PECORA NERA E' un progetto per coltivare la terra insieme, collaborando con la natura e dividendo equamente il frutto del lavoro comune. Attualmente coltiviamo terreni per circa mezzo ettaro e la nostra direzione è raggiungere l'autosufficenza alimentare, così da ridurre la nostra impronta ecologica sul pianeta. Vogliamo coinvolgere altre persone nel nostro progetto, a diversi livelli di partecipazione, secondo le possibilità di ognuno.
ULTIME NEWS DAL PROGETTO
05 Febbraio (l'orto) Devis
Phaseolus vulgaris
Chi mangia più fagioli al giorno d'oggi?«E' la carne dei poveri», dice l'uomo a braccetto della sua signora – lui che mangia la carne dei ricchi misura il suo quarto di nobiltà nel dolore al piede e in tasca si ritrova le pastiglie per la gotta. «Sono una pietanza indiscreta», pensa l'occhialuta donnetta al suo fianco. Dice al marito: «gli preferisco il seitan guarnito con l'alga wakame».
Tra prosperità e cibi eco-chic, ci siamo dimenticati dei nostri legumi. Negli anni ottanta gli yankee ci convinsero che manzo è bello e la dieta iperproteica un toccasana. Poi arrivò la moda dei polpettoni vegan dall'oriente a insegnarci come si fa.
un po' d'amor patrio, signori! Il cibo è anche questione d'onore. «La forza di una nazione si misura nei suoi campi», sentenziava solenne la vecchia zia Dirce, palesando un'antiquata concezione geopolitica.
A me è sempre piaciuto dar retta ai vecchi. All'apparenza dicono cazzate fuori dal tempo, ma poi si scopre che non han proprio tutti i torti.
in Carnia dici legume, dici fagiolo. Nessun campo manca di verghe piantate dure nella terra a tener su il groviglio del rampicante. Patata, fagiolo, patata, fagiolo, patata, fagiolo: è la tappezzeria classica della campagna dei dintorni di paese.
I fagioli freschi sono più ambiti perché, appunto, meno indiscreti. Ma è da secchi che sviluppano colori e consistenza ben definiti. Nonna Eugenia non va volentieri a messa però sgrana baccelli secchi come rosari. Ai primi freddi dell'autunno accompagna la funzione con una litania di storie sulla vita di una volta.
io ascolto l'ennesimo «si stava meglio quando si stava peggio» e aiuto l'anziana trebbiatrice, un poco maldestro. Lei siede diritta e sgrana, io sto sghembo per aver sott'occhio il baccello e non duro un momento. Nella ciotola finiscono grani di mille colori. Guai a mescolarli perché han tempi di cottura diversi. Rosso rubino o bianco screziato. Bianco screziato di rosso o marrone. Ma se fosse il beige ad esser screziato? O addirittura il viola?
Viola, non ci potete credere. Sono i più grossi. Si tratta del phaseolus coccineus grande quanto una nocciolina. Cotto, lasciato raffreddare e scaldato un attimo fino a crepare la pellicina, denuncia la consistenza e il sapore della castagna. Ad occhi chiusi l'inganno è servito.
Siedo dunque con i commensali: il convitato di pietra di questo pasto invernale è proprio il fagiolo. Polenta e fagioli – prendere o lasciare. Fagioli con cipolla e, quando s'esagera, cipolla con fagioli. Un cibo irriverente per il quale serve buona fame, non i languorini dei tempi moderni.
Nella foto, nove varietà diverse coltivate nelle stagioni passate.
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30 Gennaio (società) Devis
petizione per l'agricoltura contadina
contadino è colui che coltiva la terra per sostentarsi e commerciare l'eccedenza del raccolto per integrare il proprio reddito. L'agricoltore invece rappresenta solo un fattore produttivo immerso fino al collo nell'economia di mercato.La figura del contadino è stata abolita perchè non asservibile alla grande crociata per l'aumento del PIL globale. Gli hanno messo alle calcagna commercialisti, notai e astrusi regolamenti UE per metterlo letteralmente: fuori legge.
la possibilità di coltivare un fazzoletto di terra e trarne sostentamento deve essere un diritto inalienabile dell'uomo ma tutto fa supporre che si stia lavorando in direzione contraria.
Il contadino fa paura, è potenzialmenente distruttivo perchè le sue sono attività su piccola scala, economie di prossimità difficilmente assimilabili al grande agri-business, impossibili da tracciare, sottomettere o perseguitare. Il contadino è un attore della descrescita perchè proprio dalla crescita è stato alienato. E' un sabotatore di PIL e la sua stessa presenza è testimonianza che un modo di produrre e consumare diverso è perfettamente possibile.
Di seguito riporto l'incipit della campagna popolare per re-istrituire questa figura:
RICONOSCA L’AGRICOLTURA CONTADINA
E LIBERI IL LAVORO DEI CONTADINI DALLA BUROCRAZIA
ESISTE un numero imprecisato di persone che praticano un’agricoltura di piccola scala, dimensionata sul lavoro contadino e sull’economia familiare, orientata all’autoconsumo e alla vendita diretta; un’agricoltura di basso o nessun impatto ambientale, fondata su una scelta di vita legata a valori di benessere o ecologia o giustizia o solidarietà più che a fini di arricchimento e profitto; un’agricoltura quasi invisibile per i grandi numeri dell’economia, ma irrinunciabile per mantenere fertile e curata la terra (soprattutto in montagna e nelle zone economicamente marginali), per mantenere ricca la diversità di paesaggi, piante e animali, per mantenere vivi i saperi, le tecniche e i prodotti locali, per mantenere popolate le campagne e la montagna.
Per quest’agricoltura che rischia di scomparire sotto il peso delle documentazioni imposte per lavorare e di regole tributarie, sanitarie e igieniche gravose,
per ottenere un riconoscimento che la distingua dall’agricoltura imprenditoriale e industriale, per ottenere la rimozione degli ostacoli burocratici e dei pesi fiscali che ostacolano il lavoro dei contadini e la loro permanenza sulla terra, [Leggi tutto >>]
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22 Gennaio (società) Devis
ora civile e ora solare
sono disoccupato e avulso partecipe di quel quarto di giovani italiani che stanno alla finestra, fuori dal mondo dell'istruzione e del lavoro. In realtà sono sempre molto impegnato in attività non monetizzabili che rispondono al vecchio adagio: «ogni soldo risparmiato è un soldo guadagnato.»qualche giorno fa, per recarmi a Venezia dall'editore, mi è toccato di svegliarmi con l'ora civile. Alle sette faceva ancora un freddo boia e il sole stava risalendo la collinetta che condanna il paese a un'ora buona di aurora supplementare.
Viaggiando in corriera e in treno ho incontrato il resto del mondo, quello di chi si alza la mattina presto, quale che sia la stagione, e va a lavorare o a studiare. Quella devianza dal sorgere del sole, lo svegliarsi quand'è ancora buio, ha rappresentato per me una piccola violenza a cui non ero più abituato.
da tre anni non lavoro più in ufficio e avevo dimenticato quale sgomento comporta per il corpo levarsi dal letto quando il Pianeta averebbe ancora da ruotare un pochetto.
Ogni mattina mi sveglio quando i primi incerti raggi del sole battono sulla parete sud di casa mia. Mai prima, ma neppure dopo perché perdere il passo della giornata è altrettanto fastidioso. Passando dalla camera da letto alla cucina vengo investito dalla luce che in un lampo si è fatta più decisa e fa sentire la stanza meno fredda.
con l'approssimarsi della primavera, quando il lavoro nei campi torna poco alla volta e la buona stagione mi chiama a vivere i giorni pienamente, anche il sole si accorda con il contadino che si sveglia, alba dopo alba, qualche minuto prima.
A questo mi riferivo nel titolo. Da disoccupato ed estraneo al sistema, da contadino, ho il privilegio di sintonizzarmi con la vera ora solare, l'unica che sento biologicamente compatibile con il mio corpo.
postilla: al ritorno ho fatto visita a mia sorella fermandomi da lei a dormire. La mattina successiva, ore sei e trenta, ho potuto assistere al traumatico risveglio della mia nipotina che frequenta la prima elementare. Mi ha fatto tenerezza, buttata giù dal letto come una piccola recluta del grande ingranaggio formativo. Non credo che per molti adulti questo sia un problema, ma potremmo almeno risparmiare ai bambini queste piccole storture?
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12 Gennaio (l'orto) Devis
polenta e latte
qualche tempo fa, in occasione della manifestazione gastronomica Sapori di Carnia, col petto gonfio d'orgoglio e nelle vene solo sangue friulano DOC, e qualche scoria di Cabernet dalla sera prima, proposi solennemente una colazione a base di polenta e latte.I commensali di allora acconsentirono, si trattava in fondo di un esperimento . La polenta (serve dirlo?) fu la nostra. Il latte lo fornirono valenti mucche pezzate alpine che prestavano servizio presso una locale stalla.
non ricordando l'esatta combinazione degli ingredienti – polenta calda e latte freddo o polenta fredda e latte caldo – mi rivolsi pieno di fiducia a San Google e non a Nonna Eugenia che era dalla zia.
Ed ecco che accadde il fattaccio. Il quarto risultato fu (ed è ancora) un articolo del Corriere della Sera dal titolo: “Cibo e tumori: i veri rischi di polenta e latte”.
trasalii sgomento dal torpore mattutino. Lessi l'articolo che avverte dei rischi delle micotossine mai prese in seria considerazione sino ad oggi. L'esimio prof. Veronesi ci avverte del rischio di prenderci tutti un canchero a causa di queste muffe.
Il problema si riscontra nella quasi totalità delle produzioni vegetali e ha numerosissime cause: stress idrico della pianta, virus, carenze minerali del terreno, cattivo stoccaggio dei raccolti per umidità e temperatura. Una iattura universale, il castigo divino.
possibili soluzioni? Va detto che si potrebbe intervenire con l'irraggiamento solare - però è troppo complicato, con le microonde - però è difficile applicarle su larga scala, con il bisolfito e l'uso di ammoniaca - peraltro vietati in Europa, con la lotta biologica - ma è complicato e costoso.
Per fortuna Veronesi ci ama e può dunque illuminare noi bifolchi di campagna su cosa fare per scansare il canchero assicurato: coltivare varietà OGM opportunamente progettate.
«Ma certo!» pensai, «come posso essere stato così sciocco da espormi a tali rischi! Quelle pannocchie appese in serra, quella robaccia la brucerò oggi stesso per coltivare del cibo sicuro. Sissignori, OGM – il cibo del futuro, il cibo pulito!»
questa è la logica con cui un giorno si presenteranno al nostro campo e, carte alla mano, diranno: «Signor Pecoranera, questo che lei coltiva, questo mais, è merda, è sporco, neppure ai porci lo deve dare. Altrimenti l'additeremo a pubblico untore. Si affidi a noi, noi che ci adoperiamo per un cibo pulito e certificato.»
Bene, dicevo più o meno queste cose agli sciagurati commensali di quel giorno quando convenimmo che polenta e latte assieme non sono proprio il massimo. Ma tutto il resto rimane eh! Non facciamoci fregare dai cancheri!
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05 Gennaio (varie) Devis
ho scritto un libro
già sento uno strano ronzio alle orecchie. ”Ecco, l'abbiamo perso.” Ebbene si, le sirene dell'editoria mi hanno chiamato al naufragio contro gli scogli dell'autocompiacimento.Mi vendo, canterebbe Renato Zero. Quando, un anno fa, fui contattato dalla Marsilio, casa editrice con sede a Venezia, non ebbi dubbi.
non vi annoierò con le storielle sull'importanza di comunicare certe tematiche su media che non siano internet. Non mentirò proclamandomi santo e immolato sull'altare dei buoni propositi.
dichiaro la mia prostituzione intellettuale! Come per il video di MTV, confesso che ho tradito senza remore; mai mi sono chiesto: è il caso di farlo?
Mi sono prostituito con passione e veemenza. Adoro scrivere più di quanto ne sia capace. Così, ho scritto. Nonostante il peccato originale che macchia la mia opera, ho raccontato la piccola storia di pecoranera cercando di far intendere la forza e la convinzione della mia scelta.
non è dunque un manuale di orticoltura, non è una guida all'ecovillaggio fai da te, non è un compendio di cose già scritte su questo blog, non sarà una pietra miliare della letteratura moderna.
Ho cercato di parlare con sincerità di come ho provato, e provo tuttora, a vivere altrimenti. Con note tragiche e comiche – a volte epiche. Ci ho messo tutti gli errori che ho commesso, non per evitare ad altri di sbagliare, ma per rappresentare la dimensione del viaggio che a volte ci costringe a tornare sui nostri passi. Di certo non ho spiegato come si fa.
il libro esce il 7 marzo. Dopo devo piantar patate!, dissi a quelli della Marsilio quando si parlò di tempi e modi. Se ho peccato, almeno in questo sento di essermi redento: i campi – prima di tutto!
Qui c'è il link alla scheda del libro sul sito dell'editore e qui la pagina facebook.
E qui sotto, ecco la copertina:
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02 Gennaio (gli attrezzi del contadino) Devis
casa mia fatti capanna
mio padre non ci vede un accidente. Prende il filo nero al posto di quello blu e il cacciavite gli scappa di mano perché ha il cuoio al posto della pelle. Io non ci prendo con l'elettronica, ma almeno ci vedo bene e ho le manine del piccolo lord.papà, torna a piastrellare che qua finisco io. L'ottuagenario progenitore si allontana borbottando. Sta (stiamo) ristrutturando un vecchio fienile in centro. E' pure sordo, così gli grido che la prossima volta che riattacca la corrente senza avvertirmi, mollo l'impianto elettrico a metà e non torno più.
vengo a giorni alterni, tre no e uno si. Sono qui con una missione palese, impadronirmi del saper fare. Mio padre conosce tutto ciò che ha a che fare con la costruzione di una casa. La missione segreta, invece, è quella di recuperare un rapporto col vecchio, ma qui andiamo sul personale.
il mio stage si prolunga da parecchie ore e mi pare che l'impianto elettrico vada disvelando i propri arcani. Cioè, è una monata. Per di più è tutto materiale nuovo e funzionante: le scatole e i tubi sono grandi abbastanza e i fili si sa da dove partono e dove arrivano – non come quando si fulmina qualcosa a casa e ci impiego un giorno per decriptare le fantasiose disposizioni di un mio padre ventenne alle prime armi.
mi ricordo che, un'estate fa, partecipai alla posa delle travi del tetto e scrissi qualcosa di romantico (se aprite il link scorrete fino al terzo intervento) sul fatto di partecipare alla costruzione della propria dimora. Era una cosa normale fino a poco tempo fa. Mentre avvito un portalampada rifletto che oggi ci è fatto mistero di qualcosa che è perfettamente alla nostra portata, che la casa è diventata complicata e ingestibile dai suoi abitanti. Ma se la vedeste ora, in cantiere, con i tubi dell'acqua e gli scarichi per aria, senza piastrelle e intonaci, la casa, per così dire nuda, pare molto meno complicata di quanto si possa immaginare.
Per oggi ho finito con il rame. Di solito scivolo via silenzioso ma ho una curiosità impellente .
Che c'è da fare dopo? (urlo)
Piastrelle. (borbottando)
Passo. (dico ma non mi sente)
Quello dopo ancora? (parlo un po' più forte)
Il caminetto. (infastidito da domande superflue)
Ci sarò. (lo penso solamente per non prendere impegni ufficiali)
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22 Dicembre (varie) Devis
il Natale del Sole
stamattina, alle cinque e qualche minuto è nato il sole. Solitamente il solstizio cade il ventuno ma, a causa del prossimo ingresso in un anno bisestile, è ritardato di qualche ora. Minuto più, minuto meno, da oggi la luce avanzerà inesorabilmente sulle tenebre.per i Celti, che abitarono anche queste valli, il solstizio d'inverno rappresentava un momento cruciale dell'anno. Per me che abito queste valli oggi è difficile ricordarmene. Per gran parte dell'umanità che mi circonda il solstizio passa totalmente inosservato.
la natura ci è aliena e i suoi cicli di conseguenza. Non è una critica ma un'amara constatazione. Tra le buone intenzioni per l'anno nuovo, iniziato oggi, metto anche la voglia di sottolineare questi passaggi cruciali con un momento di pagana riflessione. L'appuntamento è allora fra tre lune per l'equinozio di primavera. Ho detto lune? Scusate, volevo dire mesi ;-)
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