ULTIME NEWS

18 Dicembre (varie) Devis

comunicazione di servizio

i venditori di pillole blu stanno assalendo la sezione commenti di questo blog. La mia carriera informatica è finita da tempo ed è al momento non ho ricordo alcuno di come maneggiare il sito. Sono solo riuscito a bloccare momentaneamente la possibilità di commentare le notizie.

al momento le mie attenzioni sono tutte per i lavori alla casa di legno, soprattutto per i dieci gradi sottozero di stamattina. Spero che l'attività di sopravvivere al gelo mi lasci una tregua per poter risolvere il problema...

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11 Dicembre (l'orto) Devis

l'assedio del cibo / 1

quando i progetti prendono forma l'ideale entra in circolo nel sangue. Due anni fa, quando avevo ancora un lavoro ufficiale, un mio collega stava per gettare nell'immondizia un mezzo panino che l'aveva saziato. Sgranai gli occhi e mi proposi di getto per ingoiarlo al posto del cestino.

il cibo è sacro perchè è vita. Il cibo è piacere. E' bene che saggiamente, ogni persona prenda dal cibo molta vita e un po' di piacere.

quando entro in un ipermercato mi gira la testa, com'è possibile che abbiamo bisogno di così tanti cibi diversi e luccicanti? La varietà è bella, mi si risponderà. No, è il cibo che, trattato solo come piacere, è vuoto di significato e ci annoia.

la domenica pranzo da mia zia. Lei mi vuole molto bene e mi prepara deliziosi manicaretti. Prepara molte portate abbondanti. Io la prego e mi invento diversi stratagemmi per avere una sola pietanza. Lei fatica ma si adatta e cerca di comprendere. Quando mi chiede cosa mangerò l'indomani e invariabilmente si sente nominare gli stessi quattro protagonisti della mia dieta strabuzza gli occhi e apre l'armadio delle meraviglie per mettermi in saccoccia qualche prelibatezza.

c'è un amico che ama cenare con me, il piacere è reciproco. Ma se s'inventa di portarmi qualcosa di pronto perchè si sente in obbligo io mi produco in vari stratagemmi per deviare la proposta.

mia madre è in ansia per me, perchè, come tutte le madri, mi vede magro e debilitato. Inputa il mio stato precario a quegli alimenti privi di sostanza di cui mi nutro, non considerando quanto corro, pedalo e lavoro nei campi senza la minima fatica. Passo a casa e trovo in agguato dolci di vario genere, colpito al fianco cedo e vado via con un peso sulla coscenza.

il cibo mi assedia. E io mi rintano nella casetta di legno. Perchè il mio Cibo ha la C maiuscola è non m'importa se non è vario, gustoso o ricco quanto quello dell'ipermercato. E' un cibo che ha significato e questo è il più grande piacere che posso mettere in tavola.
Non sono frottole quelle che vi racconto; certo, anche a me ogni tanto piace un sapore diverso e non disdegno di bere il vino e mangiare qualche boccone in più del necessario. Ma per la gran parte dei giorni della mia vita voglio essere lasciato al mio cibo con la C maiuscola.

era da molto che volevo esprimere queste sensazioni. Forse il fatto che si avvicina il grasso Natale e questo servizio di Report segnalatomi da un amico mi hanno convinto. Buon appetito!

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04 Dicembre (gli attrezzi del contadino) Devis

vinto dagli elementi

qualche giorno fa. Scendo dal letto, la temperatura in casa non è delle migliori (8°C) ma ho vissuto risvegli più difficili. Fuori piove, a tratti diluvia. Il tempo matto ha imbastito un temporale che durerà per ore.

è una giornata da passare in casa ad affettare, pulire e cucinar le zucche. Provo ad accendere il fuoco e vengo affumicato all'istante, la canna fumaria è da pulire. Insisto per un po' con porte e finestre spalancate e alla fine va. Recuperata qualche zucca rientro e mi trovo di fronte un muro di fumo, l'aria fredda da nord ha fregato lo scirocco. Impreco al vento mentre giro il terminale della canna fumaria.

la giornata sembra migliorare quando, nel tardo pomeriggio, la batteria al gel mi abbandona, d'altronde, dopo due settimane di cielo coperto l'impianto solare è alla frutta. Sono al buio. Accendo una candela.

mentre la cucina a legna mi affumica lentamente mi stendo sul divano. Penso al boiler a legna che dovrei comperare ma non trovo più da nessuna parte. Penso che fra un po' dovrò cominciare a chiudere l'acqua la sera altrimenti gela. Penso che questo è solo un assaggio dell'inverno che mi aspetta. Faccio l'elenco dei lavori da fare in casa. Steso sul divano, vinto dagli elementi, sono al colmo della disperazione. Mi sento un po' Ernesto, steso li al buio con la casa impolverata e fumosa.

steso li al buio immagino un amico che mi tende la mano con affetto: “che fai la intirizzito ed affumicato?” "Nella tua vita di “prima” uscivi la mattina e andavi in ufficio e non dovevi argomentare ogni giorno le tue scelte. Abitavi una Casa con la C maiuscola, con tutti i conforti, e se avessi dovuto metter mano all'impianto di riscaldamento un tecnico sarebbe venuto in tuo soccorso. Non ti saresti dovuto arrabattare in soluzioni tecniche che la civiltà si sta lasciando alle spalle".

ci sono migliaia di scaldacqua elettrici o a gas, solo a legna non ne fanno quasi più. Un impianto fotovoltaico da 3Kw te lo finanzia lo Stato, ma se vuoi un piccolo pannello con una batteria devi pagartelo fino all'ultimo euro.

la fatica del remare contro mi lascia inerte sul divano per il resto della serata. Aspetterò che il temporale cessi, aspetterò che il sole di domani mi regali qualche watt, aspetterò che la voglia di remare torni.

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20 Novembre (varie) Devis

quattro domande su Ernesto, e altre ancora...

dal libro dei fratelli Roiter leggo che Ernesto gestiva una rigorosa alimentazione autarchica basata su coltivazioni proprie della tradizione contadina da cui proveniva.
Si nutriva di: mais, fagiolo, patata, cavolo-verza, noci, ciliegie, more, mele amoer (una bacca selvatica).
Era, se volgiamo definirlo, vegano. Come, un contadino della campagna veneta di quarant'anni fa, ha deciso di non contare sugli animali? Sicuramente non per questioni filosofiche. E' stata allora una scelta dettata dalle circostanze? O il semplice ragionamento che allevare animali richiede tempo, fatica e strutture che non compensano il risultato ottenuto?

come ha fatto a sopravvivere fino a settantotto anni con una dieta dalla base così ristretta? Come ha fatto, senza l'apporto di alimenti di origine animale, a mantenere la forza, anche in età da pensione, di coltivare tutto il necessario al proprio sostentamento? Era un uomo di ferro o semplicemente un Uomo? Faticando nei campi ci si consuma più che su una sedia d'ufficio? Sicuramente è stata un'esperienza fortunata, nel senso che probabilemente non ha dovuto affrontare gravi malattie, ma in parte mette in discussione ciò che crediamo sia indispensabile per una vita sana e sufficentemente lunga.

i batteri, i batteri! Per Dio come è sfuggito ai batteri senza detersivi, gel, saponi, alcol, disinfettanti, igienizzanti e salviettine? Una mano che ha lavorato la terra è sporca? La terra è sporca? Certo, ci sono delle cose per cui vale la pena lavarsi le mani ma nel podere di Ernesto queste cose non erano veramente poche.

perchè ha lasciato intatta la creanza (la semente per l'anno successivo) anche quando, a seguito della grave siccità dell'estate 2003, le scorte alimentari di cui disponeva si erano esaurite? C'era dunque una filosofia alla base di tutto il suo stile di vita?

e altre domande ancora: a cosa diavolo pensava tutto il santo giorno? come faceva a mangiare la polenta senza sale (è orribile)? mangiava le noci perchè conosceva il loro apporto essenziale di grassi o per caso? chi sono quei parenti scriteriati che hanno lasciato la creanza in balia delle farfalle (sicuramente si trattava di una varietà di mais autoctona coltivata per decenni da mani esperte)?

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14 Novembre (l'orto) Devis

l'Oro di Ernesto

nel cuore del Veneto agricolo, tra il mais Pioneer e l'autostrada, c'è un Castello. Un Castello senza mura, protetto da un fosso di campo e da una variopinta siepe di alberi. Quattro ettari di terra coperta quasi per intero da un bosco fitto ma ordinato. Dal cancello percorro la strada che porta al Palazzo del Re. Il Palazzo del Re è una vecchia casa contadina con l'edera che vi si arrapica fino al tetto. Il Re non è a Palazzo, però è come se fosse qui, anche se già sapevo che Ernesto Girotto ci lasciò un inverno di qualche anno fa.

dentro la casa tutto è rimasto come il giorno in cui se n'è andato, la tavola da sparecchiare, i piatti nel lavello, il berretto appeso al muro. Ernesto Girotto si ritirò in questo podere per quasi quarant'anni in una clausura volontaria seguita ad una delusione d'amore. Questo pezzo di terra divenne il suo Castello. Coltivava lo stretto necessario al suo nutrimento rubando al bosco solo un piccolo spazio. Beveva l'acqua dal pozzo e il succo di alcuni frutti macinati e torchiati. Non aveva elettricità e si scaldava a legna. Non usava ne sale, ne olio ne zucchero. Non allevava animali. Dai parenti, in ansia per la sua sorte, accettava solo i fiammiferi.

quest'uomo sfugge ad ogni definizione. Era un pazzo? Un visionario? Un maestro? Un custode della Natura? Era un Adamo senza Eva?
A me piace pensare che fosse un Re nel suo Castello. Certo è che la potenza dell'esperienza vissuta da Ernesto deve farci riflettere. Oltre la siepe che protegge la proprietà il Mondo è cresciuto tumultuosamente. La terra è ferita da lame trainate da centinaia di cavalli, uomini in navicelle metalliche volano sulla grande striscia d'asfalto che si staglia all'orizzonte, persone dividono freneticamente la propria vita tra lavoro e libertà.

Ernesto è ancora qui con la sua testimonianza estrema. Nonostante dentro al suo Castello non ci sia un solo pezzo di plastica la traccia che lui ci ha lasciato non è biodegradabile. Tutto qui parla di lui, tutto racconta di un rapporto simbiotico tra uomo e Natura, non il giardino dell'Eden o lo stereotipo ecologista, ma la Natura che ci è stata donata per vivere.

la mattina seguente decido di sbirciare ancora un po' in casa, vinco la paura e salgo le scale che portano al primo piano. Al centro di una grande stanza c'è una cassa di legno coperta da assi e mattoni, la apro con cautela e quasi mi sembra di scorgervi dentro dell'oro, tanto riluce il contenuto della cassa al buio della stanza. E'oro, si è oro. Ernesto morì di fame (ma forse era già debilitato) nell'inverno del 2003, a seguito della grave siccità che, nell'estate dello stesso anno, mise in crisi l'intera agricoltura padana. La “Creanza” era la semente lasciata dai contadini per la semina successiva. Ernesto, allo stremo delle forze, non ha comunque pensato di consumare il seme di una vita che sarebbe a lui sopravvissuta.
Che piacere sarebbe stato portare con me un po' di quei chicchi, ma le larve delle farfalle, in sei anni, avevano provocato danni irreparabili. Pazienza, mi sono detto, e sono uscito dal Palazzo del Re senza il suo oro ma forse con un insegnamento di più grande valore.

Di seguito alcune foto scattate da me in questi due giorni:

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21 Ottobre (varie) Devis

eco villaggio?

pecora nera sarà mai un ecovillaggio, nel senso comunitario del termine? Spazi abitativi comuni, organizzazione del lavoro e condivisione delle risorse economiche?

anni fa, quando trascorsi un periodo alla Comune di Bagnaia, ero convinto che la comunità fosse il naturale sbocco di qualsiasi progetto di ecovillaggio.
Oggi, precisato che la necessità di dare una risposta a questa domanda non si è ancora presentata, il mio orientamento è cambiato.
Non credo di essere pronto a vivere in comune ed in comunità, perchè cresciuto in una società profondamente individualista. Sono convinto che la maggioranza delle persone non sia pronta ad un cambiamento tanto radicale.

Se guardo al futuro vedo piuttosto piccoli nuclei uniti dai legami più vari (famigliari, di amicizia, di pensiero...). Tra queste micro comunità indipendenti e dinamiche si instaureranno spontaneamente iniziative di collaborazione e condivisione.

non quindi un kolkoz sovietico con piani agricoli quinquennali ma una costellazione di gruppi e solitari.
La libera collaborazione porterebbe a concentrare i propri sforzi per singoli obiettivi temporanei, come ad esempio l'acquisto di un mulino per macinare i cereali, oppure per sinergie a lungo termine, come la specializzazione di alcune persone in determinate attvità con scambio locale di prodotti.
Da questa società libera, dinamica e rurale dovrebbe nascere la solidarietà tra gli individui, una solidarietà spontanea e non dettata da regole.

di un borgo dell'Italia rurale di sessant'anni fa mi racconta spesso mia nonna, questo paese non rispondeva a modelli socialisti o liberisti. I boschi erano gestiti secondo “regole” comuni e le famiglie che dovevano costruire una nuova casa ricevevano il legname per il tetto dalla comunità stessa. Non potendo conservare la carne in celle frigorifere i vitelli venivano macellati e divisi tra più famiglie. Lavorare insieme e scambiarsi gli attrezzi erano fatti quotidiani. Questa gente di montagna era felice e solidale, un po' per necessità e un po' per virtù.

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05 Ottobre (società) Devis

non è mia abitudine postare link a documenti o video. Anche perchè amo scrivere in prima persona più che citare.

Ma devo fare un secondo strappo alla regola in pochi giorni. Ero già a conoscenza della problematica OGM ma questo documentario mi ha gelato il sangue nelle vene. Ero già consapevole dell'importanza di conservare il seme delle varietà locali ma ora so che nei prossimi anni questa sarà una vera e propria guerra.
Controllare i semi significa controllare il cibo e quindi controllare la gente e i popoli. Dal piccolo contadino sudamericano all'agricoltore di casa nostra, nessuno escluso.

Ecco il link della prima di undici puntate, alla fine di ogni video c'è il link al successivo. http://www.youtube.com/watch?v=rR8-cj_j5qQ&feature=related

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01 Ottobre (società) Devis

il futuro secondo BBC

di seguito i link ad un documentario della BBC in sei puntate da dieci minuti che immagina l'agricoltura e lo stile di vita in uno scenario post petrolifero. Trovo quanto detto dalla giornalista molto equilibrato e condivisibile, senza estremismi ed eco-terrorismo, ottimo per informare chi ancora ignora, più o meno volutamente, certe tematiche.


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29 Settembre (società) Devis

il futuro secondo me

sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo“ Mahatma Gandhi.
ovvero il futuro secondo me, cosa risponderei se malauguratamente il genere umano mi interrogasse: “ehi tu, che la sai tanto lunga, dicci che dobbiamo fare!”. Ecco qua:

sentite: abbiamo una bella scocciatura per le mani, mi riferisco a questo sistema elefantiaco di produzione, distribuzione e consumo di beni che abbiamo costruito dannandoci l'anima. Occorre dimenticare il mantra che ripetiamo ossessivamente: “salvare l'economia”. No, questa economia non è da salvare, al diavolo il PIL!

si ritorni ad abitare le campagne e le montagne. Gente, fuori il naso dalle scatole di cemento! Con la fine dell'era petrolifera produrre il cibo è un grosso lavoro, che impegna almeno un terzo della popolazione (e non il 3-4% di oggi). Senza le illusioni chimiche dell'agroindustria servono braccia robuste e schiene chine sui campi.
Ma non tutta la fatica viene per nuocere: autoproducendo il cibo, l'energia elettrica, l'acqua calda e la legna per il riscaldamento mandiamo al diavolo molte oligarchie.
Sementi OGM? No grazie, il seme lo abbiamo e lo conserviamo;
Spesa compulsiva all'ipermercato? Esco nell'orto e vedo che cosa offre oggi la Natura;
Energia elettrica prodotta a partire da petrolio o nucleare? Ma abbiamo il nostro pannello solare, certo è piccolo, ma può bastare;
Gas da riscaldamento russo? Goodbye Putin.
con buona pace di politici ed economisti il bubbone del PIL dovrà sgonfiarsi rapidamente.

E lo Stato? Niente rivoluzione, i comunisti si mettano l'animo in pace. Il sistema rimane in piedi, non ci sono più molti soldi da intascare ma dei servizi da amministrare si, necessità a cui piccole comunità rurali o città spopolate non possono dare risposta. Lo Stato sociale per intenderci, ma più piccolo: ad esempio, una sistema sanitario responsabile ma ridimensionato da una popolazione rurale ruspante, che non è assuefatta a pillole di ogni sorta, più rimedi naturali e meno dottori.

e delle automobili che si fa? Produrre localmente significa anche vivere localmente, meno spostamenti. Segnamo una bella striscia verde dividendo a metà le strade: di qua le biciclette, di la i motori.
Se, in una bella giornata di sole, il vigile ti ferma in auto e hai meno di sessant'anni ti prendi una bella multa per aver inquinato senza motivo. Con un po' di buon senso eviteremo ovviamente ambulanze a pedali o i triremi mossi a forza di schiavi remanti delle flotte greche.


questo “il futuro secondo me”, e secondo voi?

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24 Settembre (varie) Devis

sono ancora vivo e vegeto

nell'ultimo mese non è successa nessuna tragedia che sicuramente qualcuno ha immaginato causa della mia latitanza. La solita routine agricola di fine stagione; raccogli qua, raccogli la, ripulisci dalle erbe i bancali, trapianta qualche cavolo verza per l'autunno...
Sono ora impegnato nella raccolta di un mare di patate, lavoro dal quale immagino di uscire non prima di metà ottobre.

da qualche giorno questo sito web ha compiuto due anni dalla prima pubblicazione, due anni nei quali il formato del diario di viaggio mi ha permesso di raccontare, giorno per giorno, le esperienze vissute.
Nell'ultimo mese ho però sentito questo strumento inadeguato a raccontare un'avventura che si sta trasformando in solida realtà, realtà di cui già si avverte la ciclicità delle stagioni. Terminata l'era della nascita di pecora nera oggi ne inizia un'altra di cui ancora non so nulla.

si parte dal sottoscritto ormai indissolubilmente legato ai principi cui si ispira il progetto, da Daniele che attraverso oneri ed onori resiste al mio fianco, dagli amici che, speriamo solo momentaneamente, si sono allontanati da noi e da tutti gli ospiti (ben 11!) che sono venuti a darci manforte nel nostro fare quotidiano.

gli interventi sul blog ci saranno sempre ma saranno un pò più corposi e meno frequenti. Ogni aggiornamento non prenderà più spunto da un singolo evento ma dall'intera esperienza di pecora nera per esprimere dei punti di vista, approfonditi ed estesi, su determinati argomenti.

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25 Agosto (l'orto) Devis

privilegi dell'esser contadini

tra i privilegi di esser contadini c'è sicuramente la possibilità di mangiarsi una bella pannocchia fresca (detta anche da latte) bollita o in padella. Per intenderci, quello che al supermercato è venduto come mais dolce in scatolette di latta e sospetti liquidi conservanti. Il concetto è lo stesso, la sostanza è altra cosa.

purtroppo siamo stupidi contadini che crescono il mais senza concimi azotati e diserbanti; compensa la nostra fatica il pensiero del povero agricoltore di pianura che se mai avesse l'idea di mangiarsi una delle sue belle spighe ibride si condannerebbe certamente all'avvelenamento.

grande piacere si prova anche quando, mentre si sta in cucina, manca una cipolla per il soffritto o due pomodori da fare insalata; è bello scoprire che il cibo fresco ed ancora vivo dista dieci (10) passi dalla nostra tavola.

se mai farò altro nella vita che il contadino, la cosa che più mi mancherà sarà sapere con certezza com'è stato cresciuto ciò di cui mi alimento. Coltivare un orto da se e portarlo in tavola è una cosa tanto personale che anche l'uomo più ricco del mondo dovrebbe per forza farlo da se.

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19 Agosto (l'orto) Devis

cavolo-verza VS market-power

il mio approccio all'agricoltura è cambiato molto in questi anni.
Quando iniziai avevo solo un piccolo orto ma sognavo di possedere un grande trattore (metafora di virilità agreste, ne sono vittima tutti i contadini maschi).
Scampato alla tentazione di diventare schiavo delle politiche agricole comunitarie, fui posseduto dalla febbre di riprodurre e coltivare tutte le piante edibili del pianeta.
Infine detti sfogo, fino alla scorsa primavera, all'insano desiderio di arare e seminare l'intero arco alpino italiano. Usavo le mappe del catasto comunale come planisferi per i carri armati del Risiko.

stamane ho percepito di lavorare finalmente con intelligenza. I bancali dai quali ho raccolto le patate sono ricoperti di uno spesso strato di pacciamatura di fieno. Sono arrivato ai piedi del grande campo con un plateau di piantine di cavolo-verza. Allargando qua e la lo strato coprente ho scavato la terra con le mani per trapiantarvi i panetti. Per la prima volta sento che la mia terra è protetta e la sua fertilità si manterrà intatta nel tempo.

alla radio un “fine” economista asseriva che non c'è da preoccuparsi per il peak oil e le questioni ambientali, il mercato troverà automaticamente una soluzione a tutti i problemi. Beata sicurezza. Nel frattempo ho innaffiato le piccole piantine appena trapiantate, io che non mi fido del mercato punto sulle verze che crescono d'autunno, sono un'ottima fonte di vitamine e minerali e si conservano sotto la neve.

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18 Agosto (varie) Devis

Il diario di Pecora Nera

purtroppo, per com'è strutturato questo blog, sono consultabili solo gli interventi degli ultimi mesi. Dato che ho dimenticato tutto quel che sapevo sul sito che ho costruito due anni fa e tutte le mie conoscenze di informatica, provo a mettere una pezza a questa mancanza.

sulla colonna di sinistra, alla voce "Il diario di Pecora Nera", una raccolta di tutto il blog fin qui partorito. Aggiornato ai primi di agosto, in formato PDF scaricabile. Anche qui il link.

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14 Agosto (l'orto) Devis

patate, pasta bianca o rossa?

le patate a pasta bianca (varietà Kennebec) sono più produttive ma mal digeriscono i terreni pesanti della piana di Raveo, una parte significativa del raccolto è inutilizzabile perchè attaccato dal marciume o invendibile, perchè traforato da qualche insetto.
Le patate a pasta rossa (varietà Desiree) hanno pezzatura abbastanza costante (ne troppo grandi, ne troppo piccole), raramente sono vittima del marciume e sembrano meno gradite agli sciacalli a sei zampe.

la patata marcia emette un puzzo terribile, nella mia esperienza di contadino, quest'odore nauseabondo è secondo solo ai resti della macellazione di un pollo che una volta dimenticai in un secchio sotto al sole e alle zucche che ammuffiscono ai primi di gennaio.
Io coltiverei solo patate rosse ma la clientela paesana non le gradisce ed insiste per avere quelle bianche. Dice una signora: “quelle rosse sono più dure e sono buone solo per fare gli gnocchi”.

sicuramente ha ragione, in ogni caso, io faccio bollire queste patate e le altre e quando sono nel piatto non discrimino di che razza sono.
Perchè? Perchè oltre a sale ed olio, non tutti i giorni, di tanto in tanto, riesco a procurarmi un ingrediente segreto.
Per reperirlo serve almeno una mattinata di duro lavoro. Non lo si raccoglie da una pianta ne lo si trasporta in un cesto. Si consuma in fretta dopo qualche boccone. Si chiama fame

Ecco, io penso che se avessimo più fame potremmo consumare con gusto il più semplice dei cibi e soprattutto non arrabbatarci in complicate maratone culinarie. Consiglierei anche ai grandi cuochi di prescrivere ai loro clienti l'ingrediente di una bella passeggiata in montagna prima di sedersi a tavola, sicuramente dopo una bella faticata troverebbero eccezionale anche una patata rossa neppure condita.

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05 Agosto (varie) Devis

aaa contadini cercasi...

la prima metà del mese di settembre, da lunedì 31 agosto domenica 13, vorrei replicare la bellissima esperienza primaverile di ospitalità in cambio di lavoro.

una mattinata a raccogliere patate e pacciamare il terreno, un pomeriggio libero per camminare, leggere o semplicemente oziare all'ultimo sole estivo. Un soggiorno di almeno cinque giorni per motivi organizzativi ma anche per conoscerci meglio.
Sistemazione in letti veri e pasti a base di polenta e fagioli.

chi fosse interessato scriva una mail a info@progettopecoranera.it. Proveremo a far coincidere l'arrivo di più di una persona per lavorare e mangiare sempre in compagnia.

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04 Agosto (varie) Devis

(vivere con) cento euro al mese...

è un attentato alla crescita del PIL, lo so,
ma negli otto mesi di questo esperimento di vita frugale le buone abitudini si sono sedimentate, un passo alla volta, due avanti e uno indietro, la meta è più vicina.

alla dote di partenza (una casetta di legno, un pannello solare per l'energia elettrica, la legna del bosco per riscaldarmi e il vizio della sigaretta abbandonato da tempo), sto affinando uno stile di vita a basso impatto ambientale ma anche low-cost.

settembre potrebbe essere il primo mese a cento euro, traguardo cui mi sto avvicinando limando le ultime spese superflue:

a seguito di questa lista della spesa considero anche le imponderabili spese extra che per semplicità stimo su scala annuale. Una somma di seicento euro dovrebbe far fronte a: lavori in casa, malaugurati guasti della bicicletta o del computer, il minimo sindacale per il vestiario civile, qualche libro che non è reperibile alla biblioteca e qualche cedimento della buona condotta...

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30 Luglio (varie) Devis

il mondo due vallate più in la

all'alba, Anna, l'ultima amica di questa finestra estiva, è partita per tornarsene in Puglia. Ho pranzato solitario nella casa degli ospiti. E' un rituale che ho adottato per celebrare il distacco, temporaneo o definitivo, dalle persone che passano da Pecora Nera.

masticavo lentamente nella penombra della cucina, il sole picchiava prepotentemente sulle persiane appena abbassate. E' così forte il sole della Puglia? Dal terzo piano guardavo obliquamente le altre case, i giardini, i campi.
Per il tempo che sono rimasto ipnotizzato nei miei pensieri nulla si è mosso. Ho alzato la persiana e guardato la grande montagna che troneggia nel panorama a sud di Raveo. Oltre quella montagna, due valli più in la c'è la pianura padana, le città del nord-est e i gironi danteschi autostradali che Anna stava ora attraversando.

quante migliaia di borghi sonnolenti ci sono in Italia? Quanti paesi di montagna dove sembra possibile nascondersi dalla confusione del mondo globalizzato?. E quante saranno le persone che ripercorreranno al contrario le strade del boom economico che drenarono la vita dalle montagne? E con quali sentimenti? E con quali intenti?

Ho terminato il pranzo e guardato ancora dalla finestra. Non c'erano colonne di eserciti nemici all'imbocco della vallata ne orde di barbari scendevano dalle montagne. Con la tranquillità che il mondo rurale sarà dimenticato ancora per qualche giorno almeno mi sono steso per riposare un pò.

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24 Luglio (l'orto) Devis

la traversata del deserto è finita

finalmente intravedo agosto. E' stata lunga e difficoltosa la traversata del deserto, deserto di stimoli, dei pomeriggi di luglio.

le patate sono ormai pronte, le piante si prostrano sul terreno seccando poco alla volta. Da qualche giorno ho iniziato a scavare qua e la per interpretare i segni divini sul raccolto, se il buon giorno si vede dai primi tuberi raccolti questa sarà un'annata eccezzionale,
I pomodori, grazie a qualche aiutino verderameico, troneggiano nelle serre piegando le piante con il loro peso. Iniziano ad affacciarsi i primi clienti vogliosi di assaggiare qualche ortaggio non velenoso.
Il mais ha sparato in aria il pennacchio e le pannocchie fanno capolino dagli steli. L'esercito di fagioli è stato ridimensionato da un colpo di fuoco batterico ma le piante sopravvissute basteranno per una buona produzione.

così il torpore che mi ha avvaolto nell'ultimo mese inizia a diradarsi mentre raccolgo i frutti del duro lavoro primaverile. E quando i frutti sono così belli e sani mi sento sempre un po' lusingato dalla generosità della terra.

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16 Luglio (varie) Devis

pomeriggio d'estate

in Friuli esiste un vero e proprio culto del lavoro, culto che spesso si trasforma in malattia. Si ama il lavoro ma solo per lo status symbol che rappresenta. Dal lunedì al venerdì un friulano che si trovi a gozzovigliare senza occupazione avverte un pungente senso di colpa.

A più di un anno dalla mia ultima giornata di lavoro 'ufficiale' non mi sento ancora guarito da questa ossessione dell'impiegare, sempre e comunque, il tempo in un'attività che la società consideri produttiva.
In questi giorni di vera estate i campi sonnecchiano sotto il sole, non c'è molto da fare e non c'è molta voglia di fare. Dopo aver passato qualche pomeriggio a trotterellare inutilmente sotto la calura cercando un'occupazione valida ho deciso di mandare al diavolo tutte le psicosi da locomotiva del nord-est e sprecare il mio tempo.

con la sgangherata mountain bike dei mie quattordici anni ho pedalato fino al torrente risalendo fin dove la strada sterrata si perde in un sentiero. La cascata è sempre la, l'acqua più fredda che mai, le chiome degli alberi chiudono più fittamente la volta sopra il torrente.
Mi sono tuffato un paio di volte nel laghetto formato dalla cascata. Ho ripensato ai lunghi pomeriggi d'estate della scuola superiore: a quei tempi ci si sapeva annoiare, non si facevano progetti per il futuro, non si costruiva un bel niente. Io e i miei compagni eravamo prigionieri del piccolo mondo di paese ma non sognavamo ne desideravamo altro, erano tutti giorni uguali a se stessi ma non c'era l'ansia di dover fare nient'altro.

Poi è arrivato il lavoro e io, come i miei compagni, mi sono ammalato della malattia di ogni friulano: lavorare e costruire certezze, a costo di trascurare il presente.
tornenò a quel torrente nei prossimi giorni per capire se so ancora tuffarmi nella noia di un pomeriggio d'estate.

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10 Luglio (società) Devis

un pallone troppo gonfio?

in questi giorni i grandi (?) della terra banchettano e producono qualche generica dichiarazione di intenti da dare in pasto a chi ci vuol credere. Ridurremo le emissioni inquinanti: Cina e India giustamente non firmano, avete inquinato voi fin'ora, adesso è il nostro turno. Risolveremo il problema della fame nel mondo: continuiamo forse a dare un tozzo di pane ma ci guardiamo bene da insegnare a coltivare il grano (OGM), si sa mai che ci mettano i piedi in testa fra qualche decennio.
nel frattempo molti giovani volenterosi (e un po' incazzati) producono colorati striscioni e rumorose manifestazioni.

premesso che i politici non decidono un accidente ma sono la somma delle lobby che li hanno creati, questi personaggi sembrano comunque essere seduti sopra il grande pallone del libero mercato globale.
Il pallone potrebbe scoppiare da un momento all'altro. Dovremmo sgonfiarlo un pò. Dato che il pallone è pieno del danaro che abbiamo stampato dalla notte dei temi suggerisco a quei volenterosi che citavo prima di mollare gli strisiconi e iniziare qualche attività di autoproduzione (cibo, energia solare, case di legno ecc).

togliamo un po' di danaro al sistema (non tutto), sgonfiamo il pallone facendo un po' di baratto che giova solo alle due parti dello scambio e non a terzi banchieri singoraggiatori. Forse a quei piccoli personaggi seduti su un grande pallone rimarrà solo una sedia made in china dove sedersi a parlar d'altro.

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06 Luglio (varie) Devis

le cose che non vanno (1)

due giorni fa ho partecipato al raduno della mia ex-classe quinta superiore.
Ho omesso di dire che sono vegano per evitare di dare spiegazioni e ho mangiato, con gusto (vero), la grigliata di carne prevista dal menù. Un mio ex-compagno, tra una battuta e l'altra, mi ha chiesto se avessi trovato il modo di far soldi con gli ortaggi; la domanda era posta con la leggerezza di una battuta che vola nell'aria da un capo all'altro della tavolata. Ho risposto a mezza bocca che stavo tentando di non aver bisogno di molti soldi per vivere piuttosto che di guadagnarne molti. La risposta è però nata sgrammaticata e con un tono di voce poco convinto.

in quel momento ho desiderato essere altrove. Perchè abbozzare continuamente spiegazioni a chi mi chiede conto, anche amichevolmente, di quel che faccio è un peso insostenibile. E come spiegare compiutamente in poche battute una scelta di vita maturata negli anni? E come spiegarlo per di più se c'è un abisso di abitudini e parametri tra me e il mio interlocutore?
In quel momento mi sono sentito alieno a tutto quel che mi circondava, e come un alieno in un pianeta ostile desideravo risalire sulla mia navicella spaziale e volare via.

sulla navicella ci sono risalito il giorno dopo quando, dopo una notte ospite dal compagno che aveva organizzato il ritrovo, ho agganciato le scarpette ai pedali della bicicletta imboccando la via di casa. Il viaggio spaziale mi ha riportato a casa partendo da Conegliano (provincia di Treviso) passando per il Cadore e rientrando in Carnia solo nel tardo pomeriggio (centossessantacinque chilometri!)

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01 Luglio (l'orto) Devis

attenti a schiacciare le dorifere

tra le speranze della semina e le gioie e dolori della raccolta c'è un mare, un mare verde, un mare di erba.
Erbacce, malerbe, erbe infestanti o, con un termine più politically correct, erbe in competizione (Daniele dixit). Da qualche parte ho letto che la Natura ha terrore del vuoto, se così fosse, gli spazi liberi tra una patata e l'altra devono averle messo tanta paura addosso da farle produrre quantità industriali di giavone, amaranto, ranuncolo ed ortica.

questo lavoro di estirpare l'erba a mano potrebbe spegnere gli animi più rivoluzionari, ogni nobile ideale mi è sembrato lontanissimo quando il sole picchiava sulla schiena e mi stavo sciogliendo in una pozza di sudore. Quando poi, schiacciando una dorifera tra due pietre, il succo arancione di quest'immondo insetto m'è schizzato sulla fronte stavo per capitolare. Poi ho pensato che la vera cifra di un contadino vien fuori nei momenti difficili, non quando c'è da raccogliere le fragoline dall'aiuola sotto casa, e mi sono chinato nuovamente.

ho continuato aspettando la pacciamatura che verrà, nell'altra metà del campo la prima copertura si è dimostrata un valido freno al prolificare dell'erba. Nel frattempo, in questa metà, faccio selezione di validi alleati lasciando in piedi al mio passaggio trifoglio e vecia (leguminose che arricchiscono il terreno e non pretendono di metter i piedi in testa alle mie patate).

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25 Giugno (società) Devis

appunti sulla vita frugale / il trasporto pubblico

la corriera in Carnia sono frequentate da tre categorie fondamentali di persone: gli studenti, i vecchi e i matti. La frequenza dei collegamenti è simile a quella delle carovane che univano gli avamposti dei visi pallidi, ai tempi della conquista del west.

dovendo portare la bicicletta al meccanico non ho trovato soluzione migliore che andare pedalando e tornare a casa comodamente seduto su di un mezzo pubblico.
Seduto alla stazione, aspettando l'ultima corsa per Raveo, ho incontrato un mio paesano che ha subito tenuto a commiserarmi scherzosamente per il fatto che io mi fossi avventatamente privato dell'automobile.

mentre parlava ho pensato appunto che il lusso dell'automobile è precluso agli studenti, per limiti di età, ai vecchi, che non sono nati all'epoca buona per conquistarsi la patente, e ai matti, che all'arte della guida sono interdetti.
Ma la scelta di utilizzare un mezzo pubblico viene spesso scartata, anche se logica, da molti dei miei coetanei che, tagliato il traguardo del possesso di quattro ruote, si comportano come se le loro prospettive dovessero cadere in disgrazia se salissero ancora una volta su una corriera.
Poco importa se ,a volte, i mezzi pubblici siano la soluzione più comoda, economica, ecologica e sicura.

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21 Giugno (l'orto) Devis

l'inganno della chimica (?)

tornando a casa in bicicletta mi è caduto l'occhio su un campo di mais di quelli ad uso zootecnico, utilizzati per far silati per le vacche da latte.
Naturalmente in queste coltivazioni ci si sbizzarisce in sementi ibride, diserbanti e concimi chimici.
Questi campi hanno sempre un aspetto tra il militaresco, per il serrarsi perfetto delle fila vegetali, e il paradisiaco, tanto sono rigogliose e uniformi le piante che vi dimorano.

in questo campo però c'era un'anomalia cromatica, alcune file erano di un verde molto più chiaro delle altre. Le piante di mais solitamente sono tanto più verdi tanto più il terreno è fertile, forse la concimatrice meccanica si era inceppata ad un certo punto della lavorazione lasciando parte del campo a secco di concime (chimico) azotato.

ecco allora che si svela l'inganno: un terreno che ha subito anno dopo anno la medesima coltivazione viene portato allo stremo delle forze e solo grazie al concime chimico può reggere ancora il gioco. Quelle piante asfittiche ci dovrebbero far riflettere su come ormai la terra venga utilizzata come una spugna sulla quale piante aliene possano piantar radici e assorbire qualsiasi veleno serva allo scopo.

ps. non riesco dal trattenermi dal far notare una cosa: mais, mais e ancora mais, per vacche e vitelloni, per carne, latte e formaggio; se solo fossimo un po' più parchi nei consumi di questi alimenti avremo sicuramente un sistema agricolo meno folle.

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18 Giugno (società) Devis

appunti sulla vita frugale / il corpo

dopo sei mesi di stenti in questa avventura frugale, dopo aver dormito per lunghe settimane a quattro-cinque gradi centigradi, dopo aver lavorato ogni giorno esposto alla furia degli elementi, dopo aver condotto una dieta di soli alimenti vegetali, dopo aver pedalato per centinaia di chilometri...

... eccomi qua, così derelitto da non saper più cos'è uno starnuto o un colpo di tosse, talmente deperito da sfogare le energie in eccesso pedalando sulle salite delle Alpi Carniche, consumato a tal punto dal poter passare delle ore piegando schiena e gionocchia contro le erbe infestanti.

le possibilità di adattamento del nostro corpo sono inimmaginabili, se stimolate. Certo, stando chiusi in una scatola climatizzata d'inverno come d'estate appena ci avventuriamo fuori dalle quattro mura amiche, con i bronchi avvelenati dall'inquinamento o dal fumo di sigaretta, l'unica meta possibile è l'ambulatorio medico. Alcuni mi dicono: non tutti possono fare il contadino, tu sei giovane e forte; io rispondo, cinquantanni fa non tutti facevano i contadini, ma molti si.

personalmente mi sono vergognato con me stesso per la paura che mi pervade nell'affrontare un bosco la notte, un albero rimane un albero anche al buio; ma siamo troppo lontani dal mondo dei sensi, e troppo vicini alla finzione cinematografica.
Se improvvisamente tutte le luminarie del pianeta si spegnessero, la cosiddetta civiltà sprofonderebbe in un caos tale da mettere in pericolo la propria sopravvivenza.
viviamo una realtà astratta dal Pianeta che ci ospita, chiusi in un mondo ovattato, dovremmo riappropriarci almeno un po' del nostro essere animale prima che ci infilino una tuta da palombaro anche per andare in giardino.

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17 Giugno (l'orto) Devis

la grande paura

ieri una grandinata record ha sfiorato pecora nera, fermandosi a 2 km da Raveo. Solo lievi danni alle colture ma guardando la devastazione dei paese limitrofi possiamo star contenti. Ma prima o poi arriverà anche il nostro turno.

prima di avere sulla testa quanto hanno già ricevuto gli altri annoto due insegnamenti sul grande manuale dell'autosufficenza alimentare:


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13 Giugno (l'orto) Devis

pecoranera vista dalla luna

è giugno e ancora nessun grande castigo divino ha colpito seriamente i nostri campi. La siccità, gli animali selvaggi, le malattie funginee, la grandine... tutto preso a piccole dosi, nulla apparentemente ha compromesso lo sterminato esercito di migliaia di piante accampato nel nostro mezzo ettaro di terra...

seduto sulla luna, ovvero la collinetta che sovrasta la spianata dove abbiamo messo radici, guardavo ammirato tanta generosità. E pensavo alle centinaia di ore di duro lavoro che separano aprile da giugno, un campo che pigramente si risveglia a primavera dalla distesa brulicante di attività e di piante in rapido sviluppo...

questi pensieri erano accompagnati dalle immagini dei momenti condivisi con gli amici che si sono alternati qui a pecora nera. Per quelli che son stai qui solo di passaggio (eros, toni, marco, sebastiano, sara, moira, pamela, simone) ho fatto una bella fotografia di parte del campo (è impossibile inquadrarlo tutto) e di pubblicarla sul sito. Ringrazio ancora tutti per l'enerigia che han portato in dono.

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08 Giugno (l'orto) Devis

confessione...

mi autodenuncio e confesso di fare uso di verderame (o solfato rameico). No, non per stordirmi il sabato sera ma per fronteggiare la peronospora; si tratta di un fungo che attacca le piante di pomodoro per cui non trovo altro rimedio, rimedio peraltro consentito in agricoltura biologica anche se non è certo una legge a rendere una pratica corretta o meno.

nel 1845 la peronospora comparve in Irlanda colpendo le vaste coltivazioni di patata (appartenente alla stessa famiglia del pomodoro) e causando una prolungata e gravissima carestia.
L'anno scorso la peronospora colpì me, la mia serra e la mia aspirazione a fare a meno anche del verderame. Anche se la parte aerea delle piante rimane all'asciutto, le foglie che presentano sintomi della malattia vengono prontamente rimosse e si asportano i rami più bassi per creare una buona areazione non si è mai al sicuro.

Purtroppo quando si giunge al confine tra mangiare biologico e non mangiare la maggior parte dei contadini alternativi, e tra questi io, si calano le braghe e chiedono qualche aiutino agli amici chimici.
Con tutte le attenuanti del caso dato che il rame è stato utilizzato ben prima della nascita dell'agricoltura chimico-industriale dai nostri nonni. Un'altra magra consolazione è data dal fatto che io pratico metà dei trattamenti che utilizzano i professionisti del settore.

E così quest'anno le mie piante avranno qualche bella venatura di blu, colore caratteristico della copertura creata del verderame (perchè non blurame?) nebulizzato sulle foglie di pomodoro.
Eccomi qua, in barba a tutti i proclami sulla vita frugale, con un “bussolotto” attaccatto alla schiena mentre spruzzo una minestra un po' velenosa sulle mie amate piantine di pomodoro.

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03 Giugno (l'orto) Devis

zoo pecoranera

la sezione Cervidi ha chiuso i battenti da qualche giorno. Mi spiace di non aver potuto immortalare il simpatico erbivoro che scorazzava per il campo nottetempo, alla prossima occasione cercherò almeno di registrarne il concerto che offre al chiaro di luna.

oggi abbiamo visitato la sezione rettili. Stavamo spostando le canne di mais accumulate all'inizio di questa primavera e al loro riparo abbiamo trovato due serpenti e un draghetto in miniatura (ti prego Daniele soccorrimi con i nomi propri delle specie).

quel che posso dire di questi animali è che sono certamente utili perchè come tutti i predatori contibuiscono a tenere sotto controllo le popolazioni di certe specie; lumache e roditori? (ti prego Daniele soccorrimi ancora con dati certi)
In agenda allora la costruzione di qualche muretto a secco e di qualche generico cumulo di sassi all'interno dell'area coltivata per creare degli habitat favorevoli ai nostri alleati a sangue freddo. Parola d'ordine: Biodiversità.

qui sotto tre immagini degne di un numero di national geographic.

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29 Maggio (società) Devis

quel che ero...

con il sole dell'ultimo mese che mi ha cotto il cervello mi sono ricordato da dove ho iniziato per arrivare fin qua.
No, non sono mai stato ne un comunista ne un rivoluzionario.
C'erano però due principi che mi hanno sempre affascinato.

Le patate si raccolgono in autunno e si possono conservare fino alla primavera successiva. Quel che non s'è mangiato d'inverno si semina ad aprile ed il resto è sprecato. Se la Natura è stata generosa nell'offrirmi un raccolto oltre i miei bisogni devo essere a mia volta generoso con qualcun'altro che patate ne ha avute poche. Le patate non si possono cumulare di stagione in stagione, per questo abbiamo inventato il danaro.

Che tutti abbiano un fazzoletto di terra, grande quanto ognuno, solo con le proprie forze, riesce a coltivare. Che nessuno abbia un fazzoletto in più con il quale speculare sul lavoro di un altro che un fazzoletto non possiede.

Poi si inizia a comunicare attraverso le proprie azioni e le parole iniziano a perdere di significato; e le definizioni iniziano perfino a dar fastidio.

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27 Maggio (l'orto) Devis

finalmente la pioggia

non pioveva dal primo maggio. Qualche scroscio di mezz'ora o poco più alternato a lunghi giorni assolati con temperature che qui il termometro segna solo al culmine dell'estate.

la Carnia di maggio è soltimente una risaia. Non avevo mai visto la terra tanto asciutta in profondità. Ancora qualche giorno di sole e avremmo iniziato a contare le prime perdite tra le file di patate e fagioli, il mais ne ha già sofferto.

alle prime gocce scese dal cielo ho pensato che la nostra sopravvivenza è sospesa tra la generosità di una stagione e la miseria di un'altra. Nonostante tutta la tecnologia di cui disponiamo un repentino cambiamento climatico potrebbe farci soccombere molto prima della più debole delle erbe del prato che calpestiamo.

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21 Maggio (l'orto) Devis

fame di erba

grandi lavori di pacciamatura, con il primo dei tre sfalci stagionali dell'erba e con l'aiuto di Simone, che rimane qui con me tutta la settimana.
Pacciamare significa coprire il terreno con uno strato di sostanza organica (paglia, erba, fieno, cartone, trucioli di legno). Lo scopo è quello di creare una coperta che protegga il terreno dal dilavamento e dal compattamento causato dalla pioggia, fermare le erbe infestanti e limitare l'evaporazione diminuendo il consumo d'acqua per l'irrigazione.
Si può dire che il Vegano nutra il suo terreno direttamente con l'erba del prato facendola digerire ai batteri decompositori piuttosto che ad un vitellone.

questo è il secondo capitolo di una storia iniziata l'autunno scorso quando con uno sforzo fisico, storico ed irripetibile, ho creato i bancali su una superficie di quasi tremila metri quadrati.
I bancali sono delle grandi aiuole larghe 120cm e alte 40cm che per essere realizzati richiedono un gran lavoro di pala e rastrello.

Il grande campo così strutturato dovrebbe rimanere un monumento negli anni con un buon lavoro di manutenzione e miglioramento di stagione in stagione.
Daniele avanza qualche dubbio sulla tenuta delle grandi aiuole contro l'erosione causata dalle abbondanti piogge carniche, per cui porta avanti un metodo gemello ma su superficie completamente piana.
Sento che una o l'altra strada di porteranno comunque ad un'agricoltura più intelligente e meno impositiva nei confronti della Natura.

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16 Maggio (l'orto) Devis

dividi et impera (la lotta logica e biologica)

mentre stavo ripulendo un'aiuola dell'orto ho notato alcune piante infestate dai pidocchi, pidocchi a loro volta allevati dalle formiche (forse uno dei rari esempi di allevamento non praticato dall'uomo).

nell'allegro quadretto bucolico si erano però intruse le feroci coccinelle che, in barba alle proteste delle formiche, stavano banchettando con i pidocchi. Altre coccinelle più appartare stavano copulando avendo intuito un futuro prospero per la propria progenie.

cosa fare? se avessi estirpato pianta e burattini avrei lasciato le coccinelle a bocca asciutta e le formiche avrebbero salvato in quache modo il loro pidocchioso allevamento; probabilmente lo avrebbero trasferito sui fagioli appena questi fossero cresciuti a sufficienza.
Ho quindi lasciato tutto come stava augurando alle coccinelle di figliare a più non posso e presentarsi in forze al momento di difendere i fagioli.

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11 Maggio (l'orto) Devis

la mia (personale) ricetta per l'autosufficenza

quanta terra serve per nutrire una persona? non c'è una risposta unica a questa domanda perchè i fattori in gioco sono tanti: consumo o meno di carne e/o prodotti di origine animale, agricoltura convenzionale o biologica, latitudine e altimetria delle coltivazioni, qualità del terreno ecc. ecc.

per quanto riguarda la mia personale esperienza di contadino questo è quanto farei se mi venisse chiesto di ricominciare da zero un esperimento di autosufficenza all'90% delle calorie totali.

seminerei 150 mq a mais calcolando, nella peggiore delle ipotesi, di ricavarne 60 Kg di farina, sufficenti a mangiare polenta per un anno intero. Nella dieta il mais fornirebbe almeno 600 calorie giornaliere.
Pari superficie destinerei alla patata, scommetto di poter ricavare almeno un kilogrammo di tuberi per metro quadro e quindi, sempre secondo calcoli che tengono conto della percentuale edibile del prodotto, questa coltura fornirebbe 350 calorie giornaliere.
Per le proteine, e per una buona consociazione delle colture, servono i legumi. Per semplicità faccio riferimento ai fagioli secchi che coltivo in grande quantità e sui quali posso dire la mia. Supponendo di consumare 35-40 kg di fagioli secchi all'anno abbiamo circa 350 calorie giornaliere dai legumi. Approssimando per difetto, la superfice necessaria a soddisfare questa necessità è di circa 150 metri quadrati.

La base dell'alimentazione dovrebbe essere quindi garantita da circa 450 metri quadri di campi. Per quanto riguarda contorni, sapori e vitamine serve un orto bello grande. Qui i calcoli sono praticamente impossibili per il numero delle variabili in gioco. Posso però dire che con un bell'orto di 300 metri quadri ben coltivato non dovrebbero mai mancare gli ortaggi, freschi nella bella stagione e conservati in vario modo durante l'inverno.
Pianterei anche qualche albero da frutto, a seconda della zona. Non ho grande esperienza in merito, ma, supponendo 10 mq ad albero per cinque piante servono altri 50 metri quadri.
Un ultimo suggerimento, con gli scarti della lavorazione del mais è possibile allevare una o due galline senza spendere un soldo in mangime e riciclando intelligentemente gli scarti della cucina.
rimangono da acquistare sale, olio, zucchero e quei prodotti a cui non si vuole rinunciare del tutto, prodotti cui affiderei il completamento della dieta per il 10% delle calorie totali.

Riepilogando:
150 mq a mais per 600 kcal giornaliere
150 mq a patate per 350 kcal giornaliere
150 mq a fagioli e altre leguminose per 350 kcal giornaliere
300 mq a orto per 200 kcal giornaliere
50 mq a frutteto per 200 kcal giornaliere
un pollaio per qualche uovo
altre 200 kcal da condimenti e prodotti acquistati

tirando le somme sono circa 800 metri quadri che possiamo approssimare a 1000 per stare comodi e compensare qualche grandinata primaverile...

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07 Maggio (l'orto) Devis

la battaglia entra nel vivo

sottolineo che stanotte non me la sono data a gambe, verso le undici mi sono incamminato nei prati e quando la bestiaccia (ovvero il cervo) ha iniziato il suo concerto gliene ho dette quattro e ho avanzato trionfale mentre i versi del marrano si udivano sempre più flebili e lontani tra i boschi.

verso le tre di notte la bestiaccia mi ha svegliato con il suo passo pachidermico, dato che in tenda dormo con un orecchio a terra alla maniera degli indiani. Sono zompato fuori dalla tenda e gli ho urlato che era un maleducato a venire a far cagnara la notte mentre un povero contadino dorme accanto al suo campo.
ma il vero imputato, il cinghiale, rimane latitante.

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06 Maggio (l'orto) Devis

l'erba del mio campo è forse la più verde?

maledetti animali selvatici, devono aver saputo che sono diventato vegano; non mi so dare altra spiegazione al fatto che stanno alzando il tiro nelle loro scorribande notturne. Ora che sono certi che non posso trasformarli in spiedini o chiuderli in un recinto per mungerli scorazzano per le mie terre facendosi beffa di me!

ieri, alla seconda notte brava delle care bestiole, mi sono deciso a presidiare le piantagioni di patate. Nel pomeriggio ho montato la tenda e preparato una scorta di legna per accendere un bel fuoco.
La sera, verso le undici, mi sono avviato al fronte. Dovete sapere che il grande campo dista non più di trecento metri dalla mia casetta e quindi dalla strada.
Giunto a metà della lunga marcia ho udito un movimento nel prato, o meglio, una sorta di pachiderma che si stava muovendo nell'erba appena alta. Subito mi sono bloccato. Poi il pachiderma ha iniziato a fare un gran baccano probabilmente innervosito dalla mia presenza. Ho optato per una ritirata strategica, tornando lentamente sui miei passi per mantenere intatto il mio onore.

la bestiaccia continuava a insultarmi e ho udito i suoi versacci fino all'ingresso del paese. Recuperata l'automobile a casa dei miei sono passato al contrattacco, imboccando la strada dei campi a tutta velocità e strombazzando con il clackson.
Evidentemente il nemico è arretrato perchè spenti motore e fari la notte era serena e tranquilla.

con successive indagini notturne ho incastrato il colpevole che risponde al nome di Cervo. Ma al signor Cervo posso fare al massimo una multa per schiamazzi notturni, l'indagato principale per i misfatti compiuti nel campo rimane il signor Cinghiale.
E che dire allora dei signori Capriolo e Tasso dei quali ho accertato la presenza sulla collinetta antistante, nelle stagioni precedenti? E che diamine, ho uno zoo sopra casa?

stanotte sarà un'altra battaglia, spero in un arretramento delle bestiacce assortite in modo da poter attestarmi sulla tenda e non cedere la posizione.

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27 Aprile (varie) Devis

appunti sulla vita frugale / la casa su ruote (2)

posto che la casa su ruote deve essere installata su un rimorchio che possa circolare su strada ho fatto una ricerca sul web per dare un'occhiata alle offerte e ai prezzi:

sono tutti carri omologati che possono circolare su strada, il bollo annuo dovrebbe aggirarsi sui 30€

su questo rimorchio vanno inseriti, a mio parere, degli agganci in metallo per fissare la costruzione in sicurezza. Per quanto riguarda la realizzazione io mi affiderei al legno perchè ho già una minima esperienza nel lavorare con questo materiale; assi, travetti e listelli di abete non hanno costi proibitivi. Se avessi qualche dubbio su come impostare la struttura potrei chiedere lumi a uno di quei maestri che si rintracciano semplicemente recandosi al bar del paese.

Per l'arredo ho grande esperienza di quel che serve e di quel che è superfluo dato che già abito in venti metri quadrati. Indispendabile la cucina a legna che serve anche da riscaldamento. Per l'energia elettrica copierei pari pari il piccolo impianto solare di cui dispongo ora. Per il wc guardate un po' questo video su youtube.
Prevedo anche una veranda di ingresso, altrimenti dove cresco le piantine di pomodoro?

abitare in quindici metri quadri sarebbe poi un ottimo esercizio per tenere nella nostra vita solo quel che ci è strettamente necessario. Io abito una baita in legno di venti metri quadri e vi assicuro che lavorando nei campi o nel bosco tutto il giorno quando si torna a casa non si soffrono assolutamene gli spazi angusti.
Di seguito una bozza realizzata a colpi di paint e copia/incolla.

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24 Aprile (varie) Devis

trovato l'ultimo ingrediente per la vita frugale

posso dire di aver impiegato questi ultimi mesi nel tentativo di mettere a punto la ricetta perfetta per la vita frugale, limando un bisogno superfluo, aggiungendo un comportamento virtuoso, inanellando pranzi e cene a base di polenta e fagioli...

ma un ingrediente restava sempre sfuggente, era li nell'aria, solo da afferrare al momento opportuno. Non lo sapevo ma inconsciamente lo inseguivo da mesi. E infine eccolo qua, l'ingrediente che mi investe in un indaffaratissimo giorno di primavera.

si, proprio loro, questi quattro matti, nella foto da sinistra a destra, io, Sebastiano, Eros, Toni e Marco.
sono stati giorni che con unico aggettivo potrei definire FELICI, giorni passati a condividere il lavoro dei campi ed il cibo, dei campi anche quello, a parte qualche bottiglia di vino (!).
pranzi e cene che avevano un sapore diverso seppur con la stessa pietanza nel piatto, giornate che sembravano mesi per quanto erano intensamente vissute.

si, happiness is real only when shared, Christopher McCandless aveva proprio capito tutto. E mi dipiace contraddire il buon Thoreau perchè se “L’uomo che viaggia da solo può partire oggi; ma chi va con un altro deve aspettare finché l’altro è pronto” allora è meglio aspettare, altrimenti si è condannati a raggiungere una meta vuota di significato.

che dire altrimenti? Buona fortuna ragazzi, buona fortuna a chi tornerà un giorno e buona fortuna a chi pianterà un seme nella propria terra!

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18 Aprile (l'orto) Devis

le patate, i legumi e le nevrosi

oggi la giornata è iniziata nel peggiore dei modi, il telo di copertura della serra si è danneggiato a causa del vento mentre lo stavamo installando. Tempo perso e soldi buttati. La seconda serra deve decantare per almeno una settimana prima che mi riaffacci dalle sue parti.

mi sono allora buttato sulle patate, per fortuna quest'anno non stanno germogliando come dannate e questo mi lascia più tranquillo. Sto comunque lavorando intensamente.

stavo pulendo i bancali (o grandi aiuole, o porche) dalle prime erbacce e seminavo patate a scacchiera, due file con i tuberi a un metro l'uno dall'altro. Pensavo: ecco, qua consocierò le fave quando sarà il loro momento di entrare in terra, la invece sarà la volta dei ceci... eureka (!) patate e legumi, ovvero, patate consociate di volta in volta con fagioli, fagiolini, piselli, ceci e fave. Ovvero carboidrati e proteine, il campo specchio perfetto del piatto. Tutto ordinatamente coltivato sulle grandi aiuole.

è questo che stavo anelando da mesi, la disposizione modulare ottima per le piante e perfetta per organizzare al meglio il lavoro. Qualche zucca qua e la per dare un tocco di caos artistico e rasenteremo la perfezione.

poi sono corso sulla collinetta e dall'alto ammiravo le perfette geometrie create. Ho pensato: si, questo è il metodo giusto anche per compensare le mie turbe psichiche; l'ordine e il controllo contro le nevrosi. Il caos ci spaventa, a noi umani.
spero che le patate non se la prendono quando noteranno che formano geometrie perfette con le loro vicine.

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15 Aprile (l'orto) Devis

far, faba et caecitas

qualche giorno fa avevo un foglio di carta in mano e stavo disegnando la forma del campo, dividendola in settori e assegnando a ogni porzione una coltura singola o qualche consociazione.

qui a pecora nera le specie più presenti nel campo sono il mais, la patata, il fagiolo e la zucca, quattro piante arrivate in Europa dalla scoperta dell'America, quattro piante che fanno più pensare ad una civiltà precolombiana che al vecchio continente. Caspita, mi sono detto... sono un piccolo maya trapiantato nel cuore delle Alpi. Se a questo aggiungo il fatto che sono noto ai miei compaesani per i miei pomodori il quadro è completo.

per porre rimedio a questa dicotomia tra storia e territorio mi sono attivato in qualche ricerca. Lo stesso giorno in cui sono spuntate le prime piantine ho scoperto che il farro era il più importante cereale agli albori dell'Impero Romano. Ottimo mi sono detto, anche perchè furono gli stessi romani a inventare la polenta miscelando orzo e farro, polenta che si trasformò in prodotto a base di mais quasi duemila anni dopo.

ma i legumi? fave e ceci. Lo sospettavo. Procurati anche questi. Il prossimo sarà proprio uno hiems romanicum. Un'idea, creare un orto diviso per settori, coltivato con gli alimenti base di ogni civiltà. spero di non aver scritto una bestialità, anche nel titolo

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12 Aprile (varie) Devis

appunti sulla vita frugale / la casa su ruote (1)

ad oggi vivo in questa casa di legno di circa trenta metri quadrati distribuiti su un piano terra di venti metri quadrati e un sottotetto, adibito a camera.

dico “ad oggi” perchè questo chalet non esiste al catasto, fu costruito nel far west edilizio del dopo terremoto che nel 1976 colpì il Friuli.
Mi capita allora di immaginare come proseguire il mio esperimento di vita frugale se l'ira delle istituzioni, stuzzicata da un indolente paesano, si abbattesse, anzi, abbattesse, quest'amata dimora.

potrei forse rientrare nel novero di quelli che affermano di abitare una “casa vera”? Non credo ci sia alcuna banca disposta a concedere mutui rateizzati in conto patate, e anche se decidessi di mettere un piede dentro questa tagliola, la sola firma davanti ad un notaio mi costerebbe le fatiche di un'intera stagione agricola.
Citando Thoreau: “Parrebbe che la maggior parte degli uomini non abbia mai pensato cosa sia una casa; così restano per tutta la vita realmente, seppur inutilmente, poveri, pure senza la necessità di esserlo; in quanto pensano di dover avere una casa simile a quella dei loro vicini.”, ed ancora “Preferirei sedere su di una zucca ma averla tutta per me, invece che star pigiato su un cuscino di velluto”.

il problema non interessa solo me o pecora nera, ma molte realtà e progetti italiani e ne parlo spesso con chi mi viene a trovare. Infatti, se non è impossibile trovare un pezzo di terra da coltivare per l'autosufficenza anche con risorse economiche limitate, acquistare e ristrutturare una casa è tutt'altra impresa.

una soluzione che stuzzica la mia fantasia da tempo e che permette di rimanere sotto la luce della legalità è la casa su ruote. Si tratta costruire una piccola casa su un rimorchio stradale, il manufatto in quanto dotato di ruote non può essere considerato un immobile e quindi non è sottoposto ai relativi obblighi.

di seguito alcuni link sull'argomento:
argomento trattato sui forum:
http://www.lavorincasa.it/helpcasa/helpcasa.php?t=870 e
http://www.nntp.it/discussioni-geometri/324334-case-con-ruote-e-cubatura.html
qualche esemipo di come potrebbe essere il risultato:
http://www.resourcesforlife.com/groups/lifemobility/images/mobile-hermitage-tiny-house.jpg
http://www.designboom.com/contemporary/
http://www.raincityguide.com/2008/04/09/
http://www.sustain.ca/PICS/miniHome%202006/EXT-JUNE/miniHome-June-3.jpg
http://1.bp.blogspot.com/_wBMm0XSN9uk/R6gvSU2BL_I/...
http://erictabuchi.fr/files/gimgs/6_small-mobile-home.jpg

naturalmente intendo che una soluzione del genere sarebbe da realizzare in proprio perchè i costi di gingilli simili sono esorbitanti.

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09 Aprile (società) Devis

il letame e il PIL

con tutta questa primavera che viene avanti mi manca il tempo per pensare.
ho aprofittato allora di un bel lavoro pomeridiano per riflettere un pò.

stavo “spandendo letame”, un'espressione un po' dialettial-maccheronica che sta a significare che stavo distribuendo il letame sul terreno. Forse si capiva comunque.
ho meditato a lungo sull'attività che stavo svolgendo. “Spandere letame” è un'operazione che si divide fondamentalmente in quattro fasi: si carica la carriola a piacimento, si conduce il mezzo attraverso il campo, a destinazione si svuota il contenuto, per ultimo si provvede a spargere ulteriormente i mucchietti disposti ordinatamente.

avrei potuto attardarmi fino a sera in quest'attività che svolgevo senza fatica apparente e senza percepire il disagio della ripetitività delle mie azioni.
per lo status quo questo mestiere di maneggiare la merda bovina è considerato quasi come la peggiore delle punizioni divine inferte a uomini indegni o appartenenti ad una casta inferiore.
evidentemente, in quel momento, non mi sentivo tanto sfortunato.

se fosse passato di la un economista avrebbe compianto la mia situazione: un matto con i capelli arruffati appena uscito da una baracca di legno che con mezzi arcaici (la carriola e la forca) stava tentanto di ottenere con tecniche arretrate (il letame e l'uso della propria forza bruta) un minimo reddito (in moneta sonante) da un minuscolo pezzo di terra (non conoscendo suddetto cavernicolo la regola delle economie di scala e del calcolo della produttività); forse mi avrebbe segnalato alla locale unità sanitaria affinchè inviassero presso di me un operatore sociale.

purtroppo per l'economista in quel momento non stavo guidando un'automobile, non stavo sviluppando patologie fisiche da sedentarietà moderna, nessuna nevrosi da curare presso costosi specialisti, non fumavo, vestivo abiti semplici, mi abbronzavo sotto il sole e non in un solarium, non stavo lavorando per produrre beni da immettere sul mercato, non intrattenevo rapporti di natura finanziaria... insomma, ai fini del PIL non esistevo.

ma io in quel momento esistevo con certezza per la terra che calpestavo, esistevo ed ero impegnato nella primordiale attività dell'uomo agricolus, ovvero cercare di ottenere dalla terra il giusto sostentamento per la vita.

ps. nel frattempo la radio gracchiava qualcosa a proposito di un'abberrante necessità sorta dagli ultimi tragici eventi: un'assicurazione per la propria casa contro le calamità naturali! ragazzi, non assicuratevi! è un'estorisione legalizzata e fondata sulla paura!

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07 Aprile (l'orto) Devis

il mese della pazza semina

la Carnia ha due stagioni agricole, una lunga primavera dove si coltiva tutto e un lungo inverno, dove non si coltiva nulla; da aprile ad ottobre e da novembre a marzo.
da un giorno all'altro si passa dall'ultimo mese di letargo al mese della semina. Trenta giorni, che vanno approssimativamente dal 15 aprile al 15 maggio di follia pura. Decine di specie sotto forma di migliaia di semi e tuberi reclamano a gran voce la libertà da cantine, stipetti e bustine.

sono giorni di tensione, si maledice la pioggia per ore intere da dietro una finestra mentre la zappa freme. Poi esce il sole e si lavora senza sosta, la settimana sparisce, non ci sono più sabati e domeniche, tutti i giorni sono fagocitati dalla lunga maratona sementifera.

Occorre però anche essere bravi giocatori d'azzardo. E' il 23 aprile, può andare giù il mais? Cosa dice il meteo? Promette una settimana di sole, bene allora lo seminiamo il 25 aprile e con 5-6 giorni per la germinazione sarà quasi fuori dal rischio di una gelata tardiva.
Non scherzo, c'è una tale varietà di fattori di cui tener conto e di lavori da incasellare da perderci il sonno.

una volta nevicò la notte tra 30 aprile e il primo maggio, solo qualche centimetro ma ho rischiato l'infarto affacciandomi la mattina alla finestra.
Un'altra piantavo patate sotto una pioggia torrenziale perchè quelle si erano ribellate buttando fuori germogli di 15cm già ai primi del mese.
Un'altra ancora il matto che mi ara i prati per trasformali in campi si presentò due ora prima dell'inizio di una settimana di pioggia, se avesse ritardato quei prati sarebbero rimasti intonsi fino alla stagione successiva.

per fortuna questa periodo prima o poi finisce, infatti allo spuntare delle prime piantine il lavoro inizia a scemare, si ha allora, il tempo di pregare quando, all'orizzonte, qualche nuvolone minaccia grandine...

qui sotto riporto la prova della famosa nevicata, la serra appena ricoperta custodisce miracolosamente le piccole piantine di pomodoro.

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02 Aprile (l'orto) Devis

ma mangi solo polenta?

se all'affermazione “sono vegano” segue la domanda/escalmazione “ma mangi solo verdure!?”, alla successiva affermazione “per quanto riguarda il cibo sono autosufficente all'ottanta percento” segue “ma mangi solo polenta!?”.

rispondo allora, con la stessa enfasi, “ma tu mangi solo grano!?”, cosa sono altrimenti pasta, pane, grissini, crackers, biscotti, fette biscottate? Se tralasciamo la concessione al gusto dal punto di vita nutrizionale non siamo poi molto distanti.

L'interlocutore allora aggrotta le ciglia e prova a rintuzzare il colpo, “ma come fai a non mangiare carne, latte e formaggi?”. Sottolineo allora che con la stessa sorpresa io potrei chiedergli “ma come mai releghi i legumi (fagioli, ceci, fave, piselli, lenticchie) al mero ruolo di contorno nel tuo piatto?

proseguo poi, “io guardo ai miei campi, amo il mais che è la pianta più potente del pianeta nel nutrire l'uomo, poi vedo il fagiolo (o legume) che è prezioso a me per le proteine e alla terra per la sua capacità di fissare l'azoto. Poi vedo le patate, la coltura da campo che passa in minor tempo e con minor fatica dalla terra alla tavola. Poi ci sono le zucche.
Maya, Inca ed Aztechi fondarono i loro imperi su queste piante, loro non conoscevano animali da allevamento ad eccezione di cani e lama, forse avrebbero aggrottato le ciglia alla stessa maniera del mio interlocutore se messi davanti ad un pezzo di formaggio o ad un bicchiere di latte.

Riempita la pancia o passato l'inverno guardo all'orto che è specchio dei gusti di ognuno e da cui si ricavano preziosi sapori e vitamine. Poi, quando l'estate mi sveglio di buon mattino e vedo i caprioli nei boschi sopra i campi mi rendo conto di come la terra di diecimila anni fa fosse popolata da miliardi di miliardi di piante a fronte di pochi milioni di animali di media taglia e poche migliaia di gruppi umani.

dov'è allora il paradosso? in una società fatta di milioni di uomini con al seguito eserciti di animali da allevamento? oppure in un contadino il cui piatto è allo stesso tempo immagine della sua terra e garanzia per il suo futuro?

nb “quanto appena scritto non è polemica contro l'allevamento di animali ma solo contro il costo ecologico del largo consumo dei prodotti derivati da tale attività”

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25 Marzo (società) Devis

freccia rossa

tento sempre di tenermi alla larga da questioni troppo lontane dai miei affari agricoli, non solo perchè l'erba del vicino, spesso ogm, è più verde ma anche per non snaturare le ragioni di questo blog.

oggi però non ce la faccio. Stavo zappando e ascoltando la radio quando sono stato fulminato dalla notizia, un treno stava percorrendo la tratta milano – roma in sole tre ore, con fanfare al seguito e taglio del nastro come quando s'inauguravano le prime ferrovie ottocentesche.
tre ore da milano a roma, se Annibale avesse potuto caricare i suoi elefanti su un mezzo del genere per i Romani sarebbero stati guai...

niente da eccepire sulla celebrazione del genio umano. Vorrei però fare un appunto: che sistema è quello che ci rende necessario viaggiare a trecento all'ora? ovvero, se la ruota di un carro non gira a dovere forse è meglio oliarla prima di aggiungere un cavallo da tiro.

l'enorme impiego di uomini, mezzi e intelletto impiegato nella costruzione della nuova linea ferroviaria non poteva essere impiegato per studiare come evitare di dover spostarci tanto velocemente (conseguenza diretta del “tanto frequentemente”)? non dovremmo forse lavorare sulla sostanza (il significato, la bellezza, il sentimento, il valore) del viaggio piuttosto che sulla sua forma (la velocità, la frequenza).

Io in bicicletta ci metterei una settimana, in un viaggio dal ritmo medievale, infine visiterei la città eterna o un carissimo amico e forse questa mia esperienza varrebbe molto più che cento viaggi fatti da un manager o da un politico chiuso dentro una navicella spaziale sparata dal nord al sud della penisola.

l'economia di mercato non contempla purtroppo i principi della permacoltura, citando Grillo: “gli stati uniti esportanto mille tonnellate di biscotti in danimarca, la danimarca esporta mille tonnellate di biscotti negli stati uniti, ma non possono scambiarsi la ricetta?”. Ma forse, in un treno che vola a trecent'allora non c'è la possibilità di fermasi per riflettere...

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20 Marzo (l'orto) Devis

una lezione sul "non fare"

poco alla volta riprendo confidenza con la terra, dopo la lunga parentesi invernale. Oggi giornata di bancalatura, ovvero, pala e rastrello al seguito, ore passate a impostare grandi aiuole a panettone che rimarranno indelebili negli anni (e nella schiena!)

mi sono accorto che involontariamente abbiamo applicato il principio del non fare, espresso da Fucuoka nella sua Agricoltura Naturale. Le zolle erbose arate lo scorso autunno erano diventate soffice terreno con le radici e i ciuffi delle varie erbe di prato quasi del tutto scomparse (decompostesi in un prezioso bonus di sostanza organica)
abbiamo lasciato fare all'invero e alle nevicate straordinarie dei mesi passati, un'incredibile azione strutturante sul terreno che mi ha fatto risparmiare almeno mezza giornata di motocoltivatore.

è così difficile per il mio spirito occidentale, determinista e scientifico lasciar fare le cose alla Natura, per la nostra cultura il CONTROLLO è tutto e il “non fare” non è contemplato tra gli strumenti di lavoro anche se a volte è proprio rimanere fermi la miglior scelta...

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15 Marzo (società) Devis

non possiamo vivere tutti come te

mi capita, di tanto in tanto, di scambiare qualche battuta con qualche profano in merito a quest'affare che ho intrapreso recentemente e che ho definito come “vita frugale”. Soltiamente il profano è un paesano di vario ordine e genere.

al momento di congedarmi dal mio interlocutore o mentre si scivola verso altri argomenti rimango assorto (anche se cerco di non darlo a vedere) sul non detto nella comunicazione appena avvenuta. Percepisco che manca un assunto di fondo, un dato di partenza accettato, una verità comunemente riconosciuta dalla quale partire per ragionare.
le smorfie di disappunto che leggo sul volto di chi mi parla hanno insinuato un dubbio che, dopo lungo rimuginare, sono riuscito a sintetizzare. Posso dire, con un certo grado ci sicurezza, che questo è, più o meno, quel che passa per la testa a chi ho davanti:

“questo ragionamento (della vita frugale ndr) è proprio convincente, sembra pieno di buon senso; ma perchè allora viviamo agli antipodi rispetto a questi semplici principi? Forse il nostro sistema di vita crollerebbe se applicassimo queste idee... ci dev'essere qualcosa sotto. Si, non potremmo mai vivere tutti come lui (ovvero come me ndr).”

così mi sento trattato come un tipo un po' stravagante, un po' dandy e un po' naif, un animale raro, un grillo parlante...
Ma sono forse un censore del malcostume consumistico? Uno che si permette, dalla sua baracca di legno, di lanciare strali contro il consorzio umano? Io non predico l'apocalisse e non invito a redimersi chi ha un'impronta ecologica più estesa della media. Non invoco la punizione divina.

il dogma che non riesco a scalfire è questo: non potremmo fare tutti come fai tu, è un muro invalicabile anche al più abile dei predicatori, e io non sono tra questi.

vorrei allora prendere per mano chi mi sta davanti, avete presente la novella “Canto di Natale” di Dickens, e portarlo davanti al prodotto del nostro sistema di produzione del cibo, che ne so, un feedlot negli Stati Uniti, un campo di mais nella pianura padana con le crepe nella terra secca o un campo di pomodori in Cina dove qualche schiavo moderno raccoglie frutti velenosi per tre quarti della sua giornata...

come cambierebbero, o come cambieranno? le cose se, in un prossimo futuro saremmo messi di fronte, uno per uno, al risultato dei nostri comportamenti? costretti dalle circostanze ad adottare uno stile di vita parsimonioso?

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08 Marzo (l'orto) Devis

fermento

è stato un inverno tanto inverno da far dimenticare le altre stagioni.
sono tornato da pochi giorni e avvertivo la stranezza di percorrere il vialetto che affianca la serra, finalmente sgombro dalla neve.
per quasi tre mesi orti, campi e prati sono rimasti sepolti sotto una spessa coltre bianca, cosa che, dicono, non succedeva da almeno trent'anni.

poco fa, con l'emozione di quando si sta per ritrovare una persona cara che non si vede da tempo, ho percorso le poche centinaia di metri fino al grande campo.
La terra era nera come mai, le aiuole scavate quest'autunno parevano barrette di cioccolato fondente spruzzate, ancora qua e la, dall'ultima panna non ancora sciolta.
di colpo sono stato investito da immagini, profumi e sensazioni della stagione che è ormai alle porte; terra rivoltata, semi, piantine di pomodoro, erba bagnata di rugiada, pomeriggi assolati... un calendario improvvisamente fitto di appuntamenti. Sono tornato a casa con la testa invasa da idee, progetti, aspettative, ho preso un foglio bianco e ci ho disegnato sopra la forma aprossimata del campo. La primavera sta per tornare.

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06 Marzo (varie) Devis

il viaggio perfetto, la prossima volta

l'Atlantico può aspettare, almeno per ora. L'esperimento del viaggio in bici si è esaurito al millessimo chilometro (e spiccioli) cozzando contro una pioggia infame.
ho attraversato la pianura padana, sono entrato a Milano, ho superato le Alpi Liguri e disceso la costa fino a Nizza. Con la lentezza della bicicletta ogni paesaggio si imprime con forza nella memoria.

quel che ho capito è che il mondo non è a forma di bicicletta, sulla strada vige la legge della giungla e per questo ringraziavo con una mano alzata ogni qualvolta mi veniva usata una gentilezza da qualche automobilista.
le piste ciclabili sono ancora poche, sono studiate per la pedalata della domenica ma non per lunghi spostamenti. Questo perchè la bicicletta è ancora più uno sport che un mezzo di trasporto usato con sistematicità.

a chi dice “la bicicletta” non fa per me adducendo limiti fisici dico che il nostro corpo ha potenzialità inespresse incredibili. Ho percorso cento chilometri al giorno per diversi giorni con un carrello da 30 Kg alle calcagna, ogni mattina ero fresco come una rosa e ogni sera sentivo meno la fame. Sono certo che è possibile per chiunque, con un po' di buona volontà, riuscire a percorrere dieci o venti chilometri al giorno per recarsi al lavoro o a fare la spesa.

un altro aspetto di questa esperienza è che dovendo trascinare con le mie sole forze tutto ciò che mi serviva per vivere (tenda, sacco a pelo, vettovaglie, cibo, vestiti...) ho scoperto una volta di più, cosa è superfluo e quanto si può godere della semplicità.
ed infine, al ritorno, ho scoperto quanto il treno possa essere un utile alleato per chi viaggia in bicicletta.

ho preso numerosi appunti su questa preziosa esperienza. Entro la prossima primavera conto di ripartire, questa volta in compagnia, per condividere con qualcuno questo modo così sano, leggero ed ecologico di viaggiare.

ps. ho volutamente taciuto di tutte le imprecazioni causate dal maltempo, dalle forature e dalle grandi città attraversate; non per dipingere un quadro idilliaco ma perchè ho semplicemente pagato la mia inesperienza.

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27 Febbraio (varie) Devis

riparto...

dopo tre giorni di riposo e meditazione riparto alla volta della Liguria. Penso che mi ci vorranno due giorni per superare le Alpi Marittime, evitare Genova (e le sue tangenziali) e imboccare la via della costa di ponente. Poi si vedrà.

sono finalmente riuscito a risolvere gli ultimi problemi alla ruota posteriore (abilità meccanica zero, lo so). Con l'esperienza fin qui accumulata ho deciso di eliminare portapacchi e borse, e di alleggerire un pò il carico sul carretto.
la situazione meteo dovrebbe essere buona, penso in ogni caso di rallentare il ritmo, da 120 a 80/90 km al giorno, per riuscire a fare le giuste pause e montare la tenda prima che cali il sole.

di seguito spero di inviare qualche notizia di me!

26/2 h. 9.00 ripartito!
27/2 sgusciato fuori da milano via pista ciclabile fino a pavia!sole,caldo,strade ottime, giornata meravigliosa.mi trovo a 50km da genova.domani sn al mare!
28/2 superate le alpi liguri da passo dei giovi,ascesa lunga 30km nn troppo dura.poi mi sn divincolato da genova(citta bruttissima!),ho percorso la costa stupenda fino a savona.notte in camping per mancanza di prati dove fare l'occupante abusivo!
1/3 piove, bloccato in un camping alle porte di savona.dormo,leggo e scrivo.una coppia di pensionati m'ha invitato a cena nel loro bungalow.domani riparto.
2/3 dopo una giornata passata in tenda sotto una pioggia battente sn ripartito.strada lungomare fino a sanremo,un paradiso.notte in camping.francia vicinissima.
3/3 bonjour a tout le monde.passato montecarlo sono a nizza.meraviglioso lungomare ciclabile.nessun camping aperto.notte bianca o al massimo in spiaggia!
4/3 scorsa notte in spiaggia a nizza.svegliato alle 4 dalla pioggia.via in bici.alle 10 ero a sanremo.stanotte in camping.capolinea!
4/3 don't try this at home!questo nn e'un viaggio,e'un corso d'addestramento dei marines!io i miei mille km me li sn fatti,l'atlantico puo'aspettare!
5/3 h. 17.05 capolinea.fra tre ore arrivo a casa!sono riuscito a contrabbandare bici e carrello su intercity,eurostar e regionali,benedetto treno!

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25 Febbraio (varie) Devis

finalmente milano...

"volevo la tranquillità, non un'esistenza movimentata. volevo la serenità, la sicurezza, la possibilità di fare un compromesso con i miei ideali. Avvertivo dentro di me una deficenza di stimoli che trovava il tormento in una vacanza movimentata" Devis Bonanni

ieri sono giunto a Milano dove mi sono potuto ricoverare dal mio amico. In fin dei conti, su quattro giorni di viaggio, ho accumulato solo una mattinata di ritardo. Considerato che sono riuscito a penetrare la metropoli tentacolare milanese fin al suo cuore pulsante è stata una grande prestazione, soprattutto fisica.

ma a che prezzo? essere uscito alle sette di sera dal labirinto di Verona con centocinquanta chilometri nelle gambe, aver pedalato nel nulla della nebbia della campagna lombarda, l'esser riuscito a rispettare la tabella di marcia grazie a un'andatura forzata ed innaturale, l'aver percorso tratti stradali che mi hanno segnato al punto che appena vedo un cavalcavia avanti a me sono pervaso dall'ansia?

ci sono stati anche dei momenti sereni, come la domenica in veneto dove ho condiviso la strada con centinaia di altri turisti, l'accamparsi nel bel mezzo della campagna, l'ingresso trionfale a Milano...

dovrei ripartire venerdì, nel fisico sarei fresco come al primo giorno, così come nei mezzi; ma nella mente sono stanchissimo ...

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20 Febbraio (varie) Devis

dal Friuli all'Oceano Atlantico

“Volevo il movimento, non un'esistenza quieta. Volevo l'emozione, il pericolo, la possibilità di sacrificare qualcosa al mio amore. Avvertivo dentro di me una sovrabbondanza di energia che non trovava sfogo in una vita tranquilla” Lev Tolstoj

ok, anche se sono tecnicamente in vacanza qui troverete le notizie che riuscirò ad inviare dal mio viaggio.

20/2 h.10.30 - andato
21/2 ok fino al km80,poi 2forature,ho pedalato a tutta fino alle 18.30 x nn xdere troppo terreno,montato il campo poco prima di montebelluna in un pioppeto.stanco
24/2 arrivo a milano, fine prima parte (?) del viaggio

la mappa del viaggio su google

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19 Febbraio (varie) Devis

appunti sulla vita frugale / il viaggio

accidenti alla Natura, a ferragosto mi tocca lavorare come un pazzo per tener testa ai pomidori maturi e d'inverno devo inventarmi una vacanza. Divagare è indispensabile prima che alla porta bussi nuovamente la primavera.

ecco allora l'idea pazza, da casa mia a Bayonne, cittadina della costa atlantica francese, lungo 1700 km circa, con la mia bicicletta, la tenda ed il resto.
venti giorni, 15 tappe, un pied-a-terre a Milano, da un caro amico, qualche giorno di sosta e poi via lungo il ponente ligure, la costa azzurra e il midi pyrenees francese. Ritorno in treno, ci mancherebbe.
questo almeno è quello che c'è nella mia testa, nelle mie gambe non so ancora cosa c'è.

entusiasmo contro freddo, fatica, insicurezza, forature. Muscoli contro attrito, musica contro solitudine, preparazione contro imprevisti, sacco a pelo contro notti fredde, tenda contro pioggia...
domani si parte, momenti di paura matta si alternano a momenti di esaltazione.

spero di riuscire a dar notizia di me anche attraverso il sito.
a presto, Devis

ps. ecco la foto del mezzo.

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18 Febbraio (società) Devis

appunti sulla vita frugale / gli inganni

"e qualcosa negli anni terminò per davvero / cozzando contro gli inganni del viver giornaliero" Francesco Guccini / Che Guevara

quando s'intraprende una nuova impresa le emozioni hanno quell'aura di novità che le rende migliori, in quei momenti ho spesso guardato indietro vedendo un passato di un bianco e nero sbiadito. Tutto in quei momenti è meraviglioso, anche la più grande privazione o il peggior disagio si sopportano con allegrezza.

Poi quel futuro sognato diviene presente vissuto ed è proprio allora che si fanno avanti gli inganni del viver giornaliero. Mi riferisco ai compromessi, proposti od imposti, che tendono, giorno dopo giorno, ad erodere la redicalità di una scelta. "ma dai fai uno strappo alla regola", "ti prego lasciati aiutare", "Dai, non fare stupidaggini".

Accanto a questo continuo lavoro di erosione anche i più nobile intento sembra perder il suo significato puro e primitivo. Poco alla volta, allora, ci si può lasciar andare alla guarigione che il mondo civile si augura.

Ritornano quindi le vecchie abitudini che erano sembrate vinte in un baleno con tanta facilità.
"Se un uomo non marcia al passo dei suoi compagni, magari è perchè ode un tamburo diverso; lasciatelo marciare al suono della musica che sente, non importa ne quanto lontana essa sia, ne quale ne sia la cadenza" Henry David Thoreau / Walden

è per marciare al nostro ritmo che dobbiamo rinnovare ogni giorno i nostri scopi più alti, e il modo migliore per farlo è trovare qualcuno con cui condividerli, qualcuno che oda la nostra stessa musica

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12 Febbraio (società) Devis

appunti sulla vita frugale / god, gold and guns

Dio, oro e armi, questo il vademecum di alcuni catastrofisti nel caso in cui, un repentino cambiamento climatico, sprofondasse la civiltà umana in un nuovo medioevo.

god, gold and guns... and grounds, aggiungo io... terra! compratevi un pezzo di terra e imparate a coltivarlo perchè sfido chiunque, in caso chiuda qualche supermercato, ad addentare un lingotto d'oro o una pistola (per non parlare del buon Dio!)
lungi dal augurare sventura penso che, dato che da qualche mese si predica la crisi economica globale, liberarsi di qualche foglio di carta straccia in cambio di qualcosa di più concreto è considerato un buon consiglio anche dagli irriducibili delle stock options (qualcuno sa cosa sono?).

ad una prima analisi , comperare la terra in una montagna in abbandono, potrebbe sembrare facile, ma non è così...
qui in Carnia un ettaro di terreno ha mediamente dieci propietari diversi, quindi sul fazzoletto di terra adocchiato a malapena ci manovra sopra un trattorino.
se il proprietario non è emigrato alle isole Mauritius in tempi non sospetti, ci si può imbattere nella classica eredità irrisolta dai fratelli coltelli.
altrimenti, in nove casi su dieci, il proprietario è un vecchietto con pochi anni di vita avanti a se che ha giusto il filo di voce necessario per dirvi “no, non te lo vendo”.
se non si rientra in una delle situazioni sopracitate il proprietario potrebbe discendere dalla famiglia che fu acerrima nemica della vostra e quindi addurre un cauto rifiuto nel rispetto degli antenati.
con un Si pronunciato a denti stretti occorre comunque rintracciare gli atti della Serenissima Repubblica di Venezia o del Patriarcato di Aquileia, pagare tasse salate e far buon viso di fronte al notaio che vi spilla qualche centinaio di euro per una firmetta.

ed infine ecco che l'agoniato affare va in porto, attenzione però... siete sicuri che sul terreno che avete appena acquistato non gravi una servitù di passaggio, gasdotto, acquedotto, elettrodotto o che altro ancora? e ricordatevi, lo stato italiano non vi concede la proprietà ma solo il diritto di sfruttamento, e ora al lavoro!

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04 Febbraio (energia dal sole) Devis

appunti sulla vita frugale / l'elettricità

l'elettricità è fra le cose che il contadino non può crescere sulla propria terra. Quando mi sono ritirato a vita frugale ho considerato come intrattenere qualsiasi rapporto con l'Enel avrebbe costituito una grave minaccia alla mia libertà.

anche qui, la dea della Frugalità mi è venuta in aiuto; ho stilato una lista degli usi più comuni che facevo dell'elettricità prima di intraprendere quest'affare. Da questa lista mi sono accorto che molti degli apparecchi elettronici che possediamo sono superflui, altri sono sostituibili con nuove e più sane abitudini e altri ancora hanno degli equivalenti più parchi in fatto di consumo. Con poco sforzo il fabbisogno energetico si riduce a meno di duecento watt:

saltata a piè pari l'idea di qualsiasi finanziamento statale sul fotovoltaico (che considero una farsa che pesa inutilmente sul contribuente) ho acquistato, in proprio, un piccolo pannello solare, batteria, regolatore, inverter e elettronica assortita. Poco meno di mille euro e 165W di potenza, potenza ridicola rispetto ai 3000W di una normale utenza domestica ma questa è la mia piccola autarchia energetica.

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31 Gennaio (varie) Devis

appunti sulla vita frugale / l'appunto di Jo

“Jo” in un commento al mio thread del 27 gennaio mi ha dato lo stimolo per una riflessione. Riporto si seguito il suo commento seguito dalla risposta che sento più mia.

"ciao Devis, sono capitata sulle tue pagine proprio il giorno della morte di Santina... e ho seguito le tue riflessioni, il percorso che avresti potuto intraprendere o meno, a partire dal dolore provato. Sono stata vegetariana per 11 anni e poi sono diventata vegan, così, di colpo, non potevo più sopportare di essere la causa di tanta sofferenza e dolore. Non è faticoso se si è convinti, da un punto di vista etico, ambientale, di giustizia sociale. E' solo dura aver a che fare con i non vegan, che a partire dalla loro falsa coscienza disvelata dall'esistenza del vegetariano/vegano, attaccano a testa bassa, anche piuttosto puerilmente. Ma si supera anche questa. Ed è un senso di leggerezza che ti pervade, pensando che non hai ucciso animali, uomini, terra, aria e acqua per vivere. Che la tua impronta sul mondo è la più lieve possibile, e che ancora si può ridurre sprechi e consumi e vivere più che dignitosamente. Solo una cosa: non capisco (e non condivido) nella cronaca che fai della vita dell'allevatore, perchè tu dica che l'animale "infine chiede di essere ucciso e macellato". L'animale chiede di vivere. E' l'allevatore che vuole che lui pensi quello che hai scritto. Non credi? E, a proposito degli animali che hai regalato al vecchietto, Mario, Benji e Lolly, che destino avranno con lui? Non era meglio che continuassero e finissero la loro vita (finalmente Vita!) con te? Auguri ancora per la tua scelta, a presto, Jò

Cara Jo,

La mia frase “infine chiede di essere ucciso e macellato” fa riferimento al fine ultimo dell'allevamento, ovvero produrre carne, latte, latticini e uova.

Se l'uomo avesse abbracciato una scelta vegana dalla notte dei tempi, non sarebbero mai esistite le razze domestiche che conosciamo (mucche, maiali, polli ecc) e mai sarebbe stata costruita una struttura per l'allevamento.
Vivremmo dunque in un pianeta dove uomini e animali non condividono spazi comuni, gli uni vivrebbero nelle proprie comunità, gli altri nella Natura.

Ogni volta che ho iniziato l'allevamento di qualche specie animale (e solo ora me ne rendo conto) non ho fatto i conti con il fatto che, per raggiungere il proprio scopo, occorre uccidere l'animale, per questo dico: “ infine chiede di essere ucciso e macellato”, per sottolineare l'estremo disagio sempre, da me provato, nel vivere il momento topico della mie esperienze da allevatore.

E lasciami sottolineare un'ultima cosa, non condivido la scelta vegetariana da un punto di vista etico perchè, per produrre latte, latticini e uova si è obbligati a sopprimere i soggetti maschi della popolazione; hai mai visto come si sfigurano i conigli maschi nelle loro lotte?

Per quanto riguarda Mario, Benji e Lolly sono tornati in un allevamento tradizionale, un ariete crescendo ha bisogno di almeno una femmina da montare altrimenti diventa pericoloso perfino per l'uomo, un caprone e una capra finirebbero per fligliare in continuazione, forse li avrei dovuti castrare? e la capra mai gravida? che problemi avrebbe avuto? penso, in tutta coscienza, di aver fatto la scelta migliore, anche se questo non mi solleva del tutto.

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27 Gennaio (varie) Devis

appunti sulla vita frugale / allevare animali?

“Non alleva animali da cortile. Rubano spazio, peggiorano la qualità del territorio, sporcano ed hanno bisogno di ripari. La loro resa economica è inferiore alle cure dovute. Non ha animali domestici perchè sono carnivori. Non una goccia di sangue bagna la sua tavola.”
Da “Un uomo senza desideri” di Fulvio e Ignazio Roiter.

parlando di vegetarianesimo o veganesimo possiamo discutere su tre livelli: morale (qual'è la violenza insita nell'allevare animali?), ecologico (quanto costa in termini di risorse ambientali consumare carne o prodotti di origine animale?) o salutistico (le diete vegetariane e vegane sono sostenibili per la nosta salute?).
se avete curiosità del genere, Google fa al caso vostro.

vorrei sottolineare un altro aspetto:
dal punto di vista dell'autosufficenza alimentare essere vegano è l'equivalente per una nazione di saper fare a meno del petrolio.
ho allevato galline, polli, tacchini, conigli, capre e pecore; abbastanza da rendermi conto che un animale si sveglia ogni mattina e ti aspetta con impazienza, vuole cibo e acqua (che occorre produrre o acquistare), chiede un riparo, dalle intemperie e dai predatori, chiede di essere gestito nella riproduzione, chiede di essere curato e vaccinato ed infine chiede di essere ucciso e macellato. L'allevatore è, in un certo senso, schiavo dell'animale che alleva, talmente simbiotico è il rapporto che si viene a creare tra i due esseri viventi.

l'allevamento è affare per le società complesse che hanno intermediari disposti a tanto affanno per il pubblico capriccio. Il contadino, se vegano, si sveglia al mattino con minori preoccupazioni, non sparge sangue, non ha escrementi puzzolenti da spalare (a parte i propri), non ha pericoli sanitari dati dalla promiscuità con gli animali, non coltiva mais per ingrassare bestie perchè è lui stesso l'unica bestia che insiste sui propri campi. Un animale (l'uomo) su poche migliaia di metri quadri di terreno basta e avanza, la terra sarà abbastanza calpestata, rivoltata, digerita e concimata da non essere invasa dal bosco. E per di più, produrre un chilo di succulenta bistecca costa, in lavoro e terra occupata, almeno sette volte l'equivalente calorico e proteico di un chilo di legumi.

questo gran senso di libertà mi pervade da un mese a questa parte, da quando cioè, ho intrapreso questo nuovo affare che è la dieta vegana. Gli ultimi animali, Mario, Benji e Lolly, (ad eccezione di due galline ormai pensionate di lusso) sono partiti ieri, donati ad un simpatico vecchietto che con gli animali ci sa fare, molto più di me.

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22 Gennaio (società) Devis

appunti sulla vita frugale / Il valore del cibo

Michael Pollan in Dilemma dell'onnivoro dichiara che ”mangiare è un atto agricolo, ma è anche un gesto ecologico e politico. Nonostante tutti i tentativi di occultare questa semlice verità, il nostro mdo di alimentarci determina in larga misura l'uso che noi facciamo del mondo – e ciò che sarà di esso”.

se mi affaccio alla finestra, il paesaggio prevede una fitta trama di prati e pascoli destinati alla fienagione e al nutrimento del bestiame, quando attraverso il Friuli al verde dell'erba si sostituiscono i colori dei campi di mais, nelle loro varie stagioni; mais in gran parte destinato al settore zootecnico. In minor misura, questo vale anche per orti, campi e frutteti.
Michael Pollan ha pienamente ragione.

ma il legame che porta, attraverso la catena alimentare, dal campo alla tavola è spesso invisibile, nascosto o difficile da scorgere. Questa mediazione riduce il rispetto che noi abbiamo per il cibo e di consegueza per la terra che lo produce.

da quando ho inizato la mia carriera da contadino, il mio rapporto con il cibo è cambiato, dalla noncuranza a una sorta di sacralità nell'atto del nutrirmi.

sprecare il cibo non è più possibile quando lo si produce in prima persona, perchè dietro a ogni pezzo di pane (o polenta nel mio caso) si intravede la zolla di terra e l'amore profuso nel coltivarla.

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16 Gennaio (varie) Devis

il dilemma della scarpiera

la prima pioggia, da quando abito questa nuova casa, ha rivelato una piccola infiltrazione d'acqua nel disimpegno che precede l'ingresso. Niente di preoccupante, un paio di scarpe bagnate.

la mattina sono passato a casa dei miei e ho notato una scarpiera disabitata; ecco, ho pensato, la soluzione al mio problema, le mie scarpe non occuperanno più preziosi metri quadri nel disimpegno d'ingresso.
tempo mezz'ora e la scarpiera aveva trovato la sua nuova ragion d'essere.

entrato in casa, mentre tagliavo a cubetti la solita maledetta zucca, sono stato assalito dall'ansia. Guardavo l'arredo spartano della mia abitazione, un tavolo, tre sedie, un vecchio divano, un tavolino, il materasso steso direttamente sul pavimento della camera (intuizione straordinaria).
come poteva una scarpiera, figlia della moderna abbondanza di calzari, apparentarsi con la mia spartana famiglia di mobili? Sentivo l'ironia di Thoreau caricare l'orrendo fardello che mi si era infiltrato in casa con la mia ingenua complicità.

e ancora, una scarpiera che può contenere dodici paia di scarpe non si accontenterà mai delle mie quattro, dovrò riempirla in qualche modo!
ho immaginato un futuro nel quale generazioni di scarpe e scarpiere si succedevano a ritmi vertiginosi, mi sono visto affannarmi per nutrire questa esercito di oggetti superflui.

così la scarpiera, nel giro di mezz'ora, era tornata alla sua ragion d'essere, ovvero ingombrare la casa e la vita di qualcun'altro

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11 Gennaio (varie) Devis

appunti sulla vita frugale / il combustibile

Come raccontavo nel precedente intervento la regina della mia casa è la cucina a legna; non possedendo altro mezzo per riscaldarmi, devo pensare a come alimentarla e, considerando come un peccato, il fatto di comperare la legna, da giovane, sano e robusto montanaro, mi sono rivolto al bosco.

ho scoperto in questi giorni di possedere già le nozioni indispensabili per procurarmi della legna da ardere, forse per il fatto che in montagna il bosco si respira fin da bambini.
Così passo queste meravigliose giornate invernali a tagliare, trasportare, spaccare e stipare il combustibile che serve alla mia casa: lavoro prima gli alberi caduti qualche tempo fa (e quindi già secchi) per l'immediato e poi, gli alberi caduti più di recente (e quindi ancora “verdi”) per l'inverno prossimo.

mentre faccio tutto questo la radio gracchia i soliti allarmi invernali, la Gazprom (il gigante del gas russo) chiude i rubinetti verso l'Europa a causa delle solite liti di vicinato con l'Ucraina... ed io son qua, a godermi questa bellissima giornata di sole...

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07 Gennaio (varie) Devis

appunti sulla vita frugale / riscaldare la casa

dalle mie parti la regina della casa è sempre stata la cucina a legna o cucina economica (“spolert" in friulano).
oggi non lo è più, il fuoco è stato spostato in anonime caldaie a gasolio o gas metano, non c'è più traccia della perenne fiamma invernale in molte delle nostre cucine.
per fortuna, diranno in molti, mantenere vivo un fuoco era affare assai gravoso per le urgenze della vita moderna. Ringraziamo allora l'amico Vladimir Putin e ingrassiamo l'arsenale russo, nondimeno facciamo con la cricca petrolifera araba.

Ma io vedo il bosco che avanza dietro casa e proprio non mi riesce di fare altrimenti. E allora ecco la cucina a legna: ha un ampio piano cottura dove si cucina senza l'ansia del fornello a gas, indispensabile per fare una polenta come dio comanda o per le lunghe cotture di legumi, salse e marmellate. C'è pure un forno. Asciuga aria e pareti meglio di un deumidificatore e all'occorrenza, si può ottenere l'effetto contrario semplicemente mettendoci sopra una bella pentola d'acqua. Con un po' d'ingegno è anche adattabile a scaldacqua per la doccia.

Inoltre brucia qualsiasi cosa, legname di tutti i generi, ramaglie, carta e cartone; è a tutti gli effetti un piccolo inceneritore domestico. Insomma, non si può farne a meno!

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06 Gennaio (società) Devis

appunti sulla vita frugale

da qualche giorno ho intrapreso quel che potrei definire un nuovo affare. dopo che le ultime resistenze razionali sono crollate ho dato spazio all'emozione ed eccomi qua, ad abitare questa casa.

le ultime letture hanno lasciato il segno, specialmente “Walden Vita nel bosco” di Henry David Thoreau, è incredibile come un libro possa dare inizio ad una nuova avventura.
quant'è la distanza tra una vita immaginata e una vita vissuta? in questo preciso istante, seduto qui davanti al fuoco, mi sembra che questa distanza si sia di colpo azzerata.

il mio intento, in quest'anno appena cominciato, è di intraprendere una vita frugale, di smettere questi mille abiti che indossiamo, di capire quanto si può essere ricchi in proporzione alle cose di cui riusciamo a fare a meno.
e non condurrò questo esperimento con le sole parole ma queste parole si faranno oggetti, momenti, visioni, sentimenti e vita quotidiana. E così riporterò le mie vicessitudini dentro a questo blog, perchè credo che Pecora Nera sia anche questo, sia immagine che prende la forma della realtà.

ogni volta segnalerò questi interventi con il titolo “appunti sulla vita frugale”

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02 Gennaio (società) Devis

un messaggio da Daniele

di seguito le riflessioni e gli auspici di Daniele per l'anno appena iniziato.

Nel presepe che ho tentato di allestire quest'anno mi ha aiutato un vecchio falegname e i ragazzi della parrocchia. Io ho fatto poco. Il ponte e un dettaglio: il mais di Pecora Nera e la farina di Pecora Nera. Gli antichi offrivano sempre agli dei una parte del loro raccolto. Essi erano coscienti di quanto la vita fosse un soffio e i raccolti abbondanti un dono del cielo.

Oggi si confida nella tecnologia, nella scienza, e soprattutto nei tubi dell'irrigazione e non in Dio che manda la pioggia come mi ha detto bestemmiando un "coltivatore diretto" di pianura.
In pianura è sempre più difficile e costoso coltivare il "mais". La tecnica permette ancora il raccolto, ma tre irrigazioni o anche meno a seconda dei metodi fanno spendere in gasolio l'intero guadagno. E' come se il gasolio risucchiasse ogni cosa. Per ogni 100 calorie prodotte da un campo di mais altre 110 vengono divorate da concimi, diserbanti, trattori, lavorazioni.

Tanti bambini e tanti adulti guardando il presepe mi hanno chiesto se la ruota stesse davvero macinando il grano.
E' una domanda che mi ha fatto sorridere ed è anche una domanda che mi ha fatto capire quanto lontani siamo nella vita reale dalle dimensioni di un presepio, che è sempre fatto dai lavori di sempre: il contadino, il fabbro, il pastore, il mugnaio, il maniscalco e dalla terra di sempre, la nostra terra.
Non possiamo rappresentare un faccendiere o un impiegato nel presepio, nemmeno un professore o un capo di stato. Se lo facessimo, qualcuno lo fa, sarebbero caricature di un mondo effimero, destinate a finire nel bidone nel giro di uno o due anni. Ma non un pastore, un pastore è antico come la pecora che porta, il fiume che attraversa, la montagna che valica. Esso sembra passato, ma è l'unico possibile futuro.

Un fiume a letto intrecciato, bianco e azzurro, fatto con le pietre e l'acqua limpida della nostra terra, una catena montuosa articolata e una fattoria tra due valli, sono il Degano e il Tagliamento con una pecora nera sperduta inseguita da un pastore, ma sarà già sulla cima del monte, oltre il Volaia, su nel Cielo e nei pascoli eterni preparati per lei dal buon Dio, che non dimentica nessuna creatura che abbia servito l'uomo e la natura del creato nella sua breve vita.

E tutto questo me lo ha concesso Devis, un ragazzo che è più saggio del Vecchio della Montagna e Pecora Nera una fattoria dove il lavoro è come il riposo e il riposo è come una pianta che mette solide radici.
BUON ANNO CARI AMICI, nella speranza che tutto ciò che dovrà succedere passi oltre le nostre teste e le nostre braccia intente a coltivare la terra, per trarne con un sapere antico il sapore nuovo dei giorni in cui la terra era un giardino profumato, limpido, verde e azzurro come il nostro pianeta quando era giovane e bello.

Per conoscere la fine dobbiamo tornare all'inizio,

Daniele


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