Con quel poco di autonomia guadagnata mi appresto a subire una mezz'ora ancora di forzata immobilità.

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13 Dicembre (l'orto) Devis

elogio della minestra

per l'orticoltore autosufficiente, la minestra di fagioli rappresenta un approccio olistico alla questione dell'alimentazione invernale.
sola una pentola utilizzata, un solo piatto sporco e neppure troppo unto da richiedere particolare cura nella pulizia. L'eremita potrebbe pescare addirittura dallo stesso calderone. Se si è disposti a riconoscere che l'idratazione vitale è raggiunta grazie al bis e al tris d'ordinanza, anche il bicchiere rimane ai margini.

il primo ingrediente di questo processo metafisico è la cucina a legna. Mia madre, che ha ceduto alla Gazprom, mai avrebbe il coraggio di lasciare acceso il fornello a gas per le canoniche tre ore richieste da una corretta alchimia.
Si, perché come l'alchimista trasforma ogni metallo in oro, il minestraio trasforma carote, porri, sedani, cipolle, agli, fagioli, patate in un prodigio di sapori che non è la semplice somma dei singoli fattori, ne è l'ennesima potenza.

i fagioli vanno ammollati dalla sera precedente ed è da preferire un brodo di verdure ad un soffritto delle stesse. I fagioli entrano in gioco dopo una mezz'ora quando le carote mostrano i primi segni di cedimento. Prima della seconda ora è il momento delle patate tagliate a pezzettini per favorirne la cessione di vellutata cremosità in favore dell'opera nel suo complesso. Il benestare alla prima mestolata è segnalato dalla disfatta del fagiolo, stroncato da tanto bollore.

il frugalista si ferma qua battezzando una virtuosa pietanza vegan impreziosita da qualche grano di pepe o da un aroma piccante. Di nascosto possiamo però far scivolare nella pentola delle scaglie di formaggio stagionato, la modica quantità ad uso personale non ci creerà problemi con l'autorità. A questo punto interverrebbe la compianta zia Dirce. Come drogava la sua minestra per vincere ogni concorrenza? Un “culo” di prosciutto di contrabbando – quando ancora si era certi che non fosse di plastica! Il vegetariano storce il naso, il crudista ci ha abbandonati alla prima riga di queste congetture.

nichilismo per nichilismo, cuciniamone il doppio e risolveremo anche la cena del giorno dopo. E se avessimo l'ardire di proseguire la cottura da solstizio ad equinozio, restituendo quanto il mestolo toglie senza vuotare mai del tutto il calderone? Si tratterebbe allora di una “minestra madre” continuamente rimpastata di nuovi ingredienti. Un piatto in grado di sopravvivere alle stagioni – e forse al suo stesso proprietario dato le implicazioni batteriche di questa fantasia!

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07 Dicembre (varie) Devis

Mario Monti premier ecologico.

oltre che noto massone ora è accusato anche di collusione con la lobby eco freak che fin'ora nulla aveva potuto contro l'inquinamento da tonnellata metallica.
Potenza della crisi, dalla sera alla mattina: più dieci centesimi sulla benzina, più quattordici sul diesel.

mi sveglio e accendo la radio. Sono ancora impegnato nel ricapitolare tutte le mie facoltà cognitive quando odo la lieta novella. Sogno o son desto? Saranno millesimi, dieci millesimi fanno un centesimo, tutto nella norma. No, son proprio centesimi. Dieci!
Il mondo alla rovescia. Vorrei festeggiare con una bella pedalata ma fuori c'è il cielo grigio ghiaccio di dicembre. Festeggio rimanendo immobile dentro casa, forse è proprio questo il messaggio di Monti: italiani, rimanete fermi una volta tanto – dove cazzo andate sempre?

ma il formicaio impazzito, come scompigliato dalla pedata di un moccioso irriverente, riuscirà a rallentare la frenetica attività delle operaie? A cosa siamo disposti a rinunciare ancora per tamponare quei dieci centesimi di mobilità di cui il premier fa un sol boccone nottetempo?

l'aumento oscilla tra il sei e il nove percento. Possiamo togliere un chilometro ogni dieci per star comodi, si risparmia pure. La notizia di domattina potrebbe essere: repentino calo dell'inquinamento da idrocarburi rilevato nelle centraline di tutta la penisola.
Ci credete? Saremo capaci di questa piccola economia?

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03 Dicembre (l'orto) Devis

l'ultimo dei pomodori

me lo sono mangiato stasera. Amarcord di un'estate lontana, calata in pieno autunno. Pasto tipico da pieno agosto, pane e pomodori. E una birra fresca. Dio sa quanti me ne sono mangiati. Un chilo alla volta. Se si scoprisse che hanno qualche controindicazione, sarei spacciato. Qualcuno dirà: ma danno acidità! No, non i nostri – lo può confermare un paese intero che se li gusta da anni.

siamo ai primi di dicembre. I pomodori raccolti più di un mese fa hanno resistito, complice la fresca penombra del garage. Maturati un poco alla volta. Si tratta degli highlander San Marzano. Maturano, punto - poi, duri come sassi per settimane. Non cedono. I cuori di bue si sfasciano tempo tre giorni. Loro no. Pomodori stoici. C'è che li taccia di essere buoni solo per la salsa. Balle!

complice l'anticiclone sahariano che ci ha accompagnato per tutto settembre e grazie al ponte di alta pressione che ha ricacciato a nord qualsiasi perturbazione, è stata un'annata record per il pomodoro. La Carnia come la Sicilia?, non scherziamo e accontentiamoci di questi cinque mesi di rossi frutti.

ora viene il tempo dei cavoli. Questa cesura tra produzione estiva e autunnale mi fa riflettere sulla tempistica delle produzioni orticole in ottica autosufficienza.
Dunque:

da maggio a giugno: piselli, zucchine, fagiolini, biete, cicoria, rucola, lattuga, ravanelli.
da luglio ad ottobre: pomodori, melanzane, peperoni, zucchine, fagiolini, cetrioli, biete, cicoria, lattuga, carote, patate, fagioli freschi.
da novembre a gennaio: cavoli di tutti i tipi, spinaci, biete, cicoria, lattuga, patate, zucche.
da febbraio ad aprile: patate, cicoria e lattuga. Poi si va in cantina, si apre il freezer e si da l'assalto alle verdure congelate durante la bella stagione.
sempre presenti: farina di mais e i fagioli secchi in grado di traversare le annate e costituire una preziosa scorta. A questi speriamo di aggiungere orzo e frumento.

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01 Dicembre (varie) Devis

9 e 10 dicembre a pecoranera

alcuni ci avevano scritto quest'autunno per passare a far quattro chiacchiere. Allo scorso incontro non tutti hanno potuto partecipare. Così il 9 e 10 dicembre pensiamo di organizzare una giornata da passare assieme. Purtroppo, data la stagione e le circostanze, questa volta non ci sarà la possibilità di fermarsi a dormire. Tutto si svolgerà in giornata.

Chi fosse interessato può scrivere a info@progettopecoranera.it indicando la preferenza per la giornata (9 o 10).

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24 Novembre (gli attrezzi del contadino) Devis

accendere un fuoco

d'estate, il Fuoco abita il cielo e colora i nostri frutti così che li sapremo maturi quando sarà il momento. Abita il cielo perché solo il cielo può contenere la sua grandezza. Pare distante ma si diverte a graffiare la pelle, scurendola e avvampando i sentimenti.

d'autunno, il Fuoco appare stanco e, giorno dopo giorno, lo vediamo avvicinarsi alla Terra, scendendo all'orizzonte. E' allora che entra nelle nostre case. Viene ad abitare il focolare come un dio onora il tempio con la propria presenza.

se d'estate ha reso saporito il frutto restando così alto sopra le nostre teste, ora viene un poco più vicino perché sa che abbiamo bisogno del suo aiuto per consumare il cibo duro dell'inverno.

noi lo sappiamo, noi lo attendiamo ansiosi. Non è prigioniero del focolare, ne è il padrone. Si dice “muore” quando si spegne ma il Fuoco vive sempre come la Musica che pare estinguersi nell'ultima nota ma sempre, in qualche parte del mondo, ricomincia daccapo per rendere allegre le genti.

la Fiamma è la sposa del Fuoco, ne è la manifestazione materna che riscalda il cuore. E come sposa ne perpetua la vita, in una discendenza di forme e colori sempre diversi ma figli di un'unica scintilla primordiale. Potrebbe vivere un Fuoco senza la sua Fiamma, come un uomo senza il suo amore?

noi ci dichiariamo pagani adoratori di questo dio. Ci prepariamo ad officiarne il rito ogni giorno. Pazienti come monaci, trasformiamo alberi in migliaia di ciocchi e schegge, e li centelliniamo perché la messa possa durare in eterno. La messa è festa. Si potrebbe cantare seduti in cerchio attorno ad una Fiamma che si libera nel cielo. Il miracolo si riflette nei nostri occhi e potremmo dire che viene ad abitare i nostri corpi per come ci rende euforici, sereni, colmi di passione, arditi, gioiosi. E tristi, quando il Fuoco rimane nostro unico compagno nella notte nera. Quando la bestia che ci portiamo dentro vorrebbe divorarci non ci rimane che sedere attoniti di fronte al focolare e trovarvi conforto, ricevere dalla Fiamma il coraggio di bruciare, in Lei, le nostre paure più intime.

nella foto, spenta la luce, prima di coricarmi, il Fuoco non dorme ancora.

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14 Novembre (gli attrezzi del contadino) Devis

ohm, mantra carnico contro lo stress

l'uomo carnico conosce due modi per scampare ai tormenti dello spirito: lavorare e bere. Il primo è socialmente accettato, il secondo... pure. Sono in tanti ad abusare di questo e di quello, credendo che uno compensi l'altro.

sono dunque le nove di sera di un novembre ancora mite quando, tormentato da non so bene cosa, decido di scendere alla legnaia. La bottiglia di Cabernet mi occhieggia dal centro della tavola tra i resti di una cena consumatasi troppo in fretta. Ma sono deciso a resistere alla tentazione anche perché ultimamente queste bottiglie pare le facciano più piccole o che il vino sia annacquato per come non ubriaca mai.

arrivato al capanno, rischio di elettrizzarmi mentre cerco l'interruttore generale al buio. Avvio l'unica circolare disponibile, quella che fa un casino della madonna. I vicini se ne avranno a male? No. Chi lavora, è benedetto. Il lavoro è welfare dalle nostre parti. Nessuno mi scoccerà.

legno, lama, stridere di fibra secca contro metallo furioso, tendini che stringono, mani che stanno alla larga dalla lama, orecchie che fischiano già per il rumore, segatura che cade, carriola che si riempie, ciocchi di legna in viaggio verso il grande mucchio. Tre ore di mantra notturno mentre l'aria si fa più fredda.

ma qual'era il pensiero che mi angustiava? Non me lo ricordo già più, dissolto nel gesto. Privilegio di pochi ormai, quello di serbare qualche bel lavoro di fatica che aiuta a combattere il logorio quotidiano!

e' mezzanotte quando spengo il macchinario infernale. L'aria della notte è immobile. La stanchezza sale tra i muscoli. E' ora di tornare a casa e schiantarsi nel sonno buono - perché il sonno ce lo si deve guadagnare come ogni altra cosa! - dice la nonna.

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08 Novembre (varie) Claudia

Comprare!?

Per raggiungere l'autosufficienza a pecoranera ci vorrà ancora del tempo e nel frattempo che facciamo?
Riusiamo, ricicliamo, impariamo, sperimentiamo ma anche compriamo!
Comprare: verbo transitivo, ottenere la proprietà di qualcosa mediante pagamento.
L'impiego dei soldi per compiere questa azione non è indifferente: ogni acquisto implica una scelta e ogni scelta ha delle conseguenze. I nostri consumi avvengono in botteghe del commercio equo e solidale, al supermercato, in negozi biologici e da piccoli produttori locali per quanto concerne l'alimentazione, l'igiene della persona e della casa.
L'attenzione ai consumi indica se il nostro comportamento è responsabile nei confronti dell'ambiente, delle persone e del nostro benessere.
Noi riscontriamo che negli acquisti di abbigliamento e interessi personali non siamo sempre così coerenti e incontriamo difficoltà a compiere acquisti attenti e critici. Non tutto può avvenire subito ma attraverso tentativi, prove, errori e grandi vittorie compreremo sempre con più attenzione e coscienza ma anche meno.

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07 Ottobre (varie) Devis

dove siamo

la piccola casetta di legno che vedete nelle foto, centro di gravità permanente di pecoranera, è sita al civico zero della strada che giunge a Raveo. Civico zero perchè al numero uno, sull'altro lato della strada, con pochi metri di ritardo, ci sono i nostri vicini Lucio e Patrick.
Prima di noi, al civico sottozero, per ovvie ragioni di posizionamento dei suo inquilini, sorge il cimitero. Il paese vero e proprio inizia cento metri più su.

siamo dunque dei pigri villani avvezzi al conforto del circondario umano e delle luminarie pubbliche dietro le quali ci arrochiamo la notte per paura del buio selvaggio che vive pochi metri più in la.

molti “ecovillaggi” sorgono come eremi solitari sullo sperone di una rocca abbandonata o nel fitto di un bosco dimenticato. Noi no. Per scelta o per circostanza siamo immersi nel via vai della civiltà e non c'è ora a pecoranera che passi senza vedere qualche pedone torcere il collo e dare una sbirciatina a quel che si va macchinando dentro la serra.

la casetta è cucina e soggiorno, è laboratorio ed ufficio, è casa degli ospiti. Ma non è camera da letto. Viviamo altrove, in case vere. Devis abita in paese. Giovanni e Claudia vivono mille metri spicci più distanti, nel paese vicino.

questo essere dentro e non fuori dal mondo ci influenza e ci contamina ma in qualche modo, ci piace. Perchè se siamo noi a non essere completamente avulsi al sistema perchè dovrebbe esserlo quello che facciamo? Ma di queste ed altre implicazioni e complicazioni ne parleremo in un'altra occasione!

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26 Settembre (varie) Devis

8 e 9 ottobre a pecoranera

l'autunno mette addosso una gran calma. Con le piante, edibili ed infestanti, che si danno finalmente una calmata è possibile sedersi e guardare tutto con una visione d'insieme.

è un buon momento per fare nuove conoscenze e ricevere degli stimoli. Da qualche mese rispondo a chi ci scrive che presto organizzeremo un fine settimana per fare quattro chiacchiere davanti ad un fuoco scoppiettante.

bene, quel momento è arrivato! Sabato 8 e domenica 9 ottobre, con la pioggia o con il sole, o forse con la neve, vi aspettiamo in numero tale da occupare almeno i posti letto della piccola casetta degli ospiti. Se il tempo lo permetterà installeremo anche una tenda per allargare gli spazi.

la solita raccomandazione di farci sapere via mail all'indirizzo info@progettopecoranera.it se venite e in quanti siete.
A presto, a pecoranera.

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21 Settembre (varie) pecoranera

primo giorno d'autunno

Questa estate, lunga, piena, vera, oggi lascia il passo all'autunno; il calendario vuole cosi.........
ma ancora, un sole bello e caldo, ci accompagna nella raccolta degli ultimi pomodori e dei tanti fagioli, e ci seduce con l'illusione di un'estate ancora in piena.
E mentre l'autunno si prepara, ci ricordiamo degli ospiti, della moltitudine di parole, di sorrisi, di storie, di stimoli e consigli che hanno attraversato pecoranera in questa estate speciale.
GRAZIE per aver voluto condividere con noi parte del vostro cammino

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04 Settembre (varie)

muoversi!

il tema della mobilità ha un peso rilevante nella società moderna, ogni categoria di persone vorrebbe più spazio per se escludendo gli altri.

i pedoni vorrebbero marciapiedi larghi solo per loro, i ciclisti piste ciclabili protette, gli automobilisti un'unica lingua d'asfalto, il risultato di questa avidità di spazio è che tutti stanno dappertutto e muoversi è diventata una pratica ostile.

la battaglia tra persone sedute e/o non sedute su un mezzo di trasporto si accentua in città, è lì che le persone sono maggiormente esasperate, nei piccoli e piccolissimi centri come il nostro non mi sentirei di lamentarmi anche se puoi restare fermo interminabili minuti prima di poter attraversare le strisce pedonali.

anche a pecoranera il tema ha un suo peso e rispecchiamo abbastanza bene il resto della società, tra residenti e non, ricopriamo tutte le categorie di persone sopraelencate.
Ma veniamo ai fatti, che sono quelli che contano.
Al mattino io e Claudia percorriamo il chilometro e mezzo che ci separa dai campi, nei mesi appena trascorsi abbiamo provato a coprire questa distanza sia in auto che in bici, ma alla fine abbiamo scelto per l'andare a piedi.
Altro tragitto fisso della giornata è quello che mi porta da casa al lavoro. Inizio alle 18 per terminare dopo 4-6 ore, devo percorrere in auto 18 chilometri di strada di montagna tra andata e ritorno. Claudia a breve inizierà per motivi di lavoro a percorrere in treno la tratta Udine-Milano.

le otto estati precedenti a questa che sta per terminare, le abbiamo trascorse viaggiando in bici in Europa e visitandola in lungo e in largo, ci è caro un concetto di mobilità dolce, senza abbracciare un'unica modalità di trasporto, il modello dei paesi del nord Europa crediamo possa essere largamente condivisibile.

ho fatto questi piccoli esempi per dare un'idea di ciò che facciamo in tema di mobilità, molto semplicemente, come in tutte le nostre cose, tentiamo di metterci buon senso, equilibrio, non ci tiriamo indietro se c'è da andare a piedi, in bici, in auto o con qualunque altro mezzo, l'importante è farlo consapevolmente.
Claudia e Giovanni
*******

per me “andare” fa rima con “pedalare”. Sono un fondamentalista della bicicletta. Arrogante, mino il lieto scorrere del traffico automobilistico piantandomi nel bel mezzo della corsia semplicemente perché a lato c'è una buca ed io con la mia bici da corsa in carbonio pretendo solo asfalto liscio come l'olio. E quando la colonna di automezzi accaldati mi sorpassa furente io, santo e saccente, li condanno, li condanno ad un girone dantesco pieno di fumi da tubo di scappamento.

non amo la pista ciclabile, non amo quei molli pedalatori della domenica confinati nel recinto delle pecorelle smarrite perché troppi lupi scorrazzano la dove conta. Percorro le statali dove il nemico scorre a fiumi ad un palmo dal mio gomito sinistro. Rivendico il diritto di stare sulla strada e non nella riserva indiana. Rivendico il diritto ad essere nella fiumara del mondo che si muove vertiginosa.

come un futurista elogio la velocità moderna e la posa aerodinamica del ciclista edonista con i quadricipiti gonfi nel momento dell'estremo guizzo. No, non vado a piedi, non ci vado mai. La lentezza non m'ispira nessuna poesia. Sulle due ruote ricerco il passo svelto per volare lontano e sogno la beffa al mezzo motorizzato. Sorpasso un'Ape50 e ghigno mentre vedo il guidatore trasalire dal torpore del suo abitacolo. Mi fa lo scalpo una berlina che mi scoreggia nei polmoni il suo diesel e mi piego affranto.

un anno dopo aver lasciato il lavoro ho venduto l'auto. Nessun orario, nessuna fretta, acquistai la prima bicicletta della seconda giovinezza. Nei primi tempi non fu semplice. Spesso tradivo l'intento radicale ricorrendo all'auto dei miei genitori. Ancor più spesso ero ospite della quattro ruote di qualche amico. Il tutto sentendomi sempre più estraneo all'abitacolo e cercando di fare a modo mio il più possibile.

c'è la pioggia, c'è il buio, c'è l'inverno. Non è facile. A volte la poesia scade e il morale sembra fatto apposta per pensare: ma chi me l'ha fatto fare? E' una forma mentis da costruire poco alla volta. Quando non si può andare non si va. Si sta a casa, punto. Limitante? Forse. Ma anche liberatorio, da certi punti di vista. Quando c'è da fare uno sforzo lo si fa, un altro punto a favore, altri chilometri sotto il culo e la prossima volta sarà un po meno dura.

la tecnica ci mette a disposizione tute spaziali contro il gelo siderale e il santo led ad illuminarci la via e le chiappe per non immolare le nostre povere ossa sull'altare di un cofano. Con la bici si può, forse non sempre fino in fondo, forse con qualche eccezione ma pur sempre con uno spirito di anarchica ribellione alla mobilità coatta della tonnellata metallica.

a volte sono costretto alla saggezza da qualche condizione avversa. Vorrei gettarmi nell'agone della strada ma mi convinco a salire sul mezzo pubblico. Certo, sono lenti, antipatici, scostanti, costosi, radi ma come farne a meno quando la gamba non gira o la pioggia non molla? E poi, l'abitudine alla criticità del mezzo bicicletta fa sembrare autobus e treni migliori di quanto possiamo pensare.

ed infine, eccomi ancora li, in mezzo alla corsia. Antipatico ed arrogante, sempre con il dito puntato ad accusare! Sono un partigiano del pedale!

Devis


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01 Agosto (varie) Giovanni

la nostra casa in Carnia

Prima di arrivare alla nostra attuale abitazione siamo partiti da ben più lontano,le nostre ricerche si sono orientate inizialmente su baite isolate di montagna e terreni edificabili.
Anche terreni agricoli con roulotte o case su ruota ci sembravano ipotesi praticabili, fortunatamente nessuna di queste soluzioni è mai andata in porto e così siamo approdati alla nostra attuale casa in affitto.
Preparammo dei graziosi bigliettini in cartoncino colorato con i nostri riferimenti e la richiesta di casa in affitto, furono consegnati un po' a mano ed altri affissi alle bacheche dei vari paesini che avevamo individuato.
Eravamo scettici su questa seconda soluzione, non credevamo che un carnico potesse alzare la cornetta per chiamarci, invece questa soluzione è stata vincente, anche se a dirla tutta, le persone che ci hanno contattato non risiedono stabilmente in Carnia.

Ricordo che la casa ci piacque subito, provenendo dal quarto piano di un condominio di una grande città, si fa presto ad innamorarsi del soffice prato che ti porta verso la casa dei tuoi sogni. Naturalmente non è tutto oro quello che luccica perché ad esempio quel soffice prato è così solo grazie alle abbondanti piogge e diventata un pantano che ti porti in casa quando il sole non appare per giorni.
Così abbandonata l'idea di costruire con le nostre mani la casa, decidemmo di prendere in affitto la nostra attuale grande casa bianca in pietra e trasferire i nostri mobili metropolitani dentro di essa.

Pecoranera ci piace perché non è un sogno ma la realtà nuda e cruda, così come la nostra casa, quindi abbiamo deciso di avere una regolare fornitura elettrica, idrica ed una linea telefonica, oltre a tutto l'arredo e gli accessori che mediamente si possono trovare in qualunque altra casa.
Per il momento siamo riusciti a fare a meno del gas metano, ma il banco di prova sarà l'inverno.

Appena arrivati ci siamo subito attrezzati di cucina, boiler e stufa, tutto rigorosamente a legna. Quest'ultimo potrei dire che è uno degli aspetti fondanti di tutto il progetto, senza legna non si va da nessuna parte, infatti la casa è circondata da cumuli di legna tagliata e spaccata nei mesi precedenti e messa ad asciugare per l'inverno che verrà.

La nostra casa è inserita in un piccolo nucleo di altre abitazioni e posta alla sommità di una delle tante salite, dalle nostre finestre si vedono le altre case, la strada, qualche auto che passa, la fermata del bus che quando si ferma fa vibrare tutti i vetri delle finestre e poi tanti alberi, tanto verde e tanto cielo azzurro quando non piove, altrimenti tantissime nuvole grigie.

Anche qui abbiamo portato le nostre vecchie abitudini e regole casalinghe, comuni a tanti altri, produrre meno rifiuti possibili, ridurre al minimo l'utilizzo della plastica, utilizzare saponi e detersivi naturali o fatti da noi, in mancanza di questi ultimi ci siamo rivolti a prodotti eco sostenibili.
Ci siamo adeguati con piacere alla raccolta differenziata del comune e speriamo che presto si possa iniziare a pagare in base ai rifiuti prodotti da ognuno, così da ridurre anche le spese!
Anche queste ultime fanno parte della nostra nuova casa, all'inizio ci siamo un po' demoralizzati, perché c'era sempre qualcosa da comprare, da riparare, da sostituire, poi man mano le cose sono andate regolarizzandosi.

Attualmente la casa è sicuramente vivibile ma non appena il lavoro agricolo andrà scemando potremo dedicarci ai dettagli, a renderla più personale e più accogliente, vi aspettiamo!

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29 Luglio (varie) Devis

prossima ospitalità!

non siamo andati da nessuna parte. Siamo sempre stati qui, silenziosi nella calura estiva così come sotto il cielo imbronciato di quest'ultimo periodo.
Lanciamo dunque un segnale di vita anche sul nostro sito che prossimamente vedrà qualche aggiornamento più frequente che nei mesi passati.

nelle tre settimane tra il ventidue agosto e l'undici settembre organizziamo un periodo di ospitalità. Sono arrivate molte richieste negli ultimi tempi così che ci sembra buona l'occasione per fare nuove conoscenze. Chi fosse interessato ci contatti via mail al solito indirizzo info@progettopecoranera.it.
Prima scrivete più facile sarà trovare posto! Per quel che ci riguarda cercheremo di darvi conferma quanto prima.
Le informazioni di base le trovate cliccando sul link “ospitalità” nella colonna di sinistra.

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23 Maggio (l'orto) Devis

zollette d'argilla germinate

non ci riesce proprio di adottare le sane abitudini contadine per quanto riguarda il sonno e la veglia. In questo maggio che sembra luglio, alle undici del mattino la vampa già batte la testa del povero mezzadro che è costretto a ripararsi in casa.

una piccola consolazione è data dal vedere che le zollette d'argilla hanno prodotto un primo risultato, dalla pacciamatura di fieno fanno capolino alcuni daikon e del mais da pop corn.

il pazzo mese della semina è terminato. Qua e la, vado riseminando qualche bieta che è rimasta indietro, alcune carote non pervenute e zucchine a dozzine per la raccolta a scalare. L'incredibile siccità è stata interrotta da tre giorni segnati da copiosi temporali pomeridiani, questo fatto ci risparmia la noia di rimanere nell'orto fino a notte con il tubo di gomma in mano. Senz'acqua non si va da nessuna parte. La Carnia non ci ha tradito, pareva volesse metterci in seria difficoltà, c'era quasi riuscita ma poi si è intenerita concedendosi generosa.

stasera ho accolto tre ospiti, Trieste, Bergamo ed Alessandria. Erano strane le giornate passate solitario nei campi, tra l'arrivo di Claudia e Giovanni e l'andirivieni di gente non ero più abituato a tanto silenzio raccolto tra un aiuola e l'altra.

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12 Maggio (l'orto) Devis

una semina... miracolosa?

alla fine le abbiamo fatte, le palline d'argilla. Uno degli ultimi lavori del periodo della semina. L'argilla l'abbiamo presa da un punto particolare del nostro campo dove il terreno risulta particolarmente pesante. Dopo aver lasciato riposare i blocchi in acqua, per ammorbidirli, siamo passati ad impastare lavorando con mani, cazzuole e pale ed aggiungendo manciate di compost all'occorrenza.

il set di semi scelti per l'occasione contava una misticanza di cicorie, cavolo verza, ravanello daikon, rapa dal colletto viola, erba medica, soia e qualche chicco di mais da pop corn. Tutte sementi sulle quali mi sento di scommettere, saranno in grado di farsi strada tra la vegetazione!

integrati i semi nell'impasto ci siamo accomodati dentro la serra e tra una chiacchiera e l'altra si sono fatte centinaia di palline d'argilla. Realizzare una buona consistenza degli involucri ci è sembrato più semplice del previsto.
Le palline hanno riposato per due giorni sotto un sole cocente che le ha asciugate alla perfezione. Al terzo giorno abbiamo individuato una zona con una buona copertura di trifoglio, abbiamo rimosso qualche infestante di troppo ed abbiamo effettuato la semina. E' seguito lo sfalcio del trifoglio con il decespugliatore.

mentre scrivo è iniziato a piovere. Un temporale. E' stata la primavera più asciutta da quando ne ho memoria. Le palline d'argilla ricevono il loro inizio da queste gocce d'acqua e si preparano a diffondere il seme che portano dentro. Da questa storia non ci aspettiamo un generoso raccolto ma di capire le dinamiche con cui si sviluppano i semi di determinate orticole su una pacciamatura verde.

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07 Maggio (l'orto) Devis

ancora qui, più che mai...

corpi sfatti nel campo, la sera. Sguardi persi e mani affaccendate nelle ultime incombenze prima di mettersi un'altra giornata di lavoro alle spalle. E' il pazzo mese della semina, anche quest'anno sta per volgere al termine. Giornate infinite passate nei campi nel tentativo di giungere in fondo alla lista delle cose da fare. I fagioli segnano il passo, oggi abbiamo tagliato il traguardo delle mille postarelle, mille postarelle per dodici semi l'una fanno dodicimila fagioli.

ci siamo dimenticati qualcosa? Sicuramente. Non abbiamo prestato sufficiente attenzione all'orto? Come sempre. Questo secco non aiuta. Mentre dalla Puglia giungono notizie di una primavera bagnata, Claudia arranca con il tubo dell'acqua tra le aiuole. Ma dopo un mese abbondante di asciutta (fatti salvi due ridicoli temporali) solo una pioggia che prometta di durare giorni potrebbe sistemare le cose.

così siamo qui, paradossalmente mentre il blog langue il progetto entra più che mai nel vivo. Con gli ospiti, i discorsi impegnati, le questioni che ci poniamo e tutto il resto. Non è tutto rose e fiori. Siamo stanchi e per ora dobbiamo avere fiducia in Madre Natura perché tanti, troppi semi dormono ancora sotto uno strato di terra asciutta. Verrà il tempo di raccogliere, viene sempre. Domani si lavora, ci proviamo con le palline d'argilla. Che giorno è? Quasi non lo sappiamo più ;-)

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26 Aprile (l'orto) Devis

punti di vista... alternativi

noi pomodori ci hanno trapiantato due giorni fa. Ma fa un caldo qua dentro. Oggi è piovuto, un temporale. Ma l'acqua non cadeva sopra la nostra testa, si fermava due metri più su, sembra esserci qualcosa a proteggere questa bolla d'aria nella quale siamo stipati a decine. Loro erano comunque contenti. Sono arrivati con la bicicletta tutti bagnati e ridevano e dicevano che questa pioggia ci voleva. Poi Claudia è entrata in serra e ha dato dell'acqua pure a noi, meno male – non ci hanno dimenticati.

io patata me ne sto sottoterra da quanto tempo non so, si vede poco da qua sotto, non si capisce se sia giorno o notte. Avrei preferito starmene un po' in cantina. Poco fa è scesa dall'acqua da sopra, da quello che penso sia il sopra. E sento le radici fremere per uscire ad aggrapparsi a questa terra. La patata sulla destra ha fatto un tale baccano quando si è tutta bagnata. Ma quella è pazza. Sento pure delle voci, ogni tanto. Però non ho visto più nessuno dal giorno che mi hanno ficcato qua sotto. Speriamo bene.

quello più vecchio che sta nella fila accanto ha raccontato a tutti che diventeremo piante enormi. Tutti gli altri si sono messi a ridere. Ma lui ha insistito. Ha detto che, a differenza nostra, lui qui c'è già stato. L'anno passato, era assieme a tanti altri semi di un anno e poi per lui non c'è stato spazio ma ha sentito dire a Daniele: questi semi saranno piante alte almeno tre metri. Ma chi gli crede a quello la! Noi siamo piccoli semi di mais, che ne sappiamo!

che siamo qui sulla terrazza sarà almeno un mese. All'inizio finivamo in garage, la notte. Da una settimana vediamo le stelle. La mattina ci arriva una doccia d'acqua. Devis si abbassa e ci guarda pensieroso, ci toglie il guscio del seme per lasciar aprire le due foglioline... Poi si alza e dice che ancora qualche giorno e saran da trapiantare nell'orto. Io non so cosa sia questo orto ma qui, nel vasetto, mi sento stretta. Tremendamente stretta. Voglio andare. Qualunque cosa mi aspetti. Devis, prendici con te!

storie di ordinaria follia, ve lo dico io che sono il rosmarino della serra e la so più lunga di tutti questi novellini. Io vedo l'inverno, ragazzi miei. Voi non potete sapere cosa sia l'inverno! E quel Devis era tutto intirizzito solo pochi mesi fa. Passava e non mi degnava d'uno sguardo. Un giorno mi era venuta voglia di gridagli: ehi tu, ma dove vai con quella faccia? Non lo sai che la primavera ritorna sempre! Era triste, poveretto. Gli uomini sono così strani, corrono come pazzi avanti e indietro, fanno delle cose incredibili con quelle loro mani calde, sembrano degli dei... e poi non sanno neppure che la primavera tornerà...

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18 Aprile (varie) Giovanni

la legna

Siamo a Pecoranera da un mese!!!
Un mese incredibile , ricco di novità, di scoperte, di cose da imparare ma soprattutto di cose da fare. Il lavoro nei campi occupa la maggior parte delle nostre giornate e per la prima volta siamo presenti a tutte le fasi, dalla preparazione del campo fino ai frutti che verranno.
Oltre alla parte strettamente lavorativa, anche la sfera familiare è stata invasa da novità: lo spolert, il boiler a legna, vari attrezzi per il taglio della legna, senza di LEI, avendo fatto alcune rinunce, la vita sarebbe un pò più dura.

oggi è domenica, giornata di raccolta e taglio, siamo andati a farne nel bosco poco sopra Raveo. Immersi nel silenzio, tra i colori della primavera, con la mente libera e concentrati solamente alla ricerca di LEI. Al ritorno a casa, dopo averla tagliata e sistemata, abbiamo acceso lo spolert e cucinato la marmellata.
Non ci serve la musica è il fuoco a farci compagnia.

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13 Aprile (varie) Devis

raccogliamo il testimone

passa Ottavio per i campi, sta andando a fare una passeggiata nei suoi boschi, “per smaltire questa”, mi dirà poco dopo indicando il voluminoso addome. Di Ottavio ne ho parlato in un recente post, è l'anziano dal portamento vagamente mussoliniano che arranca sull'impervio sentiero, con la brace della cicca consumata pericolosamente vicina alle labbra.

viene Ottavio e si ferma a parlare con Claudia. Le parla in friulano ma quando capisce che così non c'è ritorno cambia registro. Arrivo io a fare da interprete.
Ottavio ha sempre fatto l'orto ma ora, dice, si è proprio stufato. Che lo faccia mio figlio, l'orto. Poi ha uno scatto d'orgoglio e rimarca che le patate le ha messe comunque: cinque file, non una di più.

discutiamo come due vecchi con la differenza che io ho ventisei anni. Abbiamo da lamentarci delle stesse cose: dei supermercati, del bosco abbandonato al suo destino, del tempo pazzo... Mi dice che nel campo serve il “sale”, intendendo il concime chimico, che altrimenti non cresce nulla, ormai.

spegne la sigaretta e guarda Claudia che sta seminando la bieta. Dice che abbiamo un bel coraggio e tanta voglia di fare. Poi guarda una zolla di trifoglio che abbiamo amorevolmente trapiantato con l'intento di diffonderlo sulle aiuole ed esclama: Ah, quelle maledette erbacce, tu le strappi ma loro ritornano!.
Sapesse dell'agricoltura naturale e di Fukuoka ci manderebbe tutti al manicomio.

Ma tant'è, raccogliamo il testimone da Ottavio che a settant'anni semina ancora le sue patate e riconosce il valore di un bosco. Da lui a noi, con qualche discrasia, saltando una generazione, quella dei nostri genitori.

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06 Aprile (l'orto) Devis

patata - missione compiuta

percorre mezza Austria in auto è per me più stressante di dodici ore di lavoro nei campi. Ma tant'è, avevo giurato a me stesso di non seminare più la maledetta varietà Kennebec e per questo mi sono adoperato. Non che la Kennebec sia una cattiva patata, tutt'altro – sono certo che sia la migliore patata al mondo ma totalmente inadatta al piovoso clima carnico e tanto meno all'argillosa distesa di pecoranera.

così in garage giacciono austere patate crucche. Consorzio agrario di Villaco – Austria. Varietà mai sentite nominare ma buone per darci la speranza di un raccolto migliore. Di cinque differenti, una varietà buona per i nostri campi ci sarà?

avrei potuto andare a Brunico ma quando l'addetto del consorzio altoatesino ha risposto al telefono in tedesco allora ho pensato: tanto vale andare in Austria. Ora, sfatto dal lavoro nei campi con nient'altro in mente che non sia il letto, diamo un'occhiata a quel che si dice su internet di queste varietà.
Ho una voglia di patata, dice Giovanni, mentre interriamo i primi tuberi. Si, ma non puoi mangiarteli ora! Porta pazienza e questa rinuncia ti premierà con un raccolto cinque o sei volte superiore all'investimento.

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04 Aprile (l'orto) Devis

pioggia a catinelle

la Carnia non ci ha traditi. Sul far della sera Claudia srotolava il lungo serpentone di tubo in gomma fin su, al frutteto. Felici di arrivare sino ai primi meli con la pressione dell'acquedotto e non a forza di braccia e secchi.

arriva la pioggia, Claudia! Stavolta arriva per davvero! Nuvoloni neri all'orizzonte. All'imboccatura nord della conca. I temporali tanto attesi. Un mulinello di vento e assicuriamo la serra con tegole e mattoni. Un temporale furente che si abbatte prima con le raffiche e poi con l'acqua. Acqua a catinelle. Non molta, all'inizio. Ma è già sera e sta andando avanti. Grazie Carnia. Ti ringrazia la nostra campagna asciutta ad aprile come non mai. Due settimane di vampa marzolina, termine coniato a beneficio dell'amico Diego. Un giugno precoce. I piselli che fanno già capolino e dire che li avremmo potuti seminare prima se non fossimo stati così impegnati a piantumare gli alberi.

gli alberi! gli alberi, sono lieti di tanta grazia. E la terra tutta, fioriranno le erbacce ma noi saremo la, a combatterle. Da domattina si ricomincia. La pioggia ci abbandonerà per una settimana almeno e allora sarà tutto un seminar piselli, carote e patate. E mi si perdoni la grammatica ma sono appena le nove e non c'è altro da fare che addormentarsi nel dolce rumore di una terra generosa.
(nell'immagine: la pioggia d'artificio prima della pioggia vera)

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03 Aprile (varie) Giovanni

regali pecoraneriani

occhio e croce era dal compimento della mia maggiore età che non festeggiavo un compleanno con tanta armonia.

senza sapere del mio personale evento si sono radunati attorno a me tanti amici, che hanno avuto tempo e modo di farmi omaggio di cose finalmente utili, ovvero due bottiglie di vino per temprare un fisico da astemio, una coperta per gli inverni carnici e non solo inverni, un tagliapasta per i momenti culinari ed infine per non farmi mancare una sega a legno per affrontare finalmente la legnaia.
Stiamo vivendo intensamente questi giorni e gli amici che ci circondano e sostengono, danno una mano a superare le difficoltà che pur ci sono.

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27 Marzo (varie) Devis

dinamiche in assestamento

siamo nei campi e ci stringiamo un po' per sentire che si dice. Chiacchieriamo per ore quando si entra nel vivo di un argomento mai considerato. Ci sono così tante cose da organizzare.

quanto, quando, come e cosa fare nei campi. Vengono abolite le domeniche. In questo periodo della pazza semina (fino a metà maggio – ndr) quando c'è il sole si lavora. Ok, ma se tira sole per dieci giorni io scoppio, obietta Giovanni. Guardo Claudia che vorrebbe obiettare a Giovanni ma è talmente stanca dopo una tirata di una settimana che tace. Ok ragazzi, in effetti non posso pretendere che reggiate questi ritmi dall'inizio. E poi avete la casa da sistemare. Ma poi, quand'è successo che la Carnia ci regalasse una settimana di cieli sereni?

allora si decide che quando c'è il sole si lavora ma un giorno per respirare serve in ogni caso. Giovanni chiede un metodo preciso per occuparsi della cucina. Al suono delle campane di mezzodì molla la zappa dove sei e vai a cucinare, propongo io. E quando ho finito di cucinare vi do una voce e voi mollate la zappa dove siete e venite, aggiunge lui. Siamo d'accordo.

dinamiche in assestamento. Cose che non ci erano mai venute in mente. E' tutto un esperimento. La primavera ci mette a dura prova. Oggi la domenica coincide con un giorno di leggera pioggerella. Liberi tutti. Ieri sera sono finito a letto alle nove e un quarto. Claudia aveva fatto meglio la sera prima chiudendo gli occhi alle diciannove e quarantacinque.

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