PECORA NERA E' un progetto per coltivare la terra insieme, collaborando con la natura e dividendo equamente il frutto del lavoro comune. Attualmente coltiviamo terreni per circa mezzo ettaro e la nostra direzione è raggiungere l'autosufficenza alimentare, così da ridurre la nostra impronta ecologica sul pianeta. Vogliamo coinvolgere altre persone nel nostro progetto, a diversi livelli di partecipazione, secondo le possibilità di ognuno.
ULTIME NEWS DAL PROGETTO
01 Settembre (l'orto) Devis
maledette Kennebec
ok, nell'orto di una pecoranera nessuno si aspetterebbe di trovare la varietà di patata più coltivata al mondo. Invece, facendosi forza delle altre magagne che mi hanno distratto in queste stagioni, la Kennebec è ancora la.il primo anno era il primo e non si conta, il secondo c'era la scusante dela grandine, il terzo è piovuto troppo, quest'anno volevo riseminare i miei tuberi... che mi venga un accidente se il prossimo anno infilerò uno solo di questi malefici tuberi nel mio orto!
Da Wikipedia: “La patata Kennebec è una varietà di patata di origine statunitense ora prodotta anche in Europa. [...] è la "cultivar" più diffusa sul territorio italiano [...] Cresce molto bene anche in assenza di acqua ed è quindi largamente utilizzata nelle coltivazioni montane. [...] ”
cresce molto bene in assenza d'acqua? e io mi sono accorto di quanto male cresca con abbondanza d'acqua! Mea culpa, lo so. Ma un giovane contadino va al consorzio e prende in fiducia quel che prendono tutti, cosa ne sapevo allora della global-standardizzazione della patata da seme?
In questi giorni sto raccogliendo le patate, quali patate, mi chiedo! Dove sono le patate? Se le prime aiuole promettevano bene ora avanzo in un deserto di patate, peggio, escono patate marce che si spezzano e lasciano colare una pasta-colla dall'odore di vomito, non pubblico nessuna foto per decenza.
allora, dicevo, a me i contatti dell'Ersa, delle univeristà, dei produttori locali, del consorzio di tutela del non so cosa...Datemi una patata, me ne infischio che sia produttiva... la voglio come la varietà rossa che coltivo tuttora, pianta piccola, tuberi di media o piccola dimensione, scorza dura, aspetto bitorzoluto e soprattutto che renda inappettente quella mandria di insetti mangia-a-sbafo che popolano il mio terreno vergine da veleni...
Che la Kennebec se la coltivino nei loro terreni morti e arsi dal sole. Amen!
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30 Agosto (varie) Devis
accoglienza settembrina
propongo un nuovo termine per sostituire il troppo commerciale “ospite” e l'anglofono “wwoof” (che sembra l'onomatopea dell'abbaiare d'un cane).le persone che passano di qua non sono pellegrini, perchè il pellegrino conosce origine e meta del suo viaggio, il Viandante che arriva a pecora nera non sa neppure da dov'è partito, spesso non si rende conto di essere in viaggio, certamente non ha conosce la sua meta.
per tutti coloro che mi hanno scritto, senza ricevere una risposta immediata, coerente o intelleggibile, a causa di questo intenso mese appena trascorso:
dal 6 al 19 settembre porte aperte, come sempre del resto, per chi volesse fare una scappata a pecora nera, in attesa di fughe più premeditate e durature!
Ben accette visite giornaliere, visite del weekend e volontari per lavoro coatto nei campi per una settimana circa. Preferibilmente cercherò di sintonizzare più di un viandante alla volta per incrociare qualche destino. L'indirizzo è il solito info@progettopecoranera.it.
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26 Agosto (società) Devis
animali in cattività
mattinata in sella, furiosamente in bici, mi sono sorpreso con un'espressione ferina mentre divoravo la salita e l'asfalto avanti a me. Qualcuno potrà dubitarne ma vi assicuro che è proprio così, non posso osservarmi da fuori ma dentro di me quello che vedevo era proprio un animale primitivo all'inseguimento della sua preda.da li al successivo pianoro una cascata di pensieri brulicavano nella mia testa. L'uomo oggi animale in cattività, luci al neon, campi elettromagnetici, cibo velenoso, protesi del movimento.
Il palliativo della scienza medica per corpi morti perchè privati della loro funzione originale: camminare, correre e respirare forte, sopportare il freddo, patire la calura, scurire la pelle sotto il sole, immergersi in acque gelide, sviluppare calli, sentire la fame, avere sete.
oggi il nostro corpo si trova in una camera iperbarica di conforti, chi crede che la speranza di vita proseguirà il suo incremento esponenziale si sbaglia di grosso. L'ottantenne di oggi è il risultato di una giovinezza nella pietra e di una vecchiaia nel cotone, e rimarrà forse un unicum nella storia umana.
L'ottantenne di domani è già nato e sarà il risultato disastroso di un corpo mai utilizzato pronto a farsi intubare e collegare a svariati macchinari.
i bagni di fieno, i lunghi respiri, le pietruzze colorate, le diete colorite... sono tutte pratiche auspicabili ma che valore hanno di fronte ad una giornata nei prati e nei campi, ad una puntura d'ape, ad un tuffo nel torrente, ad addomesticare una montagna e respirarne l'aria a pieni polmoni?
scopro un Fukuoka vero anarchico quando propone un'umanità senza nazioni e mi torna alle mente l'ardore di qualche anno fa. Loro, gli anarchici, lottavano contro la tirannia del potere economico, oggi occorre aprire gli occhi e vedere una nuova realtà, ci stiamo privando (e non “ci stanno”) del bene che viene prima ancora dell'aria che respiriamo, ovvero di un corpo degno di vita capace di donarci una vita che sia solo nostra e non dipendente da una serie di professionisti del malessere.
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20 Agosto (l'orto) Devis
ospiti, lavoro e processioni
l'ospite al lavoro nei campi è un neonato che conosce per la prima volta il mondo. E' stato paracadutato a pecoranera da una realtà altra e rimane sconcertato di fronte alla caotica distesa verde, apparentemente abbandonata a se stessa.Devis intona il sermone agri-culturale, pontifica di agricoltura naturale, indica piante di radicchio che avanzano nel prato, glorifica alcune piante di mais spontanee, accelera il passo in prossimità di certe aiuole e subito ne indica delle altre in lontananza, ci sono dei teli neri a terra, c'è il trifoglio sotto al mais, il topinambur si erge inaspettato tra le infestanti. “Ecco le patate! Dovresti intravedere pure delle carote laggiù... e quelle? oh, si quelle sono foglione di bieta, eh, ecco qua, strappo via qualche erbaccia e gli faccio posto”.
l'ospite è sempre più confuso, si aggrappa a Devis, è la sua ombra, prova a guardare con gli occhi nuovi suggeriti dalle parole appena udite, niente da fare.
Se gli ospiti sono due o più si crea una piccola processione che sarebbe interessante osservare da lontano.
E' un curioso fenomeno, quello della processione, si verifica in questo contesto dove c'è talmente tanta novità da far vacillare, pecora nera è una strada nuova percorsa camminando a testa in giù.
la processione sorprende anche me e Daniele. Di tanto in tanto, seppur consumati da tre stagioni di convivenza lavorativa, ci troviamo incolonnati sul sentiero, lui il sacerdote ed io il fedele, e viceversa.
La processione è un piccolo inconveniente causato dal crollo delle gerarchie, la tendenza a condividere tutto, la voglia di essere la mano dell'altro che strappa l'erbaccia. Un condensato di sperimentazione ed entusiasmo.
L'ultima processione si è verificata proprio ieri con Claudia e Giovanni, ci siamo sorpresi a vicenda mentre coglievamo la stessa zucchina dalla stessa pianta e ne abbiamo riso assieme.
i paesi comunisti devono aver sperimentato questa problematica e hanno risposto con la gerarchia ed i piani di sviluppo quinquennale.
Noi, che siamo degli agro-anarchici, dovremmo evitare di congelare la naturale ispirazione al lavoro con una rigida organizzazione. Piuttosto il lavoro nei campi dovrebbe essere un flusso naturale in cui corpi e menti danzano in armonia cozzando il meno possibile. Sguardi, pensieri, parole, azioni, movimenti ed infine, pratica, tanta pratica per sperimentare una nuova dimensione del lavorare assieme.
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07 Agosto (società) Devis
welfare contadino
pulisco il radicchio con immenso senso di gratitudine per questa pianta che, da fine aprile, va avanti a ricrescere, io taglio e lui ricresce e c'è ne sempre in abbondanza.A causa dell'ultima esagerazione ciclistica la caviglia mi fa maluccio, però mal che vada potrei restarmene fermo e tagliare il radicchio che cresce da solo e magari cucinare qualche polenta con il mais che s'è accumulato dall'annata precedente. Da questo punto di vista il futuro fa meno paura.
l'interlocutore ,cui racconto il mio vivere, storce naso e bocca, aggrotta le ciglia e scocca la freccia: “e come fai con la pensione?”. Possiamo subito correggere la domada riferendola a tutti i servizi assistenziali dello stato sociale.
I miei amici sono preoccupati, mia madre non ci dorme la notte ed è arrivata al punto di proporsi di iscrivermi alla coldiretti e di pagarmi i contributi di tasca propria.
certamente Thoreau suggerirebbe di non optare per una vecchiaia serena a scapito di una giovinezza vissuta pienamente. Da buon anarchico inorridisco pure alla prospettiva di essere schedato come una vacca da latte pronta ad anni di onorata mungitura. In prima battuta risponderei che, con tutta probabilità, la pensione come noi la intendiamo sarà un lontano ricordo all'epoca della mia vecchiaia.
però una risposta vera va data. Cosa c'era prima dello stato sociale? Il welfare contadino era costruito attorno alla famiglia o, in senso lato, alla comunità. L'individuo maturava un credito produttivo informale negli anni del vigore fisico e riscuoteva l'assistenza dagli altri membri al momento del bisogno. Probabilmente il welfare come lo conosciamo oggi è maturato con la sostituzione del binomio comunità-contadino con famigliamononucleare-operaio e proseguirà in futuro con single-impiegato.
Molti anziani e gran parte dei cinquantenni cresciuti nel mito del diritto acquisito non possono capire che nessuna sinecura può essere garantita vita natural durante per volontà divina e che presto o tardi qualcosa dovrà venir meno pure dalle loro tasche. Ma qui si sconfina nella politica.
che la risposta e le controargomentazioni siano logiche o no, l'interlocutore rimarrà aggrappato alla sua situazione contributiva ed io alla mia utopia di comunità di mutuo soccorso. Se, tra cinquant'anni sarò un pachiderma solitario con le zanne consumate dal radicchio allora spero di trovare con dignità il mio cimitero degli elefanti altrimenti farò abiura ed elemosinerò le briciole alla nazione opulenta.
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29 Luglio (società) Devis
acqua, alberi, sassi...
tre anni fa percorrevo questa strada sterrata che conduce al torrente, oggi, che la vegetazione l'ha stretta fino a quasi diventare un sentiero, corro mangiandomi le ragnatele. Ripenso a quel pomeriggio in cui mi godevo la frescura del bosco che costeggia il torrente, allora lavoravo ancora in ufficio, ero sinceramente strabiliato dal benessere che avvertivo mentre l'ambiente circostante, fatto di legno, pietre ed acqua, mi avvolgeva proteggendomi dalla vampa estiva.com'è possibile che possa godere di questa meraviglia poche volte all'anno? e perchè sono qui solo? Dove sono i miei amici, quegli stessi ragazzi che correvano a fianco a me solo pochi anni fa? Queste sono domande da ragazzo della via Gluck, ironizzai fra me e me, ricordo quei momenti come fosse oggi.
salii alla cascata, lasciai asciugare il sudore, feci un paio di tuffi nell'acqua gelida e mi stesi al sole a pensare... pensavo alla mia sedia in ufficio, agli ultimi colloqui telefonici avuti con i clienti, problemi informatici, computer accaldati che non volevano funzionare, persone tese e sudate... qualcosa non mi era chiaro.
era questo vero progresso? quello che mi teneva otto ore sudato ed inchiodato ad una scrivania mentre la Natura esplodeva di colori e vita? Perchè l'umanità non s'era fermata un attimo, a cavallo dei decenni appena trascorsi, per conquistare quel margine e vagliare un'altra strada? Un treno senza stazioni questo PIL che cresce sempre. Chi non ci sta provi a buttarsi dal finestrino.
oggi mi sento con un piede sulla carrozza e uno che sta roteando in aria in attesa di cogliere l'attimo, certo “non son tutte rose e fiori sul fronte hippy”, ma difficilmente baratterei queste meraviglie, a patto di poterle condividerle con qualcuno.
PS. “Thoreau: Io non vorrei che nessuno adottasse il mio modo di vita […]; perché […] desidero che ci sia al mondo il maggior numero possibile di persone diverse; ma renderei ciascuno molto attento a scoprire e perseguire il suo modo”
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22 Luglio (l'orto) Daniele
mais, fagiolo, trifoglio
coltivare mais senza arare, senza erpicare, senza preparare il letto di semina, senza trattamenti diserbanti, senza trattamenti geodisinfestanti è una sfida di fronte alla quale qualsiasi imprenditore agricolo dichiarerebbe la follia del suo interlocutore, la sua inconsistenza tecnica, la sua sostanziale incapacità di gestire correttamente la coltura.risultato: nessuna produzione, anzi nessuna pianta in grado di andare a fiore. Non dico che in alcuni momenti quest'anno io non abbia pensato le stesse cose. Ancora oggi se vedo le foglie appena appena perdere un po' di colore, passare dal verde blu dei campi irrorati di concime azotato al verde giallino, per non parlare del verde cloro dei cereali che sono i primi in assoluto a risentire anche di una minima carenza di azoto, la tentazione è forte. La tentazione di buttare nitrato ammonico a secchiate sotto le piante di mais devo dire che mi è proprio venuta.
annata difficile questa, climaticamente la peggiore possibile per una coltura come il mais, freddo, gelate, brinate e 15 giorni ininterrotti di pioggia fredda subito dopo la semina, caldo e siccità durante le fasi successive non hanno contribuito certo alla riuscita del progetto.
Se poi ci mettiamo il cervo, gli elateridi e i grillitalpa l'attacco è stato un attacco dell'esercito più potente del mondo alla nostra coltura.
Attacco aereo (pioggia, freddo, siccità), attacco di terra, fanteria pesante (cervi, caprioli, tassi, cinghiali), fanteria leggera (Arum lusitanicum, lumaca portoghese, che mangia sempre senza pagare), attacco sottoterra con mezzi semoventi dotati di trivelle (grillotalpa, elateridi, scarabeidi), una distruzione che ha preso il 60-70% del seme che abbiamo seminato.
troppo anche per il naturalista più incallito. L'esperienza servirà per il prossimo anno, bisogna trovare metodi in grado di difendere il seme alla semina, una concia naturale, una leggera disinfezione del terreno, la distruzione delle aree d riproduzione degli insetti e delle lumache, la scoperta e l'incentivazione di qualche predatore naturale degli stessi, la rete elettrica, il filo spinato, se fosse possibile anche una balestra, ma di questi tempi meglio evitare il possesso di una balestra, non si sa mai.
ciò che è rimasto pian piano è cresciuto in mezzo all'erba. Abbiamo lasciato che il trifoglio ladino (Trifoliium repens) prendesse piede controllando il resto delle infestanti con moderati interventi manuali. Da questo punto di vista un successo pieno. Con la interessante novità che le api hanno gradito e là dove faremo qualche kg di mais in meno, ci aspetta forse come premio qualche kg di miele in più.
infine il premio, concimare sul posto con il trifoglio tagliato rapidamente dal decespugliatore è stato come avere un camion di letame a disposizione senza doverlo caricare e trasportare sulle carriole, una vera pacchia. Concime dappertutto, a elevato contenuto di sostanza organica e con un otttimo rapporto C/N. Manca solo la pioggia, la cui carenza quest'anno si è fatta sentire, per liberare l'elemento blu, che come i migliori detersivi ci darà una foglia che conserverà alla perfezione i suoi colori naturali.
se, perché in agricoltura le sorprese negative sono sempre in agguato, le cose andranno come devono documenteremo il cambiamento di colore delle foglie qualche giorno dopo la prima pioggia.
Alla fine piante pacciamate alla perfezione, trifoglio che si riprenderà rapidamente, fagiolo che sembra in fase di recupero e finalmente gradisce la protezione del mais e il controllo delle infestanti.
Non raccoglieremo molto mais quest'anno, ma avremo costituito la prima base per una coltivazione in grado di mantenere l'equilibrio nutrizionale e la struttura del terreno senza l'intervento di mezzi esogeni di qualsiasi tipo.
E secondo noi non è poco,
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