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28 Dicembre (varie) Devis

una fetta di polenta in meno...

brandelli di una conversazione con mia sorella roteano tutt'attorno alla mia testa in questi giorni. Il brandello in questione: “[...] visto che abbiamo capito tutti che stai per tornare ad una vita civile [...]”.

vita civile? ha un suono piuttosto sinistro nella mia mente... Che avrà voluto dire mia sorella? Forse, negli ultimi tempi la mia vocazione mostra qualche crepa? Possibile. La notizia che, dopo due anni di “vita frugale”, abbandonerò la piccola casetta in legno in favore della vecchia casa dove vivevo con i miei genitori, può far pensare che sono rinsavito e che abbandonerò docilmente la rupe solitaria dove mi ero arroccato per tornare nel ventre caldo del gregge.

la verità (la mia) è che sono ormai troppo vecchio per vivere esoterici risvegli a zero gradi centigradi. Troppo vecchio e, se mi è concesso, troppo saggio per nutrirmi ancora di simboli. La piccola casetta di legno è stata un segno netto e chiaro che volevo dare a me stesso, il mio intento manifesto al mondo. Ora, da un anno almeno, avverto che un tempo sta morendo ed uno nuovo si affaccia all'orizzonte. E' stata una stagione di tormentata attesa.

la parola “condivisione”, fiaccata dall'abuso, sta per gonfiarsi di significato nell'arrivo di nuovi coloni a pecoranera, coloni atterrati da un pianeta lontano. Forse si mangerà una fetta di polenta in meno e un tozzo di pane in più ma qualcosa va inevitabilmente sacrificato perchè tutto non muoia come un bel sogno al risveglio.

vita civile, sorrido a mia sorella e penso: “si, si, ve la do io la vita civile!”. Che il vero cambiamento sia quello ammantato di normalità al punto da diventare invisibile ai più?

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24 Dicembre (varie) Devis

prossimo incontro a pecora nera, 8-9 gennaio

nel fine settimana dell'otto e del nove gennaio ci ritroveremo tra alcuni cospiratori abituali che frequentano quel di pecoranera. Può essere l'occasione giusta per fare qualche nuova conoscenza.

il clima invernale non favorisce un facile soggiorno e riduce i posti letto disponibili. Inoltre, la precedente esperienza ci suggerisce di limitare il numero di ospiti per avere il tempo e l'energia che tutti si meritano dopo un lungo viaggio!

chi ha voglia di venire batta un colpo e scriverò il suo nome su uno dei letti disponibili. Come al solito sono richiesti sacco a pelo e spirito d'adattamento. Col bel tempo potrebbe essere l'occasione buona per sgranare il mais o spaccare la legna.

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18 Dicembre (gli attrezzi del contadino) Devis

la mente svuotata

in questi giorni ho ripreso in mano “La Rivoluzione del Filo di Paglia” di Masanobu Fukuoka, volume miracolosamente ritrovato nella libreria di mia sorella, ma come c'era finito?.
Dall'ultimo fine settimana passato con gli ospiti, circa un mese e mezzo fa, sento friggere numerose menti nell'attesa della primavera, non ultima la mia. Un'attesa troppo lunga, forse; o un'attesa propizia?
Tra l'altro la primavera di quest'anno verrà marcata ulteriormente dall'arrivo di Sara e Sebastiano e dai primi veri esperimenti di lavoro comunitario.

leggo della filosofia del Mu, del nulla, della non conoscenza. Sfuggenti concetti di filosofia orientale, non ci capisco nulla, lo confesso. Ma se mi fermo un gradino sotto forse trovo qualche corrispondenza.
La scorsa settimana è passata di qua Chiara da Faenza, anche lei col suo bel fardello di pensieri. Ci siamo ritrovati in due, con la testa che formicolava da far male. Per fortuna ci siamo incontrati nella prima giornata di sole dopo un mese di piogge, nevicate e cieli grigio-ghiaccio. Inutile dire che dopo mezz'ora di convenevoli ci siamo trovati d'accordo nell'abbandonare le ciance per correre nel bosco, sul greto del torrente per la precisione, a procacciar legna da ardere.
La notizia che l'affituario dei milanesi in arrivo acconsente all'installazione di stufe e boiler a legna ci ha messo le ali ai piedi. Abbiamo così passato due giorni a fare a pezzi tronchi caduti e a trascinarli fuori, a forza di braccia.

in questi giorni fa davvero troppo freddo per tornare in azione, la temperatura diurna rimane volentieri sotto lo zero, il greto del torrente è quasi sempre in ombra.
Ma se leggo Fukuoka e della sua filosofia del Mu, un gradino più sotto ritrovo me e Chiara ed immagino tutti gli altri pecoraneriani di oggi e di domani. Abbiamo tutti un gran bisogno di vuotare la nostra piccola testa carica di pensieri e non c'è niente di meglio che far scivolar fuori i pensieri dalle mani che afferrano un tronco per caricarlo sulle spalle.

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14 Dicembre (gli attrezzi del contadino) Devis

proprietà della terra

in attesa di trasferirsi a pecoranera il marzo prossimo, Sara sobbalza sulla sedia mentre è immersa nella lettura di “Creare una vita insieme”. Ne nasce una mail, in cui Sebastiano mi inoltra il trafiletto incriminato, che fa sobbalzare pure me. La questione affrontata è quella della “proprietà” in una comunità intenzionale e delle dinamiche di potere, anche involontarie, che da essa derivano.

da alcuni mesi stiamo discutendo della problematiche legate all'acquisto, alla proprietà e all'utilizzo della terra. Partiamo da una base costituita da terreni di proprietà dei miei genitori, da un terreno acquistato da me circa due anni fa e da un altro recentemente acquisito da Daniele.

dal confronto è emersa una prima formula che ci sembra adatta al momento che stiamo vivendo: ogni persona coinvolta in pecoranera può decidere di acquistare un fazzoletto di terra, quando sentirà arrivato il momento giusto per farlo. Il terreno, acquisito a titolo personale, viene poi messo a disposizione delle attività comuni con una formula legale che dobbiamo ancora definire. La terra viene utilizzata, indipendentemente dalla proprietà, come se fosse bene comune.
Forse in futuro potrebbe rendersi necessario adottare una via più formale e regolamentata con tempi e modi definiti. Ad oggi questa ci è sembrata la formula più adatta alle circostanze del momento.
Di seguito riporto il testo che ci ha fatto sobbalzare sulla sedia:

Molti aspiranti fondatori sono persone che vorrebbero trasformare la loro proprietà di famiglia in una comunità intenzionale oppure gruppi di amici che hanno appena acquistato un terreno e si chiedono: “E ora?”
[...]
In tutta onestà, coloro che possiedono già il terreno e che intendono trasformarlo in una comunità intenzionale si trovano davanti a maggiori difficoltà, sebbene abbiano apparentemente superato l'ostacolo maggiore. Quando una o più persone sono proprietarie e tutti gli altri locatari, oppure quando vi è un'azienda agricola e una o più persone sono proprietari e datori di lavoro e tutti gli altri dipendenti si crea uno squilibrio di potere. I proprietari hanno un potere enorme su tutti gli altri, i quali possono essere sfrattati o licenziati in qualunque momento. I proprietari godono inoltre di privilegi che gli altri probabilmente non hanno, ad esempio l'accesso a tutte le informazioni di natura finanziarla relative alle proprietà o all'azienda e il diritto a far entrare (o a impedire l'accesso) negli edifici della sua proprietà.

I proprietari nutrono spesso il sincero desiderio di sperimentare un senso di comunità nel gruppo, così come il forte desiderio di mantenere il controllo su tutti gli aspetti relativi all'uso della proprietà e sulle attività che potrebbero influire sul valore della stessa, perché in fondo sono gli unici che si fanno carico del rischio finanziario.
Questi due desideri tuttavia sono essenzialmente incompatibili. Non è possibile avere “comunità” e contemporaneamente il controllo totale dell'intera proprietà.
La situazione assomiglia spesso a quella del “signore feudale” con i “servi della gleba”. Le persone vi si trasferiscono pensando di entrare a far parte di una comunità e invece non hanno ne responsabilità ne rischi giuridici/finanziari, così come nessun potere decisionale, nemmeno in quei casi in cui i proprietari/datori di lavoro hanno istituito un qualche processo “consensuale” (che possono ovviamente disattendere in qualsiasi momento). Per non parlare del fatto che i locatari/dipendenti possono sviluppare un certo risentimento nei confronti dei proprietari/datori di lavoro perché dispongono di tutto il potere.

Oppure i proprietari possono credere davvero di non volere il potere che hanno, ma non vogliono alienarlo a meno che (o fintanto che) qualcuno non si sobbarchi il loro fardello di responsabilità finanziaria, giuridica, di manutenzione e altre ancora. O ancora, indipendentemente dalla bontà dei proprietari, gli altri potrebbero proiettare su di loro qualsiasi tipo di immagine parentale/autoritaria, intorbidendo ancora di più la questione. Questi involontari “feudalesimi” allontanano potenziali membri competenti, risoluti e informati, mentre attraggono persone con poche competenze e pochi soldi che cercano, forse inconsciamente, un “padre” generoso che si prenda cura di loro. Questa non è una comunità, indipendentemente dalla forza con cui la si desidera.


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02 Dicembre (varie) Devis

correre sulla neve

#36 – correre o camminare sulla neve, dentro a un bosco

corri Devis, corri! La nevicata si sta spegnendo, cadono pigri gli ultimi fiocchi. La serra è salva, non sarà schiacciata dal generale inverno, una volta ancora. C'è ancora un'ora di luce scarsa. Infilati un sacchetto di plastica tra la scarpa e la calza. E' questo inverno prematuro che ti schiaccia i pensieri. Allora corri, corri dentro al bosco, tra gli alberi piegati sotto il dolce peso della neve. Corri per sputare tutto il veleno che hai dentro, come un animale selvatico che è stato chiuso per troppo tempo in una gabbia. Se il buon Dio si ricorderà di mostrarci il suo sole torneremo più facilmente alla vita. Nubi di ghiaccio ci stringono il cuore da settimane. La neve di oggi è farina bianca, doppio zero – fa piuttosto freddo e così viene giù asciutta e leggera, la neve. Non ti bagna quasi le scarpe.
E per una volta, la musica degli auricolari è costretta a tacere. Ascolta il silenzio rotto solo dal tuo galoppo che verga il manto vergine. Neppure un capriolo è passato di qua.

come ci si può commuovere per un bosco innevato, al crepuscolo? E' la meraviglia, la violenta meraviglia che non puoi comprendere, che ti sbatte l'anima e la lascia incredula per qualche istante. Solo qualche istante.
#36 - correre o camminare sulla neve, dentro a un bosco.
Una ad una, dovremmo elencare le meraviglie di questi luoghi. La Carnia è questi luoghi. Una ad una, le meraviglie per cui vale la pena di farsi violentare da una terra così dura. Di questo ci sarebbe bisogno, non di contributi o progetti di sviluppo. Fermarsi un attimo, svuotare la mente camminando per sentieri e percorrendo le valli, salire un monte, uno qualunque, e da lassù chiedersi: per cosa vale la pena di abitare ancora questi paesaggi?

ah, se ne fossi capace, ci penserei io ad afferrare, uno per uno, questi miei conterranei, afferrarli per le spalle e scuoterli fino a farli confessare tutto. Fino a strappare loro la promessa che mi aiuteranno a rimanere in questa terra così forte. #37 - asciugare i vestiti bagnati sulla stufa a legna. Abbracciare la stufa a legna..

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23 Novembre (società) Devis

non perdere di vista quel che vale veramente

torno oggi dalla metropoli tentacolare, Milano. Ho trascorso la, una settimana di svago dal solito panorama bucolico, approfittando per passare un po' di tempo con un caro amico. Anche per questo ho accumulato un certo ritardo nel consueto aggiornamento del blog. Volevo scrivere della città, ma poi ho riflettuto che questa realtà, non appartenendomi, non mi riguarda.

torno e trovo l'onda lunga del video passato su MTV che, come una catena di Sant'Antonio, lavora da solo, quasi vivesse di vita propria. Poco prima di partire avevo rilasciato un'intervista a Il Gazzettino, torno e trovo un ritratto ben scritto sulla mia esperienza, con tanto di foto.
Sulla casella di posta elettronica trovo i messaggi di due radio locali che mi propongono di raccontarmi in diretta.

penso che oggi ci sia un gran bisogno di storie da raccontare. Che ci sia un gran bisogno, in un presente fatto di sonnolento benessere, di sentir parlare di persone che hanno fatto e disfatto la propria vita sulla base di un sentimento o di un valore. Così PecoraNera è una storia che piace. Mi sembra sia questa la realtà dei fatti.

così mi sottopongo placidamente a quanto mi è richiesto con la speranza di seminare una manciata di dubbi nei luoghi più lontani ed improbabili. Non nascondo comunque un certo imbarazzo per l'accresciuta attenzione per le cose sin qui realizzate. Percepisco uno sfasamento tra la dimensione del racconto e quella della vita quotidiana del progetto. Per la prima volta, sento un difetto di concretezza.

leggendo l'articolo sul giornale il mio primo pensiero è stata la consolazione di un ritratto abbastanza aderente alla realtà. Che ci volete fare, questo è il carattere del montanaro, sempre attento a non scostarsi troppo dalla vita vera.
Così, oggi più che mai, di ritorno dai bagordi metropolitani, sento il bisogno di tornare alla polenta, al fuoco, al freddo della stagione, alla radio, alle letture, ai piccoli disagi della vita frugale. Per ritrovare quell'humus nel quale mi sento a mio agio. E di aspettare la primavera e le persone che porterà con se, e con loro seminare un nuovo orto e consolidare il cambiamento. Perché questo è quello che alla fine della fiera vale veramente.

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11 Novembre (gli attrezzi del contadino) Devis

lentezza da emarginati

sto viaggiando in corriera. Una pioggia fredda mi ha fatto desistere da qualsiasi velleità ciclistica. Vado a Udine. Sull'autobus ci sono per lo più studenti e lavoratori.
Prima di partire ho salutato un amico. Vado a Udine, in corriera. Ho sentenziato. Ma prendi l'auto! Ha risposto con una smorfia di sofferenza.
La sofferenza era per me. Santo cielo, mi sono detto, ma possibile che il sistema sia così perverso che non viaggiare in auto muove la pietà altrui?

fisso le gocce sul finestrino. La megamacchina (Ivan Illich) ha vinto. La velocità genera velocità, lo spazio aumenta ed il tempo rimane sempre quello, forse diminuisce.
Investiamo miliardi in autostrade, sovvenzioniamo a pioggia l'industria automobilistica. Possiamo raddoppiare la velocità media? Dal punto di vista fisico, forse si. Ma dato che sarà normale viaggiare a doppia velocità diventerà normale anche avere un posto di lavoro due volte più distante, amici più lontani o semplicemente percorrere più chilometri in uno stesso giorno. Così il tempo rimarrà sempre quello, forse diminuirà.

ma c'è una cosa che non accetto! Con tutto questo progresso(?) io, con la mia bicicletta e le mie corriere, diventerò effettivamente più lento perché subirò la pretesa di una folle velocità che non ho scelto.
La megamacchina (l'industria automobilistica) genera la perversione che la rende indispensabile e per di più emargina gli altri mezzi di trasporto, emargina chi li utilizza, toglie la libertà di scegliere come e quanto muoversi!
E poi, il paradosso! La pietà per l'emarginato. Insomma, un'incazzatura totale su quella corriera.

così mi sono consolato. Con la mia miserabile lentezza ecco che, mentre sposto il mio corpo lungo le strade, posso tenere un libro in mano e studiare. Con la mia miserabile lentezza ho trovato la necessità ed il tempo di fermarmi una notte da mia sorella, cenare e fare quattro chiacchiere con una persona cui tengo. Se questo non è un lusso...
ps. grazie a Ivan Illich che ha svelato con logica disarmante un sospetto che avevo da tempo.

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02 Novembre (varie) Devis

la traversata del deserto

la piccola casetta di legno è tornata silenziosa. E' da poco cessato il diluvio. I colori, le voci, i volti, le parole si sono in parte persi nell'aria, in parte sedimentati nella memoria.
Questo pomeriggio, camminavo nel bosco d'autunno digerendo i molti, troppi pensieri rimasti sospesi. Altre persone, in altri luoghi stavano facendo altrettano.

da molti mesi, forse già da questa primavera, ho intuito che la traversata del deserto è finita. Gli anni della crociata sono avvolti nella nebbia, gli accadimenti si confondono, le date diventano incerte.
In questi tre giorni di intensissime interazioni tra pecoranera e i molti viandanti accorsi, ho percepito chiaramente la fine di un ciclo e l'affacciarsi di un futuro ancora da conoscere.

l'energia, l'entusiasmo, l'interesse sono tanto forti da stordire. Come chi, dopo lunghi giorni nel deserto, approda infine all'oasi, il primo sentimento è di tuffarsi nell'acqua ritrovata, di bere fino a star male, di passarsi le mani bagnate sul capo.
Ma l'acqua, così come le emozioni, non va sprecata. Allora, nel bosco, mi sono fermato a lungo contemplando il quadro vivace delle chiome autunnali. Il letargo invernale è certamente nemico delle molte mani che desiderano affondare nella terra, ma questo tempo che ci separa dalla primavera non passerà invano.
Sarà l'occasione di tessere la trama di una nuova primavera, una trama fitta e forte che durerà per gli anni a venire.

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29 Ottobre (gli attrezzi del contadino) Devis

accendere un fuoco

all'epoca ero uno studente fuori sede. Mia nonna mi salutava la domenica pomeriggio benedicendo il nipote che imparava il computer, “al giorno d'oggi” diceva “con il computer si fa tutto”.
Verso le dieci di sera sgattaiolavo furtivo nel cortile del collegio salesiano dove, quattro rampe di scale più su, c'era la mia camera. Il tugurio era più alto che largo ma sempre ben riscaldato.
Seduto sul letto, la valigia aperta ai miei piedi, ero spesso colto da una profonda malinconia. “Avessi almeno una fiamma di cui curarmi” pensai più di una volta mentre accendevo la radio per cercare qualche conforto umano.

a quei tempi, la fiamma, a casa mia, era sempre viva. Era quella stessa nonna ,orgogliosa del nipote virtuale, a curarsene. Il fuoco nelle case di montagna non è semplice arredo, è vita. La casa stessa viene progettata in funzione di un caminetto o di una stufa a legna. Sulla piastra rovente si cucinano minestroni dai tempi di cottura biblici.
Qualche anno più tardi, la mia famiglia si trasferì. Nella nuova casa, tra salotto e cucina, troneggia ora una stufa tirolese. Mio padre, nostalgico, si siede di fronte a questo monolite e fissa la fiamma attraverso la porticella in pyrex. Mi sono spesso chiesto cosa pensi mentre la fiamma si riflette sul suo volto.
In quella stanzetta deforme, cosa potevo pensare io, guardando il calorifero?

oggi, nel mio piccolo rifugio, il fuoco è più che mai indispensabile per tenere fuori dalla porta il generale inverno. Quando torno dal bosco, nel tardo pomeriggio, lo trovo spento e la casa pare morta. Con una certa abilità lo faccio rivivere, è sempre lo stesso miracolo, passare dalla carta agli stecchetti, a stecchetti più grossi, a scaglie di pino intrise di resina ed infine a grossi ciocchi di faggio che creano un bracere incandescente.

me ne sto la, seduto a fissare la fiamma. La luce spenta, gli occhi allampanati, il pensiero allucinato, il volto leggermente sudato come in un rito purificatore. Lo sguardo si perde tra le fiamme e la fede razionale cede finalmente il passo al mito pagano.

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22 Ottobre (varie) Devis

porte aperte a pecoranera

la televisione sembra aver fatto proseliti. Non storciamo il naso, tutt'altro, è una gran cosa raggiungere persone al di fuori del solito humus alternativo.
Sono, lo dico in prima persona, molto felice di passare qualche ora più del solito a rispondere alla posta elettronica. La percezione che ci sia qualcosa da cambiare si sta espandendo, cosa scaturirà da tutto ciò è un altra questione.

ma io son contadino e dimentico presto le lusinghe del momento. So bene che ciò che più importa è seminare, sia nella terra (ma per questo dovremo attendere la prossima primavera) che nella testa di noi tutti.

sabato 30, domenica 31 ottobre e lunedì 1 novembre porte aperte. E' possibile venire anche solo in giornata, chi desidera fermarsi a dormire porti con se un sacco a pelo o una coperta e un po' di spirito spartano. Se le pannocchie saran pronte le raccoglieremo e le appenderemo a seccare, altrimenti saran solo chiacchere. Come sempre, una mail per avvertire del vostro arrivo a info@progettopecoranera.it .

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20 Ottobre (varie) Devis

pecoranera su MTV

ieri, martedì 19 ottobre, è andato in onda, sul canale televisivo MTV, un minidocumentario su pecoranera. Le riprese sono state realizzate lo scorso giugno, con immensa fatica del sottoscritto e del complice Sebastiano.
Speriamo, al di la del mezzo, di aver messo la pulce nell'orecchio a qualcuno! Rimane comunque, per chi non ci avesse mai conosciuto di persona, un'ottima possibilità di capire meglio il nostro progetto.

il link per visualizzare il video sul sito web di MTV è questo: http://www.mtvnews.it/1-storie/la-storia-di-devis/

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18 Ottobre (varie) Devis

l'eterno ritorno del gregge

stamattina è arrivato il gregge con al seguito cani, pastori, un camioncino sgangherato e qualche mulo. Ogni anno, all'arrivo del gregge, si vede la prima brina, come se i pastori scendano di quota col primo freddo alle calcagna.

le pecore sono entrate di diritto nel mio calendario fenomenologico. Osservo la macchia biancastra muoversi come un gigantesco blob nei prati intorno.
Osservo pure i pastori, il grande vecchio e i due garimpeiros romeni, chiamano a gran voce il cane Pelmo, mi chiedo se si tratti dello stesso cane degli anni passati o se facciano riferimento ad una dinastia di canidi.
Alla mia esperienza di vita vanno aggiungendosi, di anno in anno, eventi circolari, dall'eterno ritorno. Ai tempi in cui lavoravo in ufficio, le epoche erano scandite dall'arrivo di una nuova versione del sistema operativo Windows.

un po' la invidio, questa gente per cui la giornata nasce esattamente con l'alba e muore col tramonto, questi vagabondi delle Alpi sempre così in contatto con il selvativo più selvatico che c'è rimasto da queste parti.
Nel pomeriggio il blob si sposta fluido all'abbaiare dei cani, mi ritrovo a chiaccherare col vecchio pastore. Pronunciamo le parole di sempre, quasi rituali, un dialogo tra uomini di un tempo che fu, con la differenza che io di anni ne ho ventisei. Il pastore mi chiede se non desideri un agnello da ingrassare. Farfuglio una risposta del tipo “no grazie, ho smesso”, alludendo alla mia dieta vegetariana. Per fortuna il vecchio da segno di non aver compreso. La seconda risposta, quella buona e udibile, è “no grazie, non saprei dove tenerlo”.

Mentre lo vedo allontanarsi capisco quale assurdità rappresenterebbe, per un uomo della sua forgia, una predica sul vegetarianesimo. Sarebbero concetti totalmente privi di fondamento per chi è cresciuto in un contesto così vero ed ancestrale, per un'attività che data migliaia di anni.
Sono cose per cittadini alienati e giovani idealisti. Pecore ed uomini percorrono queste valli e condividono lo stesso destino da troppo tempo per permettersi di fare della filosofia.

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14 Ottobre (varie) Devis

Redavò

stamattina l'umore non era dei migliori. Inizia a fare freddo, poca cosa rispetto a quello che ci aspetta ma il campo rimane in ombra fino a tardi. Per di più vedere la natura scivolare nel sonno autunnale mi predispone a posticipare qualsiasi attività alla primavera.

a metà mattina mi sono ricordato di certe faccende lasciate in sospeso in Redavò. Redavò è un luogo; geomorfologicamente parlando è una porzione di un pendio del monte Sorantri che troneggia sopra Raveo. In montagna ogni capriccio del territorio, una radura, un promontorio, un pendio, un ruscello... ha un nome proprio.
Redavò dista poco più di venti minuti di cammino dal paese ma è un posto molto intimo, dando le spalle al paese attutisce ed allontana l'eco della civiltà.

la faccenda rimasta in sospeso consisteva nel rastrellare un misto di erba e rovi triturati in precedenza dal mio intervento con il decespugliatore. Ogni anno spendo qualche giornata nella cura di questo terreno, con annesso rustico, che, senza di me, sarebbe già stato inghiottito dalla boscaglia.
Ho prolungato inopinatamente questo lavoro quanto più ho potuto. Erano passate le dieci da un pezzo quando il primo sole mi ha raggiunto. Mi sono levato la maglia e mi sono messo a sedere.
così seduto sul prato appena pettinato, mi aggrappavo con le mani ai pantaloni rimanendo in una strana posizione a guardare il cielo. Guardavo il cielo, poi guardavo con soddisfazione il prato sistemato a dovere, poi i rovi affastellati sul terreno del vicino...
il senso di colpa ha perso le mie tracce, ho pensato. Il dovere, le convenzioni, la riconoscibilità sociale hanno le gambe così corte? Mi sono meravigliato. Due chilometri più in la, cammino per il paese con l'aria di sabotatore del prodotto interno lordo... La pressione è grande, è un sussurro continuo, un invito pressante a tornare sulla retta via, è come il vento ostinatamente contrario che ti soffia in faccia quando pedali.

qui no, qui tutto sembra così lontano, le piccole nevrosi quotidiane svaniscono passando dentro a quel boschetto che precede la radura in cui siedo. In Redavò ritrovo la serenità, la giusta misura delle cose, la mia misura. Ecco allora perchè me ne stavo seduto la, senza un motivo particolare, con la testa finalmente vuota

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06 Ottobre (varie) Devis

fluvio-nauti tilimentini

il Tagliamento è il Friuli, questo pensavo mentre Eros direzionava il canotto prima a destra, poi a sinistra e così via per l'intera giornata.

due giorni trascorsi a scendere il fiume. Il primo, passato a navigare con continuità percorrendo la metà esatta della distanza che ci separava dal mare. Il secondo, finito prima di iniziare, dove l'alveo, largo quasi tre chilometri, inghiotte le acque tra le sue ghiaie.

il tiliment è unico, è un fiume a regime torrentizio che, nei periodi di secca, scorre con un filo d'acqua in un alveo immenso, lo stesso alveo dove ruggisce paurosamente durante le piene autunnali e primaverili.

il Tiliment non tollerera intrusioni umane, se non momentanee e con il suo placido consenso. Gli auguro di rimanere così selvaggio per sempre. Se qualcuno tenterà di costringerlo prima o poi, ne sono certo, si riprenderà lo spazio che gli spetta.

la sera, accampati dentro la boscaglia di uno dei tanti isolotti, abbiamo montato la tenda ed acceso un fuoco. “Siamo ospiti” ho pensato. Si, perchè laggiù, tra gli arbusti cresciuti in fretta e furia, mi sono sentito accolto nel grembo del fiume, accolto in un posto che non è mai stato e non sarà mai di nessuno.

accanto al fuoco, stanchissimi, seduti su un tronco liso dalle acque, io ed Eros faticavamo ad esprimere qualche pensiero. In un giorno eravamo tornati indietro di dieci anni, a quella semplice gioia dell'avventura e della scoperta che si vive solo da ragazzi. Mi sono tornate in mente le avventure di Huckleberry Finn lungo il Mississippi.
Non ho altro da aggiungere, nella speranza di riuscire a comunicare lo stupore di questi due giorni da fluvio-nauti, pubblico alcune fotografie.

Veduta aerea del Tagliamento
Timoniere e mozzo
Approssimarsi della stretta di Ragogna
Chiare, fresche e dolci acque
Edonismo fluviale
Sul ponte la civiltà non accenna a rallentare
Accampamento selvaggio
La sera, un fuoco e tanta stanchezza
L'alba sul grande fiume
Cattivi pensieri, l'acqua sta diminuendo
Il fiume in secca, gli ultimi chilometri a piedi


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01 Ottobre (l'orto) Daniele

il frumento bulato

la bulatura è una antica tecnica agronomica frutto di una sapienza antica. La sapienza contiene anche la scienza, ma sovente non capita l'inverso. Discutendo con Devis sulla terra preta do indio, frutto di antichissime pratiche agronomiche degli indios, abbiamo considerato il fatto che quel tipo di terreno resiste nella fertilità più del suolo naturale della foresta amazzonica, se sottoposto al denudamento per deforestazione. Siamo troppo superbi nel considerare gli uomini che ci hanno preceduti inferiori per conoscenze e capacità.

le capacità consistono nel fatto che per millenni l'uomo ha saputo trarre il suo sostentamento dalla natura senza l'impiego di una potente fonte di energia come quella che oggi ci garantiscono i combustibili cosiddetti "fossili".
Ma è legittimo, ormai, il sospetto che pozzi sempre più profondi oggi mirino a una riserva di petrolio di origine minerale, che forse si può formare per reazione del Carbonato di Calcio minerale con l'acqua in assenza di Ossigeno libero e in condizioni di pressione e temperatura elevatissime.

la bulatura è una antica pratica, consiste nel coltivare il frumento insieme al trifoglio. Noi per vari motivi abbiamo lasciato espandere il Trifolium repens, trifoglio strisciante, bianco, nel campo del mais, ottenendo così la possibilità per le api di raccogliere il nettare, per farne del miele, mentre il mais cresceva approfittando della fissazione dell'azoto garantita dai noduli del batterio simbionte con la Leguminosa: il Rhizobium, facendoci rinunciare completamente alla concimazione azotata per apporto esterno, compreso il letame.

quasi terminato il ciclo del mais ci siamo accorti che il trifoglio spontaneo a Raveo ormai ricopre alcune aree del campo non più arato da due o tre anni con un tappeto verde blu tappezzante e non molto alto, riuscendo a controllare e soffocare infestanti fastidiosissime e che richiedono molto lavoro manuale per essere rimosse.
E allora perché non provare? Abbiamo seminato il frumento nel trifoglio e poi, sempre con una tecnica india che in questo caso si è intersecata con una tecnica europea abbiamo tagliato il trifoglio con il decespugliatore, gli indios lo avrebbero fatto con il machete.

noi auspichiamo che il trifoglio con l'inverno cederà il passo alla graminacea, ma in Primavera non appena le temperatura si alzerà il frumento in levata e poi in maturazione cederà lentamente il passo a un nuovo tappeto di trifoglio, pasto per le api e garanzia di concimazione azotata per il prossimo ospite, che prima o poi sarà di nuovo il mais.
Nella foto, le piantine di frumento emergono dalla pacciamatura verde e dai residui dello sfalcio in decomposizione.

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27 Settembre (società) Devis

la società atomica

la regione piemonte offre tremilacinquecento euro di incentivi ai giovani che desiderano andar via da casa.

il bamboccione è finalmente libero.
Vivere con i propri genitori è ormai considerata un'epidemia psichiatrica da debellare. La famiglia allargata è un residuato del passato che non serve più.

ma a chi fa comodo una società atomizzata? Dividere il nucleo della comunità in famiglie, e dividere le famiglie in singoli aumenta le necessità di ognuno. Il singolo ha bisogno di un'unità abitativa nuova, di elettrodomestici, di una linea internet dedicata, di ... l'elenco è infinito.
Il giovane incentivato ad andarsene di casa con tremilacinquecento euro ha un potenziale di spesa dieci volte superiore. L'economia gira, siamo alle solite.

siamo proprio sicuri che sia più matura una persona capace di vivere in quaranta metri quadri di regno solitario in confronto a chi condivide spazi e destini con altri? Concedete almeno che siano alla pari.

la società atomica è possibile quando viene meno la necessità delle persone di vivere assieme, o almeno si fa creder loro questo. La tribù indiana e la famiglia contadina erano la naturale miscellanea di saperi e doveri diversi, in un contesto che chiamava alla collaborazione.
Oggi, la specializzazione del lavoro e la sua monetizzazione, fanno venir meno questo collante.
Ma, urbi et orbi, la crisi e la consapevolezza stanno spingendo le persone a fare un passo indietro, il co-housing o le comunità rurali lo dimostrano. Servono consapevolezza ed un fine comune.

scrivo da casa dei miei genitori. Lo sfarzo di quest'abitazione e i contrasti familiari mi hanno spesso spinto a cercare rifugio nella piccola casa di legno, dove la coerenza con i miei ideali è sempre salva. Si approssima l'inverno e la coerenza costerà due fuochi accesi per due nuclei differenti, stanze vuote e pasti solitari. Che fare? Privilegiare la salda coerenza o essere attenti influenzatori delle abitudini altrui?

il pensiero corre alla Comune di Bagnaia e a Guerino che, seduto sull'amaca, la sera, dopo cena, mi raccontava di come da soli si è poco o nulla mentre la forza del gruppo è inimmaginabile.

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22 Settembre (l'orto) Devis

semina biblica

Daniele ha recuperato orzo e frumento da un mulino. Abbiamo così evitato di sperperare danaro per comprare seme conciato dal consorzio agrario, tutto il seme in commercio è oramai conciato!

abbiamo iniziato una semina a scalare, ogni settimana, prima il frumento, poi l'orzo. Ignoriamo quale sia il periodo buono per il corretto sviluppo di questi cereali nella nostra zona, procediamo dunque per via empirica dato che attorno a noi s'è fatto deserto, nel senso che non c'è più un contadino a cui chiedere alcunchè.

Daniele sparge i semi direttamente sul letto di trifoglio che copre il campo di mais, le pannocchie si sono fatte grosse, tra un mese si raccoglie. Tra un mese dovremmo avere anche evidenza della germinazione del frumento. Alla semina è seguito il mio intervento, con il decespugliatore ho abbattuto il trifoglio. Tutto in rigoroso stile Fukuoka. Daniele dice che somiglia più a una semina biblica, non ho capito cosa intenda ma il concetto suona bene.

se penso che solo due anni fa questo stesso campo era una distesa di terra nuda uniforme, sotto il primo sole primaverile. Ora è una distesa verde, di trifoglio, di piante coltivate, di una marea di altre erbe... varie zone in stato di avanzamento verso un equilibrio sostenibile tra le coltivate e le spontanee, quasi un disegno utopico di giardino dell'Eden... forse era questo che intendeva Daniele per biblico.
L'unica cosa è che non so, non so dove arriveremo. Ho smesso di chiedermelo da tempo...

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16 Settembre (gli attrezzi del contadino) Devis

braccia rubate all'agricoltura

mio padre è un vecchio muratore ed è pure un muratore vecchio. A settantasette anni sta ristruttunando la vecchia stalla-fienile di famiglia. Stamattina, un biglietto sul tavolo m'invitava a sospendere la mia felice odissea agricola per tornare ad impegni più concreti.
Arrivato in cantiere mi sono immediatamente reso conto che avrei rivisto le mie piante solo da li a molte ore. Centinaia di coppi attendevano di essere issati a forza di braccia sul tetto, la cui struttura è appena stata rinnovata.

la mia faccia aveva assunto il broncio tipico di quando, quindicenne ribelle, venivo cooptato per questo genere di manovalanze.
Appena il movimento di coppi si è fatto ritmato e la mia mente è rimasta libera dalla coordinazione delle braccia, mi sono ricordato delle parole di Ivan Illich a proposito della naturale predisposizione dell'uomo a costruirsi la propria casa.
Anche Thoreau afferma che la casa è un affare talmente importante per un uomo che nessuno può esimersi dal costruirla in prima persona.

oggi l'abitazione è diventata un affare complicato cui sono addetti decine di professionisti (geometri, ingegneri, architetti, tecnici comunali, idraulici, serramentisti, elettricisti, piastrellisti... persino muratori!).
Per prima cosa la legge impose dei laccetti alla costruzione di nuove abitazioni, anche a quelle il cui scopo fosse la semplice risposta ad una necessità abitativa. Un coordinamento generale non è da biasimare ma certamente i vecchi borghi montani mantenevano una continuità paesaggistica invidiabile.
In seguito, con le aumentate pretese di conforto, fu sancito che nessuna persona era in grado di progettare una casa e realizzarla, fu scoraggiata questa pratica con altri laccetti che richiedevano l'intervento di vari luminari della tecnica.
Oggi, il contatto umano più intimo che abbiamo con la nostra casa si risolve nell' incontro con l'agente immobiliare o con il direttore di banca. Di rado, se siamo fortunati, scambiamo qualche battuta con chi ci monta la cucina.

mentre il movimento ritmico del passamano continuava, osservavo il tetto quasi ultimato. Sarà che l'edlizia mi è familiare sin da ragazzo ma non trovavo nella struttura nessun segreto ineffabile per le abilità comuni.
Guardavo mio padre lesto nel poggiare i coppi, proprio in quel momento mi sono ricordato di una fotografia. Tratta dal libro di memorie di un paese carnico, questa fotografia raffigura dei sorridenti paesani abbarbicati ad un tetto in costruzione. Nel 1940 la casa era ancora una questione personale, probabilmente alcuni grandi maestri guidavano l'opera di gente comune ed il settore edile rimaneva domestico ed addomesticato dalla comunità.

mia nonna racconta ancora di come, la gestione dei beni comunali, fornisse, a chiunque necessitasse di un tetto, il legname necessario alla costruzione.
Riportando tutto agli anno duemila, potremmo nuovamente impegnarci in prima persona nella costruzione delle case, realizzandone di semplici e senza troppe pretese, sotto un occhio vigile per ripercorrere quest'esperienza che ha sempre fatto parte della vicenda umana.



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14 Settembre (l'orto) Devis

la stagione declina

stamattina ho avvertito la terribile sensazione che l'autunno è alle porte, forse non proprio alle porte ma oramai la stagione ha scollinato e non si tornerà più indietro.
L'aria è tornata fresca come a primavera.
L'acqua dal rubinetto esce fredda più che mai, esco di casa e l'ombra lunga della collina copre ancora il campo, l'erba rimane umida fino a mezza mattina, le erbacce strappate non si ripigliano e non ne nascono di nuove, i piccoli ragnetti che popolavano a centinaia una singola ragnatela sono diventati grossi bozzi gialli e neri, sparpagliati nella serra e nei campi.
L'insalata prova ad andare a seme appena mi dimentico di tagliarla, le piante di mais reggono finalmente grosse pannocchie, i bacelli dei fagioli seccano, i pomodori ciliegini che mangio furtivamente dalla pianta non sono più caldi come qualche settimana fa.

è il sole, il grande sole dell'estate che ha perso la sua forza. Le giornate sono gentili, le piante ringraziano di non patire più tanta calura. Chi va più a fare un tuffo al torrente?
La sera si accende il fuoco e si ha più voglia di polenta.

è un ombra sull'anima, quella che si allunga sul campo, quando una nube copre il sole e viene una folata fredda dal nord. E' così, l'inverno mi stringe il cuore da sempre, se fossi una pianta sarei certamente una pianta annuale, si, quelle che a settembre buttano il seme a terra e muoino, e conoscono solo l'estate e la primavera.

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06 Settembre (varie) Devis

convivialità?

un inaspettato assaggio d'autunno ha sottolineato la partenza di Sara e Sebastiano, da allora sono rimasto immerso in un'atmosfera plumbea che annulla lo scorrere del tempo. Vago tra le aiuole con movimenti silenziosi che mi rendono invisibile mentre digerisco sensazioni ancora fresche.
Quali sensazioni? quelle del mese appena trascorso, uno dei più intensi che la mia memoria pecoraneriana possa ricordare. Una frustata di entusiasmo ad un vecchio zoppo che trascinava stancamente il carretto.

la scossa di prima mattina quando, con la voce ancora impastata, farfugliavo un buongiorno all'elettrizzata Sara, sveglia da almeno due ore. Pronti via, al lavoro nei campi, tra macchie di trifoglio, giornali da stendere con perizia geometrica, biete da raccogliere, pomodori da elargire e quant'altro necessiti la cura della campagna. Ed ancora, bagni al torrente ed epiche pedalate, consegnavano alla notte corpi sopraffatti dalla tanta, troppa vita, inerti ed immersi in un sonno profondissimo.

gli argomenti più gettonati e di pari importanza sono stati due: cosa mangiare per pranzo e come organizzare la futura comunità percoraneriana.
Futuro? Comunità? Si, certo perchè pare proprio che i valorosi, che trovate nella sezione “chi siamo”, non vogliano attendere oltre. La provvidenza ce li dovrebbe consegnare all'inizio della prossima primavera.
Energia, dicevo. Un'energia folle come i protagonisti di questa storia. La pacatezza di Sebastiano potrebbe aver ingannato qualche ospite ma non un osservatore attento come Luca.

torno al cielo plumbeo che mi sovrasta mentre digerisco gli eventi. Da dove viene e dov'è diretta tanta gioia? Convivialità suggerisce Ivan Illich, in un libro arrivato, non a caso lo so, dall'amico Diego. La gioia di condividere strumenti e capacità per un obiettivo comune, il ritrovato senso di appartenenza ad un gruppo, l'ebrezza di legare il proprio destino a quello di altri. Uno scavo archeologico per ritrovare un recente passato.

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01 Settembre (l'orto) Devis

maledette Kennebec

ok, nell'orto di una pecoranera nessuno si aspetterebbe di trovare la varietà di patata più coltivata al mondo. Invece, facendosi forza delle altre magagne che mi hanno distratto in queste stagioni, la Kennebec è ancora la.

il primo anno era il primo e non si conta, il secondo c'era la scusante dela grandine, il terzo è piovuto troppo, quest'anno volevo riseminare i miei tuberi... che mi venga un accidente se il prossimo anno infilerò uno solo di questi malefici tuberi nel mio orto!
Da Wikipedia: “La patata Kennebec è una varietà di patata di origine statunitense ora prodotta anche in Europa. [...] è la "cultivar" più diffusa sul territorio italiano [...] Cresce molto bene anche in assenza di acqua ed è quindi largamente utilizzata nelle coltivazioni montane. [...] ”

cresce molto bene in assenza d'acqua? e io mi sono accorto di quanto male cresca con abbondanza d'acqua! Mea culpa, lo so. Ma un giovane contadino va al consorzio e prende in fiducia quel che prendono tutti, cosa ne sapevo allora della global-standardizzazione della patata da seme?
In questi giorni sto raccogliendo le patate, quali patate, mi chiedo! Dove sono le patate? Se le prime aiuole promettevano bene ora avanzo in un deserto di patate, peggio, escono patate marce che si spezzano e lasciano colare una pasta-colla dall'odore di vomito, non pubblico nessuna foto per decenza.

allora, dicevo, a me i contatti dell'Ersa, delle univeristà, dei produttori locali, del consorzio di tutela del non so cosa...Datemi una patata, me ne infischio che sia produttiva... la voglio come la varietà rossa che coltivo tuttora, pianta piccola, tuberi di media o piccola dimensione, scorza dura, aspetto bitorzoluto e soprattutto che renda inappettente quella mandria di insetti mangia-a-sbafo che popolano il mio terreno vergine da veleni...
Che la Kennebec se la coltivino nei loro terreni morti e arsi dal sole. Amen!

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30 Agosto (varie) Devis

accoglienza settembrina

propongo un nuovo termine per sostituire il troppo commerciale “ospite” e l'anglofono “wwoof” (che sembra l'onomatopea dell'abbaiare d'un cane).
le persone che passano di qua non sono pellegrini, perchè il pellegrino conosce origine e meta del suo viaggio, il Viandante che arriva a pecora nera non sa neppure da dov'è partito, spesso non si rende conto di essere in viaggio, certamente non ha conosce la sua meta.

per tutti coloro che mi hanno scritto, senza ricevere una risposta immediata, coerente o intelleggibile, a causa di questo intenso mese appena trascorso:

dal 6 al 19 settembre porte aperte, come sempre del resto, per chi volesse fare una scappata a pecora nera, in attesa di fughe più premeditate e durature!
Ben accette visite giornaliere, visite del weekend e volontari per lavoro coatto nei campi per una settimana circa. Preferibilmente cercherò di sintonizzare più di un viandante alla volta per incrociare qualche destino. L'indirizzo è il solito info@progettopecoranera.it.

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26 Agosto (società) Devis

animali in cattività

mattinata in sella, furiosamente in bici, mi sono sorpreso con un'espressione ferina mentre divoravo la salita e l'asfalto avanti a me. Qualcuno potrà dubitarne ma vi assicuro che è proprio così, non posso osservarmi da fuori ma dentro di me quello che vedevo era proprio un animale primitivo all'inseguimento della sua preda.

da li al successivo pianoro una cascata di pensieri brulicavano nella mia testa. L'uomo oggi animale in cattività, luci al neon, campi elettromagnetici, cibo velenoso, protesi del movimento.
Il palliativo della scienza medica per corpi morti perchè privati della loro funzione originale: camminare, correre e respirare forte, sopportare il freddo, patire la calura, scurire la pelle sotto il sole, immergersi in acque gelide, sviluppare calli, sentire la fame, avere sete.

oggi il nostro corpo si trova in una camera iperbarica di conforti, chi crede che la speranza di vita proseguirà il suo incremento esponenziale si sbaglia di grosso. L'ottantenne di oggi è il risultato di una giovinezza nella pietra e di una vecchiaia nel cotone, e rimarrà forse un unicum nella storia umana.
L'ottantenne di domani è già nato e sarà il risultato disastroso di un corpo mai utilizzato pronto a farsi intubare e collegare a svariati macchinari.

i bagni di fieno, i lunghi respiri, le pietruzze colorate, le diete colorite... sono tutte pratiche auspicabili ma che valore hanno di fronte ad una giornata nei prati e nei campi, ad una puntura d'ape, ad un tuffo nel torrente, ad addomesticare una montagna e respirarne l'aria a pieni polmoni?

scopro un Fukuoka vero anarchico quando propone un'umanità senza nazioni e mi torna alle mente l'ardore di qualche anno fa. Loro, gli anarchici, lottavano contro la tirannia del potere economico, oggi occorre aprire gli occhi e vedere una nuova realtà, ci stiamo privando (e non “ci stanno”) del bene che viene prima ancora dell'aria che respiriamo, ovvero di un corpo degno di vita capace di donarci una vita che sia solo nostra e non dipendente da una serie di professionisti del malessere.

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20 Agosto (l'orto) Devis

ospiti, lavoro e processioni

l'ospite al lavoro nei campi è un neonato che conosce per la prima volta il mondo. E' stato paracadutato a pecoranera da una realtà altra e rimane sconcertato di fronte alla caotica distesa verde, apparentemente abbandonata a se stessa.

Devis intona il sermone agri-culturale, pontifica di agricoltura naturale, indica piante di radicchio che avanzano nel prato, glorifica alcune piante di mais spontanee, accelera il passo in prossimità di certe aiuole e subito ne indica delle altre in lontananza, ci sono dei teli neri a terra, c'è il trifoglio sotto al mais, il topinambur si erge inaspettato tra le infestanti. “Ecco le patate! Dovresti intravedere pure delle carote laggiù... e quelle? oh, si quelle sono foglione di bieta, eh, ecco qua, strappo via qualche erbaccia e gli faccio posto”.

l'ospite è sempre più confuso, si aggrappa a Devis, è la sua ombra, prova a guardare con gli occhi nuovi suggeriti dalle parole appena udite, niente da fare.
Se gli ospiti sono due o più si crea una piccola processione che sarebbe interessante osservare da lontano.
E' un curioso fenomeno, quello della processione, si verifica in questo contesto dove c'è talmente tanta novità da far vacillare, pecora nera è una strada nuova percorsa camminando a testa in giù.

la processione sorprende anche me e Daniele. Di tanto in tanto, seppur consumati da tre stagioni di convivenza lavorativa, ci troviamo incolonnati sul sentiero, lui il sacerdote ed io il fedele, e viceversa.
La processione è un piccolo inconveniente causato dal crollo delle gerarchie, la tendenza a condividere tutto, la voglia di essere la mano dell'altro che strappa l'erbaccia. Un condensato di sperimentazione ed entusiasmo.
L'ultima processione si è verificata proprio ieri con Sara e Sebastiano, ci siamo sorpresi a vicenda mentre coglievamo la stessa zucchina dalla stessa pianta e ne abbiamo riso assieme.

i paesi comunisti devono aver sperimentato questa problematica e hanno risposto con la gerarchia ed i piani di sviluppo quinquennale.
Noi, che siamo degli agro-anarchici, dovremmo evitare di congelare la naturale ispirazione al lavoro con una rigida organizzazione. Piuttosto il lavoro nei campi dovrebbe essere un flusso naturale in cui corpi e menti danzano in armonia cozzando il meno possibile. Sguardi, pensieri, parole, azioni, movimenti ed infine, pratica, tanta pratica per sperimentare una nuova dimensione del lavorare assieme.

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07 Agosto (società) Devis

welfare contadino

pulisco il radicchio con immenso senso di gratitudine per questa pianta che, da fine aprile, va avanti a ricrescere, io taglio e lui ricresce e c'è ne sempre in abbondanza.
A causa dell'ultima esagerazione ciclistica la caviglia mi fa maluccio, però mal che vada potrei restarmene fermo e tagliare il radicchio che cresce da solo e magari cucinare qualche polenta con il mais che s'è accumulato dall'annata precedente. Da questo punto di vista il futuro fa meno paura.

l'interlocutore ,cui racconto il mio vivere, storce naso e bocca, aggrotta le ciglia e scocca la freccia: “e come fai con la pensione?”. Possiamo subito correggere la domada riferendola a tutti i servizi assistenziali dello stato sociale.
I miei amici sono preoccupati, mia madre non ci dorme la notte ed è arrivata al punto di proporsi di iscrivermi alla coldiretti e di pagarmi i contributi di tasca propria.

certamente Thoreau suggerirebbe di non optare per una vecchiaia serena a scapito di una giovinezza vissuta pienamente. Da buon anarchico inorridisco pure alla prospettiva di essere schedato come una vacca da latte pronta ad anni di onorata mungitura. In prima battuta risponderei che, con tutta probabilità, la pensione come noi la intendiamo sarà un lontano ricordo all'epoca della mia vecchiaia.

però una risposta vera va data. Cosa c'era prima dello stato sociale? Il welfare contadino era costruito attorno alla famiglia o, in senso lato, alla comunità. L'individuo maturava un credito produttivo informale negli anni del vigore fisico e riscuoteva l'assistenza dagli altri membri al momento del bisogno. Probabilmente il welfare come lo conosciamo oggi è maturato con la sostituzione del binomio comunità-contadino con famigliamononucleare-operaio e proseguirà in futuro con single-impiegato.
Molti anziani e gran parte dei cinquantenni cresciuti nel mito del diritto acquisito non possono capire che nessuna sinecura può essere garantita vita natural durante per volontà divina e che presto o tardi qualcosa dovrà venir meno pure dalle loro tasche. Ma qui si sconfina nella politica.

che la risposta e le controargomentazioni siano logiche o no, l'interlocutore rimarrà aggrappato alla sua situazione contributiva ed io alla mia utopia di comunità di mutuo soccorso. Se, tra cinquant'anni sarò un pachiderma solitario con le zanne consumate dal radicchio allora spero di trovare con dignità il mio cimitero degli elefanti altrimenti farò abiura ed elemosinerò le briciole alla nazione opulenta.

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29 Luglio (società) Devis

acqua, alberi, sassi...

tre anni fa percorrevo questa strada sterrata che conduce al torrente, oggi, che la vegetazione l'ha stretta fino a quasi diventare un sentiero, corro mangiandomi le ragnatele. Ripenso a quel pomeriggio in cui mi godevo la frescura del bosco che costeggia il torrente, allora lavoravo ancora in ufficio, ero sinceramente strabiliato dal benessere che avvertivo mentre l'ambiente circostante, fatto di legno, pietre ed acqua, mi avvolgeva proteggendomi dalla vampa estiva.

com'è possibile che possa godere di questa meraviglia poche volte all'anno? e perchè sono qui solo? Dove sono i miei amici, quegli stessi ragazzi che correvano a fianco a me solo pochi anni fa? Queste sono domande da ragazzo della via Gluck, ironizzai fra me e me, ricordo quei momenti come fosse oggi.

salii alla cascata, lasciai asciugare il sudore, feci un paio di tuffi nell'acqua gelida e mi stesi al sole a pensare... pensavo alla mia sedia in ufficio, agli ultimi colloqui telefonici avuti con i clienti, problemi informatici, computer accaldati che non volevano funzionare, persone tese e sudate... qualcosa non mi era chiaro.

era questo vero progresso? quello che mi teneva otto ore sudato ed inchiodato ad una scrivania mentre la Natura esplodeva di colori e vita? Perchè l'umanità non s'era fermata un attimo, a cavallo dei decenni appena trascorsi, per conquistare quel margine e vagliare un'altra strada? Un treno senza stazioni questo PIL che cresce sempre. Chi non ci sta provi a buttarsi dal finestrino.

oggi mi sento con un piede sulla carrozza e uno che sta roteando in aria in attesa di cogliere l'attimo, certo “non son tutte rose e fiori sul fronte hippy”, ma difficilmente baratterei queste meraviglie, a patto di poterle condividerle con qualcuno.

PS. “Thoreau: Io non vorrei che nessuno adottasse il mio modo di vita […]; perché […] desidero che ci sia al mondo il maggior numero possibile di persone diverse; ma renderei ciascuno molto attento a scoprire e perseguire il suo modo

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22 Luglio (l'orto) Daniele

mais, fagiolo, trifoglio

coltivare mais senza arare, senza erpicare, senza preparare il letto di semina, senza trattamenti diserbanti, senza trattamenti geodisinfestanti è una sfida di fronte alla quale qualsiasi imprenditore agricolo dichiarerebbe la follia del suo interlocutore, la sua inconsistenza tecnica, la sua sostanziale incapacità di gestire correttamente la coltura.

risultato: nessuna produzione, anzi nessuna pianta in grado di andare a fiore. Non dico che in alcuni momenti quest'anno io non abbia pensato le stesse cose. Ancora oggi se vedo le foglie appena appena perdere un po' di colore, passare dal verde blu dei campi irrorati di concime azotato al verde giallino, per non parlare del verde cloro dei cereali che sono i primi in assoluto a risentire anche di una minima carenza di azoto, la tentazione è forte. La tentazione di buttare nitrato ammonico a secchiate sotto le piante di mais devo dire che mi è proprio venuta.

annata difficile questa, climaticamente la peggiore possibile per una coltura come il mais, freddo, gelate, brinate e 15 giorni ininterrotti di pioggia fredda subito dopo la semina, caldo e siccità durante le fasi successive non hanno contribuito certo alla riuscita del progetto.
Se poi ci mettiamo il cervo, gli elateridi e i grillitalpa l'attacco è stato un attacco dell'esercito più potente del mondo alla nostra coltura.
Attacco aereo (pioggia, freddo, siccità), attacco di terra, fanteria pesante (cervi, caprioli, tassi, cinghiali), fanteria leggera (Arum lusitanicum, lumaca portoghese, che mangia sempre senza pagare), attacco sottoterra con mezzi semoventi dotati di trivelle (grillotalpa, elateridi, scarabeidi), una distruzione che ha preso il 60-70% del seme che abbiamo seminato.

troppo anche per il naturalista più incallito. L'esperienza servirà per il prossimo anno, bisogna trovare metodi in grado di difendere il seme alla semina, una concia naturale, una leggera disinfezione del terreno, la distruzione delle aree d riproduzione degli insetti e delle lumache, la scoperta e l'incentivazione di qualche predatore naturale degli stessi, la rete elettrica, il filo spinato, se fosse possibile anche una balestra, ma di questi tempi meglio evitare il possesso di una balestra, non si sa mai.

ciò che è rimasto pian piano è cresciuto in mezzo all'erba. Abbiamo lasciato che il trifoglio ladino (Trifoliium repens) prendesse piede controllando il resto delle infestanti con moderati interventi manuali. Da questo punto di vista un successo pieno. Con la interessante novità che le api hanno gradito e là dove faremo qualche kg di mais in meno, ci aspetta forse come premio qualche kg di miele in più.

infine il premio, concimare sul posto con il trifoglio tagliato rapidamente dal decespugliatore è stato come avere un camion di letame a disposizione senza doverlo caricare e trasportare sulle carriole, una vera pacchia. Concime dappertutto, a elevato contenuto di sostanza organica e con un otttimo rapporto C/N. Manca solo la pioggia, la cui carenza quest'anno si è fatta sentire, per liberare l'elemento blu, che come i migliori detersivi ci darà una foglia che conserverà alla perfezione i suoi colori naturali.

se, perché in agricoltura le sorprese negative sono sempre in agguato, le cose andranno come devono documenteremo il cambiamento di colore delle foglie qualche giorno dopo la prima pioggia.
Alla fine piante pacciamate alla perfezione, trifoglio che si riprenderà rapidamente, fagiolo che sembra in fase di recupero e finalmente gradisce la protezione del mais e il controllo delle infestanti.
Non raccoglieremo molto mais quest'anno, ma avremo costituito la prima base per una coltivazione in grado di mantenere l'equilibrio nutrizionale e la struttura del terreno senza l'intervento di mezzi esogeni di qualsiasi tipo.
E secondo noi non è poco,

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16 Luglio (l'orto) Devis

petrolio e mais

il mais sta tirando su la testa, dopo le angherie subite dal cervo e le anomalie meteo, ha assunto un aspetto promettente. Il verde sta via via scurendosi, sintomo che la carenza d'azoto è stata tamponata dagli ultimi sfalci della copertura di trifoglio.
Ma che fatiche, vero Daniele? eh si, ci pensavamo proprio stamattina, stoici sotto il sole di mezzodì, il campo di mais senza interventi petroliferi non è affare da poco. Senza petrolio? Si, considerato che il terreno non ha conosciuto lavorazioni meccaniche (aratura/erpicatura), concimazioni e diserbo chimico, possiamo dire che è un mais coltivato senza spillare una sola goccia di oro nero.

Al posto delle lavorazioni meccaiche una minima lavorazione manuale concentrando le piante in postarelle, una copertura di trifoglio per l'apporto di azoto e la santa pazienza di domare l'erba a mano e, ad onor del vero, con due passaggi di decespugliatore.
Sembra la strada giusta ma ci sono ancora molti aspetti da sistemare in questo metodo che sperimentiamo per la prima volta.

nel 1951, all'alba della rivoluzione verde e del boom della chimica in agricoltura, 42 lavoratori italiani ogni cento erano occupati nel settore primario, oggi solo 3, questo significa che ogni agricoltore produce alimenti per trenta persone. Senza il bonus petrolifero, quanta parte della popolazione dovrebbe occuparsi della produzione di cibo? Io e Daniele ci siamo accordati per una percentuale tra il 15% e il 20%, questo significa che ogni contadino dovrebbe produrre cibo per 5-7 persone.

come cambierebbero gli equilibri della nostra società in tal caso?
La prima foto di seguito immortala il nostro mais, quella successiva si riferisce ad un campo petrolifero dove, con ogni probabilità, la concimatrice s'è inceppata per un tratto.



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08 Luglio (l'orto) Daniele

api

partenza la mattina non troppo, destinazione Raveo. Programma: visita alveari. Sono due quest'anno, uno capitato lì per caso, uno catturato e sono l'inizio di una nuova stagione indipendente per Pecora Nera. Niente alveari in affitto da altre aziende apistiche. Le api adesso sono nostre. Regolarmente denunciate e catalogate, così come l'attrezzatura apistica.
Eravamo incerti se iniziare o meno questa nuova avventura, un po' anche perché tra Devis e gli insetti non pare ci sia una grande simpatia.

A me le punture spaventano meno, infatti ne prendo sempre qualcuna, in modo da tenere in attività il sistema immunitario e una sana resistenza al veleno. Se poi ci sono altri effetti collaterali, tipo abbassamento del colesterolo e assenza di reumatismi anche in tarda età, tanto meglio.
Ma il fatto che uno sciame casualmente abbia deciso di occupare un'arnia lasciata all'esterno in attesa di nostre ulteriori decisioni ha deciso per noi. Io non credo nel caso e nemmeno nelle coincidenze, api sì, api no, hanno deciso loro e allora api sì.

ma non è così facile. La prima visita primaverile aveva dato esito infausto. Varroa a pacchi, covata così così, una famiglia su tre, massimo quattro telaini. Insomma un inizio difficile, con uno sciame in fuga da una famiglia infestata dalla varroa.
Trattamento con mentolo, eucaliptolo e canfora, acquistati in consorzio apicoltori dopo regolare denuncia, hanno dato un primo aiuto alle api.
Ma il vero cambio di registro è stata la fioritura, inaspettata. In lontananza si vedono i colori giallo-verdastri chiari di qualcosa in piena fioritura. Le api sono in subbuglio, hanno costruito in pochi giorni favi naturali negli spazi senza telaini, sono partite come un razzo, e la cera bianca insieme al miele indica incontestabilmente che le api non hanno più ulteriore spazio, ci vogliono i melari.

detto fatto, collocati i melari, vado in esplorazione voglio capire cosa c'è che mette tanta allegria alle api.
Da lontano sembrano tigli, e invece appena arrivo sotto l'albero scopro la presenza di numerosi castagni. Raveo non si smentisce, Carnia è terreno freddo più adatto ai faggi e ai pecci che ai castagni, ma a Raveo, con la sua conca che si allarga per accogliere il sole non è così.
Il castagno riesce a penetrare, anche se con una fioritura in ritardo di un mese rispetto alla pianura, ma al momento giusto per due giovani sciami che proprio adesso stanno facendo il salto di popolazione. Il castagno sta fiorendo tutto infiocchettato di broccoli giallo-verdastri.

scendo con la macchina fotografica e constato che il lavoro delle api non si ferma ai castagni. Sono in piena attività anche sui rovi e sulle more, presto fiorirà il lampone, senza considerare i fiori spontanei nei prati. Insomma le api da qui a fine agosto ne avranno di nettare e di polline da raccogliere.
Torno all'alveare ormai protetto solo dalla macchina fotografica, tuta, guanti e affumicatore già riposti nella scatola pigliatutto. E mi metto a fotografare l'attività che con le ore più calde del giorno è diventata frenetica. Voglio fotografare più vicino, sempre più vicino, per riuscire a fermare con lo scatto le borse del polline, le ali che vibrano tutto intorno con un ronzio avvolgente, sempre più forte, sempre più forte, sempre più vicino, sempre più vicino. Ahi, bastarda mi hai punto.

Accidenti mi ha colpito in piena fronte, indispettita dalla mia noncuranza e dalla mia assoluta mancanza di ogni elementare regola di prudenza, in Carnia le api poi sono poco abituate alla presenza degli esseri umani e il raggio di pericolo in vicinanza dell'alvere è estremamente più grande che non in pianura.
E io ero praticamente a pochi centimetri dall'entrata sul davanti in piena estate. Giusta punizione, ma se ne valeva la pena giudicate voi.



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06 Luglio (l'orto) Devis

piante che arano la terra?

tempo fa notavo come i cumuli di fieno rimasti a lungo nel prato lasciassero, una volta rimossi, una macchia di terra libera dal manto erboso. Fin qui tutto nella norma, l'erba coperta ed impedita ai raggi del sole moriva per soffocamento.
La particolarità che mi colpì fu che quella terra sgombra da piante rimaneva particolarmente soffice, al contrario del duro manto erboso che l'aveva ricoperta in precedenza.
Una terra che si poteva scavare persino a mano.

questa primavera, complici sfuggenti porzioni di campo presto inselvatichite, ho sperimentato sui bancali (le grosse aiuole utilizzate in agricoltura sinergica) lo stesso principio. Ho coperto il terreno con un telo in nylon nero per circa due mesi.
Il risultato, al sollevamento della copertura, è quello nella foto. Un aiuola, legata due mesi prima da un fitto manto d'erba, si presentava sgombra e morbida.
Immagino che le piante morte, decomponendosi, mollino la presa sulla terra e che le radici decomposte lascino cunicoli vuoti fino in profondità.

nel proseguio dell'esperimento lavorerò, solo superficialmente, le aiuole con leggeri colpi di zappa per fa saltare le ultime radici e poi lascerò la terra esposta all'aria per capire come riparte la colonizzazione del vuoto da parte della Natura.
Che sia un buon metodo per trasformare terreni, impegnati da un duro manto erboso, in campi, senza l'ausilio dell'aratro?

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02 Luglio (gli attrezzi del contadino) Devis

la cavalla azzoppata

non so bene che c'azzecchi con la pecora nera. Nei prossimi giorni avrebbe celebrato il suo secondo anno di vita... ma chi? ma la mia bicicletta! Lo celebrerà azzopata, ferma sul suo trespolo. In fin di vita da quando quel sinistro cigolio è stato diagnosticato come un'incrinatura del telaio in alluminio, non ci sono molte speranze di rivederla correre.

ieri sera la guardavo malinconico mentre un amico suggeriva di cambiare il telaio e salvare il resto... ma non sarebbe più lei, obiettavo romanticamente; se ad una persona cambiassero lo scheletro rimettendo a posto tutti gli organi la riconoscereste ancora?
E' comico, in quest'epoca di usa e getta, di spersonalizzazione dell'individuo, che la fine di un oggetto metta addosso una tristezza infinita... in fin dei conti non aveva neppure un nome, non m'è mai garbato dare un nome proprio alle cose... non era ne fascinosa, ne vintage, ne eccentrica, non ti saresti mai girato a guardarla mentre sfilava per strada...
Ma che ci volete fare, dopo 17mila chilometri un po' ci s'affeziona, anche a undici chili di metallo e plastica. Mi ha conosciuto urlante nel vento e canterino sotto la pioggia, m'ha visto perdere la strada e ritrovarla, patire sotto la vampa d'agosto e tremare al sole calante dell'inverno... mi ha persiono sentito piangere.

mi piace ricordarla così, era marzo e stavo per reimbarcarmi dalla Sicilia alla volta del Grande Nord, mi sembrò giusto celebrare, con una foto degna, il fatto che non avesse ceduto per tutti qui chilometri lungo lo stivale...

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24 Giugno (società) Devis

rapporti forzati, di necessità e prossimità

il rapporto con i miei genitori ha spesso sofferto a causa del mio stile di vita alternativo. Negli ultimi tempi s'è andato stabilizzando in una pacata collaborazione quotidiana.
Se il rapporto non è definivamente esploso qualche tempo fa è stato grazie anche a quel che oggi chiamerei: rapporto di prossimità e di necessità, situazione che trapela sempre dalle parole di mia nonna quando racconta della vita di paese di una volta.

prossimità e necessità: vivere in un contesto fisicamente “di vicinato” ed avere l'interesse a sviluppare rapporti di collaborazione.
Quanto per il piccolo centro rurale quanto per la mia famiglia, prossimità e necessità, funzionano da coach nei rapporti interpersonali.
Se il rapporto con i miei genitori è stato spesso sfilacciato e consumato dagli attriti sicuramente la passata di pomodoro ha dato una mano a salvarlo.
La passata? Si, mentre mia madre non metterebbe mai mano ad una pianta di pomodoro, io proprio non ce la faccio a chiudermi in casa a fine agosto a pelare, scottare e cucinare...
Da qui la collaborazione che normalizza i rapporti tesi, gli restituisce una quotidianità fatta di piccole cose e riempie i vuoti con il racconto del fatto concreto.
Ho intuito spesso muratori, veri montanari poco avezzi alla comunicazione, parlare per ore di cemento e cazzuole e travi, prima di arrivare al dunque di una conoscenza più intima.

ovvio, questo crea o salva un rapporto, fornendo solo una base per la sua costruzione o ricostruzione. Cosa sarebbe successo in un contesto urbano dove prossimità e necessità sono affievolite o inesistenti? Il rapporto con i miei genitori si sarebbe perso dentro lo spazio vuoto della metropoli (non-prossimità) e nel tempo nullo dell'indipendenza formato moneta (non-necessità)?

In un paese, anche oggi, gli amici non te li scegli, quelli sono e con quelli farai il tuo viaggio, in questo senso la prossimità forzata spinge a tirar fuori il meglio dalle persone che ci circondano.
In un paese d'altri tempi, se il mugnaio era un tipo strano, te lo facevi piacere per necessità pur di non camminare un'ora col grano in groppa fino al prossimo mulino.

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16 Giugno (varie) Devis

la testa vuota del montanaro

ora, se voi interrogate un montanaro a proposito della sua spiritualità egli vi risponderà con un grugnito. E voi penserete di aver riposto male la vostra speranza di ottenere qualche perla di saggezza.
Potreste pure pensare che la sua testa è vuota, ed in effetti potrebbe esserlo da un certo punto di vista, e forse questo è un valore.

io, che sono a metà tra voi e lui provo a mediare ed articolare una risposta. Parlo per il montanaro ma le stesse parole varrebbero in presenza d'un contadino, d'un pescatore, d'un pastore... di tutti quei mestieri che hanno a che fare con la Terra, quella sferica con la T maiuscola, di tutti quei mestieri che non si svolgono all'ombra di un muro di cinta, di tutti quei mestieri che hanno a che fare con le cose vive e nelle cose vive includo anche il nembo e la pietra che rotola.

tornando al grugnito, questo potrebbe essere scambiato per un suono disarticolato che esprime disagio e confusione. Aspettandovi una perla di saggezza, con la testa piena di altre perle, potreste benissimo risalire in auto puntando il fondo della vallata.

il fatto è che il povero montanaro non ha una spiritualità fatta di parole, come quella che viene distribuita a piene mani agli ansiosi e profumati individui.
Volete libri? Dvd? Orazioni? Preghiere? Forumle? Niente da fare, così non caverete un ragno dal buco. Quel che ha da offrirvi non è una foto a colori del panorama che si vede da lassù ma un buon consiglio sul sentiero ed i pericoli che vi attendono. Potrebbe anche offrirsi di accompagnarvi se non fosse già molto avanti a voi.
il montanaro non filosofeggia pensando e non prega meditando. Il suo mantra quotidiano è il gesto, il nudo vivere spogliato da qualsiasi formula mediatrice. Il montanaro trova la sua spiritualità nelle necessità immutabili del corpo; nello scampato pericolo, nell'ultimo inverno che s'è messo alle spalle, nelle nubi foriere di tempesta, nella fiamma che illumina la notte, nelle orme degli animali che si nascondo, nell'acqua gelida del torrente, nel pasto ristoratore ed infine, nell'incontro di un amico lungo il sentiero solitario.

allora, anziché puntare l'auto dritta a valle potreste mettervi a praticare tutte queste attività ed alla fine accorgervi di non aver fatto neppure mezzo passo nella direzione voluta. Forse perchè siete, anzi siamo, anzi ci consideriamo, degli individui su questa terra mentre il montanaro è un essere di questo Pianeta

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08 Giugno (varie) Devis

il montanaro

penso ci sia un filo sottile che lega tutti i popoli del mondo che abitano in prossimità di una cima innevata.
Poter scrutare la valle da uno sperone roccioso, vivere il tormento degli elementi che scuotono l'anima, conoscere la solitudine che mette nel cuore una lunga nevicata... tutte queste esperienze generano una condizione spirituale unica.

la gente di montagna mette al primo posto la Verità, in un ambiente spesso ostile non aderire alla realtà può costare caro, la vita di un montanaro sarà sempre raccontata nel rispetto degli eventi accaduti, a costo di sembrare povera.
Forse per questo la grande storia è fiorita lungo placidi fiumi di pianura o in grembo al mare.

il montanaro è ritroso alle ricchezze fittizie, dopo un magro raccolto una moneta rimane indigesta come sempre.
Il montanaro si rifiuta spesso di trattare un affare a priori, non è ottuso, semplicemente, con lui, non valgono le regole del buon mercato, se ha già da vivere degnamente non c'è affare per cui valga la pena affannarsi.

il montanaro è testardo e retrogrado, ma non fategliene una colpa. Le dure condizioni della sua esistenza lo rendono più vicino alla pietra e al legno che agli abiti civili. Non aspettatevi da lui un gesto cortese ma piuttosto un aiuto vero quando ne avrete più bisogno.
Parasafrando Fukuoka, la montagna è piena di filosofi che non filosofeggiano.
E citando Mauro Corona, “Perché ti insegna, la montagna, che da una vetta non vai in nessun posto, puoi solo scendere. Quindi anche nella vita, ti fa capire, che chi raggiunge dei traguardi deve poi solo imparare a scendere da essi.”

conosco molti uomini, veri montanari, mi fa rabbia pensare che non si rendano conto di questa loro condizione privilegiata, della grande ricchezza che gli è stata donata da una vita semplice e vera. Spesso per questa inconsapevolezza il montanaro è stato corrotto dal mercante che favoleggia di mondi fantastici, altre volte si è difeso arroccandosi più per abitudine che per ragionamento.

mi piace comunque pensare che, grazie alla propria vita ad alta quota, il montanaro sia semplicemente un uomo un po' più lontanto dagli altri uomini e un po' più vicino a Dio.

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31 Maggio (l'orto) Devis

chi ha bagnato le polveri?

la tramontana che ha spirato questo pomeriggio (e che ricordava una giornata di ottobre appena il sole si nascondeva dietro le nuvole) mi ha fatto pensare a questa timida primavera.
La mia metereopatia mi consente di ricordare con certezza che mai, negli ultimi due mesi, ho sofferto di ansia da tempesta. Dove sono finite le nubi bianche che minacciano grandine? E quelle nere gonfie d'acqua che rombano dalle vette settentrionali? E il turbine che spettina campi e prati?

niente di tutto ciò. Una primavera con le polveri bagnate. Aria fresca e poca forza nell'aria, con una lenta crescita delle temperature a fine aprile ed una lunga parentesi bagnata ad inizio maggio.
Chi ha abbassato la temperatura? Il vulcano islandese o El Nino? Da questo balcone alpino il contadino nulla può, oppure si? Si, può seminare qualche pisello in più (pianta proveniente dall'Asia centrale) e qualche fagiolo in meno (pianta proveniente dall'America tropicale)

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25 Maggio (l'orto) Devis

un seme, una pianta

sarchiando le aiuole per fermare le erbe infestanti si può notare come, per ogni palmo di terra, germinino decine e decine di semi. Se non fossero sarchiate tutte, quelle minuscole piantine alte pochi millimetri, crescerebbero in una competizione selvaggia ma il risultato finale sarebbe, alla stagione successiva, una copertura fatta di poche erbe uscite vittoriose dalla lotta per la sopravvivenza.

per smaltire alcune buste di semi sto facendo qualche esperimento. Ad esempio ho interrato quasi un mese fa dei semi di bieta lungo i fianchi di un bancale, ieri lavoravo appunto su questo bancale e ho notato che alcune piante erano nate e sopravvissute passando attraverso due settimane di diluvio e dieci giorni di secca totale. A occhio e croce, ha prosperato un seme su tre.
Un seme su tre ha trovato la condizione sufficente per sorpravvivere, non è stato predato dagli insetti, non è marcito per il ristagno idrico, non è stato soffocato da altre erbe e così via...

nella nostra orticoltura schematizzata tendiamo a ragionare nell'ottica di “un seme, una pianta”, non accettiamo che ci siano delle fallanze in una fila di piselli e difendiamo strenuamente ogni singola pianta trapiantata.

anni fa coltivai radicchio in un fazzoletto di terreno adiacente alla casetta di legno, una volta abbandonato a se stesso, il radicchio provvide immediatamente ad andare a seme, alzando lo stelo e fiorendo in poco tempo. Da allora il radicchio se l'è cavata da sé e numerose piante sono presenti ancor oggi, adirittura tra l'erba del prato. Penso che il successo del radicchio come la sopravvivenza della bieta sul fianco dell'aiuola siano il risultato della quantità di seme utilizzata.
Ovvero, invece di affannarci a viziare ogni singolo seme perchè non provare a inondare letteralmente parte dell'orto o del campo con centinaia di semi di specie diverse?

un'altra osservazione, le piante trapiantate fanno fatica a sopportare anche pochi giorni di secca, questo immagino per le radici che si affastellano nel panetto di terra a differenza di un seme posto direttamente a dimora che può fittonare in profondità.

nella foto: il radicchio selvaggio che prospera in barba alle attenzioni dell'ortolano.

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22 Maggio (l'orto) Devis

dalla tavola all'orto, dall'orto alla tavola

sabato mattina nell'orto a fare quei piccoli lavoretti goderecci che durante la settimana rimangono sacrificati alle grandi cause; insomma, stavo sarchiando le piante di fava e mi gloriavo del loro bell'aspetto.

fino a qualche anno fa neppure immaginavo che forma avesse una fava, sembrerà strano agli amici che ci seguono dal meridione ma da noi questa coltura non è poi così diffusa.
La necessità di coltivar fave non è quindi sorta per tradizione culinaria ne tantomeno per gusto personale. Per essere chiari, non è la tavola ad aver promosso questa coltivazione nell'orto ma è l'orto ad aver introdotto quest'alimento a tavola. Perchè?

quando la gente ha smesso di occuparsi della produzione del cibo ha iniziato a condizionare l'agricoltura con gusti astratti dal contesto del proprio territorio. Il cibo ha smesso di esserere necessità di vita ed è diventato puro capriccio.
Solo per fare qualche esempio: prima di iniziare l'avventura contadina pure io perseveravo in una dieta ricchissima di carne e cereali e povera di ortaggi, nei primi anni trasferii queste cattive abitudini nei campi, abituandomi, anche una volta adottata una dieta vegetariana, a consumare grandi quantità di un numero ristretto di specie vegetali (mais, patate, fagioli, pomodori...)

ma l'agricoltura è tanto più facile quante più sono le specie coltivate. Per questo motivo oggi mi gloriavo delle fave, come del resto attendo con ansia che spuntino le prime pastinache o che la soia confermi il buon risultato dell'anno passato. Al contempo ho diminuito la superfice dedicata alla patata in favore della carota e quella destinata al fagiolo in favore dei piselli.

in questo senso dico che, riavvicinandosi alla terra ovvero alla fonte del cibo, possiamo dire che è il gusto a disegnare l'orto ma, al contempo, è l'orto ad imbandire la tavola. E' una reciproca influenza anziché una dittatura del capriccio e, ne sono certo, ciò che è buono per la mia terra lo sarà certamente anche per me.
(nella foto: fave e patate in consociazione)

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16 Maggio (l'orto) Devis

doctor jekyll and mister hyde

chi è passato a pecoranera questa primavera potrà ridacchiare ripensando alle mie ultime filippiche sull'agricoltura Naturale.
Due anni fa mi immersi nella lettura di Fukuoka che mi rimase indigesta. Non ero pronto. Oggi vago per i campi adulando il trifoglio e santificando la veccia, a volte mi capita persino di gloriarmi della presenza di qualche erbaccia.

in realtà questa è la primavera della schizofrenia agricola, della doppia personalità contadina. Intravedo l'orto da lontano tra le erbacce e sono colto dall'orrore, medito di imbracciare i mezzi meccanici e rivoltare tutto come un calzino, provo quasi invidia per gli adepti del diserbante. Guardate voi stessi le foto qui sotto, ma vi pare l'orto di una persona per bene questo?
A fatica mi avvicino alle aiuole mantenendo la calma. Mi dico: “questa chiazza verde è meraviglioso trifoglio che sta rendendo fertile il terreno, proteggendolo dall'erosione e tenendo lontane altre erbe malefiche. Questa è la vecia, altra leguminosa, e questo? Innocuo tarassaco, e che volete che sia per un po' di tarassaco, se anche da un pò di fastidio almeno ripunta il terreno”.

è dura per l'ordine mentale cui siamo stati abituati accettare questo non ordine naturale, sembra impossibile rinunciare ad imporre la nostra volontà pianificatrice ad un pezzo di terra. E' una questione prettamente psicologica, applicando canoni umani alle piante trasferiamo ad esse le nostre ansie di controllo.
Sono in cura da uno psichiatra, e questo psichiatra è l'orto, e la cura è l'agricoltura Naturale di Fukuoka, la filosofia del Mu, del nulla, della comprensione intuitiva che sostituisce quella analitica.

è una cura da choc, chi è passato di qua lo capirà bene. Dall'agricoltura stereotipata fondata su aratura, erpicatura, concimazione, semina, diserbo e raccolta al metodo della non azione, all'osservazione, all'intervento chirurgico. E' finito il tempo dei campi arati dal color marrone uniforme, spazio ai campi verdi dove migliaia di piante nascono, prosperano, interagiscono e soccombono.
Guardate le foto qua sotto, cosa ci vedete? Quale delle due verità riuscite ad accettare più facilmente?


un orto ordinato e produttivo / un'errata monocoltura


ottimizzazione dello spazio / imminente pericolo di diffusione della peronospora


promettente raccolto di cipolla / un terreno spoglio che abbisogna dell'apporto di sostanza organica per non deperire


una confusione di erbacce / una rigogliosa convivenza tra fragole, trifoglio e cipolla (cerchiata in rosso)


un campo abbandonato / un abile contadino lascia prosperare trifoglio e veccia, e permette l'inerbimento dei passaggi tra i bancali, mentre crescono patate, fave e piselli


una coltura prematuramente soffocata dalle malerbe/ patate e fave in coabitazione con trifoglio e veccia (cerchiata in rosso)


una chiazza verde ha soffocato delle piantine / la fila di piselli è stata interrotta per lasciare un po' di spazio al trifoglio


quale delle interpretazioni è più umanizzata e quale più naturale?

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07 Maggio (varie) Devis

diluvio universale

Cadde la pioggia sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti

(siamo solo al sesto ma sembra avere tutta l'intenzione di continuare)

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05 Maggio (varie) Devis

domande retoriche ma salutari

qualche giorno fa si è seminato il mais, dal campo alla tavola, alle passeggiate, ai momenti di stanca, ho potuto cogliere un po' del sentimento di ognuno sul tempo che stiamo vivendo ed ho avuto conferma su una pronunciata dicotomia tra questi momenti da pecore nere e la realtà dichiarata tale.

alla nostra tavola s'è mangiata la polenta del nostro mais e molto altro, ma soprattutto la transizione, la decrescita o la nuova crescita sono sembrate essere già tra noi.
Che l'argomento fosse l'attentato geneticamente modificato alla libera agricoltura o una certa schizofrenia nel contemporaneo modo di produrre e consumare merci, ci siamo trovati inevitabilmente a scambiarci occhiate di complicità ed a annuire energicamente alle rispettive tesi.

il mio esercizio quotidiano di yin e yang è ascoltare la radio di confindustria (radio 24). Se la nostra tavolata domenicale rappresenta lo yang, lo yin è certamente impersonato da chi affida a piene mani la risoluzione delle nostre ansie civili ed ambientali, alla plutocrazia mercatista che ci ha imboccando fino al rigurgito.
Ovvero, se gli OGM sono un problema non riusciranno a stare “sul mercato”, ovvero, se la popolazione contiuerà a crescere la tecnica aumenterà la produttività agricola, ovvero, se l'era del petrolio è finita la ricerca scientifica ci regalerà una nuova fonte energetica più pulita e conveniente... ovvero, se c'è un problema l'uomo moderno, tramite il mercato e la tecnica, può risolverlo.
Siamo sul baratro di uno sconvolgimento climatico o il cambiamento climatico non si sta verificando, o il cambiamento non è determinato dall'uomo?

queste le domande, retoriche solo nella forma, che mi pongo per guardare con senso critico anche a pecora nera.
Alla nostra tavola sedevano persone un po' più sensibili e sagge o moderni uomini annoiati dai conforti contemporanei?
Ed ancora, stiamo aspettando che prossime sventure confermino il nostro modo di intendere le cose e che qualcuno ci dia una pacca sulla spalla?
Oppure agiamo per ciò che crediamo giusto e bello e siamo consapevoli di salvare noi stessi piuttosto che di salvare l'umanità?

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27 Aprile (l'orto) Devis

l'ammortizzatore umorale

la serra è un ammortizzatore umorale. Dovete sapere che quando piove il contadino che se ne deve stare chiuso in casa con i semi in mano diventa pazzo, provare per credere.

non rinuncerei alle mie tre serre solo per questo motivo. Oggi piove? Oh caspita, ho proprio dei lavoretti da fare nella serra. Pronti allora con il trapianto pomodori, armeggiando con semenzai, torba e bagnafiori nell'atmosera ovattata creata dal film plastico.
Se piove forte, il rumore delle gocce d'acqua che battono sul nylon è assordante, se c'è il nebbione la serra diventa un sommergibile immerso in un mare d'umidità. Mi muovo come uno spettro in un vascello fantasma con il suo carico di piante di pomodoro a bordo. Da fuori, nessuno mi può vedere, nessuno mi può udire.

oh, e quei puntini gialli in mezzo al camminamento cosa sono? Mi avvicino. Centinaia di ragnetti gialli e neri affollati su una ragnatela. Che carini che sono oggi, ma conosco il loro futuro... bestie minacciose con il sedere a righe gialle e nere, grosso come la punta del mio pollice. L'anno passato ne avevo tre dentro questa serra e non mi sono mai azzardato a passare in mezzo alle piante cui era appigliata la loro tela. Calpestarli? No, no, i ragni son carnivori, non si mangeranno i miei frutti ma contrasteranno moscerini, mosche e zanzare.

proseguo il lavoro lusingato dal fatto che i ragni abbiano scelto la mia serra; certo, questi sono bruttarelli e minacciosi, preferisco quelli di terra che affollano a centinaia la pacciamatura muovendosi freneticamente quando vengono disturbati.
(ps. sono un po' aracnofobico, se noto un ragno di quelli sopracitati mi immobilizzo per qualche istante per poi far due passi indietro; e mai più mi scordo il punto esatto dove si trova la loro tela!)

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25 Aprile (varie) Devis

selvatico (prima puntata?)

anche se qualcuno mi considera persona in sintonia con l'ambiente, io non mi sento molto addentro alle vicessitudini del pianeta Terra inteso come un organismo vivente.

sono un contadino di fondovalle, me ne sto sul dolce declivio dei miei campi e ammiro da lontano la nuda roccia delle montagne, non ne sono mai stato attratto , un po' per mancata tradizione familiare, un po' per la vertigine del vuoto che mi attanaglia se salgo solo qualche piolo di una scala.
Il contadino e l'allevatore di fondovalle sono placidi montanari che armeggiano con una Natura addomesticata, una patata raccolta dal campo non offre certo il brivido della radice scavata nel bosco, il porco sonnolento nel suo recinto è lontano parente dello scorbutico cinghiale nottambulo.

qui a Pecora Nera il confine tra il domestico ed il selvatico è labile, spesso le due realtà si fondono e confondono; come nel caso della semina primaverile quando, come da tradizione, orde di quadrupedi irriverenti minacciano le speranze di buon raccolto.
La notte è stellata ed io passeggio nei campi con l'orecchio teso, si sente qualcosa? Niente. Devono esser la sulla collinetta, mi staranno osservando, staranno sghignazzando, a modo loro. Di necessità virtù mi inerpico sulla collinetta che sovrasta i campi. Ancora nulla. Cerca di qua, ascolta di la, caspita, sono finito dentro al bosco, varcando quel confine immaginario che mai avevo oltrepassato nelle trascorse stagioni.
D'improvviso quattro occhi gialli fissi nell'oscurità, eccoli! Due caprioli accecati dalla mia torcia. Un attimo e gli occhi scompaiono seguiti dal tramestio di rami secchi spezzati. Ancora un attimo e poi si ode il rauco abbaiare delle due bestiole , si odono poi anche le terribili minacce che lancio nella notte calma.

è venuto il momento di tornare indietro. Nelle sere successive mi sono ritrovato sempre più addentro il folto del bosco ma senza l'animo pesante e timoroso di qualche tempo fa. Aspetto la sera con il proposito di osare sempre un po' di più nel selvatico.

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17 Aprile (società) Devis

quanto vale un chilo di pomodori?

mi chiedo spesso se sarà possibile, in un prossimo futuro, che il progetto Pecora Nera poggi le proprie basi economiche sull'agricoltura, ovvero, vale la pena oggi di guadagnarsi il pane facendo il contadino?

in questi anni sono passato da momenti di entusiasmo a giorni di disillusione. Da par mio, ho verificato cosa significhi produrre e vendere cibo. Sono orgoglioso che i miei pomodori siano considerati squisiti e che, di bocca in bocca, arrivino persone da altri paesi per rifornirsi da me.

nel bel mezzo dell'estate (quando fiumare di pomodori invadono i supermercati) vendo i miei Cuori di Bue a 2€ al chilo, un prezzo molto superiore allo standard e di poco inferiore al biologico. Non è mai successo, ma a chi mi chiedesse ragione del prezzo risponderei così:

quanta importanza diamo alla professionalità del nostro medico? Quanta fiducia dobbiamo riporre in lui dato che consegnamo nelle sue mani la nostra salute? Quanto è rispettabile e remunerata questa professione? Eppure, anziani ed ipocondriaci a parte, la persona media si mette nelle mani di un medico non più di tre-quattro volte l'anno.

non dovremmo allora tenere in ben più alta considerazione chi produce ciò che immettiamo nel nostro corpo almeno tre volte al giorno, ogni giorno della nostra vita? Eppure, quasi sempre, non sappiamo neppure che faccia abbia chi ha raccolto il pomodoro che abbiamo nel piatto o chi ha deciso come coltivare il grano di cui è fatto il pane sulla nostra tavola. Potrebbe avere la faccia di un bracciante chino da ore sotto il sole, in un campo del meridione o di un imprenditore che decide del nostro grano da dietro il freddo monitor di un computer.

se non vogliamo o non siamo in grado di prenderci cura del nostro cibo in prima persona, non dovremmo almeno avere dei fiduciari che lo facciano al posto nostro? Quanto è importante il cibo? Pensateci bene, per molti è più giustificato il prezzo di un cellulare da cinquecento (500!) euro che un chilo di pomodori a 2€!

per fortuna ho incontrato persone che riconoscono il valore dei miei pomodori ed è questo che mi consola, ma solo se sarò certo che in un prossimo futuro il ruolo di “produttore di cibo” verrà tenuto in maggior considerazione allora si, sarò pronto a vivere di agricoltura.

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08 Aprile (l'orto) Devis

il porco e il freezer

sono a pranzo dai miei. Mia nonna, ottantasettenne di buon appetito, si avventa sul cotechino come il falco sui pollastri del mio pollaio quando ancora ne avevo uno. Dall'altra parte del tavolo ci sono io che mantengo uno sdegnato contegno buddista e zompetto con la forchetta tra le patate ed i piselli nel mio piatto.

mia nonna non mangia una patata da qualche decennio. Quando a tavola ci sono le patate racconta che quando era giovane ne ha mangiate talmente tante che oggi può farne a meno. Racconta storie di fame, di fame vera.
Mentre mastica con la frenesia degli anziani sdentati, prosegue con l'ode alla vacca e l'elogio del porco, sono parole di sentita gratitudine, posso quasi pensare che abbia gli occhi lucidi dalla commozione.

torno nel campo e rimugino tutto il pomeriggio. Zappata-congettura-zappata-ipotesi-zappata-arringa-zappata-calcolo e così via per ore...
La risposta arriva mentre penso che devo passare al freezer il raccolto di mais per purificarlo dalle uova di quelle spregievoli farfalle che probabilemte apparirebbero coi primi caldi estivi.

come faceva mia nonna senza freezer? Ovvero, per me il freezer rappresenta la discreta sicurezza di mantenere intatte le riserve alimentari, come funzionava sessant'anni fa?
Qui entra in scena il porco, l'animale ingrassato era una riserva vivente (e in quanto tale si conservava perfettamente integra) di calorie. Senza un supermercato a cui bussare nella stagione del raccolto andato male (o andato a male) l'animale rappresentava un ammortizzatore alimentare che faceva la differenza tra mangiare e morire di fame.

posso allora biasimare mia nonna in estasi davanti al suo cotechino fumante? Fare a meno degli animali è una possibilità che non si è mai posta all'uomo nella sua storia, gli animali servivano eccome! E oggi? Ad un uomo hi-tech-opulento-iperteso-colesterolico si può chiedere di fare a meno degli animali? Ovvero, il vegetarianesimo è una possibilità storica di progresso anche civile o una moda?

per spiegarmi meglio:
l'autosufficenza di mia nonna
la mia autosufficenza

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29 Marzo (l'orto) Devis

dal trattore al bancale

quando anni fa coltivai il mio primo orto avevo in mente uno stereotipo ben preciso per il mio futuro: “ogni giovane agricoltore deve possedere un trattore”, metafora della propria virilità estesa ad un corpo metallico, al pari del SUV per il manager rampante.

sarebbe stato un trattore vecchio e ansimante, in stile hippy, con qualche margherita sul cofano. Avrei cavalcato il mio destriero solcando la pianura carnica lasciando dietro di me terra nera e profumata pronta per incredibili messi.

tre anni fa mi avvertirono che del trattore ,con annessa virilità metallica, avrei dovuto farne a meno. Dei folli da diverse parti del mondo asserivano che arare la terra significava distruggerne la struttura ed impantanarsi nel circolo vizioso dell'agricoltura moderna. L'idea non mi conquistò all'istante, piuttosto mi lavorò ai fianchi.
Il sogno fatto di marmitte trombettanti e profumo di gasolio sfumò lentamente fino a quando contrassi la febbre del bancale (bancale: grossa aiula che in orticoltura sinergica viene realizzata all'impianto dell'orto e rimane perenne subendo solo lavorazioni superficiali).
Nell'autunno del bancale, in trance agonistica, ne realizzai per centinaia di metri. Giorni e giorni a pala e rastrello. Uno sforzo titanico che a distanza di tempo mi lascia perplesso sul mio equilibrio psicologico.

E' trascorso un anno e mezzo da quel pazzo autunno ed in questi giorni sto mettendo mano alle grosse aiuole per ripulirle dalle erbe “concorrenti”. La terra è morbida e facile da scavare a mano nuda. Di certo l'azione strutturante di ghiaccio e neve si è fatta sentire. Anche la regola di non calpestare le aiuole è fondamentale, basta guardare alla compattezza della terra nei passaggi. Ci sono altre pratiche virtuose che sono proprie dall'agricoltura naturale di Fukuoka e dall'orticoltura sinergica, ma andiamoci piano, posso digerirle attuandole un po' alla volta.

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28 Marzo (l'orto) Devis

se la zucchina fa da se...

cos'è quel cartoccio che c'è nella foto qui in basso? E' quel che rimane di una zucchina.

non ho mai avuto gran considerazione per la zucchina, non è una pianta elegante come il pomodoro o prepotente come il mais, neppure stoica come la cipolla.
Se ne sta li con una radichetta piccola piccola, protendendosi di nodo in nodo per produrre frutti a volontà; fin qui tutto bene ma perchè si ostina a gonfiarli fino allo sfinimento? Perchè tenta goffamente di nasconderli sotto le foglie?
Nel cartoccio la risposta. Lo zucchino, sfuggito all'occhio contadino, si ingrossa per scoraggiare qualsiasi appetito. Abbandonato a se stesso inizia il suo viaggio attraverso l'inverno, marcendo, seccandosi, trasfigurandosi nell'estremo tentativo di consegnare il seme alla primavera.

eccola li, sei mesi dopo, un'arca di noè vegetale con il suo dono per l'ortolano distratto che si era dimenticato di metter da parte il seme. Ne elegante, ne prepotente, ne stoica... la zucchina è una piante lungimirante!

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20 Marzo (l'orto) Devis

ospitalità contadina primaverile

come ogni anno, in coincidenza con il tempo della semina, organizziamo un periodo di apertura alle visite e alla condivisione delle reciproche esperienze. Per quanti mi hanno scritto tra l'autunno e l'inverno e per tutti gli altri che ci pensassero ora:

da metà aprile a fine maggio abbiamo pensato ad un periodo si scambio ospitalità-lavoro. Si alloggia in una casa molto spaziosa ed indipendente, si consuma in compagnia cibo di nostra produzione.
Il lavoro non richiede particolari abilità o predisposizione fisica, cerchiamo sempre di variare le attività per rendere l'esperienza il più significativa possibile. Si lavora intensamente la mattina e al pomeriggio si è liberi di passeggiare e riposare.
Per ragioni pratiche la permanenza minima, per le persone che vengono da fuori e non sono mai state a pecora nera, è di cinque giorni. Chi già ci conosce può anche venire in giornata o per un weekend.

se volete contattarci per passare qualche giorno da noi l'indirizzo è info@progettopecoranera.it

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19 Marzo (l'orto) Devis

con i piedi sulla mia terra

sono a casa da qualche giorno ma lo straniamento indotto da un mese di viaggio mi ha lasciato alieno al mio contesto naturale, questo fino a ieri. Ieri, appunto, mi sono forzato a riprendere contatto con le mie vesti contadine. L'inverno della Carnia è tanto forte da far dimenticare l'esistenza delle altre stagioni.

mi sono alzato prigramente dal letto senza in testa una sola idea valida per la giornata. Mentre facevo bollire l'acqua per il tè ho aperto un libro di orticoltura, c'erano figure di agli, carote, lattughe, cavoli... c'era un calendario lunare, c'era la tabella delle temperature di germinazione... scorrevo le pagine e la mia mente ribolliva più dell'acqua sulla stufa a legna.

un quarto d'ora dopo stavo trafficando nel garage; eccoli qua i miei giocattoli preferiti... dallo scaffale, dentro all'armadietto, in una scatola, decine di semi diversi... tondi, ovali, spezzettati, punti invisibili o grani da passare tra le mani, rossi, dorati, rosa (rosa? si quelli con la concia chimica che si comprano in negozio)... ed ancora, buste luccicanti che promettono raccolti munifici.

Sono corso al vecchio stanco campo che sbadigliava sonnolento ormai libero dalla coltre nevosa. E' stato come ricascare in un vecchio vizio, assaggiare nuovamente l'ebrezza di quella sostanza meravigliosa, perdersi nelle sensazioni passate... ho piegato la mano a conchetta e scavato un po', l'odore della terra umida di primavera mi è salito alle narici e in un attimo mi sono ricordato a quale posto appartengo...

post scriptum: riportando al blog queste sensazioni ho avuto un deja vu e, scorrendo i vecchi post, ho riletto un intervento dello scorso marzo: parole diverse ma le stesse emozioni, come per le stagioni, anche per il contadino è sempre un eterno ritorno.

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08 Marzo (varie) Devis

un anziano viaggiatore...



ieri ho timbrato il chilometro numero duemila, mentre raggiungevo Agrigento. Oggi una giornata di pioggia mi ha provvidenzialmente fermato per consentirmi di visitare la magica Valle dei Templi.
Ma c'è di più, durante l'ultima pedalata ho capito che le emozioni iniziano ad esaurirsi ed il fuoco della sfida s'è spento. Sono partito da ragazzo incosciente ed ora mi sento un anziano viaggiatore con le tasche piene di ricordi. Sono partito alla ricerca di avventura e di estatica solitudine ciclistica, ora penso all'amicizia e alla compagnia che aspettano il mio ritorno.
Così riempio le borse facendo attenzione a non dimenticare nulla di queste tre settimane e studio i treni e le navi che mi riporteranno a casa.
la mappa fin qui

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03 Marzo (varie) Devis

il viaggio - parte seconda

la discesa verso sud è completata, Porto Palo di Capo Passero, estremo meridionale della Sicilia. Qui la natura è in piena attività, scendendo lo stivale la primavera freme: dal grano della Puglia, agli agrumeti della Calabria, ai limoni della piana di Catania fino ai pomodori nelle serre di Pachino.

in questa settimana sono stato accompagnato dal sole e da temperature via via crescenti. Sono stati giorni sereni con momenti di vero stupore. Viaggiare in bicicletta, pedalando anche sette ore al giorno, da il tempo di scorrere il paesaggio lentamente, di vederlo sfumare poco alla volta da un quadro all'altro, di ricordare la luce, l'aria e i profumi di tutte le terre attraversate... perfino i volti delle persone cambiano con il passare dei giorni.

non ho imparato molto su monumenti o fatti storici, mea culpa non sono quel genere di turista diligente ma saprei raccontare in tutte le sfumature i panorami che hanno fatto da sfondo alle mie fatiche.

il luogo più a sud d'Italia, andavo ripetendo ieri sera. Che senso aveva tutto ciò? Al diavolo, mi son detto, mi bastava averlo vissuto questo viaggio. Seduto sul lungomare riassaporavo i freschi ricordi di questi pazzi giorni...


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22 Febbraio (varie) Devis

il viaggio - parte prima

è stata una discesa sul filo del rasoio, novecentocinquanta chilometri in sei giorni e mezzo, in fuga dal maltempo del nord e trovando sempre una sistemazione provvidenziale per la notte. Ora mi trovo a Ruvo di Puglia (BA) dalla mia amica Anna, qui lascerò riposare un po’ quella povera bicicletta sporca di tutto quel che si può trovare su una strada.

stamattina mi sono svegliato e per un istante ho pensato a preparare le borse per ripartire, è stato un riflesso incondizionato dopo una settimana che mi è sembrata un'unica lunghissima giornata. La Puglia sta vivendo la primavera che la mia montagna conoscerà solo agli inizi di aprile, pazienza, vorrà dire che vivrò due primavere quest'anno. L'ultima nottata prima di arrivare qui l'ho passata in tenda in un uliveto sormontato da una pala eolica. In questi giorni ho messo da parte le immagini di tanti paesaggi italiani che purtroppo non si possono raccontare a parole.
Nei prossimi giorni consulterò gli oracoli metereologici e deciderò se, come e quando partire per un'altra fetta d'Italia. Qualche foto...


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14 Febbraio (varie) Devis

pecoranera va in vacanza (o almeno spero)

eh si, anche le pecore nere vanno in vacanza come tutti, forse non proprio come tutti ma capita che per un periodo dell'anno siano assenti dal loro posto nel mondo.

non pago di aver cozzato contro la realtà della strada nella precedente esperienza, (qui un piccolo riassunto), eccomi nuovamente carico di aspettative e ingiustificato ottimismo. In questi mesi, tra un impegno e l'altro, ho infilato tante ore di bicicletta e momenti visionari. Negli utlimi giorni ho bollito nel brodo dell'attesa e domani, prima di lessarmi come una patata, parto. Vado prima che uno dei malanni che mi hanno tormentato nelle ultime due settimane torni a farsi vivo, malanni che mi hanno trasformato in un vecchio lagnoso ed ipocondriaco.
Nessun annuncio, niente prosopopea, parto e basta, e se e quando ne avrò l'occasione darò notizie di me.

una raccomandazione a tutti prima di partire: si avvicina la primavera ed è questo l'inizio vero di un nuovo anno; non lasciate passare ancora una volta l'equinozio del venti marzo senza avere qualche seme da passarvi tra le mani in vista di una prossima semina. Manca poco oramai, guardatevi attorno, ci sarà pure un fazzoletto di terra dimenticato dagli uomini dove iniziare la vostra propria rivoluzione? Altro che accordi di Kyoto e Copenaghen, ogni primavera dovremmo fare il conto delle persone che coltivano da se almeno una pianta di pomodoro per capire se siamo più o meno vicini alla fine (e anche più o meno saggi).

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10 Febbraio (società) Devis

è l'inizio della colonizzazione?

la prossima primavera vedrà la semina del primo campo di mais OGM in Italia. Da giovane retrogrado quale sono preparo le barricate e pongo quattro domande.


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30 Gennaio (varie) Devis

prossima sgranatura mais

venerdì 5 e sabato 6 febbraio contiamo di completare il lavoro di sgranatura del mais, come descritto nell'intervento precedente.
Dato che, via mail, non riuscirei comunque ad avvisare tutte le persone che volevano passare a trovarci lo faccio dal sito.

il lavoro non è faticoso e si svolge nella serra, quindi con qualsiasi condizione climatica. Sarà più che altro un'occasione di passare qualche ora in compagnia e chiaccerare un pò. Per chi vuole fermarsi a dormire un sacco a pelo e un po' di coraggio per affrontare i freddi risvegli carnici saranno sufficenti. Contatti via mail come al solito all'indirizzo info@progettopecoranera.it .

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29 Gennaio (gli attrezzi del contadino) Devis

un progresso senza controindicazioni

mentre il mondo taglia traguardi tecnologici ed economici incredibili (ironico) noi di pecora nera diveniamo archeologi di un passato recente, rispolverando mezzi e conoscenze tradizionali opportunamente mescolati alla nostra quotidianità.

all'ora di pranzo Daniele è arrivato alla serra con il prezioso carico, un pezzo che qualche professore poco avveduto avrebbe certamente rinchiuso in un museo, non lui. Strappata all'oblio, la sgranatrice quasi sorrideva quando, a fatica, l'abbiamo scaricata dall'auto per posizionarla nella serra.
Sorrideva a quelle centinaia di pannocchie appese al vento che l'aspettavano da quasi tre mesi.

il tempo di prendervi confidenza ed eccola ingurgitare a folle velocità decine di spighe separandone chirurgicamente i grani dai tutoli (la parte centrale della spiga). Una diavoleria dannatamente efficente. La sgranatrice, azionata a braccia, con un prezioso effetto volano consente di svolgere in un poco tempo e senza fatica il lavoro che mani esperte e callose svolgerebbero in molti giorni.
Un vero esempio di tecnologia che diventa effettivamente progresso, progresso senza controindicazioni o effetti collaterali.

di seguito pubblico alcune immagni della giornata di lavoro:
1. Le pannocchie appese ai tiranti della serra;
2. Daniele da un'occhiata alle spighe per accertarsi che si siano seccate al meglio;
3. L'azionamento del macchinario diabolico.

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23 Gennaio (varie) Devis

un autore sconosciuto

non ho scritto nelle ultime due settimane perchè... non avevo niente da dire.
il sole di gennaio ora batte forte e porta la promessa di una nuova primavera, una primavera lontana ma che riesco finalmente ad immaginare.
Negli ultimi giorni ho fatto nuovamente pellegrinaggio alla biblioteca in cerca di qualche autore che parlasse di Natura e di vita frugale, qualche scritto che potesse fornirmi nuovi elementi di vita vissuta e filosofia per comprendere meglio pecora nera.
In una curiosa antologia ho trovato pensieri e parole di un uomo vissuto qualche secolo fa. Scrissero di lui filosofi e studiosi, che raccolsero le sue memorie prima che venissero perdute con la sua morte, perchè quest'uomo non scrisse mai una parola in vita sua.

[egli] viveva nelle praterie, nelle montagne e nei deserti, ovunque potesse avere un cielo stellato come riparo per la notte. [egli] viveva libero ma fu definito selvaggio da gente che si credeva civile.
[egli] non pregava il Dio dei cristiani e, a quel tempo, ovvero qualche secolo fa, questo fatto gli provocò molte grane, inseguito com'era da predicatori di ogni sorta. [egli] non distingueva la materia dallo spirito e pregava con un occhio rivolto al Cielo e uno alla Madre Terra, tuttavia non bestemmiò mai il Dio dei cristiani.

ma questi predicatori, con il pretesto di riportarlo alla civiltà, davano la caccia alla sua immensa ricchezza. Può sembrare curioso ma [egli] possedeva mandrie sterminate che pascolava su una terra estesa oltre molti orizzonti. Ed era una terra generosa che alla bisogna si prestava ad essere coltivata con molte piante tra le più generose che c'erano a quei tempi sui continenti. Non di meno, nei suoi possedimenti, c'erano oro e argento in abbondanza, ma [egli] non si dette mai pena per possederli, cosicchè i predicatori ebbero un motivo in più per definirlo selvaggio.

più che il metallo prezioso, [egli] teneva in maggior considerazione, le grandi foreste e i fiumi che disegnavano la sua terra. Viveva una vita semplice e libera dall'ansia di accumulare ricchezza, nella giornata poche erano le ore dedicate al lavoro e spesso il lavoro e il tempo libero si confondevano in quella che era semplicemente vita. Dedicava molto tempo a contemplare la Natura e forse, arrivò a comprenderne il mistero, senza mai esprimerlo in parole o numeri, come facevano altri uomini del suo tempo.

[egli] non era un solitario, tutt'altro, amava vivere in gradi famiglie composte da cinquanta o forse cento persone. In verità le sue immense ricchezze appartenevano a tutta la famiglia. Con i fratelli non divideva le bestie, gli alberi o la terra per diritto di proprietà ma per necessità comune e, credetemi, non lesse mai Marx.
La convivenza in famiglia non poggiava su leggi ma su consuetudini, nessuno, lui meno di tutti, si dava pena per comandare. Quel poco che c'era da decidere lo decidevano gli anziani.

[egli] sopportava bene il freddo pur non avendo peli sul corpo, aveva denti bianchi e forti, era alto ma di raffinata costituzione, gli occhi neri e profondi.
[egli] un giorno conobbe delle curiose persone che avevano viaggiato molto per arrivare fino a lui. Erano persone con una strana luce negli occhi e senza pace nell'anima, li invitò presso la sua casa e offrì loro cibo e riparo. [egli] non poteva immaginare che quelle stesse persone lo avrebbero presto pugnalato alle spalle e scacciato come una bestia, e che avrebbero distrutto la sua terra selvaggia fondando una nazione chiamata America.

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06 Gennaio (varie) Devis

un pomeriggio follemente lento

stamattina le nuvole color ghiaccio non promettevano nulla di buono. La lista dei lavori alla casa di legno si sta esaurendo, la canna fumaria modificata come lo scarico di un motorino ora tira fumo a meraviglia, il nuovo collegamento all'acquedotto mi consente di chiudere l'acqua in due semplici mosse evitando che geli la notte, la veranda è completata e la camera da letto isolata dal resto della casa mi regala due gradi di calore in più al risveglio.
Se i magazzini edili si degnassero di riaprire a festività concluse avrei acquistato anche il raccordo a T per completare il sistema di riscaldamento dell'acqua calda. Nel frattempo prendo a prestito ancora alcune docce a casa dei miei genitori.

il gelo mi costringe alla lettura e, ancora intontio dalle visioni dell'utlimo romanzo, nel pomeriggo mi sono messo in cammino alla volta della biblioteca. A piedi e in cerca di un libro da leggere. Due moderne follie. Mente percorrevo i dodici chilometri che separano casa mia dalla biblioteca pensavo a come, nell'intera Carnia, fossi a conoscenza di un solo un uomo famoso per i suoi peregrinaggi a piedi; un uomo noto come folle.

a destinazione ho rintracciato un libro di Mauro Corona, nella definizione che da di se stesso: alpinista, scultotore e scalatore. Per quel che ne so un eccentrico montanaro dedito al vino che non mi aveva mai convinto del tutto; qualche giorno fa l'ho sentito profetizzare in un'intervista televisiva: "solo la fame rende l'uomo ecologico" e "la vita è come una scultura, devi togliere per apprezzare, il di più ti nausea", è stato un colpo di fulmine. (qui il link).

sono salito sulla corriera verso casa affondando immediatamente nella lettura. Il pensiero fisso in mente che un pomeriggio così follemente “lento” se lo può concedere più facilmente un vagabondo che un affermato professionista.

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