ULTIME NEWS

22 Dicembre (varie) Devis

il Natale del Sole

stamattina, alle cinque e qualche minuto è nato il sole. Solitamente il solstizio cade il ventuno ma, a causa del prossimo ingresso in un anno bisestile, è ritardato di qualche ora. Minuto più, minuto meno, da oggi la luce avanzerà inesorabilmente sulle tenebre.

per i Celti, che abitarono anche queste valli, il solstizio d'inverno rappresentava un momento cruciale dell'anno. Per me che abito queste valli oggi è difficile ricordarmene. Per gran parte dell'umanità che mi circonda il solstizio passa totalmente inosservato.

la natura ci è aliena e i suoi cicli di conseguenza. Non è una critica ma un'amara constatazione. Tra le buone intenzioni per l'anno nuovo, iniziato oggi, metto anche la voglia di sottolineare questi passaggi cruciali con un momento di pagana riflessione. L'appuntamento è allora fra tre lune per l'equinozio di primavera. Ho detto lune? Scusate, volevo dire mesi ;-)

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17 Dicembre (società) Devis

Milano

una comunità di santi o alienati dimora negli abitacoli di questo immobile a cielo aperto che è la melassa di veicoli nel giorno dello sciopero del trasporto pubblico. Prima, seconda, semaforo rosso. Motori sfibrati come belve in gabbia senza una preda da inseguire. Vedo facce scorrermi accanto appena scatta il verde. Le ritrovo all'incrocio successivo e ammiro la compostezza dei volti o inorridisco per l'inespressività degli sguardi.

il mio corpo giace immoto nel sedile del passeggero e ringrazio che almeno l'ingrato movimento compulsivo mi sia risparmiato. Ma le articolazioni stridono e il muscolo è asfissiato dall'innaturale compressione. Mi chiedo se sia io, il solo a soffrire così intensamente di questa forzata immobilità amplificata dalla parallela stasi del mezzo dentro al quale mi trovo costretto.

queste persone in lenta processione sono arrivate a sopportare la violenta soppressione della propria vitalità poco alla volta? Siamo tutti fermi. Apro al portiera e scendo. Dico: ora siete tutti fermi. Cammino lento muovendo un poco le braccia, non voglio alimentare lo sdegno tra la folla di automobilisti ordinati: ma cosa fa quello? E se scatta il verde? Lo riprenderanno a bordo i suoi compagni? Lo salveranno dalla fiumara del traffico solo momentaneamente cristallizzata?

mi dissocio. Scendo fisicamente e metaforicamente dal treno di un progresso che proprio oggi ho la fortuna di vedere al culmine della propria caricatura. Ho ancora un corpo io! - vorrei gridare a tutti. Ma comprenderebbero quelli, sedati nel torpore dell'abitacolo, la mia tragica necessità di movimento vitale?

corpi morti per gente morta, in una camera iperbarica di conforti. Una lenta eutanasia se ci si abitua poco a poco. Il semaforo è di nuovo verde. La mia ora d'aria è finita. Con quel poco di autonomia guadagnata mi appresto a subire una mezz'ora ancora di forzata immobilità.

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13 Dicembre (l'orto) Devis

elogio della minestra

per l'orticoltore autosufficiente, la minestra di fagioli rappresenta un approccio olistico alla questione dell'alimentazione invernale.
sola una pentola utilizzata, un solo piatto sporco e neppure troppo unto da richiedere particolare cura nella pulizia. L'eremita potrebbe pescare addirittura dallo stesso calderone. Se si è disposti a riconoscere che l'idratazione vitale è raggiunta grazie al bis e al tris d'ordinanza, anche il bicchiere rimane ai margini.

il primo ingrediente di questo processo metafisico è la cucina a legna. Mia madre, che ha ceduto alla Gazprom, mai avrebbe il coraggio di lasciare acceso il fornello a gas per le canoniche tre ore richieste da una corretta alchimia.
Si, perché come l'alchimista trasforma ogni metallo in oro, il minestraio trasforma carote, porri, sedani, cipolle, agli, fagioli, patate in un prodigio di sapori che non è la semplice somma dei singoli fattori, ne è l'ennesima potenza.

i fagioli vanno ammollati dalla sera precedente ed è da preferire un brodo di verdure ad un soffritto delle stesse. I fagioli entrano in gioco dopo una mezz'ora quando le carote mostrano i primi segni di cedimento. Prima della seconda ora è il momento delle patate tagliate a pezzettini per favorirne la cessione di vellutata cremosità in favore dell'opera nel suo complesso. Il benestare alla prima mestolata è segnalato dalla disfatta del fagiolo, stroncato da tanto bollore.

il frugalista si ferma qua battezzando una virtuosa pietanza vegan impreziosita da qualche grano di pepe o da un aroma piccante. Di nascosto possiamo però far scivolare nella pentola delle scaglie di formaggio stagionato, la modica quantità ad uso personale non ci creerà problemi con l'autorità. A questo punto interverrebbe la compianta zia Dirce. Come drogava la sua minestra per vincere ogni concorrenza? Un “culo” di prosciutto di contrabbando – quando ancora si era certi che non fosse di plastica! Il vegetariano storce il naso, il crudista ci ha abbandonati alla prima riga di queste congetture.

nichilismo per nichilismo, cuciniamone il doppio e risolveremo anche la cena del giorno dopo. E se avessimo l'ardire di proseguire la cottura da solstizio ad equinozio, restituendo quanto il mestolo toglie senza vuotare mai del tutto il calderone? Si tratterebbe allora di una “minestra madre” continuamente rimpastata di nuovi ingredienti. Un piatto in grado di sopravvivere alle stagioni – e forse al suo stesso proprietario dato le implicazioni batteriche di questa fantasia!

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07 Dicembre (varie) Devis

Mario Monti premier ecologico.

oltre che noto massone ora è accusato anche di collusione con la lobby eco freak che fin'ora nulla aveva potuto contro l'inquinamento da tonnellata metallica.
Potenza della crisi, dalla sera alla mattina: più dieci centesimi sulla benzina, più quattordici sul diesel.

mi sveglio e accendo la radio. Sono ancora impegnato nel ricapitolare tutte le mie facoltà cognitive quando odo la lieta novella. Sogno o son desto? Saranno millesimi, dieci millesimi fanno un centesimo, tutto nella norma. No, son proprio centesimi. Dieci!
Il mondo alla rovescia. Vorrei festeggiare con una bella pedalata ma fuori c'è il cielo grigio ghiaccio di dicembre. Festeggio rimanendo immobile dentro casa, forse è proprio questo il messaggio di Monti: italiani, rimanete fermi una volta tanto – dove cazzo andate sempre?

ma il formicaio impazzito, come scompigliato dalla pedata di un moccioso irriverente, riuscirà a rallentare la frenetica attività delle operaie? A cosa siamo disposti a rinunciare ancora per tamponare quei dieci centesimi di mobilità di cui il premier fa un sol boccone nottetempo?

l'aumento oscilla tra il sei e il nove percento. Possiamo togliere un chilometro ogni dieci per star comodi, si risparmia pure. La notizia di domattina potrebbe essere: repentino calo dell'inquinamento da idrocarburi rilevato nelle centraline di tutta la penisola.
Ci credete? Saremo capaci di questa piccola economia?

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03 Dicembre (l'orto) Devis

l'ultimo dei pomodori

me lo sono mangiato stasera. Amarcord di un'estate lontana, calata in pieno autunno. Pasto tipico da pieno agosto, pane e pomodori. E una birra fresca. Dio sa quanti me ne sono mangiati. Un chilo alla volta. Se si scoprisse che hanno qualche controindicazione, sarei spacciato. Qualcuno dirà: ma danno acidità! No, non i nostri – lo può confermare un paese intero che se li gusta da anni.

siamo ai primi di dicembre. I pomodori raccolti più di un mese fa hanno resistito, complice la fresca penombra del garage. Maturati un poco alla volta. Si tratta degli highlander San Marzano. Maturano, punto - poi, duri come sassi per settimane. Non cedono. I cuori di bue si sfasciano tempo tre giorni. Loro no. Pomodori stoici. C'è che li taccia di essere buoni solo per la salsa. Balle!

complice l'anticiclone sahariano che ci ha accompagnato per tutto settembre e grazie al ponte di alta pressione che ha ricacciato a nord qualsiasi perturbazione, è stata un'annata record per il pomodoro. La Carnia come la Sicilia?, non scherziamo e accontentiamoci di questi cinque mesi di rossi frutti.

ora viene il tempo dei cavoli. Questa cesura tra produzione estiva e autunnale mi fa riflettere sulla tempistica delle produzioni orticole in ottica autosufficienza.
Dunque:

da maggio a giugno: piselli, zucchine, fagiolini, biete, cicoria, rucola, lattuga, ravanelli.
da luglio ad ottobre: pomodori, melanzane, peperoni, zucchine, fagiolini, cetrioli, biete, cicoria, lattuga, carote, patate, fagioli freschi.
da novembre a gennaio: cavoli di tutti i tipi, spinaci, biete, cicoria, lattuga, patate, zucche.
da febbraio ad aprile: patate, cicoria e lattuga. Poi si va in cantina, si apre il freezer e si da l'assalto alle verdure congelate durante la bella stagione.
sempre presenti: farina di mais e i fagioli secchi in grado di traversare le annate e costituire una preziosa scorta. A questi speriamo di aggiungere orzo e frumento.

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01 Dicembre (varie) Devis

9 e 10 dicembre a pecoranera

alcuni ci avevano scritto quest'autunno per passare a far quattro chiacchiere. Allo scorso incontro non tutti hanno potuto partecipare. Così il 9 e 10 dicembre pensiamo di organizzare una giornata da passare assieme. Purtroppo, data la stagione e le circostanze, questa volta non ci sarà la possibilità di fermarsi a dormire. Tutto si svolgerà in giornata.

Chi fosse interessato può scrivere a info@progettopecoranera.it indicando la preferenza per la giornata (9 o 10).

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24 Novembre (gli attrezzi del contadino) Devis

accendere un fuoco

d'estate, il Fuoco abita il cielo e colora i nostri frutti così che li sapremo maturi quando sarà il momento. Abita il cielo perché solo il cielo può contenere la sua grandezza. Pare distante ma si diverte a graffiare la pelle, scurendola e avvampando i sentimenti.

d'autunno, il Fuoco appare stanco e, giorno dopo giorno, lo vediamo avvicinarsi alla Terra, scendendo all'orizzonte. E' allora che entra nelle nostre case. Viene ad abitare il focolare come un dio onora il tempio con la propria presenza.

se d'estate ha reso saporito il frutto restando così alto sopra le nostre teste, ora viene un poco più vicino perché sa che abbiamo bisogno del suo aiuto per consumare il cibo duro dell'inverno.

noi lo sappiamo, noi lo attendiamo ansiosi. Non è prigioniero del focolare, ne è il padrone. Si dice “muore” quando si spegne ma il Fuoco vive sempre come la Musica che pare estinguersi nell'ultima nota ma sempre, in qualche parte del mondo, ricomincia daccapo per rendere allegre le genti.

la Fiamma è la sposa del Fuoco, ne è la manifestazione materna che riscalda il cuore. E come sposa ne perpetua la vita, in una discendenza di forme e colori sempre diversi ma figli di un'unica scintilla primordiale. Potrebbe vivere un Fuoco senza la sua Fiamma, come un uomo senza il suo amore?

noi ci dichiariamo pagani adoratori di questo dio. Ci prepariamo ad officiarne il rito ogni giorno. Pazienti come monaci, trasformiamo alberi in migliaia di ciocchi e schegge, e li centelliniamo perché la messa possa durare in eterno. La messa è festa. Si potrebbe cantare seduti in cerchio attorno ad una Fiamma che si libera nel cielo. Il miracolo si riflette nei nostri occhi e potremmo dire che viene ad abitare i nostri corpi per come ci rende euforici, sereni, colmi di passione, arditi, gioiosi. E tristi, quando il Fuoco rimane nostro unico compagno nella notte nera. Quando la bestia che ci portiamo dentro vorrebbe divorarci non ci rimane che sedere attoniti di fronte al focolare e trovarvi conforto, ricevere dalla Fiamma il coraggio di bruciare, in Lei, le nostre paure più intime.

nella foto, spenta la luce, prima di coricarmi, il Fuoco non dorme ancora.

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14 Novembre (gli attrezzi del contadino) Devis

ohm, mantra carnico contro lo stress

l'uomo carnico conosce due modi per scampare ai tormenti dello spirito: lavorare e bere. Il primo è socialmente accettato, il secondo... pure. Sono in tanti ad abusare di questo e di quello, credendo che uno compensi l'altro.

sono dunque le nove di sera di un novembre ancora mite quando, tormentato da non so bene cosa, decido di scendere alla legnaia. La bottiglia di Cabernet mi occhieggia dal centro della tavola tra i resti di una cena consumatasi troppo in fretta. Ma sono deciso a resistere alla tentazione anche perché ultimamente queste bottiglie pare le facciano più piccole o che il vino sia annacquato per come non ubriaca mai.

arrivato al capanno, rischio di elettrizzarmi mentre cerco l'interruttore generale al buio. Avvio l'unica circolare disponibile, quella che fa un casino della madonna. I vicini se ne avranno a male? No. Chi lavora, è benedetto. Il lavoro è welfare dalle nostre parti. Nessuno mi scoccerà.

legno, lama, stridere di fibra secca contro metallo furioso, tendini che stringono, mani che stanno alla larga dalla lama, orecchie che fischiano già per il rumore, segatura che cade, carriola che si riempie, ciocchi di legna in viaggio verso il grande mucchio. Tre ore di mantra notturno mentre l'aria si fa più fredda.

ma qual'era il pensiero che mi angustiava? Non me lo ricordo già più, dissolto nel gesto. Privilegio di pochi ormai, quello di serbare qualche bel lavoro di fatica che aiuta a combattere il logorio quotidiano!

e' mezzanotte quando spengo il macchinario infernale. L'aria della notte è immobile. La stanchezza sale tra i muscoli. E' ora di tornare a casa e schiantarsi nel sonno buono - perché il sonno ce lo si deve guadagnare come ogni altra cosa! - dice la nonna.

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26 Settembre (varie) Devis

8 e 9 ottobre a pecoranera

l'autunno mette addosso una gran calma. Con le piante, edibili ed infestanti, che si danno finalmente una calmata è possibile sedersi e guardare tutto con una visione d'insieme.

è un buon momento per fare nuove conoscenze e ricevere degli stimoli. Da qualche mese rispondo a chi ci scrive che presto organizzeremo un fine settimana per fare quattro chiacchiere davanti ad un fuoco scoppiettante.

bene, quel momento è arrivato! Sabato 8 e domenica 9 ottobre, con la pioggia o con il sole, o forse con la neve, vi aspettiamo in numero tale da occupare almeno i posti letto della piccola casetta degli ospiti. Se il tempo lo permetterà installeremo anche una tenda per allargare gli spazi.

la solita raccomandazione di farci sapere via mail all'indirizzo info@progettopecoranera.it se venite e in quanti siete.
A presto, a pecoranera.

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21 Settembre (varie) pecoranera

primo giorno d'autunno

Questa estate, lunga, piena, vera, oggi lascia il passo all'autunno; il calendario vuole cosi.........
ma ancora, un sole bello e caldo, ci accompagna nella raccolta degli ultimi pomodori e dei tanti fagioli, e ci seduce con l'illusione di un'estate ancora in piena.
E mentre l'autunno si prepara, ci ricordiamo degli ospiti, della moltitudine di parole, di sorrisi, di storie, di stimoli e consigli che hanno attraversato pecoranera in questa estate speciale.
GRAZIE per aver voluto condividere con noi parte del vostro cammino

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04 Settembre (varie)

muoversi!

per me “andare” fa rima con “pedalare”. Sono un fondamentalista della bicicletta. Arrogante, mino il lieto scorrere del traffico automobilistico piantandomi nel bel mezzo della corsia semplicemente perché a lato c'è una buca ed io con la mia bici da corsa in carbonio pretendo solo asfalto liscio come l'olio. E quando la colonna di automezzi accaldati mi sorpassa furente io, santo e saccente, li condanno, li condanno ad un girone dantesco pieno di fumi da tubo di scappamento.

non amo la pista ciclabile, non amo quei molli pedalatori della domenica confinati nel recinto delle pecorelle smarrite perché troppi lupi scorrazzano la dove conta. Percorro le statali dove il nemico scorre a fiumi ad un palmo dal mio gomito sinistro. Rivendico il diritto di stare sulla strada e non nella riserva indiana. Rivendico il diritto ad essere nella fiumara del mondo che si muove vertiginosa.

come un futurista elogio la velocità moderna e la posa aerodinamica del ciclista edonista con i quadricipiti gonfi nel momento dell'estremo guizzo. No, non vado a piedi, non ci vado mai. La lentezza non m'ispira nessuna poesia. Sulle due ruote ricerco il passo svelto per volare lontano e sogno la beffa al mezzo motorizzato. Sorpasso un'Ape50 e ghigno mentre vedo il guidatore trasalire dal torpore del suo abitacolo. Mi fa lo scalpo una berlina che mi scoreggia nei polmoni il suo diesel e mi piego affranto.

un anno dopo aver lasciato il lavoro ho venduto l'auto. Nessun orario, nessuna fretta, acquistai la prima bicicletta della seconda giovinezza. Nei primi tempi non fu semplice. Spesso tradivo l'intento radicale ricorrendo all'auto dei miei genitori. Ancor più spesso ero ospite della quattro ruote di qualche amico. Il tutto sentendomi sempre più estraneo all'abitacolo e cercando di fare a modo mio il più possibile.

c'è la pioggia, c'è il buio, c'è l'inverno. Non è facile. A volte la poesia scade e il morale sembra fatto apposta per pensare: ma chi me l'ha fatto fare? E' una forma mentis da costruire poco alla volta. Quando non si può andare non si va. Si sta a casa, punto. Limitante? Forse. Ma anche liberatorio, da certi punti di vista. Quando c'è da fare uno sforzo lo si fa, un altro punto a favore, altri chilometri sotto il culo e la prossima volta sarà un po meno dura.

la tecnica ci mette a disposizione tute spaziali contro il gelo siderale e il santo led ad illuminarci la via e le chiappe per non immolare le nostre povere ossa sull'altare di un cofano. Con la bici si può, forse non sempre fino in fondo, forse con qualche eccezione ma pur sempre con uno spirito di anarchica ribellione alla mobilità coatta della tonnellata metallica.

a volte sono costretto alla saggezza da qualche condizione avversa. Vorrei gettarmi nell'agone della strada ma mi convinco a salire sul mezzo pubblico. Certo, sono lenti, antipatici, scostanti, costosi, radi ma come farne a meno quando la gamba non gira o la pioggia non molla? E poi, l'abitudine alla criticità del mezzo bicicletta fa sembrare autobus e treni migliori di quanto possiamo pensare.

ed infine, eccomi ancora li, in mezzo alla corsia. Antipatico ed arrogante, sempre con il dito puntato ad accusare! Sono un partigiano del pedale!

Devis


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29 Luglio (varie) Devis

prossima ospitalità!

non siamo andati da nessuna parte. Siamo sempre stati qui, silenziosi nella calura estiva così come sotto il cielo imbronciato di quest'ultimo periodo.
Lanciamo dunque un segnale di vita anche sul nostro sito che prossimamente vedrà qualche aggiornamento più frequente che nei mesi passati.

nelle tre settimane tra il ventidue agosto e l'undici settembre organizziamo un periodo di ospitalità. Sono arrivate molte richieste negli ultimi tempi così che ci sembra buona l'occasione per fare nuove conoscenze. Chi fosse interessato ci contatti via mail al solito indirizzo info@progettopecoranera.it.
Prima scrivete più facile sarà trovare posto! Per quel che ci riguarda cercheremo di darvi conferma quanto prima.
Le informazioni di base le trovate cliccando sul link “ospitalità” nella colonna di sinistra.

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23 Maggio (l'orto) Devis

zollette d'argilla germinate

non ci riesce proprio di adottare le sane abitudini contadine per quanto riguarda il sonno e la veglia. In questo maggio che sembra luglio, alle undici del mattino la vampa già batte la testa del povero mezzadro che è costretto a ripararsi in casa.

una piccola consolazione è data dal vedere che le zollette d'argilla hanno prodotto un primo risultato, dalla pacciamatura di fieno fanno capolino alcuni daikon e del mais da pop corn.

il pazzo mese della semina è terminato. Qua e la, vado riseminando qualche bieta che è rimasta indietro, alcune carote non pervenute e zucchine a dozzine per la raccolta a scalare. L'incredibile siccità è stata interrotta da tre giorni segnati da copiosi temporali pomeridiani, questo fatto ci risparmia la noia di rimanere nell'orto fino a notte con il tubo di gomma in mano. Senz'acqua non si va da nessuna parte. La Carnia non ci ha tradito, pareva volesse metterci in seria difficoltà, c'era quasi riuscita ma poi si è intenerita concedendosi generosa.

stasera ho accolto tre ospiti, Trieste, Bergamo ed Alessandria. Erano strane le giornate passate solitario nei campi, tra l'arrivo di Sara e Sebastiano e l'andirivieni di gente non ero più abituato a tanto silenzio raccolto tra un aiuola e l'altra.

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12 Maggio (l'orto) Devis

una semina... miracolosa?

alla fine le abbiamo fatte, le palline d'argilla. Uno degli ultimi lavori del periodo della semina. L'argilla l'abbiamo presa da un punto particolare del nostro campo dove il terreno risulta particolarmente pesante. Dopo aver lasciato riposare i blocchi in acqua, per ammorbidirli, siamo passati ad impastare lavorando con mani, cazzuole e pale ed aggiungendo manciate di compost all'occorrenza.

il set di semi scelti per l'occasione contava una misticanza di cicorie, cavolo verza, ravanello daikon, rapa dal colletto viola, erba medica, soia e qualche chicco di mais da pop corn. Tutte sementi sulle quali mi sento di scommettere, saranno in grado di farsi strada tra la vegetazione!

integrati i semi nell'impasto ci siamo accomodati dentro la serra e tra una chiacchiera e l'altra si sono fatte centinaia di palline d'argilla. Realizzare una buona consistenza degli involucri ci è sembrato più semplice del previsto.
Le palline hanno riposato per due giorni sotto un sole cocente che le ha asciugate alla perfezione. Al terzo giorno abbiamo individuato una zona con una buona copertura di trifoglio, abbiamo rimosso qualche infestante di troppo ed abbiamo effettuato la semina. E' seguito lo sfalcio del trifoglio con il decespugliatore.

mentre scrivo è iniziato a piovere. Un temporale. E' stata la primavera più asciutta da quando ne ho memoria. Le palline d'argilla ricevono il loro inizio da queste gocce d'acqua e si preparano a diffondere il seme che portano dentro. Da questa storia non ci aspettiamo un generoso raccolto ma di capire le dinamiche con cui si sviluppano i semi di determinate orticole su una pacciamatura verde.

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07 Maggio (l'orto) Devis

ancora qui, più che mai...

corpi sfatti nel campo, la sera. Sguardi persi e mani affaccendate nelle ultime incombenze prima di mettersi un'altra giornata di lavoro alle spalle. E' il pazzo mese della semina, anche quest'anno sta per volgere al termine. Giornate infinite passate nei campi nel tentativo di giungere in fondo alla lista delle cose da fare. I fagioli segnano il passo, oggi abbiamo tagliato il traguardo delle mille postarelle, mille postarelle per dodici semi l'una fanno dodicimila fagioli.

ci siamo dimenticati qualcosa? Sicuramente. Non abbiamo prestato sufficiente attenzione all'orto? Come sempre. Questo secco non aiuta. Mentre dalla Puglia giungono notizie di una primavera bagnata, Sara arranca con il tubo dell'acqua tra le aiuole. Ma dopo un mese abbondante di asciutta (fatti salvi due ridicoli temporali) solo una pioggia che prometta di durare giorni potrebbe sistemare le cose.

così siamo qui, paradossalmente mentre il blog langue il progetto entra più che mai nel vivo. Con gli ospiti, i discorsi impegnati, le questioni che ci poniamo e tutto il resto. Non è tutto rose e fiori. Siamo stanchi e per ora dobbiamo avere fiducia in Madre Natura perché tanti, troppi semi dormono ancora sotto uno strato di terra asciutta. Verrà il tempo di raccogliere, viene sempre. Domani si lavora, ci proviamo con le palline d'argilla. Che giorno è? Quasi non lo sappiamo più ;-)

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26 Aprile (l'orto) Devis

punti di vista... alternativi

noi pomodori ci hanno trapiantato due giorni fa. Ma fa un caldo qua dentro. Oggi è piovuto, un temporale. Ma l'acqua non cadeva sopra la nostra testa, si fermava due metri più su, sembra esserci qualcosa a proteggere questa bolla d'aria nella quale siamo stipati a decine. Loro erano comunque contenti. Sono arrivati con la bicicletta tutti bagnati e ridevano e dicevano che questa pioggia ci voleva. Poi Sara è entrata in serra e ha dato dell'acqua pure a noi, meno male – non ci hanno dimenticati.

io patata me ne sto sottoterra da quanto tempo non so, si vede poco da qua sotto, non si capisce se sia giorno o notte. Avrei preferito starmene un po' in cantina. Poco fa è scesa dall'acqua da sopra, da quello che penso sia il sopra. E sento le radici fremere per uscire ad aggrapparsi a questa terra. La patata sulla destra ha fatto un tale baccano quando si è tutta bagnata. Ma quella è pazza. Sento pure delle voci, ogni tanto. Però non ho visto più nessuno dal giorno che mi hanno ficcato qua sotto. Speriamo bene.

quello più vecchio che sta nella fila accanto ha raccontato a tutti che diventeremo piante enormi. Tutti gli altri si sono messi a ridere. Ma lui ha insistito. Ha detto che, a differenza nostra, lui qui c'è già stato. L'anno passato, era assieme a tanti altri semi di un anno e poi per lui non c'è stato spazio ma ha sentito dire a Daniele: questi semi saranno piante alte almeno tre metri. Ma chi gli crede a quello la! Noi siamo piccoli semi di mais, che ne sappiamo!

che siamo qui sulla terrazza sarà almeno un mese. All'inizio finivamo in garage, la notte. Da una settimana vediamo le stelle. La mattina ci arriva una doccia d'acqua. Devis si abbassa e ci guarda pensieroso, ci toglie il guscio del seme per lasciar aprire le due foglioline... Poi si alza e dice che ancora qualche giorno e saran da trapiantare nell'orto. Io non so cosa sia questo orto ma qui, nel vasetto, mi sento stretta. Tremendamente stretta. Voglio andare. Qualunque cosa mi aspetti. Devis, prendici con te!

storie di ordinaria follia, ve lo dico io che sono il rosmarino della serra e la so più lunga di tutti questi novellini. Io vedo l'inverno, ragazzi miei. Voi non potete sapere cosa sia l'inverno! E quel Devis era tutto intirizzito solo pochi mesi fa. Passava e non mi degnava d'uno sguardo. Un giorno mi era venuta voglia di gridagli: ehi tu, ma dove vai con quella faccia? Non lo sai che la primavera ritorna sempre! Era triste, poveretto. Gli uomini sono così strani, corrono come pazzi avanti e indietro, fanno delle cose incredibili con quelle loro mani calde, sembrano degli dei... e poi non sanno neppure che la primavera tornerà...

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13 Aprile (varie) Devis

raccogliamo il testimone

passa Ottavio per i campi, sta andando a fare una passeggiata nei suoi boschi, “per smaltire questa”, mi dirà poco dopo indicando il voluminoso addome. Di Ottavio ne ho parlato in un recente post, è l'anziano dal portamento vagamente mussoliniano che arranca sull'impervio sentiero, con la brace della cicca consumata pericolosamente vicina alle labbra.

viene Ottavio e si ferma a parlare con Sara. Le parla in friulano ma quando capisce che così non c'è ritorno cambia registro. Arrivo io a fare da interprete.
Ottavio ha sempre fatto l'orto ma ora, dice, si è proprio stufato. Che lo faccia mio figlio, l'orto. Poi ha uno scatto d'orgoglio e rimarca che le patate le ha messe comunque: cinque file, non una di più.

discutiamo come due vecchi con la differenza che io ho ventisei anni. Abbiamo da lamentarci delle stesse cose: dei supermercati, del bosco abbandonato al suo destino, del tempo pazzo... Mi dice che nel campo serve il “sale”, intendendo il concime chimico, che altrimenti non cresce nulla, ormai.

spegne la sigaretta e guarda Sara che sta seminando la bieta. Dice che abbiamo un bel coraggio e tanta voglia di fare. Poi guarda una zolla di trifoglio che abbiamo amorevolmente trapiantato con l'intento di diffonderlo sulle aiuole ed esclama: Ah, quelle maledette erbacce, tu le strappi ma loro ritornano!.
Sapesse dell'agricoltura naturale e di Fukuoka ci manderebbe tutti al manicomio.

Ma tant'è, raccogliamo il testimone da Ottavio che a settant'anni semina ancora le sue patate e riconosce il valore di un bosco. Da lui a noi, con qualche discrasia, saltando una generazione, quella dei nostri genitori.

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06 Aprile (l'orto) Devis

patata - missione compiuta

percorre mezza Austria in auto è per me più stressante di dodici ore di lavoro nei campi. Ma tant'è, avevo giurato a me stesso di non seminare più la maledetta varietà Kennebec e per questo mi sono adoperato. Non che la Kennebec sia una cattiva patata, tutt'altro – sono certo che sia la migliore patata al mondo ma totalmente inadatta al piovoso clima carnico e tanto meno all'argillosa distesa di pecoranera.

così in garage giacciono austere patate crucche. Consorzio agrario di Villaco – Austria. Varietà mai sentite nominare ma buone per darci la speranza di un raccolto migliore. Di cinque differenti, una varietà buona per i nostri campi ci sarà?

avrei potuto andare a Brunico ma quando l'addetto del consorzio altoatesino ha risposto al telefono in tedesco allora ho pensato: tanto vale andare in Austria. Ora, sfatto dal lavoro nei campi con nient'altro in mente che non sia il letto, diamo un'occhiata a quel che si dice su internet di queste varietà.
Ho una voglia di patata, dice Sebastiano, mentre interriamo i primi tuberi. Si, ma non puoi mangiarteli ora! Porta pazienza e questa rinuncia ti premierà con un raccolto cinque o sei volte superiore all'investimento.

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04 Aprile (l'orto) Devis

pioggia a catinelle

la Carnia non ci ha traditi. Sul far della sera Sara srotolava il lungo serpentone di tubo in gomma fin su, al frutteto. Felici di arrivare sino ai primi meli con la pressione dell'acquedotto e non a forza di braccia e secchi.

arriva la pioggia, Sara! Stavolta arriva per davvero! Nuvoloni neri all'orizzonte. All'imboccatura nord della conca. I temporali tanto attesi. Un mulinello di vento e assicuriamo la serra con tegole e mattoni. Un temporale furente che si abbatte prima con le raffiche e poi con l'acqua. Acqua a catinelle. Non molta, all'inizio. Ma è già sera e sta andando avanti. Grazie Carnia. Ti ringrazia la nostra campagna asciutta ad aprile come non mai. Due settimane di vampa marzolina, termine coniato a beneficio dell'amico Diego. Un giugno precoce. I piselli che fanno già capolino e dire che li avremmo potuti seminare prima se non fossimo stati così impegnati a piantumare gli alberi.

gli alberi! gli alberi, sono lieti di tanta grazia. E la terra tutta, fioriranno le erbacce ma noi saremo la, a combatterle. Da domattina si ricomincia. La pioggia ci abbandonerà per una settimana almeno e allora sarà tutto un seminar piselli, carote e patate. E mi si perdoni la grammatica ma sono appena le nove e non c'è altro da fare che addormentarsi nel dolce rumore di una terra generosa.
(nell'immagine: la pioggia d'artificio prima della pioggia vera)

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27 Marzo (varie) Devis

dinamiche in assestamento

siamo nei campi e ci stringiamo un po' per sentire che si dice. Chiacchieriamo per ore quando si entra nel vivo di un argomento mai considerato. Ci sono così tante cose da organizzare.

quanto, quando, come e cosa fare nei campi. Vengono abolite le domeniche. In questo periodo della pazza semina (fino a metà maggio – ndr) quando c'è il sole si lavora. Ok, ma se tira sole per dieci giorni io scoppio, obietta Sebastiano. Guardo Sara che vorrebbe obiettare a Sebastiano ma è talmente stanca dopo una tirata di una settimana che tace. Ok ragazzi, in effetti non posso pretendere che reggiate questi ritmi dall'inizio. E poi avete la casa da sistemare. Ma poi, quand'è successo che la Carnia ci regalasse una settimana di cieli sereni?

allora si decide che quando c'è il sole si lavora ma un giorno per respirare serve in ogni caso. Sebastiano chiede un metodo preciso per occuparsi della cucina. Al suono delle campane di mezzodì molla la zappa dove sei e vai a cucinare, propongo io. E quando ho finito di cucinare vi do una voce e voi mollate la zappa dove siete e venite, aggiunge lui. Siamo d'accordo.

dinamiche in assestamento. Cose che non ci erano mai venute in mente. E' tutto un esperimento. La primavera ci mette a dura prova. Oggi la domenica coincide con un giorno di leggera pioggerella. Liberi tutti. Ieri sera sono finito a letto alle nove e un quarto. Sara aveva fatto meglio la sera prima chiudendo gli occhi alle diciannove e quarantacinque.

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21 Marzo (l'orto) Devis

questi alberi ci sopravviveranno

Il pensiero che questi alberi mi sopravviveranno mi provoca una certa vertigine.
[...] Il primo giorno di primavera, insieme a piantumare il nuovo frutteto. Con questo sole è tutto così facile. Devis

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17 Marzo (varie) Devis

aaa contadini cercasi...

da metà aprile a fine maggio, pecoranera cerca volenterosi contadini, anche alle prime zappate, per condividere le fatiche dei campi.
Diamo ospitalità e vitto, prevalentemente vegetariano e auto prodotto, in cambio di quattro-sei ore di lavoro nei campi.

per motivi organizzativi e per avere la possibilità di conoscerci al meglio, il soggiorno minimo è di quattro-cinque giorni. Per dare la possibilità a molte persone di visitarci il periodo massimo di permanenza è di una settimana.
Ospitiamo fino a tre persone alla volta.

non è richiesta particolare esperienza nel lavoro agricolo, solo buona volontà e spirito di adattamento alle necessità del momento. La giornata prevede oltre al lavoro, momenti di convivialità e tempo libero per scoprire i dintorni di pecoranera.

l'alloggio sarà nella piccola casetta in legno con cucina e servizi autonomi. Per ulteriori informazioni e richieste scrivere a info@progettopecoranera.it

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10 Marzo (varie) Devis

meno tre...

meno tre giorni all'atterraggio di Sara e Sebastiano. Arriveranno sabato pomeriggio, intorno alle quattro del pomeriggio. Ho già detto loro che parcheggino il furgone con i mobili appena fuori pecoranera e che raggiungano me e Daniele nel futuro frutteto. Domenica pare che ci sarà pioggia, così tenteremo di portare a termine la piantumazione del frutteto già sabato.
Pecoranera, un posto dove neppure ci hai messo piede e sei già al lavoro. Potete chiedere conferma a chi è passato di qua.

domenica scorsa c'è stato un assaggio con Sebastiano che ha sbarcato la prima metà dei mobili aiutato dal padre di Sara. Per questo, se mi chiedete come si manifesterà questo grande evento vi rispondo con certezza che si tratterà di assoluta normalità.

ho già avuto esperienza di come i cambiamenti più attesi nelle nostre vite, proprio perché tanto attesi, ce li passiamo tra le mani per mesi prima di scoprire che il tracollo immaginato non si verificherà mai. Che il tanto atteso giorno sarà semplicemente un giorno di ordinaria follia, il fluire naturale delle cose. Il cambiamento è già avvenuto altrove, dentro di noi, anni prima e manco ce ne siamo accorti. In quel momento lontano avremmo dovuto tremare, traballare ma eravamo distratti da chissà quali altri pensieri.

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03 Marzo (l'orto) Devis

gli alberi? non li fanno più come una volta

qualche anno fa acquistai degli alberi da frutto. Sei, per la precisione. All'epoca sapevo nulla delle piante da frutto, poco meno che ora. Vagando per vivai andavo chiedendo, un po ingenuamente forse, quale fosse la differenza tra un albero ad alto fusto e quelle piante nane che vedevo in giro.

manco un vivaista che si fosse degnato di darmi la semplice risposta che ho avuto oggi. La moderna frutticoltura viaggia verso alberi sempre più piccoli, manco fossero piante di pomodoro, con investimenti per unità di superficie sempre maggiori. Dove sono finiti gli alberi di una volta, come si ottengono quei meravigliosi meli, piantati decenni fa, che fanno da corona al mio paese?

la risposta è nel portainnesto. Portainnesto debole per piante nane, portainnesto vigoroso per alberi più grandi. Solo che oggi si predilige cogliere pochi grossi frutti a portata di mano anche a costo di dover seguire le piante con maggiore cura.
Io, noi, vogliamo pochi grandi alberi che facciano gli alberi e non le piante di pomodoro. Io voglio salire sulla pianta con la scala e cogliere i frutti belli e di quelli che cadono farne succo.

molto difficile a quanto pare. Tutti piantano a filari, alberi a un metro e mezzo l'uno dall'altro, tenuti bassi e potati con cura. Un parto difficile, il nostro frutteto. Ieri ho procurato stallatico maturo, una benedizione. Oggi è nevicato. Chi scaverà le buche?

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25 Febbraio (società) Devis

butta male alla discarica comunale

una volta si trovava di tutto qui! Ahh si! Non si tornava mai indietro a mani vuote! Guarda un po' adesso, non c'è niente che valga la pena di spingere una carriola fino a casa!
Che non si trovi più una cucina a legna degna di questo nome – e sia chiaro, non la si pretende certo con le mostrine - è una realtà. Solo ferrivecchi mezzi sfasciati, senza la piastra o col materiale refrattario in briciole...

se qualcuno disse che le prigioni sono lo specchio della civiltà di una nazione altrettanto potremmo dire della discarica comunale in relazione all'andamento economico di un paese.
Amico mio, qui tira aria di crisi, la gente si tiene la roba, non cambia più un divano che sia uno!
La visita domenicale alla discarica si conclude con un nulla di fatto, come accade sempre più spesso negli ultimi tempi. L'ultimo colpo grosso fu un boiler a legna, qualche mese fa. Da allora più niente.
Neppure il mio amico, che rovistava tra i rifiuti elettronici, ha trovato un computer degno di nota. Una montagna di televisori, in compenso, tutti funzionanti, presumiamo. Ora abbiamo capito a cosa è servito l'avvento del digitale terreste.

ad aver pazienza, negli anni passati, chi avesse saputo usare bene le mani avrebbe ricostruito una città intera, muri e persone escluse, solo a raccattare ciò di cui ci siamo disfatti. Il problema di un'esperienza parziale come la nostra è che si trova sempre una scarpa e una ciabatta. Sempre pezzi spaiati. Ad aver pazienza si dovrebbe fare una bella collezione e allora due calzini dello stesso colore verrebbero fuori.

la mia ragazza, in erasmus a Madrid, mi racconta di aver cercato per mesi la mitica discarica metropolitana. Non l'ha mai trovata, gli interpellati stringevano le spalle, abbozzavano immaginando un missunderstanding linguistico. Chissà come dev'essere un posto del genere. Ve la immaginate? La città dell'immondizia. Una città vera, con strade e piazze ed indicazioni. E un traffico di camion che vanno e vengono per scaricare la robba. “Via dei televisori a tubo catodico” e poi, “Piazza delle lavatrici mezze funzionanti”, ed ancora “Vicolo dei tavoli da giardino”... Da farci un viaggio, in una città del genere.

tornando alla nostra austera piazzola comunale, non si cava un ragno dal buco. Una bicicletta storpia, due settimane fa. La tentazione di disfarsene per la seconda volta è grande. Tempi duri, tempi duri!

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22 Febbraio (varie) Devis

per non perdere tutto

tra due giorni sarò nella nuova dimora, una vera casa di mattoni. Riorganizzazione logistica di pecoranera: la piccola casetta di legno diventa mensa, ritrovo e locanda per i viandanti, l'appartamento sino ad oggi ad uso degli ospiti diventa casa mia.

c'è chi pensa che stia per mollare tutto per tornare, armi e bagagli, nel pieno di una vita civilmente apprezzata. Apprendo che “mi sono stufato e sto cercando lavoro” da una compaesana che non vedo da mesi. Grazie, dico, ma veramente pensavo di rilanciare la posta condividendo con altre persone la mia avventura.
Per fortuna la primavera è li dietro l'angolo pronta a dire che si farà sul serio, ancora una volta. Ma non me ne ho a male, questo è il paese, i segnali rimbalzano e si amplificano. Qualcosa di vero in tutto questo c'è.
La crociata solitaria è finita ed assieme a questo evento sono stato colto da un'immensa spossatezza, mesi e mesi di torpore. Pochissima energia residua per mantenere la barra a dritta. Come un esercito che avanza, avanza e infine si ritrova con le linee di rifornimento tagliate. Che fare? Abbozzare in attesa che arrivino i viveri. Piegarsi un po' al nemico – anche se in questo caso di nemico non si tratta – ed indietreggiare sino alla prima asperità utile a conservare il terreno conquistato.

perdere tutto, rompere le linee e battere in ritirata. Di fronte alla notizia datami dalla mia compaesana capisco quanto ci sono stato vicino.
E così ecco la casa di mattoni, niente risvegli a zero gradi e un bagno che si possa definire tale. Ripartiamo da qui, un po' meno energie destinate alla mera sopravvivenza e un po' più per avanzare su altre vie. Spero mi si perdoni di aver abbandonato quell'icona sacra che è la piccola casetta di legno, mi si perdoni questa piccola debolezza. Retorica pura che val bene però la possibilità di tuffarsi ancora a piene mani nella mia, ora nostra, storia che continua!

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16 Febbraio (varie) Devis

annuncio importante

pubblico di seguito la nota della trasmissione Chi l'ha visto per una persona che è passata da Pecora Nera e di cui è stata denunciata la scomparsa da un mese. La ragazza si chiama Marilena. Chi leggesse questo sito e ne avesse notizie può contattarci oppure accedere direttamente al sito del programma TV a questo indirizzo.

Marilena Piretti
Sesso:F
Età:27 (al momento della scomparsa)
Corporatura:esile
Statura:168
Occhi:azzurri
Capelli:castani
Abbigliamento:Giubbotto colore marrone bruciato, pantaloni di stoffa strappati, scarpe da ginnastica usurate di colore grigio
Scomparso da:Trieste
Data della scomparsa:14/01/2011
Data pubblicazione:14/02/2011

Marilena Piretti, studentessa di lingue all'Università di Trieste, non dà più notizie di sé dal 14 gennaio. Dopo una discussione con la madre ha preso il suo computer portatile ed è uscita. La fine di un rapporto sentimentale e incomprensioni con la famiglia l'hanno portata a chiudersi in sé stessa e ad essere particolarmente attratta da associazioni di cui è venuta a conoscenza su Internet, operanti anche fuori dalla sua regione, soprattutto in Piemonte.

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13 Febbraio (l'orto) Devis

è già tutto qui!

stasera ho aperto pigramente il manuale di permacultura di Bill Mollison. Più lo sfoglio e più mi convinco che sarebbe bastato passare qualche settimana nell'Italia rurale di sessant'anni fa per scrivere un manuale altrettanto valido. Certo, prima di vedere una cosa dobbiamo accorgerci che esiste. Spesso pratiche vecchie come il mondo vengono spolverate, rilegate e rivendute come nuove, lo dico senza polemica.

chi ha letto qualcosa di permacultura non potrà che concordare. Prenderò ad esempio le zone in cui, secondo Mollison, dovrebbe essere organizzata la fattoria permaculturale.

potrei andarmene a zonzo per il territorio che circonda il paese a dire: “questa è quella zona, questa è quell'altra, qui c'è una struttura che svolge quella funzione...”, come da manuale!
Cosa voglio dire? Che è già tutto qui, a quanti si preoccupano del come, cosa, dove fare... c'è solo una spolverata da dare nella nostra campagna, uno strappo di pochi decenni da ricucire. Una generazione ha passato la mano, vogliamo farlo pure noi?

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09 Febbraio (varie) Devis

Ottavio

“e vidi un uomo in fondo alla valle”. Guai in vista. Stavo trascinando due verghe di frassino dal bosco fin giù nei campi, servono pali per il frutteto.
Appena ne ho avuto chiara l'identità mi sono tranquillizzato un po. Nel mio archivio, tale Ottavio fu all'epoca classificato come elemento friendly tra villici con cui ho avuto a che fare. Ma la contestazione è sempre dietro l'angolo, mi metto sull'attenti.

dovete sapere che gli anziani di Raveo, tutti proprietari di qualche pezzo di terra, sembrano stare rintanati tutto il giorno in casa. Sembra, appunto. In realtà neppure una pisciata fuori posto sfugge a quel grande fratello che è un piccolo paese di montagna.
Ottavio: tarchiato sessantenne con le gambe a fisarmonica, pronunciata rotondità addominale, vaga somiglianza con il Duce di cui ha certamente permeato la postura e la capacità oratoria. Sigaretta MS in bocca con il tizzone che pericolosamente si avvicina alle labbra in quanto il soggetto usa tenere mezzo filtro in bocca.

che vorrà Ottavio da me? Esordisce maledicendo i dottori ed il governo. Ha certi acciacchi che non gli permettono di recarsi quanto vorrebbe nel bosco. Poco male, partecipo con energici segni di assenso in attesa di capire cosa mi attende.
Ecco, sembra proprio che Ottavio sia confinante a nord, a sud, a est, a ovest e se ce ne fosse bisogno anche per qualche altro segno cardinale, di un nostro bosco di recente acquisizione.
Ah caro Ottavio, ti stavo proprio aspettando. Vieni vieni a mostrarmi i confini. Ottavio arranca e sbuffa su per il sentiero come una vecchia locomotiva. Trova, tra l'altro, il fiato per dare ancora qualche tiro alla sigaretta e maledire altre categorie sociali.

su nel bosco c'è Daniele. Lo raggiungiamo. Il quarto d'ora successivo è un monologo teatrale. Ottavio sbanda e grugnisce mentre trottola da una parte all'altra del bosco di frassino per illuminarci sulle geometrie del latifondo.
Ogni tanto si ferma, guarda un albero spezzato e marcito a terra, e chiede perdono agli antenati per tanta incuria. Ad un certo punto si guarda attorno circospetto, quando è sicuro di non essere intercettato da chissà chi o cosa, chiede se siamo riusciti a mungere qualche soldo dalle istituzioni.

non c'è proprio speranza, Ottavio! Come potremmo mai spiegare? Ancora qualche invettiva contro i tempi moderni ed arriva la benedizione finale per chi, come noi, ha ancora voglia di lavorare (nel senso: questo nel bosco è lavoro vero, non quello degli impiegati in ufficio).
Finisce con grandi gesti d'intesa e un trattato di pace che ci fa lavorare tranquilli del nostro fatto per il resto del pomeriggio.

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03 Febbraio (l'orto) Devis

quanto bosco?

mentre mi nascondo nel bosco, in queste luminose giornate, una buona domanda con cui trastullarsi è: quanto bosco serve al contadino autosufficiente? Ovviamente: dipende.
Tanto, ne serve tanto. Più ce n'è meglio è. Spero ne tengano conto nelle statistiche sul numero di umanoidi che il Pianeta può sostentare.

Non so da voi, ma qui fa freddo. C'era la luna giusta i giorni scorsi e così sono andato ad abbattere qualche albero malato o con la punta spezzata. Legna da ardere per il prossimo inverno, punto primo. Con la motosega, preciso per sgombrare il campo da qualsiasi equivoco. La motosega serve eccome.

Punto secondo: legname da opera. Lontana ed affascinante prospettiva, costruire la propria casa con il frutto della propria terra.

tra un mese tenteremo l'avventura di piantumare un bel frutteto. Servono molti pali, almeno tre per pianta. Qui intravediamo un altro aspetto: nella fattoria autosufficiente c'è bisogno di un appezzamento a noccioli ed ontani.
Ho speso tre pomeriggi a procurare nuovi sostegni per i fagioli rampicanti, ne serviranno ancora.
Mentre spuntavo i rami di noccioli per tenerne solo il bastone più grosso, ho avuto un dejavu: che me ne faccio della ramaglia? In qualche orto devo aver visto qualcosa del genere: rami di nocciolo con piselli rampicanti. Ma certo!
La sera consulto l'enciclopedico manuale di Jhon Seymour: infrascare i piselli, così si dice. Allora a febbraio si tagliano gli arbusti e a marzo si seminano i piselli. Così non c'è bisogno di acquistare la rete di plastica al consorzio agrario.
E le piccole serre a tunnel utilizzate per coprire il radicchio o fare qualche semina precoce? Niente di più facile che incurvare dei giovani spuntoni di nocciolo per farne degli archi.

punto quarto: banca della fertilità. Si, perchè il bosco accumula, lentamente ma inesorabilmente, uno strato sempre maggiore di sostanza organica. Il tutto con un'assicurazione, gli alberi, contro erosione e periodi siccità.

dovrò passare ancora qualche giorno nel bosco, con tutte le soluzioni che fornisce! La risposta alla domanda iniziale ovviamente non l'ho data. Troppi fattori in gioco, solo l'esperienza ci fornirà la misura.

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26 Gennaio (gli attrezzi del contadino) Devis

ri-sintonizzato agli elementi

esco da due settimane a loro modo alienanti, la prima passata in viaggio di piacere a Madrid, la seconda inchiodato a casa dall'influenza raccattata durante il viaggio.

qual'è stato il fattore di massima alienazione l'ho capito solo oggi quando sono uscito per fare quattro passi a metà pomeriggio. Allontanatomi di poco dal paese, sedevo su una collinetta naturale coperta di erba secca ed in mano stringevo un bastone di nocciolo, di quelli che si usano come sostegno per il fagiolo rampicante.
Tutt'a un tratto sono stato pervaso da un incredibile euforia. Un attimo prima sedevo calmo e meditabondo ed ora gioivo in ogni angolo del mio corpo. Mi sono reso conto di quanto luminosa fosse la giornata. Ho passato e ripassato tra le mani il pezzo di legno appena tagliato, ne ho percepito la vitalità. Non sono un abbraccia alberi, sono poco incline alla meraviglia freak, per cui potete ben credermi se vi dico che sono rimasto letteralmente tramortito da questa sensazione.

sono stato scollegato per quasi venti giorni dal cielo! Tra il viaggio e la malattia ho potuto guardare prevalentemente soffitti bianchi o austere porzioni di volta celeste delimitate dallo skyline metropolitano. Sono mancato per tutto questo tempo e solo in quel preciso istante ho percepito chiaramente che l'inerzia ci sta spingendo inesorabilmente verso la luce, verso la vita nuova.

ho vissuto la prima giornata di primavera con grande anticipo, grazie all'impronta delle stagioni passate. Sono rimasto addirittura commosso, di quanto gli elementi siano penetrati dentro di me negli anni di pratica agricola. Sono grato di questo immenso dono. Sono conscio che ci attendono ancora giorni freddi e nevicate importanti ma questo poco importa, se poteste interrogare questo bastone di nocciolo lui confermerebbe il mio sentire!
Mi sono alzato in piedi per tornare a casa con la sensazione di sapere esattamente in quale momento mi trovo, non è affatto una cosa di poco conto!

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20 Gennaio (l'orto) Devis

una nonna specolatrice

pubblico oggi una bella fotografia di mia nonna scattata qualche mese fa.
Eugenia, tuttora felice novantenne, sta specolando uno stelo di radicchio per trarne del seme. Il sole la illumina da una finestra mentre racconta quante volte ha svolto quel compito in gioventù. Dice che, una volta specolato il seme, gli steli secchi si buttavano in un angolo di campo lasciato al selvatico e che, alla primavera successiva, quello era il primo radicchio da raccogliere.

faccio lo stesso poche ore dopo mentre ragiono che si tratta di un metodo affine all'agricoltura naturale. Rifletto anche sull'immagine di mia nonna che racconta, con voce sempre diversa, i suoi ricordi di prima della guerra.
Ora, non ho molta voglia di pontificare sul ruolo perduto dagli anziani nella società atomica, lancio solo questo spunto e chiudo subito.

a me resteranno queste immagini di nonna Eugenia seduta da qualche parte in salotto a fare la sua parte - oltre che di radicchio, si occupa spesso della sgranatura dei fagioli secchi. Io che vado e vengo dai campi, di tanto in tanto, trovo un attimo per sedermi accanto a lei che, inevitabilmente, attacca con qualche storia!

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07 Gennaio (gli attrezzi del contadino) Devis

eco feticci

è così che ci divertiamo. Se mi chiedete cosa ho fatto oggi posso solo dire che sono andato a prendere Sara, che arrivava da Trieste in treno, con un tandem. Si, proprio quel tandem, la bicicletta a due posti. Si aspettava che arrivassi in auto, ha fatto un salto quando ha capito che su quel coso c'ero io. Nell'entusiasmo del momento non ha valutato i venticinque chilometri da pedalare per arrivare a pecoranera, con un clima piuttosto antipatico. Ce la siamo presa con calma, l'unico impegno era arrivare prima di notte.

come me lo sono procurato quel tandem? L'avevo adocchiato durante l'estate, ogni volta che passavo davanti a quella locanda lui era la, appoggiato al muro. Così quando mi è venuta l'idea mi sono fermato a chiedere se me lo prestavano per una mezza giornata. La bici è un feticcio a pecoranera, su questo non si discute

è così che ci divertiamo, fantasia al potere. Si va fino in Sicilia in bici, oppure a pedalare in Austria sotto i diluvi agostani, si scende il Tagliamento con un canotto da bambini, si va a prendere il sole al fiume. Niente centri commerciali finché si ha nella vena una sola goccia di quella capacità fanciullesca di non annoiarsi mai, sempre soli in compagnia della propria fantasia.
sto ricamando troppo sopra una pedalata in tandem? Può darsi, ma Sara se lo ricorderà per bene quest'arrivo, seduta sul sellino posteriore del bi-biciclo!

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02 Gennaio (varie) Devis

pecoranera ricalendarizzata

il due agosto scorso io e Sebastiano ci aggiravamo per il vivaio occhieggiando piante rinsecchite sotto il sole cocente. Non è proprio una buona idea trapiantare un albero in piena estate. In effetti a nostra disposizione rimanevano poche piante dalla dubbia vitalità. Di altre, più vivaci, non conoscevamo il nome o l'utilità.
Infine, desistemmo dal nostro intento. Tornati a casa trovammo Sara che bazzicava nei campi nella vampa di metà pomeriggio. Pessima abitudine, ma non ci riesce di convertirla al rito della pennichella. Le comunicammo la storia del regalo, degli alberi che non si possono trapiantare con quel sole a picco e di quanto fossero avviliti gli alberelli residui dallo shopping primaverile.
“Il tuo compleanno è spostato d'ufficio al tre marzo. Aspetterai sette mesi per compiere gli anni, è una proposta vantaggiosa, pensaci”. Sara acconsentì a ri-nascere il tre marzo ma alla torta non rinunciò. A primavera avrai il tuo albero, robusto e vigoroso, pronto a penetrare le sue radici nel futuro di pecoranera.

Sara avrà il suo albero, il tre marzo. Chissà se si ricorda di esser rimasta di un'unità indietro nel conto delle primavere. Primavere, appunto. Si contano le primavere, non gli inverni o le estati.
Ci penso proprio oggi dopo un capodanno festeggiato pigramente. Mi chiedo come si sia arrivati a scegliere una data così infelice. Nove o dieci giorni dopo il solstizio d'inverno. Ma che data è?
Da sbrigative ricerche in rete vengo a sapere che fu papa Gregorio XIII, nel 1582, ad imporre il 1°gennaio sulla ridda di date che prosperavano nei regni di tutta Europa. Originariamente i Babilonesi, primi a festeggiare l'inizio del nuovo anno, fissarono questo giorno alla prima luna nuova dopo il solstizio di primavera.
Una data logica, vien da pensare. Legata ai cicli della terra, all'idea della rinascita della Natura dopo il lungo riposo invernale. Perché allora non festeggiare quattro date in occasione di solstizi ed equinozi? Lungi dal ripercorrere le gesta di regimi fascisti ed imperatori romani che cambiavano a loro piacimento il calendario una volta agguantato il potere, vorrei che il prossimo venti marzo non passasse inosservato. Segnerò queste date in rosso sul calendario 2011. D'altra parte se la nostra vita sarà legata ai cicli della Terra che altro possiamo fare?

ps. Ferragosto, ma che diavolo di festa è? La festa dell'estate un mese prima che finisca? Dalle nostre parti calde e lunghe ore di luce le abbiamo a giugno e luglio. A Ferragosto, un anno si e l'altro pure, la stagione rompe e vien giù acqua a catinelle.

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